La natura della Polonia – 2. La regione baltica

Secondo appuntamento con i documentari su quanto è possibile ammirare nelle vaste e ancora poco conosciute fauna e flora polacche. Dopo un primo ampio vademecum su quanto si può vedere attraverso le quattro stagioni nella fascia orientale che va dai monti Carpazi alla terra dei laghi della Mazuria, oggi è il turno del Baltico. Gli infaticabili documentaristi di Geo hanno realizzato un lungo reportage sull’intera regione baltica, da cui noi abbiamo elaborato una sintesi che spiega l’ecosistema presente sulle coste della Polonia. Nel far ciò abbiamo incluso animali e vegetazione che, seppur ripresi in altre zone del Baltico meridionale, sono comunque rintracciabili anche sulle coste del quadrato mitteleuropeo a testimonianza di una ricchissima varietà naturalistica, osservando al contempo mare, terra e aria. Come per il documentario precedente, chi al momento non ha molto tempo a disposizione, può assaporarne un veloce anteprima con la breve sintesi scritta subito sotto.
Dopo un’introduzione sulla vastità della regione baltica circoscritta da penisola scandinava, repubbliche baltiche, Danimarca, Polonia e Germania, si descrive l’origine della stessa, venutasi a creare con lo scioglimento dei ghiacciai che ricoprivano l’intero Nord-Europa. L’esplorazione parte con la cova dei fraticelli, per poi tuffarsi subito nel mare, ricco di meduse, spinarelli, merluzzi alla ricerca di un nascondiglio, passere di mare, i pesci-ago preda delle correnti, vari molluschi e cirripedi.
Al ritorno sulla costa si mostra la stagione degli amori dei cervi, e il transito delle gru cenerine, per poi osservare gli impervi nidi dei balestrucci e, addentrati nella foresta, i daini e i meno conosciuti cani-procione.
Un nuovo tuffo in mare ci permette di vedere le focene, un incrocio tra delfino e balena a rischio di estinzione, granchi, proliferanti stelle marine, rombi, e sulla terra ferma altri due animali molto diffusi come lepri e cicogne. Nei laghi incontaminati delle foreste si incontrano il castoro e uno dei suoi pochi nemici naturali, il ghiottone. Tornando ancora una volta in mare, ecco gli edredoni, uccelli dal caratteristico richiamo, la foca grigia e le anatre. L’intenso viaggio si chiude con le alci alle prese con l’avvicinarsi dell’inverno.

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Lingua polacca – 17. La casa e il suo interno

La lezione odierna di lessico è legata al posto in cui ogni sera o quasi ritroviamo la nostra privacy individuale e i momenti di relax con la famiglia o con gli amici: la casa, un aspetto fondamentale della vita di tutti i giorni. C’è da dire che nell’articolo dedicato a come cercare un appartamento in Polonia ci siamo già fatti un’idea generale, ma decisamente insufficiente se vogliamo parlare dei contesti giornalieri legati alle varie attività che si compiono in ambito domestico.
183-dom1 Cerchiamo innanzitutto di definire i vari tipi di alloggio in cui ci possiamo trovare. Si può trattare di una casa (dom) o un appartamento (mieszkanie) che può avere o meno un giardino (ogród) o un garage (garaż), mentre in caso di condivisione di un appartamento (o in un albergo, hotel) ci si accontenta verosimilmente di una stanza (pokój). In ogni caso si tratta di un edificio (budynek) che ha un tetto, pareti, finestre e porte (dach, ściany, okna, drzwi). Può essere un edificio a uno o più piani (piętro), e in quest’ultimo caso può esserci un ascensore (winda) o delle scale (schody). La mitica tromba delle scale che i condomini hanno in comune si chiama klatka schodowa. L’interno di un’abitazione vede per forza di cose un pavimento, un soffitto (podłoga, sufit), e vari tipi di mobili (meble), e in genere è provvista anche di un balcone o di un terrazzino (balkon, taras). Vediamo più nel dettaglio quali sono le diverse stanze di una casa e cosa ci possiamo trovare.
