Un italiano in Polonia 5 – Un manager tra Parigi e Varsavia

L’intervista che vi proponiamo oggi vede la Polonia raccontata e vissuta da un manager milanese ora a Varsavia, e diviso tra Francia, Italia e Polonia. La sua esperienza personale offre un panorama particolare del Paese, in parte diverso da quelli descritti nelle puntate precedenti, ma proprio per questo utile per permetterci di guardare la Polonia da un ulteriore punto di vista, allo stesso tempo diverso e complementare con gli altri.
Andreaa Andrea, raccontaci un po’ di te – Ho 45 anni, sono cresciuto a Milano dove mi sono laureato in ingegneria al Politecnico. All’inizio ho aperto una mia attività nel ramo informatico, per poi collaborare con una ditta francese in cui ho conosciuto la mia compagna. Nel 2000 mi sono trasferito in Francia dove ho vissuto per 15 anni, lavorando per due grandi catene internazionali di ipermercati come manager responsabile della qualità. Nel 2013 mi è stato proposto di prendere in mano la direzione della qualità della divisione polacca dell’azienda, e dal gennaio 2014 mi sono di fatto trasferito in Polonia.
Come hai reagito quando ti hanno proposto di lavorare in Polonia? – Era il 23 settembre del 2013. Alle 10 del mattino mi avevano proposto di prendere in mano la direzione della divisione polacca, e un minuto dopo avevo già accettato. Questo perché io adoro la Polonia, già la conoscevo un po’ per il fatto di andarci una volta all’anno, sempre per lavoro. Mi piace in genere il modo di essere delle persone, le vedo come un popolo generalmente educato, forse un po’ schivo, chiuso, ma che a conti fatti stimo. Una volta ho avuto un incidente stradale in Polonia e si sono fermati forse in venti per aiutarmi. In Italia non mi è successo altrettanto.
Dunque il primo impatto non è stato nel 2014 – No, tutto è iniziato nel 2004, e sono andato sempre in una città a Nord di Poznań chiamata Piła, per visitare delle fabbriche. Il primo impatto è stato quello di una grande povertà, cosa che onestamente non mi aspettavo, non a quei livelli almeno. Poznań è una città molto bella, lo si nota subito quando si arriva con l’aereo, con tutte quelle case colorate da sembrare quasi un presepio, ma i redditi bassi di Piła mi avevano colpito. Certo, anche allora si potevano vedere macchine grosse o piscine, ma erano delle rare eccezioni. Ad esempio mi sono trovato di fronte un direttore di un’azienda di 1500 dipendenti che mi confidava di non potersi permettere un lettore DVD. Sono rimasto molto sorpreso da questa differenza tra la Polonia e il nostro Occidente. E’ una differenza che c’è ancora oggi, ma c’è un cambiamento molto positivo qui in Polonia, con un aumento del tenore di vita che in altre parti d’Europa ce lo sogniamo.
Rispetto a prima, ora in Polonia ci vivi. Cosa ti aspettavi, e cosa hai trovato? – A Varsavia ci sono arrivato solo in occasione di questo nuovo progetto partito nel 2014. Dalle ricerche fatte su internet, ne parlavano sempre molto bene, e in effetti la mia impressione è quella di una città molto pulita, forse con un po’ troppo traffico nelle ore di punta, ma sostanzialmente molto ordinata. Mentre Poznań mi dà l’idea di essere una città più antica dove l’antico viene preservato, a Varsavia si costruiscono in continuazione nuovi grattacieli, e nonostante ciò vedo anche molti spazi verdi. Forse potrei vivere anche a Poznań, ma preferisco Varsavia perché credo offra molte più opportunità per lo svago, i concerti, o per correre o andare in bici. Sull’adattamento io posso considerarmi agevolato, la vita per me è decisamente più facile rispetto a molti altri migranti che si trasferiscono qui visto che l’azienda mi paga un bell’appartamento, due ore settimanali di lezioni di polacco, la macchina aziendale. Ma al di là di questo penso sia abbastanza facile calarsi nella vita in Polonia, a parte le difficoltà della lingua. L’unico neo notato finora forse è che fare delle amicizie sembra essere complicato, più che in Francia, e non sono sicuro che sia solo un problema di lingua. In quanto a colleghi non ci sono problemi, le uscite o gli inviti ci sono sempre, ma farsi dei veri amici è un’impresa.
