L’ascesa del nazionalismo in Polonia

Nelle ultime due settimane sui giornali di mezza Europa si è fatto un gran parlare della Polonia e della recente marcia dell’11 novembre per la Festa dell’Indipendenza, un evento che ha luogo ogni anno nelle principali città polacche.
Il messaggio trasparso in modo più o meno esplicito è stata la presenza di “migliaia di nazionalisti” che hanno fatto ben sentire la loro presenza nella piazza principale della capitale Varsavia. Tanto per fare qualche esempio, nel Regno Unito, mass media come The Guardian, Telegraph e BBC hanno posto un forte accento al “carattere nazionalista della marcia”, idem in Francia (Liberation, Le Monde), e anche in Italia quasi tutti i media del Bel Paese hanno seguito lo stesso filo (Il Corriere, La Repubblica) con osservazioni al limite, come la critica per non aver accolto e integrato dei rifugiati, ma “solo un milione di ucraini fuggiti dalle zone di guerra” (fatto vero e finora sempre trascurato dall’Unione Europea).
In realtà non è la prima volta che gruppi di estrema destra si organizzano in eventi come questo, ma finora non vi si era mai registrata una loro egemonia. Allora cos’è successo veramente? Partiamo subito da un punto fermo: i 60mila presenti stimati dalle forze dell’ordine non possono essere tutti etichettati come estremisti. A darne prova è il Daily Mail, che ha raccontato in modo un po’ più organico varie facce della manifestazione, quella istituzionale, quella dei pacifici patrioti, quella xenofoba, quella anti-fascista.
Insomma, non è stata una marcia di nazionalisti tout-court, e certi media non si sono curati di precisarne le sfaccettature. Vero però è che, per quanto minoritaria, in quest’annata la presenza delle frange facinorose è stata decisamente più corposa del passato. Basti pensare che, oltre a diversi movimenti estremisti polacchi come l’ONR (Obóz Narodowo-Radykalny) o l’MR (Młodzież Wszechpolska) che raccolgono qualche simpatizzante in più, a dare man forte sono arrivati diversi movimenti omologhi da Olanda, Belgio, Svezia, Francia, Spagna, Ungheria, Ucraina e Italia (Forza Nuova), le cui bandiere e simboli lasciano pochi dubbi sulle loro ideologie xenofobe, omofobe e antisemite. Veri sono stati anche diversi cori cantati prima e durante la marcia: “Dio, onore e Patria”, “Vogliamo Dio”, “niente omosessuali, niente Islam, un’unica nazione, Polonia pura”; “A colpi di martello, a colpi di falce, spazziamo via la marmaglia rossa, i comunisti” (il comunismo in Polonia è ridotto ai minimi termini già dal 1989). Un partecipante, intervistato dalla televisione Tvp, ha detto “stiamo manifestando per eliminare l’ebraismo dal potere”. Come è visibile nel videoreportage in italiano qui sotto, sono tutti elementi che non è possibile negare né trascurare.
Alla luce della delicata situazione sociale, economica e culturale dei giorni nostri, è comprensibile che la fetta più disagiata della popolazione sia sempre più esasperata. Su questo non si possono e non si devono chiudere gli occhi. Ma si è arrivati ad un punto in cui non è più accettabile sottovalutare il carattere xenofobo, omofobo o antisemita che i più deboli stanno sviluppando. Questo è un fenomeno complesso originato da vari fattori: un intreccio malsano tra politica ed economia che depaupera intere classi sociali, le ingerenze politiche tra poteri a livello nazionale che non aiutano mai nessun sistema democratico, la bassa qualità dell’informazione di certi mass media, le insufficienti condizioni per distinguere un’informazione corretta da una incompleta o distorta. Alla base di tutto la colpa è anche di noi cittadini e di un fatale binario costituito dall’informazione insufficiente e superficiale di cui ci nutriamo, e dall’istintivo rigetto di una profondità di pensiero e analisi a vantaggio di un giudizio facile, radicale e immediato (e spesso non fedele alla realtà).
In parole povere, la voglia sempre maggiore di una soluzione immediata a problemi complessi di portata enorme e governabili solo con operazioni di medio-lungo termine non può portare altro che agli estremismi di cui stiamo parlando. Rispetto a qualche anno fa però, la rapida diffusione dell’informazione via Internet, unita alla costante manifestazione della rabbia e del malcontento tramite i social network, fa sì che la disapprovazione della violenza con l’indifferenza non è più sufficiente. Sono idee che bisogna iniziare esplicitamente a condannare in termini morali con fermezza senza “se” e senza “ma”, esattamente come chiunque commetta una qualsiasi azione o apologia volta alla violenza e alla discriminazione generalizzata. Questo è il ruolo di noi normali cittadini.
Certo, senza realizzare nulla di concreto per risolvere il disagio delle classi meno abbienti, alla lunga la sola condanna morale dell’apologia della violenza rischia di non bastare. è qui che l’educazione civica dei cittadini deve essere supportata da un’azione da parte della Cosa Pubblica attraverso un forte ritorno all’educazione civica e culturale e – in chiave ancora più riformista – con la messa in atto di un nuovo sistema economico non più basato sul maggior profitto, un sistema che possa facilitare tutti nell’integrarsi attivamente nella società e nel poter migliorare le condizioni di tutti con idee e iniziative nuove, e non per costringere ancora ultimi e penultimi a tirarsi tra loro una coperta sempre troppo piccola. Utopia? Tutt’altro.  La cosiddetta “ciambella” di Kate Raworth (spiegata in un articolo di The Guardian) è uno dei tanti esempi di sistemi economici realizzabili. Condizione necessaria è la seria volontà da parte di tutti di ricostruire il quieto convivere nella società, il nostro benessere, il clima nel nostro Paese in un pianeta già debilitato nel suo ecosistema.
È un tipo di politica estremamente complesso che nell’immediato potrebbe portare ad un calo di consensi, ma è qui che una classe dirigente degna di questo nome dovrebbe assumersi la responsabilità di non continuare a guardare il proprio tornaconto elettorale con piccoli regalini una tantum come bonus o condoni, ma di guardare un pò più in là e costruire le fondamenta per il futuro. E il futuro prossimo non sarà di certo facile.