Ingresso (wejście): è il luogo dove troviamo di solito un attaccapanni o un armadio a muro (wieszak, szafa wnękowa) per appendere il nostro cappotto (kurtka) e dove, per tenere pulita la casa, si lasciano le scarpe (buty). Per entrare nel cuore dell’abitazione si potrebbe passare per un corridoio (korytarz).
In soggiorno (salon) possiamo trovare un tappeto (dywan), un tavolo con delle sedie (stół, krzesło), un divano o una poltrona (kanapa, fotel), una televisione (telewizja o telewizor), dei quadri (obrazy), e il tutto è illuminato da un lampadario o comunque da delle luci (żyrandol, światła).
In cucina (kuchnia) ci sono l’elettrodomestico omonimo – anche in polacco – che può essere elettrico o a gas (elektryczna, gazowa), e poi il forno, il frigo, il freezer e il lavabo (piekarniklodówkazamrażarka, zlewozmywak). Per cucinare si ha bisogno di pentola e padella (garnek, patelnia), mentre per mangiare ci servono a seconda dei pasti piatto, scodella, bicchiere, forchetta, coltello, cucchiaio e cucchiaino (talerz, miseczka, szklanka, widelec, nóż, łyżka, łyżeczka), il tutto posto su una tovaglia (obrus).
In bagno (łazienka) è inevitabile pensare al water (toaleta) e alla vitale carta igienica (papier toaletowy), ma ci sono altri elementi importantissimi a partire dal lavandino (umywalka), su cui troviamo sapone, spazzolino e dentifricio (mydło, szczoteczka, pasta do zębów). Questo è il luogo per eccellenza in cui ci si guarda allo specchio (lustro),ma anche quello in cui ci si lava in un box doccia o in una vasca da bagno (prysznicwanna), per poi usare un bell’asciugamano (ręcznik). Oltre a tutto ciò, qui usiamo anche la lavatrice (pralka).
La camera da letto (sypialnia) è il nostro dulcis in fundo. Il re è inevitabilmente il letto con i suoi cuscini (łóżko, poduszka), ma anche qui non mancano altri oggetti come il comò (komoda), l’abat-jour (abażur), l’armadio (szafa) con i suoi vestiti (ubrania), o degli scaffali (regał). E infine, la finestra è provvidenzialmente provvista di una tenda (zasłona), per tutelare il nostro sonno o la nostra privacy…

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Le opinioni degli osservatori sullo stato di diritto in Polonia

182.1 Satira KaczynskiGiusto qualche giorno fa abbiamo rivissuto in dettaglio le fasi salienti del confronto tra la Commissione Europea e la Premier polacca Beata Szydło sul delicato tema dello stato di diritto in Polonia. In base ai contenuti dei temi dibattuti a Bruxelles è innegabile che certe riforme attuate dal governo di Diritto e Giustizia (PiS) non hanno dato uno slancio alla libertà e all’indipendenza dei poteri nel Paese. Ciò non vuol dire necessariamente che prima era tutto rose e fiori: il governo precedente di PO aveva usato durante la sua legislatura alcuni suoi tentacoli sia con i media che con il posizionamento di stretti collaboratori nelle posizioni presidenziali di diversi enti pubblici, conoscendo tuttavia una crescita economica con il costante aumento di investimenti esteri. L’attuale governo di PiS aveva l’occasione d’oro – ce l’avrebbe ancora se solo rivedesse il suo approccio – di rimediare ai deficit dei predecessori ponendo le basi per la costruzione di una maggiore libertà e indipendenza di istituzioni ed enti pubblici, ma invece sta rovesciando la frittata a suo favore usando i suoi, di tentacoli, e in modo decisamente più invasivo. Il rischio è quello di dare un’immagine della Polonia più instabile sotto il profilo dello stato di diritto, e forse meno invitante per gli investitori a causa delle ideologie protezioniste ostentate. Insomma, se si vuole dare imparzialità e pluralismo in TV bisognerebbe migliorare la trasparenza dei concorsi, e non eliminare un consiglio d’amministrazione e subordinare le uniche tre nomine al governo. Se si vuole riequilibrare la Corte Costituzionale, lo si fa nel corso del tempo attraverso le regole di garanzia già esistenti sulla nomina dei giudici costituzionali, e non approfittare dell’incostituzionalità della nomina di tre giudici del precedente governo per spodestarne con un colpo di mano parlamentare altri due legittimamente eletti.