Parlami proprio del polacco. Come te la cavi? – Ho ancora delle difficoltà con il polacco, ma è una lingua molto affascinante perché è diversa da tutte le altre. Oltre all’italiano già parlo inglese, francese e spagnolo. Se lo si vuol parlare in modo approssimativo, probabilmente un anno e mezzo è sufficiente, ma per parlarlo bene ci vuole decisamente molto più tempo. Se per ipotesi l’azienda non mi pagasse più le lezioni, continuerei comunque io privatamente sia perché non costano molto, sia perché mi piace, e sia perché lo vedo come un veicolo per potermi integrare. Inoltre lo faccio anche per rispetto della gente che lavora per me.
Ecco, qual è la tua impressione in termini di occupazione e lavoro? – Ricevo ogni settimana dei report da Londra in cui è tracciato il profilo socio-economico della Polonia in termini di occupazione, mutui, e via dicendo. Unendoli alle impressioni che ho vivendo sul posto, l’idea che mi sono fatto è che in Polonia il lavoro c’è, più che in Italia e in Francia. Il problema sono gli stipendi. Non riesco ancora a capacitarmi che in Polonia un ragazzo che lavora da Mc Donald’s guadagni 300€. In Occidente sarebbe una cifra improponibile, mentre qui nonostante tutto riescono a viverci. Qui in Polonia ho degli ingegneri che vengono pagati 800-900€ netti, e vivono più che bene. Certo, non bisogna dimenticare che nella maggior parte dei casi c’è una proporzione con il costo della vita, inferiore in molti campi, quasi uguale all’Europa occidentale in alcuni casi, ma credo che i polacchi facciano di ogni necessità una virtù. Inoltre per mia esperienza aggiungo che i polacchi lavorano molto bene. Nella mia azienda la divisione polacca è più piccola rispetto agli altri Paesi, ma è quella che ha i benefici più alti, più di Francia e Inghilterra.
Pensi che l’economia polacca stia andando nella direzione giusta? – In quest’ultimo periodo viaggio più spesso poiché mi muovo nei dieci Paesi europei in cui la mia azienda è presente, ma principalmente mi divido tra Polonia e Francia. Dal punto di vista economico, frequentando l’Inghilterra non ho timori nel definirla un Paese in decadenza industriale, con diverse fabbriche che chiudono. Al contrario, il basso costo della manodopera in Polonia favorisce lo sviluppo e quindi paradossalmente pone le basi per un futuro più roseo. Per esempio c’è un solo Paese al mondo in cui la famosa Ikea ha tre fabbriche, ed è la Polonia. Ormai è facile trovare prodotti fatti in Polonia poiché è un posto relativamente vicino, che fornisce agevolmente molte capitali europee, e in cui il rapporto tra costi di produzione e qualità del prodotto è tra i migliori. Questo gli consente uno sviluppo economico strutturale con l’Ovest, e al contempo li ripara in parte dall’invasione del mercato cinese. Un enorme punto debole della Polonia è l’inquinamento: la raccolta dei rifiuti e il riciclaggio sono ben lontani dagli standard di altri Paesi europei, ma a parte questo sono molto ottimista, e credo che con questi presupposti il futuro del Paese possa essere migliore rispetto a quello francese o anche italiano, dove si pecca ancora di presunzione, almeno nella classe politica che penalizza e soffoca quelle persone che potrebbero dare tanto con la loro parte geniale, intuitiva o ingegnosa.
Tornando a temi di vita quotidiana, come va con il cibo? – La cucina polacca mi pare sia buona, i legumi, i polli allevati in loco, e le patate poi sono buonissime. A parte ciò, a Varsavia ci sono un sacco di ristoranti di tutte le nazioni. In generale mangio italiano, e posso dire che qui si mangia abbastanza bene, se teniamo presente che naturalmente un piatto italiano che costa 4€ non può essere buono come uno fatto in Italia. Sono un appassionato dei locali indiani che qui in città sono ottimi anche per la qualità della carne che usano. Solo la carne bovina non mi sembra ai livelli di quella francese.
Dimmi qualcosa di positivo e di negativo della tua vita polacca – Se penso al trasporto, l’organizzazione della città di Varsavia è ottima, in caso di neve le strade vengono subito pulite, e ad ogni modo gli automobilisti sanno guidare anche con la neve. Mi trovo molto bene anche con gli orari dei pasti perché ho ritrovato dei ritmi più vicini ai miei, specie con la cena. Alle 17 si esce già dall’ufficio, mentre in Francia spesso ci rimanevo fino alle 19 con una pausa più lunga a metà giornata. Per ora non ho un’opinione positiva sul sistema sanitario polacco, fatta eccezione per i dentisti, il cui rapporto qualità-prezzo è ottimo. Ho anche un amico pediatra polacco che vive a Parigi e che torna appositamente in Polonia per farsi vedere dal suo dentista di fiducia.