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Wrocław e il suo lampionaio

“Dove andiamo in vacanza quest’anno?” “In Polonia?” “Sì, ne ho sentito parlare”. “Ma dove? Cosa c’è d’interessante?”. Tempo fa abbiamo dotato tutti gli internauti di una guida veloce su un viaggio in Polonia, partendo proprio con una panoramica su città e regioni che vale la pena visitare, e proseguendo poi con i mezzi per raggiungerla, l’alloggio, i negozi, la gastronomia e l’immancabile alcool.
Oltre a questo nel grande archivio del blog, nel tempo sono state pubblicate decine di articoli e video che parlano di Cracovia, Varsavia, Danzica, della Mazuria, di Wrocław e tanto altro ancora. Oggi aggiungiamo un altro tassello proprio su Wrocław. Natia Docufilm ha prodotto un minireportage con cui è possibile scoprire una romantica peculiarità di questa bella città, il lampionaio, un dipendente comunale che ogni giorno accende la sera e spegne la mattina i 103 lampioni a gas, uno ad uno, del suggestivo quartiere di Ostrów Tumski. Con la sua livrea è diventato una delle tante attrazioni turistiche della città polacca. Per soddisfare ulteriormente la nostra sete di curiosità, subito sotto riportiamo un articolo scritto qualche mese fa da Janusz Wójtowicz, giornalista del posto che ci parla del capoluogo della Bassa Slesia.
Ci sono ancora città da scoprire nella vecchia Europa? Fuor di ogni retorica, sì; e allora bisogna ringraziare il programma delle Capitali Europee della Cultura se oggi sbarchiamo a Wrocław — quarta città della Polonia e, con la spagnola-basca San Sebastian/Donostia, Capitale 2016 — nota agli italiani quasi solo grazie a un vettore low cost sulle cui mappe si chiama Breslavia, dal tedesco Breslau. I nomi dicono molto della storia di questa affascinante città strattonata tra est e ovest nei tornanti della storia del continente, con migrazioni di massa allora tutte europee. Ma per fissarne negli occhi qualche cenno di identità, il viaggiatore dovrà prima abbassarli a cercare i simpatici gnomi bronzei che popolano vie e piazze e che ricordano i moti arancioni dell’Ottanta, e poi alzarli su per fissare i cosiddetti quattro punti cardinali, coinvolti nel fitto programma di eventi che sino al 18 dicembre animeranno la città.- nota di QP&I: gli gnomi sono in crescita esponenziale: nel 2016 si è passati dai 163 di gennaio agli attuali 286, grazie alla facilità con cui si può fare domanda (ma i costi di progettazione, realizzazione e ricerca della manodopera sono a carico del richiedente).
Ampio oltre tre ettari, il Rynek, ovvero la Piazza del mercato, è esattamente come ci si aspetta che sia un cuore urbano sulle rive del fatidico Oder: vasto, circondato da facciate storiche di case borghesi ricostruite dopo il 1945, con municipio e torre in mattoni rossi. Gli stessi mattoni che danno il tono alle decine di chiese e che, viste dall’alto della moderna Sky Tower, costellano il tessuto cittadino come altrettante navi dalla chiglia capovolta. L’approdo verso cui tutte paiono puntare è il secondo punto cardinale: Ostròw Tumski, l’Isola della Cattedrale di San Giovanni Battista. Circondata dal fiume ora in parte coperto e da cui i cittadini dovettero difendersi durante la terribile alluvione del 1997, collegata da ponti pedonali alle altre silenziose isole, è un pezzo di Settecento perfettamente ricostruito dopo la guerra mondiale. Consiglio: aspettare il tramonto e seguire il lampionaio in cilindro che accende i fanali a gas. Il terzo punto di riferimento è bicefalo: ai bordi del centro storico si visitano facilmente due capisaldi culturali e punti forti degli eventi 2016. Nell’Università non bisogna perdere il sontuoso barocco dell’Aula Leopoldina e la splendida sala dell’Oratorium Marianum, sede di concerti da camera e di balli storici. Più a sud e non lontano dall’Opera, ecco il nuovissimo NFM, National Forum of Music, un magnifico auditorium alla pari (o al di sopra) delle più blasonate sale da concerto del mondo. A Wrocław i mezzi pubblici funzionano benissimo: conviene salire sul 10 e raggiungere in periferia Hala Stulecia, il Palazzo del Centenario. Vagamente inquietante, il colosso di cemento armato parla silenziosamente della storia europea. Costruito nel 1913 con tecniche avveniristiche per la Mostra internazionale che celebrava il centenario della vittoria tedesca su Napoleone a Lipsia, ha visto passare sotto la gigantesca cupola dagli echi babilonesi raduni nazisti e congressi comunisti, messe di Giovanni Paolo II e incontri con il Dalai Lama. Oggi è Patrimonio Unesco e il 23 febbraio di quest’anno vi si è esibito in concerto Ennio Morricone.
Si torna verso il centro e, fuori dai circuiti più gettonati, conviene scendere verso sud e dare uno sguardo ai quartieri attorno alla stazione per ritrovarsi di colpo in atmosfere urbanistiche assolutamente made in Deutschland che, come in un libro aperto, mostrano il passato tedesco-prussiano di Breslavia-Wrocław. Poi all’angolo tra Piłsudski e Świdnicka ci si sofferma a guardare i passanti che si confondono con il gruppo di statue di cittadini qualunque che scendono sottoterra sfondando l’asfalto per poi riemergere sull’altro marciapiede. Simboleggiano l’immergersi nel e il riemergere dal blackout del colpo di Stato del 1981. Sì, in Europa c’è ancora molto da scoprire.