Se estendiamo le riflessioni su alcuni temi sociali, nel precedente contributo dicevamo che la Szydło ha assunto delle posizioni comprensibili sulle capacità strutturali di accoglienza di profughi già usate per i numerosi ucraini, su operazioni di assistenza come il baby-bonus di 500zł promesso in campagna elettorale, e in generale sulla volontà di avere un occhio di riguardo a quelle fasce deboli della società che PO ha colpevolmente trascurato. Tuttavia ci sono altri atteggiamenti decisamente più discutibili. Un’azione poco conosciuta dai più è la realizzazione del governo del licenziamento lineare di presidenti e direttori di tutti gli enti pubblici, operazione già iniziata e che dicono di concludere entro marzo. Se da un lato ci sono alcune posizioni presidenziali che gli addetti ai lavori sanno bene essere state occupate da “amici” del precedente governo con concorsi poco trasparenti e manovre sottobanco, è bene sapere che la maggioranza dei direttori e la quasi totalità dei vicedirettori non solo è al suo posto grazie a concorsi regolari, ma è gente distaccata da rapporti politici di sorta. Se PiS farà quanto dichiarato, il licenziamento di un direttore o vice-direttore vorrebbe dire negazione sia di una giustizia che di diritti per questi lavoratori, e una tale manovra fatta da un partito chiamato “Diritto e Giustizia” sarebbe un bel paradosso. Altro tema, un paio di mesi fa il governo voleva usare la sua mannaia per mano del Ministro della Cultura Gliński contro il direttore artistico del Teatro Polacco di Wrocław nel tentativo di bloccare l’opera della scrittrice austriaca e premio Nobel Elfriede Jelinek “La morte e la fanciulla”, in cui era prevista anche l’interpretazione di un atto sessuale. Per fortuna di chi liberamente ha scelto di pagare il biglietto e assistere allo spettacolo, la censura di stato non è riuscita e lo spettacolo si è potuto svolgere. E ancora, in queste settimane il Parlamento sta lavorando su una severa legge anti-aborto, aborto che già ora in Polonia è vietato eccetto casi di gravi malformazioni del feto o di pericolo di vita per la madre, e che tuttavia PiS vuole inasprire ulteriormente. Quanto ai diritti civili per le coppie LGBT, è una tema non all’ordine del giorno, riducendo la Polonia a unico stato in Europa a non avere una regolamentazione in merito – dando per scontata la modernizzazione dei diritti in discussione ora in Italia -. A tutto ciò aggiungiamo la scelta strategica sull’uso del carbone, già intrapresa dal passato governo, ma che PiS vuole consolidare e potenziare sia per la produzione di energia sia per il riscaldamento domestico, vista la massiccia presenza di miniere di carbone utile per il mercato interno e per l’esportazione. Il carbone però è la prima causa dell’inquinamento atmosferico nel Paese, che lo rende tra i peggiori in Europa. Un incentivo a sostituire gli obsoleti riscaldamenti a carbone dei vecchi edifici con impianti più moderni sarebbe stato provvidenziale: avrebbe coinvolto soprattutto la parte più indigente della popolazione (che PiS dice di voler aiutare), avrebbe giovato alla salute di tutti, e il governo avrebbe dimostrato di essere più sensibile e lungimirante del precedente governo quanto alla salute dei suoi cittadini.
182.2Queste sono alcune delle principali informazioni con cui ci si può fare un’idea sull’attuale situazione politica e sociale in Polonia. Come corposa cornice vi proponiamo dal giornale indipendente politico.eu le principali due posizioni politiche, e le diverse analisi critiche di alcune autorevoli personalità nel campo della politologia e della storia. Per chi vuole un quadro completo, è da leggere fino alla fine.
