I fondi europei in Polonia. Cosa bisogna sapere

Di Europa e Unione Europea in questi anni c’è la moda di parlarne spesso e male, succubi della crisi economica e influenzati da certe esasperazioni politiche o giornalistiche per attirare attenzione o consensi. Oggi però tralasciamo i criticismi per vedere invece uno degli aspetti positivi dell’UE: i fondi europei. Su questo tema ognuno di noi ne ha parlato o letto almeno una volta negli ultimi anni. Anche per il settennato 2014-2020 la Polonia è il Paese che ne sta ricevendo di più (82,5mld di euro, più altri 32,1mld destinati all’agricoltura), seguita al secondo posto dall’Italia (32,8mld di euro, più 10,4mld per l’agricoltura). Si sente spesso dire dell’incapacità italiana di sfruttare questi fondi – che si ritrova malinconicamente a restituire -, e dell’efficienza con cui la Polonia riesce a indirizzarli in progetti e infrastrutture ben precisi (qualcuno ricorderà l’apprezzamento – si parlò perfino di una consulenza amichevole richiesta – nel maggio 2014 da Renzi all’allora premier Tusk per aver saputo spendere ben il 97,5% del budget a disposizione nei sette anni precedenti contro il 58,2% dell’Italia). Avevamo già toccato questo tasto in passato pubblicando un utilissimo estratto dal programma giornalistico “Presa diretta”, con cui si spiegavano in modo chiaro le cause di questa differenza così ampia nella capacità di utilizzo dei fondi europei da parte delle amministrazioni di Italia e Polonia. Per chi fosse interessato a ciò, raccomandiamo di non perdere il breve videoarticolo in questione, a cui aggiungiamo qui sotto un estratto dal talk-show Ballarò dell’Ottobre 2015, dove viene mostrato un esempio pratico di questo contrasto.
In realtà i fondi europei non possono essere usati dove e come si vuole, ma sono ripartiti in settori ben specifici come agricoltura, infrastrutture, innovazione, coesione territoriale, sviluppo regionale, ambiente, occupazione giovanile, piccole e medie imprese e altro ancora. Vista da un’altra angolazione, una parte di quei fondi viene spesa direttamente dalle amministrazioni nazionali e regionali, mentre un’altra parte è a disposizione di privati cittadini e aspiranti imprenditori che vogliono avviare un progetto o un’attività commerciale. Ecco qualche imbeccata su queste due facce della stessa medaglia. Partendo dai governi nazionali e locali, gli obiettivi dichiarati dalla Polonia nel 2014 sono il decisivo salto di qualità nel potenziamento di ferrovie, autostrade, innovazione e sostegno agli imprenditori, senza trascurare energia, protezione ambientale, cultura, occupazione ed istruzione. Tra i tanti aspetti presi in considerazione, in Polonia si guarderà anche a piani regionali (Polonia Orientale, zone rurali, settore ittico), investimenti urbani, trasporto locale, diminuzione del consumo di carbone e, non ultimo, le politiche di prestiti e crediti agli imprenditori coordinate dal Ministero dello Sviluppo Economico. Ed eccoci al punto: cosa può ottenere un privato cittadino dai fondi europei? Se si ha o si vuole aprire una partita IVA, le agevolazioni non mancano, ne avevamo già viste alcune di tipo statale per chi apre un’attività per la prima volta. Allargando la visuale, hanno accesso ai finanziamenti europei sia le persone fisiche che le aziende:
Persone sotto i 30 anni d’età che non lavorano e non studiano – Previa un’analisi delle proprie predisposizioni individuali, sono possibili alcune strade che possono aiutare nella propria crescita. Si può definire un piano d’azione individuale per un miglior inserimento nel mercato del lavoro, con consulenze che aiutano nella ricerca di un lavoro, corsi affini agli obiettivi prefissati, e stage che consentono di maturare una prima esperienza professionale. Lo stesso sostegno si può ottenere con la presentazione di un progetto che descriva la realizzazione di un proprio business. Condizione necessaria è essere registrati all’ufficio di collocamento. Aiuti europei vengono elargiti anche agli under30 che si ritrovano a traslocare per aver trovato lavoro in un’altra città e che ne fanno richiesta.