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Gli scioglilingua in polacco

Nel corso del tempo abbiamo avuto modo di apprezzare bellezze e asperità della lingua polacca mediante delle lezioni che toccano vari aspetti di questo idioma, dalla grammatica al lessico di settore, passando per la scorciatoia delle “domande e risposte utili” da imparare a memoria e usare quando si è in negozi, biglietterie, alberghi e via dicendo. Con ogni lezione, che continuiamo a pubblicare ancora oggi una tantum, abbiamo anche notato quanto sia fondamentale conoscere la pronuncia di lettere e gruppi di lettere, la cui varietà e difficoltà non finisce mai di stupirci con le parole che si scoprono col tempo. Con l’articolo di oggi tocca rimboccarsi le maniche e scaldare i muscoli facciali, dacché ci tufferemo nel mondo degli scioglilingua (in polacco łamańce językowe). Siano esse filastrocche, frasi o singole parole, il polacco ne ha a bizzeffe, e con un po’ di pazienza abbiamo selezionato una top 30 tutta da gustare, con una sorpresa finale che vi invitiamo a non perdere.
Chi ancora non si fosse cimentato in queste peripezie non ha motivo di sentirsi impreparato, è sufficiente un allenamento accelerato di 5 minuti. Come prima tappa del nostro stretching orale, può tornare utile la nostra prima lezione sulla fonetica per rivedere tutte le regole necessarie e tenerle sottomano. Dopodiché, proviamo a pronunciare qualche bella parolina come szczęśliwy, trzydzieści trzy, źdźbło o gżegżółka. Fatto? Bene (citando il buon Giovanni Muciaccia). Come ultima verifica prima della sfida vera e propria, non possiamo non richiamare alla nostra mente il famoso “Grzegorz Brzęczyszczykiewicz” originario di “Chrząszczyżewoszczyce, powiat Łękołody“, scena del famoso film Jak rozpętałem drugą wojnę światową già visto qualche tempo fa nel nostro blog. Lingua calda? Borsa del ghiaccio pronta per eventuali strappi? Coraggio!
1) Szedł Sasza suchą szosą, bo gdy susza szosa sucha.
2) Król Karol kupił królowej Karolinie korale koloru koralowego.
3) Stół z powyłamywanymi nogami.
4) Czy się czasem Czesi cieszą, gdy się Czesio czesze?
5) Cecylia czyta cytaty z Tacyta.
6) Ząb zupa zębowa, dąb zupa dębowa.
7) Idę nos trę, kra krę mija, tu lis ma norę, sarna tor mija.
8) Gdy Pomorze nie pomoże, to pomoże może morze, a gdy morze nie pomoże to pomoże może Gdańsk.
9) Czarna krowa w kropki bordo żuła trawę kręcąc mordą.
10) Jola lojalna, lojalna Jola.
11) Koszt poczt w Tczewie.
12) Leży Jerzy koło wieży i nie wierzy, że na wieży w Białowieży leży gniazdo jeży. Leży Jerzy koło wieży i nie wierzy, że na wieży leży jeszcze jeden Jerzy. Leży Jerzy koło wieży i nie wierzy, że na wieży siedzi żołnierz, co ma kołnierz pełen jeży i paździerzy. Leży Jerzy na wieży i nie wierzy, że leży na wieży. Leży Jerzy na wieży i nie wierzy, że włos mu się jeży na tej wieży, na której leży.
13) Zagadki Agatki to gratki dla tatki.
14) Na wyścigach wyścigowych wyścigówek wyścigowych wyścigówka wyścigowa wyścignęła wyścigówkę wyścigową numer sześć.
15) Cesarz często czesał cesarzową.
16) Chrząszcz brzmi w trzcinie w Szczebrzeszynie, W szczękach chrząszcza trzeszczy miąższ, Czcza szczypawka czka w Szczecinie, Chrząszcza szczudłem przechrzcił wąż, Strząsa skrzydła z dżdżu, A trzmiel w puszczy, tuż przy Pszczynie, Straszny wszczyna szum
17) Nie pieprz wieprza pieprzem Pietrze, bo bez pieprzu wieprz jest lepszy.
18) Trzy wszy w szwy się zaszywszy szły w szyku po trzy wszy.
19) Matka tka i tatka tka, a tkaczka czka i też tam tka.
20) Żyła sobie Żyła, a w tej Żyle żyła żyła, jak tej Żyle pękła żyła, to ta Żyła już nie żyła.
21) Żółta żaba żarła żur.
22) Na wyrewolwerowanym wzgórzu przy wyrewolwerowanym rewolwerowcu leży wyrewolwerowany rewolwer wyrewolwerowanego rewolwerowca.
23) A cóż, że cesarz ze Szwecji?
24) Bzyczy bzyg znad Bzury zbzikowane bzdury, bzyczy bzdury, bzdurstwa bzdurzy i nad Bzurą w bzach bajdurzy, bzyczy bzdury, bzdurnie bzyka, bo zbzikował i ma bzika!
25) Bezczeszczenie cietrzewia cieszy moje czcze trzewia.
26) Baba bada baobaby. Baba dba o oba baobaby.
27) Szła pchła koło wody pchła pchłę pchła do wody tamta pchła płakała, że ją tamta pchła popchała.
28) Intelektualistyczna Konstantyna Konstantynopolitańczykowianeczka.
29) Mąż gżegżółki w chaszczach trzeszczy, w krzakach drzemie krzyk. A w Trzemesznie straszy jeszcze wytrzeszcz oczu strzyg.
30) Kwas deoksyrybonukleinowy, noraminofenazonummetanosulfonikumnatrium,  dwaheksylosulfobursztyniansodukwasudeoksyrybonukleinowy.
Crampi alle guance? Emorragie dalle labbra? Dislessia temporanea? Se siete ancora vivi e leggete queste righe, avete superato una delle prove più difficili che la lingua polacca riserva, meritandovi perciò una bella ciliegina sulla torta, proveniente addirittura da Singapore! Ok, diciamo la verità, di singaporeano c’è solo l’autore, Dharni, classe 1987. Vive a Varsavia da 5 anni ed è un giovane beatboxer di talento (tra le altre cose si esibirà il 12 agosto al Fair Play Dance Camp Summer a Cracovia). Il connubio tra la sua passione musicale e la vita polacca gli hanno permesso di partorire un metodo di beatboxing a dir poco originale e non per questo meno efficace. Non aggiungiamo altro, vi lasciamo alla visione del suo recentissimo demo, che sta diventando virale proprio in questi giorni.