Guy Verhofstadt, europarlamentare dei liberaldemocratici, ex-permier belga dal 1999 al 2008 – “Dopo l’Ungheria pensavamo di aver visto tutto. Ma in appena poche settimane il presidente polacco Duda e la premier Szydło sono riusciti a piazzare il loro Paese in un percorso rovinoso. Epurazioni nei servizi di intelligence e in polizia, misure per indebolire la Corte Costituzionale e ora il licenziamento di manager della TV pubblica hanno creato un’atmosfera nociva in Polonia e angoscia al di fuori. Il Ministro degli Esteri Waszczykowski dice di curare il Paese da una “malattia” dopo “25 anni di indottrinamento liberale”, ma lui stesso mostra una seria mancanza di consapevolezza sui princìpi basilari della democrazia. Le misure che Varsavia sta prendendo non solo sono anti-liberali, ma sono soprattutto anti-democratiche e contrarie ai princìpi dello stato di diritto firmato dalla stessa Polonia durante il suo ingresso nell’UE. E’ chiaro che se un accordo di ingresso dovesse essere richiesto adesso, fallirebbe. D’altra parte i trattati europei non prevedono l’esclusione di uno stato membro. Inoltre, attualmente non c’è nessuna ragione per punire la Polonia e i polacchi per gli errori dei suoi leader. Fortunatamente la società civile polacca non si è convertita alla visione retrograda e nazionalista di Jarosław Kaczyński, leader di PiS e deus ex machina del governo polacco. La sua gente aspira a far parte di un grande stato europeo aperto al mondo e alla modernità. In decine di migliaia hanno marciato per le strade per protestare contro il crescente autoritarismo del governo di PiS, mentre il partito centrista pro-Europa Nowoczesna continua a dare voce alle paure dei polacchi. In questi tempi pericolosi il popolo polacco ha bisogno e merita il supporto dell’UE. Ci sono regole che consentono sanzioni per violazioni “serie e persistenti” dei princìpi dell’UE, in particolare rimuovendo temporaneamente il diritto di voto in Parlamento. La prima fase di questa procedura è stata l’ammonizione verbale, nella speranza che questi piani draconiani cadano prima che la situazione a Varsavia diventi fuori controllo. Ciò ha funzionato nel caso degli eccessi di Orban in Ungheria”.
Marek Magierowski, portavoce del presidente Andrzej Duda – “La sfida più importante nell’Europa di oggi è la crisi di responsabilità. Non si può guidare una nazione, lasciare da soli l’intero continente, se si rifiuta di prendere decisioni difficili. C’è una frustrante carenza di politici responsabili nelle élites dell’attuale Europa. Quando alcuni provano ad agire responsabilmente – come Andrzej Duda in Polonia – e segue i desideri e le richieste dei propri cittadini, un coro di indignazione riverbera improvvisamente a Bruxelles, Berlino o Vienna, con orribili storie su una “rottura di valori europei”. Perché un simile oltraggio? La risposta è semplice. Sostenendo il peso maggiore di riforme dure e attenendosi alle promesse elettorali, il presidente polacco svela l’irresponsabilità e l’indolenza dei politici che ora lo criticano. Quando Duda firma leggi attese dalla maggioranza dei polacchi, molti leader europei si sentono colpevoli per aver trascurato per anni le aspettative dei loro cittadini. E quando Duda parla del pericolo legato alle ondate incontrollate di immigrazione, i suoi colleghi europei preferiscono restare pigri e muti. Ma ironicamente, agli occhi di alcuni commentatori europei, è la Polonia che “viola i fondamenti della democrazia”. Gli eurocrati sono bravi a dibattere sulle quote di ricollocamento dei rifugiati, ma non sono capaci di rinforzare i controlli al confine. Sono bravi a marciare in protesta contro il terrorismo, ma incredibilmente inetti a proteggere la sicurezza della propria gente, come evidenziato dai recenti eventi di Colonia. Loro eccellono a dare lezioni di democrazia agli altri, ma hanno paura dei loro elettori. Quando è stata l’ultima volta in cui alcuni di loro si sono presentati a delle manifestazioni elettorali? Quando è stata l’ultima volta in cui hanno visitato un paese europeo impoverito, diciamo nella Polonia orientale? La democrazia non è darsi delle arie e puntare il dito. La democrazia è responsabilità. La nostra nazione è ora governata da politici che rendono conto agli elettori polacchi, non agli intellettuali tedeschi, britannici o francesi di sinistra. La democrazia in Polonia se la sta passando piuttosto bene”.