Il vivere in Polonia ti ha cambiato? – Con questa domanda, la cosa che mi viene in mente è l’inverno, che qui dura qualche mese in più: è una sensazione strana vedere come alle quattro di pomeriggio sia già buio. Penso sia errata l’idea che Varsavia abbia lo stesso fuso orario di Parigi.
Oltre a quanto hai detto prima, cosa puoi aggiungere sulla gente? – In Polonia noto ancora un certo attaccamento al valore della famiglia e alle abitudini ad essa legate. E’ una cosa che mi piace. E poi i polacchi hanno una passione smodata per l’Italia e per noi italiani. L’affetto verso il nostro Paese è qualcosa di fuori dal comune, e se ne hanno la possibilità ci vanno subito in vacanza, dalla Toscana a Madonna di Campiglio. Con l’aumento progressivo degli stipendi avutosi finora il numero di turisti polacchi potrà solo aumentare. Personalmente in Polonia mi sento apprezzato anche per il semplice fatto di essere italiano, cosa che negli altri Paesi non sento, non a questo livello.
Conferme o smentite su qualche stereotipo? – Dunque, che i polacchi fossero dei gran lavoratori, lo sapevo già. Io abitavo nella parte Nord della Francia, una zona dove ci sono molti polacchi insediatisi 25-30 anni prima e che lavoravano soprattutto nelle miniere di carbone per soppiantare i francesi che non volevano fare questo lavoro. Poi, si dice che i polacchi bevono molto… Io posso dire che i francesi del Nord bevono il doppio dei polacchi. Il punto sta nel numero delle persone. Forse in Polonia ci sono alcune persone che bevono quasi fino al coma etilico, e questo in Francia non succede, ma se facciamo una media complessiva, secondo me in Francia si beve più che in Polonia. Metà dei polacchi che conosco non beve per niente. Altro punto, le temperature siberiane. Ho fatto solo due inverni, questo è il terzo, e devo dire che non è così terribile come si potrebbe pensare. C’è invece un fondo di verità sulla diversità d’abbigliamento, secondo me dovuto più al budget che si ha a disposizione che ad altro. Una caratteristica che invece indicherei se volessimo tracciare il profilo di un polacco medio è forse una certa mancanza di idee, di creatività. Quando io dico ai miei ingegneri di fare qualcosa, loro la fanno, e la fanno bene e velocemente. Quando invece si tratta di avere un po’ di iniziativa, non ho grandi riscontri. Questa è forse l’unica nota negativa che mi sentirei di fare.
Come vedi il tuo futuro? – Il progetto che sto conducendo per la mia azienda scadrà nel 2017. Per ora mi sono trasferito da solo: ho due figli di 11 e 15 anni rimasti con la mia compagna in Francia perché il progetto è troppo breve per pensare ad un loro pieno inserimento in un altro Paese. Se lo prolungassero per altri tre anni sarei ben felice di restare in Polonia. Mi piace molto, e i miei weekend migliori li passo a Varsavia perché mi riposo, mi diletto nella cucina e ricarico le batterie per la settimana successiva. Solo con un progetto a lungo termine farei trasferire anche il resto della mia famiglia perché non ci sarebbe il rischio di un’eccessiva discontinuità nell’istruzione dei miei figli. Tuttavia in età da pensione non so se mi piacerebbe viverci in pianta stabile per tutto l’anno. Onestamente non mi ci vedo. Mi immagino di più in qualche regione italiana, dove il clima, il cibo e le condizioni in generale sono più buone.
Per un italiano, ora, ha senso emigrare proprio in Polonia? Se parliamo di livelli manageriali o di imprenditoria (per esempio di logistica e distribuzione), personalmente potrei consigliare di emigrare in Polonia per il fatto che i mercati di altri Paesi come Germania, Inghilterra o Francia sono ormai saturi, non possono più darti quello che magari ti davano vent’anni fa. Certo, imparare il polacco non è cosa facile, ma secondo me, chi investe oggi in Polonia ha molte possibilità di raccogliere ottimi frutti un domani. Fare l’operaio in Polonia invece vorrebbe dire prepararsi a guadagnare su per giù 500€, dunque non lo raccomanderei come la migliore delle scelte, a meno che non ci sia qualcuno che ti aiuti ad esempio con l’alloggio. Ma a parte questo, la Polonia è senza dubbio un Paese da prendere in considerazione.

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