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I fondi europei in Polonia. Cosa bisogna sapere

Di Europa e Unione Europea in questi anni c’è la moda di parlarne spesso e male, succubi della crisi economica e influenzati da certe esasperazioni politiche o giornalistiche per attirare attenzione o consensi. Oggi però tralasciamo i criticismi per vedere invece uno degli aspetti positivi dell’UE: i fondi europei. Su questo tema ognuno di noi ne ha parlato o letto almeno una volta negli ultimi anni. Anche per il settennato 2014-2020 la Polonia è il Paese che ne sta ricevendo di più (82,5mld di euro, più altri 32,1mld destinati all’agricoltura), seguita al secondo posto dall’Italia (32,8mld di euro, più 10,4mld per l’agricoltura). Si sente spesso dire dell’incapacità italiana di sfruttare questi fondi – che si ritrova malinconicamente a restituire -, e dell’efficienza con cui la Polonia riesce a indirizzarli in progetti e infrastrutture ben precisi (qualcuno ricorderà l’apprezzamento – si parlò perfino di una consulenza amichevole richiesta – nel maggio 2014 da Renzi all’allora premier Tusk per aver saputo spendere ben il 97,5% del budget a disposizione nei sette anni precedenti contro il 58,2% dell’Italia). Avevamo già toccato questo tasto in passato pubblicando un utilissimo estratto dal programma giornalistico “Presa diretta”, con cui si spiegavano in modo chiaro le cause di questa differenza così ampia nella capacità di utilizzo dei fondi europei da parte delle amministrazioni di Italia e Polonia. Per chi fosse interessato a ciò, raccomandiamo di non perdere il breve videoarticolo in questione, a cui aggiungiamo qui sotto un estratto dal talk-show Ballarò dell’Ottobre 2015, dove viene mostrato un esempio pratico di questo contrasto.
In realtà i fondi europei non possono essere usati dove e come si vuole, ma sono ripartiti in settori ben specifici come agricoltura, infrastrutture, innovazione, coesione territoriale, sviluppo regionale, ambiente, occupazione giovanile, piccole e medie imprese e altro ancora. Vista da un’altra angolazione, una parte di quei fondi viene spesa direttamente dalle amministrazioni nazionali e regionali, mentre un’altra parte è a disposizione di privati cittadini e aspiranti imprenditori che vogliono avviare un progetto o un’attività commerciale. Ecco qualche imbeccata su queste due facce della stessa medaglia. Partendo dai governi nazionali e locali, gli obiettivi dichiarati dalla Polonia nel 2014 sono il decisivo salto di qualità nel potenziamento di ferrovie, autostrade, innovazione e sostegno agli imprenditori, senza trascurare energia, protezione ambientale, cultura, occupazione ed istruzione. Tra i tanti aspetti presi in considerazione, in Polonia si guarderà anche a piani regionali (Polonia Orientale, zone rurali, settore ittico), investimenti urbani, trasporto locale, diminuzione del consumo di carbone e, non ultimo, le politiche di prestiti e crediti agli imprenditori coordinate dal Ministero dello Sviluppo Economico. Ed eccoci al punto: cosa può ottenere un privato cittadino dai fondi europei? Se si ha o si vuole aprire una partita IVA, le agevolazioni non mancano, ne avevamo già viste alcune di tipo statale per chi apre un’attività per la prima volta. Allargando la visuale, hanno accesso ai finanziamenti europei sia le persone fisiche che le aziende:
Persone sotto i 30 anni d’età che non lavorano e non studiano – Previa un’analisi delle proprie predisposizioni individuali, sono possibili alcune strade che possono aiutare nella propria crescita. Si può definire un piano d’azione individuale per un miglior inserimento nel mercato del lavoro, con consulenze che aiutano nella ricerca di un lavoro, corsi affini agli obiettivi prefissati, e stage che consentono di maturare una prima esperienza professionale. Lo stesso sostegno si può ottenere con la presentazione di un progetto che descriva la realizzazione di un proprio business. Condizione necessaria è essere registrati all’ufficio di collocamento. Aiuti europei vengono elargiti anche agli under30 che si ritrovano a traslocare per aver trovato lavoro in un’altra città e che ne fanno richiesta.
Persone oltre i 30 anni d’età che non lavorano e non studiano – Come per gli under30 descritti pocanzi, anche in questo caso si può ricevere un aiuto economico per avviare un’attività imprenditoriale. I requisiti di base sono gli stessi (v. sopra), ma quantità e qualità degli aiuti può variare da regione e regione. Inoltre ci sono controlli più restrittivi a verifica delle effettive difficoltà economico-lavorative dell’aspirante beneficiario, il quale per sigillare l’ottenimento degli aiuti deve mantenere aperta l’attività per almeno 5 anni (3 per piccole e medie imprese). Tra le categorie incluse negli over30 ci sono donne, disabili, cittadini con basso grado d’istruzione e disoccupati di lungo corso (fa fede la registrazione all’ufficio di collocamento).
Persone oltre i 50 anni d’età che non lavorano – Anche per loro sono disponibili fondi europei per trovare un’occupazione o aprire un’attività autonoma, oltre all’iscrizione a corsi di formazione o aggiornamento, stage e altri tipi di assistenza.
Micro, piccole e medie imprese – per loro in questo settennato ci sono a disposizione ben 20 miliardi di euro. Prediletti sono i progetti di ricerca, innovazione e informatizzazione. Chi necessita dell’acquisto di nuove attrezzature o di piccoli lavori di sviluppo infrastrutturale, i fondi arrivano sotto forma di prestito, elargito però a condizioni più facili di quelle proposte dalle banche, così come la loro restituzione. Ulteriori possibilità ci sono per chi svolge attività imprenditoriali in zone rurali o in Polonia orientale grazie ai settori creati apposta per queste due dimensioni territoriali. In aggiunta, vengono sostenuti anche progetti validi legati all’ambiente, come il miglior uso dell’energia o lo sviluppo di fonti ecologiche e rinnovabili. Non bisogna comunque sentirsi esclusi se la propria idea di impresa non rientra nelle categorie appena citate: i numerosi punti d’informazione dei fondi europei sparsi in tutta la Polonia sono disponibili a vagliare ogni tipo di progetto credibile e valido che porti lavoro o benessere. Nel video qui sotto, l’esempio di una piccola commerciante polacca.
Dunque la chiave di tutto è lo sviluppo e la presentazione di un progetto o di un business plan, che cambia a seconda del settore in cui lo stesso viene inserito, così come diversi sono anche i budget a disposizione: ad esempio, nel caso di piccole e medie imprese e nei settori di innovazione, energia e ambiente si arriva a coprire fino al 70% del costo del progetto; per ricerca e sviluppo la copertura può arrivare al 100%. Di norma il finanziamento si ottiene con un acconto iniziale del 30% e resto per avanzamento, e l’iter attuato è il seguente: definire il progetto: specificare di cosa si tratta (es. avvio, sviluppo o innovazione), quali obiettivi ci si prepone, qual è il budget necessario stimato e la durata. Come scritto pocanzi, deve essere credibile e portare benessere o posti di lavoro. Selezionare la fonte di sostegno: il progetto deve rientrare negli obiettivi del programma dei fondi ed essere inviato entro la data specificata dall’ente che fornisce il sostegno. Prima di ciò è necessario anche inviare richiesta ufficiale delle sovvenzioni europee. Firma dell’accordo di sovvenzione: lo si fa qualora il progetto venga selezionato per il sostegno nella procedura di valutazione dello stesso. Predisposizione degli aiuti europei: si ha al completamento del progetto in linea con la richiesta di sovvenzione e al raggiungimento degli obiettivi dichiarati nella presentazione. Ribadiamo che l’ente coordinatore di questo processo è il Comitato Interministeriale per gli Investimenti Esteri presso il Ministero dello Sviluppo, che definisce procedure e criteri di selezione dei progetti per valutarne l’idoneità al loro finanziamento, gestisce la concessione dei fondi ai beneficiari e verifica la regolarità dell’utilizzo del danaro e la corretta realizzazione del progetto attraverso monitoraggi che permettono di stabilire il livello di raggiungimento degli obiettivi più rilevanti. In casi specifici un ente terzo può fare da intermediario, come le regioni – preposte per i progetti locali – o istituzioni/ministeri adibiti al controllo o alla fornitura di consulenze con i cittadini.