Adam Zamoyski, storico britannico di origini polacche – “L’elezione di Duda prima e di Diritto e Giustizia poi sono state riportate dai media internazionali come uno “sbandamento a destra”. Questo è molto fuorviante. La leadership di PiS è infatti profondamente segnata dalla cultura politica dell’era comunista. Le bravate notturne che caratterizzano la nomina dei nuovi giudici alla Corte Costituzionale e la determinazione nel mettere la museruola ai media è politica in stile puramente sovietico. In un ritorno ai giorni che furono, il Ministro della Cultura deciderà quali opere saranno messe in atto al prestigioso Teatro Vecchio di Cracovia. Il cuore di PiS non è capitalista: sono ostili all’economia di libero mercato, guardano agli imprenditori come speculatori e credono nel controllo governativo di tutto, incluso il diritto di proprietà. La loro politica fiscale è tutto tranne che di destra. Hanno promesso un giro di vite sulle banche, abbassare l’età pensionabile e dare massicci sussidi in contanti ai genitori per ogni figlio. Sono conservatori solo per il modo in cui guardano alle aree liberali della politica occidentale: con sospetto. Il loro conservatorismo è essenzialmente provincialismo, la loro politica populista. Battono il tamburo del patriottismo e parlano di preservare la sovranità nazionale, ma la loro idea di patriottismo è di rimuginare nel martirio della Seconda Guerra Mondiale, e il tema della sovranità è principalmente un’espressione di xenofobia. La loro idea di “valori polacchi” è selettiva: espongono lo stesso odio per le élites pre-belliche e i proprietari di terre così come fecero i loro predecessori comunisti, e in una recente intervista il Ministro degli Esteri Waszczykowski ha disprezzato ciclisti e vegetariani come a dire che sono non-polacchi. La loro vittoria nelle elezioni dell’ultimo anno non rappresenta nessuno sbandamento a destra da parte dell’elettorato. E’ stato il risultato del disincanto verso il governo precedente, percepito come incompetente, arrogante e non aggiornato. La gente ha votato PiS non tanto pensando ad un cambiamento, e molti di quelli che lo hanno fatto hanno già chiarito che non approvano certe azioni del nuovo governo. Ci sono anche molti ciclisti e vegetariani in Polonia”.
Agnieszka Kolakowska, filologa e traduttrice polacca a Parigi – “PiS è denigrato per l’abbracciare valori tradizionali e famigliari, il suo pizzico di euroscetticismo, il suo rifiuto di sottomettersi al bullismo dell’UE e della Germania in particolare, la sua enfasi sulla sovranità nazionale e la sua insistenza che la cristianità e la Chiesa hanno un ruolo pubblico da giocare in Polonia. Nessuno di questi necessita di indagini dalla Commissione Europea. PO ha nominato 5 suoi giudici alla Corte Costituzionale all’ultimo minuto, con alla fine 14 giudici su 15 nominati da PO. Ora ce ne sono 9. Non riesco a capire come questo possa essere meno democratico. Quando PO è salito al potere, hanno depurato i media nominando gente che si sarebbe messa in linea con il partito. Né la stampa straniera né la Commissione Europea sembravano infastiditi da ciò. I media pubblici erano indipendenti solo sulla carta. Erano infatti controllati da PO e seminavano un flusso infinito di propaganda anti-PiS. Gli elettori polacchi hanno vissuto otto anni di scandali, una corruzione incredibile, si sono sentiti trattare con arroganza e disprezzo, e hanno sentito una Polonia troppo accomodante verso l’UE. Erano stanchi di questo e volevano essere orgogliosi di essere polacchi. Gli elettori volevano porre fine al clientelismo e alla corruzione. Vogliono trasparenza e l’affermazione della loro sovranità”.