Persone oltre i 30 anni d’età che non lavorano e non studiano – Come per gli under30 descritti pocanzi, anche in questo caso si può ricevere un aiuto economico per avviare un’attività imprenditoriale. I requisiti di base sono gli stessi (v. sopra), ma quantità e qualità degli aiuti può variare da regione e regione. Inoltre ci sono controlli più restrittivi a verifica delle effettive difficoltà economico-lavorative dell’aspirante beneficiario, il quale per sigillare l’ottenimento degli aiuti deve mantenere aperta l’attività per almeno 5 anni (3 per piccole e medie imprese). Tra le categorie incluse negli over30 ci sono donne, disabili, cittadini con basso grado d’istruzione e disoccupati di lungo corso (fa fede la registrazione all’ufficio di collocamento).
Persone oltre i 50 anni d’età che non lavorano – Anche per loro sono disponibili fondi europei per trovare un’occupazione o aprire un’attività autonoma, oltre all’iscrizione a corsi di formazione o aggiornamento, stage e altri tipi di assistenza.
Micro, piccole e medie imprese – per loro in questo settennato ci sono a disposizione ben 20 miliardi di euro. Prediletti sono i progetti di ricerca, innovazione e informatizzazione. Chi necessita dell’acquisto di nuove attrezzature o di piccoli lavori di sviluppo infrastrutturale, i fondi arrivano sotto forma di prestito, elargito però a condizioni più facili di quelle proposte dalle banche, così come la loro restituzione. Ulteriori possibilità ci sono per chi svolge attività imprenditoriali in zone rurali o in Polonia orientale grazie ai settori creati apposta per queste due dimensioni territoriali. In aggiunta, vengono sostenuti anche progetti validi legati all’ambiente, come il miglior uso dell’energia o lo sviluppo di fonti ecologiche e rinnovabili. Non bisogna comunque sentirsi esclusi se la propria idea di impresa non rientra nelle categorie appena citate: i numerosi punti d’informazione dei fondi europei sparsi in tutta la Polonia sono disponibili a vagliare ogni tipo di progetto credibile e valido che porti lavoro o benessere. Nel video qui sotto, l’esempio di una piccola commerciante polacca.
Dunque la chiave di tutto è lo sviluppo e la presentazione di un progetto o di un business plan, che cambia a seconda del settore in cui lo stesso viene inserito, così come diversi sono anche i budget a disposizione: ad esempio, nel caso di piccole e medie imprese e nei settori di innovazione, energia e ambiente si arriva a coprire fino al 70% del costo del progetto; per ricerca e sviluppo la copertura può arrivare al 100%. Di norma il finanziamento si ottiene con un acconto iniziale del 30% e resto per avanzamento, e l’iter attuato è il seguente: definire il progetto: specificare di cosa si tratta (es. avvio, sviluppo o innovazione), quali obiettivi ci si prepone, qual è il budget necessario stimato e la durata. Come scritto pocanzi, deve essere credibile e portare benessere o posti di lavoro. Selezionare la fonte di sostegno: il progetto deve rientrare negli obiettivi del programma dei fondi ed essere inviato entro la data specificata dall’ente che fornisce il sostegno. Prima di ciò è necessario anche inviare richiesta ufficiale delle sovvenzioni europee. Firma dell’accordo di sovvenzione: lo si fa qualora il progetto venga selezionato per il sostegno nella procedura di valutazione dello stesso. Predisposizione degli aiuti europei: si ha al completamento del progetto in linea con la richiesta di sovvenzione e al raggiungimento degli obiettivi dichiarati nella presentazione. Ribadiamo che l’ente coordinatore di questo processo è il Comitato Interministeriale per gli Investimenti Esteri presso il Ministero dello Sviluppo, che definisce procedure e criteri di selezione dei progetti per valutarne l’idoneità al loro finanziamento, gestisce la concessione dei fondi ai beneficiari e verifica la regolarità dell’utilizzo del danaro e la corretta realizzazione del progetto attraverso monitoraggi che permettono di stabilire il livello di raggiungimento degli obiettivi più rilevanti. In casi specifici un ente terzo può fare da intermediario, come le regioni – preposte per i progetti locali – o istituzioni/ministeri adibiti al controllo o alla fornitura di consulenze con i cittadini.

How to access EU Structural and Investment Funds – Interactive

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