How to access EU Structural and Investment Funds – Interactive

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La Rai racconta cosa vedere a Danzica

Ormai la televisione di stato ci ha preso gusto – o forse sono consapevoli di essere i primi a farlo in italiano – e ci sta fornendo un numero sempre maggiore di servizi sulle città polacche più importanti e interessanti da visitare per la loro storia e la loro bellezza. Infatti grazie all’infaticabile redazione de “Alle falde del Kilimangiaro”, da oggi nel nostro archivio QP&I è disponibile anche il videoarticolo che state leggendo, dedicato a Danzica , in polacco Gdańsk (gli altri si possono trovare agevolmente scrivendo “Rai” nel motore di ricerca interno o esplorando la sezione “turismo & natura” del nostro blog). Noi come al solito forniamo il video, disponibile qui sotto, seguito da un breve riassunto per chi al momento non può guardarlo o ascoltarlo.
Danzica è una delle finestre della Polonia sul mar Baltico, sicuramente la principale se pensiamo alla sua storia. La zona dell’ex magazzino di munizioni di Westerplatte, raso al suolo dai tedeschi il 1° settembre 1939, è stata completamente ricostruita, e ora è un museo all’aperto. La città vecchia (główne miasto) ha in serbo tanto fascino a partire dalla Porta d’Oro (Zlota Brama), imponente arco in pietra, e dalla Porta Verde (Zielona Brama), A collegarle c’è ulica Długa, la strada reale percorsa dai sovrani che visitavano la città. E’ in stile olandese, e tra gli edifici che si incontrano durante il tragitto non è da perdere il Municipio, palazzo del ‘400 che si affaccia sulla via del vecchio mercato. Sdraiati su dei materassini si può ammirare al meglio la volta con 25 diversi dipinti dell’olandese Isaak van den Blocke. Di fronte al municipio si trova la fontana di Nettuno (Fontanna Neptuna): già dal XV secolo Danzica era uno dei principali porti europei per il commercio di frumento e ambra (tra le più pregiate al mondo), a prova del rapporto strettissimo della città con il mare. Non lontano dal municipio si trova via Mariacka, formata da palazzi con un ingresso a terrazzino chiamato przedproże (in italiano, verone). Ancora oggi su queste vie ci sono tanti negozi che vendono ambra. I cantieri di oggi sono soprattutto di industria navale, ed è in uno di questi, a Stocznia Gdańska, che sono iniziate le rivolte operaie degli anni ’80 capeggiate da Lech Wałęsa e Solidarność. Dal ponte sul fiume Motława si può godere di un fantastico panorama. Da vedere è la gru (żuraw) portuale di origine medievale, usata un tempo per lo scarico delle merci (sollevava fino a due tonnellate a 27 metri d’altezza). Oggi è possibile fare delle gite turistiche su navi medievali per godersi le tre città (con Gdynia e Sopot), insieme chiamate Trójmiasto. Proprio a Gdynia c’è un altro importante porto da non perdere per gli appassionati di nautica, mentre Sopot, risparmiata dalla guerra, è un piccolo centro vivace e una destinazione ideale per chi vuole rilassarsi e fare il bagno. Il molo di legno di oltre 500m che ospita è il più lungo d’Europa.