Wojciech Przybylski, capo-editore di Eurozine e presidente della fondazione Res Publica – “La nostra democrazia se la cava bene. Il problema è nello stato di diritto. La Polonia sarà in pericolo se il governo introduce le leggi ora solo ipotizzate o programmate, inclusa la revisione della Costituzione. Una legge passata nel dicembre 2015 limita i poteri della Corte Costituzionale, ostacolando un’istituzione radicata nella cultura democratica europea di pesi e contrappesi. Facendo così, PiS ha assunto più poteri di quanti ne ha assunti con le elezioni di ottobre, e lo ha fatto sotto false pretese. Il danno irreversibile è stato fatto da Duda quando ha rifiutato di accettare dei giudici nominati legittimamente nominandone di nuovi nel cuore della notte, appena poche ore dopo la loro elezione dal nuovo parlamento, lasciando nel limbo tre precedenti nomine. La sua decisione è stata sonoramente criticata dalla comunità di giurisprudenza nel Paese per aver violato la Costituzione. Ora il partito dominante vuole rinforzare i poteri centrali e danneggiare la privacy e i diritti umani attraverso una serie di nuove regole che limiterebbero il potere dei difensori civici e l’indipendenza dei pubblici ministeri. Sono già state approvate leggi che danno alla polizia il diritto di raccogliere dati privati su Internet senza alcuna supervisione giurisdizionale e permette a PiS di bypassare i corpi regolatori dei media stabiliti nella Costituzione. Un cambio della Costituzione è possibile in due modi: uno corretto, con una decisione consensuale di maggioranza e opposizioni, e uno “truccato”, senza l’opposizione, dal momento che sono necessari i 2/3 della maggioranza con la presenza minima in aula di metà dei parlamentari. PiS dice che questa seconda opzione è improbabile, ma di fatto hanno già intrapreso un percorso decisamente Orwelliano”.
Tomasz Wróblewski, editore del settimanale Wprost – I giornalisti della nostra redazione ricordano bene una sera dell’estate 2014, quando degli ufficiali dei servizi speciali hanno fatto irruzione nei nostri uffici chiedendo computer e attrezzature dove pensavano fossero state depositate conversazioni di politici del partito al governo. Le registrazioni dateci dalle nostre fonti rivelavano scioccanti casi di abusi di potere, inclusa una conversazione tra il Ministro dell’Interno e il capo della Banca Centrale in cui, in cambio di un taglio dei tassi d’interesse, il ministro prometteva l’eliminazione del Ministero delle Finanze e un aumento dei poteri al capo della Banca Centrale. Seguirono infinite interrogazioni, ma le indagini sono state archiviate solo di recente. I nostri giornalisti non sapevano che per diversi mesi le conversazioni dai loro telefoni privati erano intercettate. E’ difficile per noi trattare seriamente le accuse secondo cui il nuovo governo sta attaccando la nostra libertà d’espressione. Sono le stesse persone che hanno accusato i giornalisti di Wprost di pubblicare conversazioni registrate illegalmente. Per quelli che con entusiasmo hanno supportato il partito di governo, la perdita del loro lavoro sarà sicuramente un’esperienza spiacevole, ma non è la fine della democrazia. Il mercato dei media non include solo la TV pubblica”.
Jiri Pehe, analista politico, docente di studi dell’Europa Mediterranea all’Univ. di New York – “La Polonia sta diventando rapidamente una democrazia di tipo illiberale. Continuerà ad aderire ai meccanismi basilari della democrazia, come le tornate elettorali, ma continuerà a violare alcuni princìpi fondamentali del costituzionalismo liberale. Tutte le istituzioni che sono per definizione indipendenti dal governo nelle democrazie liberali, come i media, il potere giudiziario e la Banca Centrale, saranno sotto una crescente pressione. Gli sviluppi in Polonia mostrano come la concezione della democrazia sia ancora limitata in molti Paesi post-comunisti, in cui ci sono ancora larghi segmenti di società che desiderano ancora leader autocratici e sono intolleranti alle minoranze. Oltre 25 anni dopo la caduta del comunismo, non hanno ancora assimilato certi valori di democrazia. Queste società reagiscono all’integrazione europea con un timore che i populisti trasformano facilmente in nazionalismo militante. Tre Paesi dei quattro di Visegrad sono guidati da partiti populisti che non rispettano lo stato di diritto. Sta diventando evidente un grave errore dell’UE, che nel contesto del suo allargamento a Est avrebbe dovuto adottare misure di garanzia più forti, consentendo la sospensione di un qualsiasi stato membro il cui governo agisce nel non rispetto dello stato di diritto. La situazione è di tipo straordinario e non è detto che vi siano soluzioni”.
