3 Maggio 1791: la Polonia e la prima Costituzione d’Europa

La Costituzione è oggigiorno il fondamento della democrazia moderna, essendo il documento che include tutte le regole alla base dell’organizzazione e del governo di una nazione. Gli stati che di solito si rievocano come i pionieri di questo genere di atto normativo sono due: a livello mondiale risaltano sicuramente gli Stati Uniti, che ne avviarono la redazione nel 1776 – durante la Guerra d’Indipendenza – per terminarla nel 1787 (e applicarla ufficialmente due anni dopo); se invece ci si concentra a livello europeo, il pensiero va inevitabilmente alla Francia rivoluzionaria che, dopo la redazione della Dichiarazione dei diritti dell’Uomo del 1789, adottò la sua Costituzione il 3 settembre 1791. Quasi nessuno è a conoscenza di una Costituzione redatta in Corsica oltre 40 anni prima, nel 1755: come tentativo di reazione al dispotismo della Repubblica di Genova cui l’isola era sottomessa, venne steso un regolamento che disegnava una realtà politica autonoma e democratica. Tuttavia gli eventi storici impedirono di ratificarla prima del 17 giugno 1794.
Anche in quest’occasione la Polonia ci riserba un evento storico poco conosciuto ai più. L’entrata in vigore della Costituzione polacca risale infatti al 3 maggio 1791. Così come per le altre nazioni citate in precedenza, essa è il frutto di un lavoro piuttosto travagliato, iniziato addirittura negli anni ’60 del XVIII secolo, ovvero con il regno di Stanisław Poniatowski (1764-1795). In quei secoli si parlava di Confederazione Polacco-Lituana, uno degli stati più estesi d’Europa, caratterizzato fino al ‘600 da governi solidi e grandi ambizioni. Il ‘700 però fu segnato da una complessiva incapacità al rinnovamento e dagli egoismi dei nobili e dei ricchi proprietari terrieri concentrati soprattutto a mantenere i loro privilegi. Re Stanisław tentò un cambio di marcia, aprì le porte del suo regno all’Illuminismo, e a posteriori si può dire che fu l’ultima speranza per una complessiva rifondazione dello stato. L’obiettivo era quello di una modernizzazione attraverso la creazione di una monarchia costituzionale democratica atta ad annullare disuguaglianze eccessive e sacche anarchiche allora esistenti. 159.Konstytucja_3_MajaIn questo senso cercò di fare il possibile con una serie di riforme in tutti i campi, da quello economico a quello sociale ed amministrativo. I passi avanti furono tanti, così come tante furono le lotte intestine tra le varie forze in campo, dalla borghesia ai nobili, dai filo-monarchici ai repubblicani. Malgrado ciò, si ottenne una maggior uguaglianza politica tra nobili e comuni cittadini come anche tra uomini e donne, furono condannati gli abusi della schiavitù e la tortura, i lavoratori ottennero più diritti e le minoranze etniche furono più tutelate, venne data più importanza alla sicurezza pubblica e all’istruzione. Il cattolicesimo fu la religione ufficiale e la famiglia fu considerata fondamento dello stato, per quanto vennero garantite le libertà di pensiero e religione basate su valori universali di dignità umana. In termini politico-amministrativi si stabilì l’istituzione di un esercito fisso di 100mila soldati, e si disegnò quella suddivisione dei poteri che tutti oggi conosciamo – legislativo, esecutivo e giudiziario -. D’altronde il parallelismo di date tra Polonia e Francia non è solo un caso: polacchi e francesi furono a stretto contatto tra loro, con Rousseau, Mably e Montesquieu che osservavano con interesse gli avvenimenti in Polonia, e con i polacchi che a loro volta consultavano gli illuminati francesi fin dagli anni ’70 (spesso con Michał Wielhorski nel ruolo di delegato). Le varie riforme apportate negli anni sfociarono finalmente nella creazione di una compiuta Costituzione, ratificata dalla Camera polacca (il Sejm) il 3 maggio 1791. E’ la prima in Europa, e seconda al mondo solo a quella statunitense. Questo però non evitò il dissolvimento della Polonia avutosi nel 1795.
La domanda per molti sorge spontanea: se nei trent’anni precedenti si ebbe una certa ristrutturazione della confederazione, culminata con la stesura di una Costituzione, come mai il regno implose così miseramente appena quattro anni dopo la sua ratifica? In realtà ciò non fu un evento improvviso, ma l’esito di un lungo periodo di decadenza interna110.1+2 Polonia XVII e Polonia 1795 Riassumiamo il contesto alla base di questa strana contraddizione: già nel secolo scorso, dopo il regno di Władysław IV (1632-1648) la Polonia iniziò ad essere di fatto uno stato fantoccio sotto il giogo degli zar russi (e anche dei reali sassoni, svedesi, francesi e prussiani), i quali esercitavano forti influenze sui gruppi di nobili, imprenditori e politici polacchi che nominavano i loro sovrani mediante la Camera (Sejm) al fine di mantenere lo status quo. Un sintomo emblematico di quest’empasse era il “liberum veto“, usato nei lavori legislativi fino al 1775, grazie a cui l’opposizione anche di un solo nobile nel parlamento bloccava in automatico l’approvazione di qualsiasi provvedimento, rallentando in modo fatale il rilancio della Polonia e favorendo la cosiddetta “democrazia dei nobili”. In altre parole, se da un lato Poniatowski tentò un cambiamento radicale, forse imprevisto per molti, il circolo vizioso esistente tra poteri esterni alla Polonia e interessi individuali o di classe generò quel disossamento interno che rese il regno troppo debole, disunito, e sempre più alla mercé di tutti. In particolare Russia, Prussia e Impero Austro-Ungarico si dimostrarono molto attive fin dall’inizio nel seminare lo scompiglio nella politica interna polacca e nello spartirsi a tavolino il suo vasto territorio, e l’operazione ebbe pieno compimento militarmente verso la fine del secolo per evitare possibili complicazioni dalla realizzazione dei piani politici del Re Poniatowski. Dunque da un lato il tortuoso percorso delle riforme riuscì nell’intesa finale sulla Costituzione del 1791 tra la maggioranza di monarchici, repubblicani, borghesi e popolari. D’altro canto questo non appianò i forti dissensi all’interno dei singoli gruppi – ricordiamo a titolo esemplificativo sia un manifesto repubblicano che lamentava una Polonia ancora in mano alla monarchia e ai nobili, sia i sempre solidi accordi tra i magnati polacchi e l’Imperatrice Caterina II di Russia -. La triste realtà fu che oramai il destino della Confederazione Polacco-Lituana era già segnato: alla prima mutilazione polacca subita nel 1772 dalla Prussia sul lato occidentale (oltre marginali erosioni russe e austriache a Est e a Sud) seguì lo smembramento definitivo tra il 1793 e il 1795, e a poco servì la disperata resistenza polacca, di cui spesso si ricorda orgogliosamente la parentesi della battaglia di Racławice (1794) tra russi e polacchi, che vide la vittoria di questi ultimi guidati da Tadeusz Kościuszko. Come sintesi di tutto ciò possiamo citare due importanti dichiarazioni fatte al momento dell’adozione della Costituzione, di spirito opposto ma molto significative. Da una parte il Sejm polacco proclamò che “la nostra Patria è ora salva e le nostre libertà assicurate. Siamo ormai una nazione libera ed indipendente. Le catene della schiavitù sono cadute”. Ad essa fece da controcanto l’analisi di due dei co-autori della Costituzione, i politici, storici e scrittori Ignacy Potocki e Hugo Kołłątaj, che la definirono “il testamento con le ultime volontà di una Patria morente”. Avevano ragione questi ultimi.