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Una Pasqua tra uova colorate e gavettoni

La Pasqua nel mondo cristiano è sentita tendenzialmente come una festa bella, gioiosa, più che per la resurrezione di Cristo probabilmente perché è la prima ricorrenza della primavera, che apre la strada a mesi più miti e soleggiati. In Polonia c’è un momento per tutto: la fase di digiuno e astinenza materiale e spirituale che caratterizza la Quaresima pare essere più sentita di quanto non lo sia in altri Paesi occidentali, così come le usanze e le tradizioni festose legate alla Pasqua sono tante e di diverso genere, forse più di quante se ne possano vedere in Italia. Oggi faremo una bella panoramica a questo proposito soffermandoci sui costumi più in voga o più curiosi. Come retroterra storico ricordiamo solo che la Pasqua è la più antica delle festività cristiane – ufficializzata dal Concilio di Nicea dell’anno 325 e ispirata alla Pesach ebraica -, una ricorrenza che racchiude nella Passione l’atto di fede nella cristianità, ovvero l’immolazione di Cristo in croce e la sua risurrezione per liberare l’uomo dal peccato originale e testimoniare la vittoria della vita sulla morte… Ma nei secoli al sacro si è mischiato sempre di più il pagano. Ecco dunque le peculiarità che caratterizzano la Pasqua in Polonia:
Le palme pasquali – Si entra nel vivo già la domenica delle Palme con le cosiddette palmy wielkanocne, a queste latitudini fatte con ramoscelli di salicone, lamponi o ribes, e decorate con diversi tipi di fiori, erbe e piume colorate. 187.1 Palme di pasqua A ridosso della Settimana Santa non è cosa rara trovare queste particolari composizioni – alte anche diversi metri – in alcune vie cittadine, e in qualche località si svolgono vere e proprie competizioni per la palma più bella. Le più conosciute sono a Łyse, in Mazuria, e Lipnica Murowana, vicino Cracovia. Come per le nostre palme o ramoscelli d’ulivo, è tradizione per le famiglie portarne qualcuna per la benedizione durante la messa domenicale e tenerla poi a casa. Al sacro si unisce inevitabilmente la superstizione: si dice portino fortuna per il resto dell’anno, e che nascoste dietro un quadro allontanino la sfortuna e le malizie dei vicini di casa. Passando ai giorni successivi, il giovedì e il venerdì santo presentano le stesse celebrazioni tradizionali presenti in Italia. Il clou arriva il sabato.
Le ceste pasquali – Durante la vigilia di Pasqua si è soliti preparare una cesta con del cibo, chiamata Święconka, da far benedire in chiesa il giorno stesso. In Polonia quest’abitudine esiste almeno dal XII secolo (alcune fonti parlano perfino del VII), attinta forse dalle civiltà romano-germaniche. Immancabili nel cesto sono l’agnello simbolo di Cristo risorto – vero o riprodotto simbolicamente con marzapane, burro o ingredienti simili -, altra carne per celebrare la fine della Quaresima, burro (prosperità), pane, e soprattutto le uova, simbolo di vita e rinascita, opportunamente dipinte. Il tutto si consuma il giorno seguente, a risurrezione avvenuta.
Le uova colorate e dipinte – L’uovo è apprezzato da sempre, forse per la sua forma così caratteristica, o forse perché contiene tutti gli elementi necessari al nostro organismo, acqua, sali minerali, grassi, proteine e carboidrati. Fatto sta che l’origine dell’uovo colorato parte da molto lontano, verosimilmente dagli antichi Persiani, che se le scambiavano dopo averle tinte di rosso. Quest’usanza fu successivamente assimilata da Greci e Romani: oltre ad essere simbolo di cuore e amore, si pensava che avessero il potere di sconfiggere il fascino emanato dal male. Un vecchio proverbio rumeno recita: “Se noi cristiani smettiamo di colorare le uova di rosso, in quel momento inizierà la fine del mondo”. In Polonia il fenomeno esiste dal X secolo e si è ampliato, dando origine alle odierne pisanki (uova decorate con dipinti o disegni). Ecco alcune tecniche di colorazione. 187.2 Il procedimento più usato è sciogliere un colorante in acqua calda e immergervi le uova: temperatura, tempo di immersione e quantità di colorante sono direttamente proporzionali all’intensità del colore che si vuol dare. Per rafforzarlo, aceto o lacca per capelli possono essere d’aiuto. Un’ottima alternativa ecologica sono i coloranti naturali come succo di barbabietola (rosso-rosa), succo di frutti di bosco (viola), decotto di cipolle (giallo-marrone), o erbe bollite in acqua (verde), ottenendo le kraszanki. Una volta colorate e lasciate asciugare si passa alla decorazione. Il metodo più diffuso è quello di dipingerle con smalti per le unghie di vari colori: è la via più facile, pratica e veloce. Si può usare della carta colorata adesiva, ritagliata a piacimento e attaccata sull’uovo (oklejanki), ma chi si sente un vero artista sfrutta altri piccoli espedienti come piccoli batuffoli di ovatta, perline colorate, o fili di cotone per riprodurre ad esempio un pollo o un agnello. In alcune zone di Polonia e Austria si possono incontrare opere raffinatissime realizzate svuotando un uovo fresco con una particolare tecnica a soffio e grattandone il guscio con un ago per formare dei motivi a mo’ di pizzo (ażurki). Chiudiamo con una curiosità pagana per le ragazze: secondo un’antica credenza, lavarsi il viso nell’acqua in cui sono state cucinate le uova fa scomparire le lentiggini e altri difetti estetici!
La colazione di Pasqua – Secondo la tradizione, di prima mattina il rumore assordante dei petardi e il suono delle campane dovrebbero svegliare il cavaliere dormiente dei monti Tatra e muovere i cuori degli avari e dei vicini maligni. Vestiti di tutto punto, ci si siede attorno ad una tavola adornata di fiori primaverili e pisanki per la ricca colazione domenicale che pone fine alla Quaresima. Le uova giocano un ruolo dominante, preparate nei più svariati modi. Dopo di ché si passa al żurek, una zuppa a base di farina di segale, panna acida, pezzi di salsiccia, patate, uova e spezie. Oggi apprezzato, in passato si era soliti celebrare il “funerale del żurek” (pogrzeb żuru): durante la Quaresima infatti la si mangiava quasi ogni giorno senza carne, risultando alla lunga stancante, così una volta ricevuta la propria porzione durante la colazione pasquale la si versava a terra. Ad arricchire il pasto ci sono salsicce bianche ed affettati di vario tipo, e come dulcis in fundo non mancano torte tipiche come la baba (precursore del nostro babà), il mazurek (in diverse versioni con biscotti, marzapane, frutti, marmellata, noci o altro ancora), la makowiec (con semi di papavero) o il sernik (al formaggio dolce). Per celebrare la gioia famigliare spesso si organizza una “caccia al coniglio“, di solito dei piccoli dolci di cioccolato nascosti che i membri della famiglia devono cercare. Il coniglio (zajączek) è un altro antichissimo simbolo pasquale, portatore di regali ai bambini, e segno anch’esso di vita e fertilità.