Harold James, docente di Studi Europei all’Università di Princeton – “La strategia di PiS è impressionante. La modifica silenziosa delle regole per aumentare le possibilità di vittoria alle prossime elezioni non è una pratica in disuso nelle democrazie, e alcuni commentatori hanno fatto riferimento ad altri Paesi (vedi l’Italia) dove i governi intervengono sui media. Ma le rapide azioni che il partito ha preso dopo la vittoria elettorale erano chiaramente pianificate per ottenere una reazione ostile da Bruxelles e dalla Germania. L’effetto combinato della sfida polacca con la reazione europea dividerà l’Unione, forse fino addirittura a distruggerla, rendendo i singoli stati vulnerabili dalle pressioni esterne – e la Polonia è vulnerabile -. In realtà, l’unica via per rispondere alle multiple sfide presenti in Europa è una risposta collettiva in cui Est e Ovest lavorino insieme. Ciò di cui si ha bisogno è un nuovo modo di pensare ai motivi per cui l’Europa è importante, e capire che importanti obiettivi non posso essere realizzati da singoli stati o a maggior ragione da singoli individui. Quale miglior punto per iniziare a ragionare se non con il reale fondatore della Polonia post-comunista, Giovanni Paolo II, che offrì la visione di un'”Europa dello spirito”? A seguito della rivoluzione politica del 1989, ha spiegato come le dimensioni politiche e costituzionali di un nuovo ordine europeo dovrebbero coinvolgere “la neutralità ideologica, la dignità della persona umana come fonte di diritti, la precedenza della persona sulla società, il rispetto per norme giuridiche democraticamente concordate, il pluralismo nell’organizzazione della società” “.

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Il faccia a faccia tra UE e Polonia per filo e per segno

Nell’ultimo quarto di secolo, da quando un elettricista navale chiamato Lech Wałęsa contribuì alla fine della Guerra Fredda, la Polonia è stata la prova del successo dei valori europei: una florida economia di libero mercato, un maturo potere regionale, una stampa pluralista e, con un sistema politico vivace anche se non sempre brillante, un membro influente dell’Unione Europea e della Nato. Ma ora la musica sembra diversa: subito dopo la salita al governo dettata dalla netta vittoria elettorale dell’ottobre 2015, il partito Diritto e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwość, PiS) ha approvato leggi che secondo molti esperti neutralizzano il potere giudiziario e limitano la libertà di stampa. Dal canto suo il governo, sicuro del suo mandato elettorale e della maggioranza assoluta in parlamento, liquida i critici come guastatori di sinistra e promette ulteriori cambiamenti. PiS dice che il suo lavoro è di pulire la Polonia da un élite liberale spesso corrotta e distaccata dai valori cristiani e patriottici. Da due mesi però quasi tutti i weekend migliaia di cittadini si riuniscono nei principali centri polacchi (il 23 gennaio erano 36 città, più altre 11 in giro per il mondo) per protestare contro le riforme di PiS, proteste che il governo dice essere organizzate da partiti oppositori e oscure forze economiche. Se i manifestanti fossero davvero spinti in piazza a pagamento, sarebbe una cosa grave su cui indagare, ma se sono adesioni spontanee dettate dal libero sentire, probabilmente l’identità dell’ente organizzatore rimane un fattore di poca importanza.