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3 risposte a 3 Maggio 1791: la Polonia e la prima Costituzione d’Europa

  1. Mateusz ha detto:

    Un buon articolo, ma correggi questa frase: “già dal regno precedente di Władysław IV (1632-1648) la Polonia era diventata di fatto uno stato fantoccio sotto il giogo degli zar russi” – è una bufala enorme 😀 Il regno di Władysław IV è ancora il periodo di massima potenza dello stato polacco (la cosiddetta età d’argento – Srebrny wiek http://pl.wikipedia.org/wiki/Srebrny_wiek).
    E’ dalla morte di Władysław che comincia la decadenza della Polonia (guerre disastrose con la Russia, l’Impero Ottomano, Rivolta di Chmielnicki, Invasione svedese – Diluvio) – essa rimane però sempre un paese indipendente. E’ dall’inizio del XVIII secolo che gli stati esterni (soprattutto la Russia) cominciano a immischiarsi sempre di più negli affari interni della Polonia.

    • Si, con Władysław IV la Polonia era ancora in un momento di grandi fasti, ma è da allora che inizia la fase decadente. Erano già presenti delle forti tensioni interne, che lui non riuscì a placare, e i risultati sono riportati anche nella pagina che hai linkato, dove si vede che già nel 1686 il regno polacco era stato considerevolmente ridimensionato. Faremo giusto una lieve precisazione dicendo che dopo il regno di Władysław IV la Polonia iniziò ad essere uno stato fantoccio. Grazie per l’utile appunto.

  2. Stefan Bielański ha detto:

    Grazie per il ricordo della Costituzione di 3 Maggio 1791 che fu effettivamente la prima costituzione in Europa moderna. Grazie, perche` finora molti in Europa non si rendono conto di questa importantissima vicenda,appunto, europea. Comunque ha ragione Mateusz criticando il concetto della Polonia come “stato fantoccio” gia` nel Seicento. Non fu cosi: la Rzeczpospolita Obojga Narodów (Res publica di Ambedue le Nazioni – della Polonia e della Lituania) comincio` a attraversare la crisi profonda (fino a diventare non piu` la “democrazia” bensi l”anarchia” nobiliare) solo all’inizio del Settecento e quella crisi diventava sempre piu` profonda nella prima meta` di quel secolo di fronte al consolidamento delle potenze vicine (Prussia, Austria e Russia). E solo allora – nella prima meta` del Settecento – la Rzeczpospolita perse la sua importanza politica e militare. Ma gia` allora comincio il lavoro di ricostruzione, specialmente in campo culturale ed educativo (nel 1773 venne istituito, proprio in Polonia, il primo ministero di istruzione pubblica – la Commissione di Educazione Nazionale). Cosi la volonta` di attuare le riforme di stampo illuminista cresceva, coronandola nella delibera del parlamento il 3 maggio 1791. La Costituzione venne soffocata con l’intervento militare russo (uno di lunga serie che si e` conclusa, speriamo definitivamente, solo nella seconda meta` del Novecento). Pero` c’e` anche un’altra questione non menzionata peraltro nell’articolo: quella della “Targowica” ovvero della ribellione (confederazione) di quei magnati e nobili che – in difesa dei vecchi privilegi – hanno chiesto l’intervento esterno e che regolarmente (da parte della Russia) e` avvenuto nel 1792. Va pero` sottolineato che anche oggi “Targowica” e` per i polacchi un simbolo dell’alto tradimento degli interessi nazionali e di una vergognosa dipendenza nei confronti delle potenze straniere.

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