Pasquetta – In polacco Lany Poniedziałek (lunedì bagnato), ma spesso si indica anche con le espressioni śmigus-dyngus o święto lejka. Tempo permettendo, si esce in famiglia o tra amici per un picnic o una passeggiata lungo il fiume o nei boschi. Qualunque sia la compagnia, si deve stare molto attenti a gavettoni d’acqua di ogni genere e portata, i cui autori possono essere anche perfetti sconosciuti “in nome della tradizione”, una tradizione sviluppatasi tra il XIV e il XV secolo e diffusasi anche in altri Paesi balcanici e centrorientali. 187.3 Cartolina ucraina In origine le parole śmigus e dyngus (di etimologia probabilmente tedesca) indicavano due concetti diversi, il primo legato allo sciacquare ramoscelli di salicone con acqua per segnare la purificazione contro sporcizia e malattie, e il secondo alle visite ad amici e parenti e ad un maggior consumo alimentare. Con il tempo i due termini sono stati unificati, e il potere purificatore dell’acqua è stato abbinato anche all’auspicio di una maggiore fertilità. Ecco il motivo per cui erano (e sono) prese di mira più le ragazze che i ragazzi. Quest’attività ludica aiutava molto la socializzazione tra i giovani, tanto che la Chiesa in quei secoli aveva più volte espresso la sua contrarietà (come l’editto “Dingus prohibitur” del 1420 del Vescovo di Poznań). Le superstizioni più consolidate si reggono su questa logica: se la vittima è una giovane ragazza, avrà più possibilità di trovare un marito, ma se si offende le toccherà l’esito contrario. L’unico modo per salvarsi da questo destino è di pagare un piccolo “riscatto”, il proprio uovo dipinto. Anche per questo, il sabato precedente le ragazze cercano di fare l’uovo dipinto più bello. Infine, se un ragazzo dona ad una ragazza un uovo dipinto significa che gli piace. In alternativa all’acqua, si possono dare delle frustate con i ramoscelli di salicone benedetti la settimana prima, anch’essi portatori di salute e fortuna. Giochi molto simili allo śmigus-dyngus e praticati su scala locale sono ad esempio śmiergust, dziady śmigustne e kurek dyngusowy, dove l’acqua la fa sempre da padrone e dei travestimenti contribuiscono ad arricchire il carattere ludico della giornata.
Emaus – Nella Polonia Sud-Occidentale il giorno di Pasquetta esistono ancora delle bancarelle di vario genere dove comprare giocattoli, dolcetti, o dove si può giocare in piccole fiere o lotterie. Il fine è quello di ottenere l’indulgenza: l’origine infatti va ricercata nella Cracovia del XVI secolo. Proprio in questa città l’Emaus, chiamato così perché fatto nei pressi di una vecchia chiesa chiamata comunemente in questo modo, era unico nel suo genere grazie ai diversi rabbini ebrei e studiosi della Torah che vi prendevano parte.
L’aringa appesa (wieszanie śledzia) – Qui entriamo in alcuni esempi di come si rappresenta l’eliminazione del male, un costume in uso soprattutto per i bambini. Il primo è quello dell’aringa, non necessariamente vera, appesa o inchiodata con gioia dai ragazzini ad un albero o ad un palo. La causa è simile a quella del funerale del żurek: in passato l’assenza di carne e altri cibi prelibati obbligavano a passare la lunga quaresima mangiando quasi sempre aringhe, fino quasi a nauseare i fedeli osservanti di questa regola alimentare. L’assassinio dell’aringa era una liberazione, permetteva il ritorno ad una dieta più varia ed abbondante.
L’annegamento di Giuda (Topienie Judasza) – Il giovedì di Pasqua i ragazzini costruiscono un pupazzo di paglia e lucchetti, e lo si appende sul campanile della chiesa. Il venerdì lo si fa cadere dal campanile, lo si picchia e trasporta per le vie della zona, e arrivati sulla riva del fiume gli si da fuoco e lo si butta in acqua per punire il suo tradimento. L’origine è relativamente recente, parliamo del XVIII secolo, poiché in realtà è la sostituzione – tentata ma non riuscita dalla Chiesa – di una ben più antica leggenda di origine slava, quella della dea Marzanna (in italiano Morana), simbolo dell’inverno e della morte (probabilmente dal latino mors, morte). Anche in questo caso si fa un fantoccio di paglia decorato con vestiti, perline e altri ornamenti a mo’ di giovane fanciulla o di vecchia donna. Maltrattata e strattonata, la si porta per le strade del paese accompagnata dai bambini con in mano rami verdi di ginepro. La sua fine è la stessa di quella di Giuda: data alle fiamme e gettata nel fiume. La sua morte infatti significa la fine dell’inverno, dunque l’inizio della primavera. Da qui sono nate altre superstizioni, come non prendere burattini trovati in acqua o non guardarsi sulla via del ritorno: potrebbero provocare rispettivamente serie malattie alla mano e un incidente mortale. Inoltre, chi torna per ultimo al paese dopo l’annegamento di Marzanna deve fare i conti con la morte entro la fine dell’anno.
Siuda Baba – Un’altra vecchia leggenda è diffusa in Piccola Polonia (regione di Cracovia), e parla dell’esistenza di una sacerdotessa che viveva in un bosco sacro di Lednica Górna. All’interno del suo corpo ardeva il fuoco, e una volta l’anno andava in giro in cerca di seguaci. Così il giorno di Pasquetta si può vedere un uomo travestito da vecchia donna con abiti strappati e ricoperto di fuliggine nera andare casa per casa insieme ad uno zingaro e 4 o 6 ragazzi di Cracovia – così vuole la tradizione – per ricevere dei piccoli doni. In caso di accoglienza positiva intonano un canto per la risurrezione di Gesù, diversamente potrebbero fare un dispetto, come sporcare porte o maniglie con il nero della fuliggine.
Le pulizie di primavera – Non ultimo per importanza, con l’arrivo della Pasqua, anche in Polonia c’è l’abitudine di fare le grandi pulizie, non solo per una questione intrinseca di igiene, ma anche con un preciso significato simbolico, sempre lo stesso: si scaccia l’inverno dalla casa, e con esso il male, la sfortuna e le malattie.

