L’emigrazione italiana in Polonia

Vari temi ci hanno permesso più volte in passato di toccare dei punti legati al trasferimento degli italiani in Polonia, anche in conseguenza dell’incursione di qualche mass-media. Tuttavia non siamo mai veramente andati nel dettaglio per capire l’effettiva portata dell’emigrazione italiana in Polonia. Lo facciamo oggi.
Tutti abbiamo ascoltato in diverse salse televisive e giornalistiche lo sviluppo economico della Polonia, le sue principali peculiarità socioculturali, e in tanti ne hanno parlato come di una “Eldorado d’Europa”, di un “paradiso economico” o come di una “nuova La Mecca” degli italiani (giusto per fare qualche citazione). Certo,  è innegabile che negli ultimi dieci anni il Pil polacco sia cresciuto del 37%, che la disoccupazione sia calata dal 18% al 12% e che gli investimenti stranieri continuino ad arrivare, ma pur riconoscendo i tanti passi avanti, è opportuno anche andare oltre i freddi numeri macroeconomici e guardare anche il resto, preferendo toni meno sensazionali e più realisti. Nel nostro piccolo infatti abbiamo descritto con dati, esperienze e il parere di qualche esperto i contesti economico e sociale, costo, stipendi e qualità della vita, l’ambiente, e molti altri aspetti empirici, positivi o meno (tutti rintracciabili nell’archivio del blog). In altre parole, siamo stati tra i pochi a rifiutare per buonsenso quell’esaltazione da “acchiappalettori” usata per dipingere un Paese a livelli quasi svizzeri. Archiviato l’elemento economico, si tratta ora di capire in cosa consiste questo “esodo italiano di massa“. 158.1 Italiani all'estero top15Il dato generale secondo cui gli italiani stanno emigrando parla chiaro: guardando solo gli iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (Aire), si è passati dai 3.508.330 del 2005 ai 4.828.279 del 2013, dunque un +37,6% complessivo spalmato in modo uniforme nei nove anni presi in considerazione. Se ora facciamo un confronto in percentuale nelle varie comunità italiane tra il 2013 e il 2012 si vede ad esempio che quella in Olanda è cresciuta del 4%, in Spagna del 5,1%, in Svizzera del 2,3%, in Gran Bretagna del 6,7%, e in Germania del 2,2%, mentre quella in Polonia è aumentata del 10,1%.
Fermandoci solo su questo diremmo che effettivamente la Polonia sembra essere davvero la nuova meta degli italiani in fuga. Ma se oltre alle percentuali si prendono in considerazione anche i numeri assoluti si può constatare come, al di là della novità polacca comunque esistente, il volume di questa ondata di italiani verso la “nuova La Mecca” sia in realtà molto più modesto di quanto si vorrebbe far credere. Il primo parametro è la dimensione di queste comunità: il grafico delle top15 sopra riportato non necessita di molte spiegazioni, e bene o male già si sa che le mete classiche di chi va via dal Belpaese rimangono sempre quelle, dalla Germania alla Svizzera, passando per Gran Bretagna, Spagna, Argentina, Francia, Australia… Non c’è decisamente partita con i circa 4.151 italiani registrati in Polonia nello stesso periodo, ma il punto è che su diversi mass-media passa il messaggio implicito che dietro alle comunità storiche di italiani all’estero si stia inserendo quella in Polonia. 158.2 Altre comunità italiane all'estero Basta osservare i numeri per capire che non c’è niente di più inesatto: la comunità italiana in Polonia è solo al 45° posto, preceduta non solo da Austria, Grecia, Irlanda, Danimarca, o quasi tutta l’America latina, ma anche da stati lontani o inaspettati come Sudafrica, Israele, Emirati Arabi o Egitto. A chiudere la partita c’è il secondo parametro, ovvero il numero di “nuovi” emigrati italiani nel 2013 per destinazione: 35.311 in Argentina, 15.450 in Germania, 14.052 in Svizzera, 20.181 in Brasile, 8.444 in Francia, 17.178 in Gran Bretagna, 9.696 negli Usa, 9.044 in Spagna, 2.971 in Australia, 1.707 in Uruguay, 1.472 in Olanda, e si potrebbe andare ancora avanti, ma sono sempre cifre incomparabili con i 381 che si sono trasferiti in Polonia. Si badi bene, in molti non si iscrivono all’Aire, c’è chi dice il 30%, chi il 40% e chi il 50%, ma a rigor di statistica questo non cambierebbe le proporzioni, anzi, stando ai numeri degli individui renderebbe forse ancora più piccola la presunta “onda anomala” verso la Polonia rispetto alle altre. Il succo della questione del resto era già stato accennato da noi e pochi altri: il solo fatto che una piccola comunità acquisti più visibilità per l’irruzione sul web di qualche sito o blog non significa che il flusso migratorio sia aumentato o straripato. Insomma, ancora in pochi pensano alla Polonia, che rimane dunque una meta di nicchia.

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3 risposte a L’emigrazione italiana in Polonia

  1. Pingback: L’immigrazione in Italia | Qui Polonia & Italia™

  2. Eugenio Bevilacqua ha detto:

    Ma certo, hai ragione tu. Per lavoro divido meta’ del tempo tra Polonia e Italia. Provengo da Pordenone dove la condizione economica e sociale e’ enormemente migliore di quella media polacca. Eppure anche nel Triveneto, a causa del pompaggio mediatico, la gente comincia a credere che in Polonia si stia davvero meglio. E’ il risultato del sensazionalismo che il giornalismo, in particolar modo quello italiano, ama cercare e dell’innato istinto italiano all’autoflagellazione. Speriamo che la Polonia continui a svilupparsi e che l”italia continui la ripresa in atto, ma non distorciamo la realta’, please.

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