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La Rai racconta cosa vedere a Wrocław

Continua il giro turistico della Rai per le principali città della Polonia. Dopo Varsavia, Cracovia e Łódź, è arrivato il momento di Wrocław. Lingue come italiano, spagnolo o portoghese la riportano con il nome di Breslavia, traduzione letterale dal tedesco “Breslau”, ma gli stranieri emigrati nel capoluogo della Bassa Slesia tendono a rigettare tale denominazione prediligendo quella polacca.
In soli dieci minuti (video sotto) la squadra di “Alle falde del Kilimangiaro” è riuscita a raccontare in modo intenso e mai banale non solo il volto storico e culturale della città, ma anche quello economico e turistico. Le immagini parlano già da sole, con le centinaia di edifici storici riportati al loro antico splendore. Le telecamere ci fanno vedere i meccanismi, costruiti nel 1801, che muovono l’orologio di una torre di 66 metri posta nella piazza principale, grande come Piazza San Pietro a Roma e progettata nel 1242. Accanto alla torre vi sono anche il municipio e il museo storico, mentre poco lontano si trova l’Università e la sua aula Leopoldina, in stile barocco. Da non perdere sono anche il Museo Nazionale, istituito dagli antichi dominatori tedeschi nel 1815, e l’Isola della Cattedrale, sul fiume Odra, con l’altissima cattedrale di San Giovanni Battista. Ad un paio di chilometri dal centro storico si trova il Palazzo del Centenario, chiamato così in occasione del centenario della vittoria prussiana del 1813 su Napoleone a Lipsia. E’ una delle strutture più complesse e grandi del XX secolo, e patrimonio dell’Umanità tutelato dall’Unesco. Sempre a pochi passi dal centro ci si può recare al Panorama Raclawicka, una struttura che ospita una tela di 15x114m raffigurante la resistenza dei polacchi di Raclawice sull’esercito zarista nel 1794, conclusasi con la vittoria polacca.
Venendo a caratteri più contemporanei, uno dei simboli di Wrocław, chiamata la Venezia polacca per le centinaia di ponti ad ovviare alle ramificazioni del fiume Odra che la bagna, sono gli gnomi, piccole statuette di bronzo ideate in epoca comunista per trasmettere messaggi politici – all’epoca censurati – e deridere il potere. Tra i posti più all’avanguardia sono segnalati il nuovo Auditorium Musicale e un vero e proprio museo dell’acqua chiamato Hydropolis, ottenuto convertendo un antico serbatoio sotterraneo. A rendere ancora più appetibile una città già di suo così bella è l’immancabile gastronomia polacca, tra pierogi e carne alla brace, e le centinaia di piccoli e grandi eventi organizzati in occasione della nomina di Wrocław a Capitale della Cultura 2016.

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