La Commissione Europea, che ha sollevato delle critiche su alcune azioni del governo polacco, si è riunita lo scorso 19 gennaio per parlarne insieme al Primo Ministro Beata Szydło. In quest’occasione è stata applicata per la prima volta la nuova procedura ultimata nel 2014 che va ad integrare l’originario articolo 7 sullo stato di diritto firmato e ratificato da tutti gli stati membri. La seduta è durata oltre due ore e mezzo, aperta dal Ministro degli Esteri olandese Koenders con un intervento di ampio respiro sul retroterra socio-politico europeo e polacco. Koenders ha ricordato a sé stesso e all’assemblea che l’Europa non è solo un club fatto di benefit ricevuti, ma anche un’unione di stati fondata su responsabilità e valori comuni; lo stato di diritto e il rispetto sono alcuni dei cardini dell’UE, e non sono valori scontati ma pazientemente costruiti, a volte con fatica; nessuno stato, UE inclusa, ha il monopolio sulla virtù o sul buon costume, tutti hanno i loro innegabili deficit, ma a questi si deve cercare di far fronte come in quest’occasione, con il dibattito democratico e la condivisione di valori concordati, ovvero con una miglior cooperazione tra gli stati membri, per migliorare l’UE ed evitare doppi pesi se ce ne sono. E’ solo grazie a ciò che per la prima volta nella storia vige in Europa uno stato di pace così duraturo, e l’implosione dell’Unione Europea porterebbe solo un regresso e un ritorno a egoismi nazionali che rischierebbero di degenerare. Koenders ha sottolineato la propria ammirazione verso un popolo che più di tutti ha sofferto le guerre in Europa, la doppia cancellazione della propria sovranità nella storia, e il sacrificio di molti suoi soldati per la liberazione di alcuni stati nel 1945 (tra cui la sua Olanda); la Polonia si è risollevata tenacemente ancora una volta dopo la caduta del Muro di Berlino, e il suo ingresso nell’Unione Europea le ha dato quella marcia in più che l’ha portata ora nel cuore dell’Unione. Koenders non ha potuto tuttavia negare il contrasto tra i valori nobili del popolo polacco degli ultimi due secoli e la situazione attuale, ma ha precisato che questo dibattito non nasce con il recente caso polacco, dacché già dal 2013 alcuni stati come Finlandia, Danimarca e la stessa Olanda premevano per organizzare in ambito UE dibattiti e seminari su diritti fondamentali dell’uomo e stato di diritto (iniziativa che in quest’anno si tradurrà in alcuni convegni tra il febbraio e il giugno di quest’anno).
Con il vice-presidente della Commissione Europea, l’olandese Frans Timmermans, si è entrati più nel vivo con la descrizione delle tre cause alla base di una potenziale precarietà dello stato di diritto in Polonia: 1) la disputa sul numero di giudici della Corte Costituzionale eleggibili da un governo, tema che avrebbe dovuto essere affrontato e risolto internamente dalla Corte stessa e non con l’ingerenza del potere legislativo; 181. Szydlo-Timmermans2) la rimozione simultanea del presidente e del vicepresidente della Corte ad opera del nuovo governo con voto parlamentare attuato il 28 dicembre; 3) la riforma dei mass media, con il controllo diretto di quelli statali da parte del Ministero del Tesoro, fatto che minerebbe alla piena libertà di espressione e per estensione alle basi per un compiuto stato di diritto. Per garantirlo, dice Timmermans, è necessario che la Corte Costituzionale funzioni e lavori in libertà e indipendenza per valutare la costituzionalità o meno delle riforme attuate dal governo; per due volte la Commissione ha inviato delle richieste di chiarimenti alla Polonia, ricevendo in cambio risposte incomplete e segnate da un tono di confronto invece che di cooperazione, cooperazione che invece la Commissione auspica. Timmermans ha puntualizzato due dettagli fondamentali per il corretto prosieguo del dialogo: il primo è che questo tipo di procedura è stato concepito con lo scopo preciso di prevenire dei problemi solo in base a dati e fatti concreti, facendo capire che non si stanno prendendo azioni pregiudiziali nei confronti del governo polacco; il secondo è che la Commissione non mette in dubbio la sovranità della Polonia così come quella degli altri Paesi, in linea con le responsabilità e i doveri descritti nei vari trattati ufficiali che gli stati stessi – Polonia inclusa – hanno accettato, firmato e ratificato.
Il momento atteso era ovviamente la difesa di Beata Szydło, che nei suoi ben quattro interventi ha espresso come l’attuale governo polacco creda nell’Unione Europea e sia disponibile ad aiutarla in situazioni difficili. Il suo governo si dice aperto al dialogo e alla collaborazione, vuole dare all’UE fiducia e aiuto così come dall’UE si vuole rispetto della sovranità interna. Dopodiché ha cercato di entrare nel merito del dibattito giustificando l’operato del suo governo anche con motivazioni non propriamente legate ai temi in discussione, e sollevando tuttavia altri punti interessanti che meriterebbero più attenzione da parte dell’Europarlamento. La Szydło ha detto che il suo governo sta rispettando la Costituzione, non presa sottogamba come qualcuno pensa, e che la Corte Costituzionale sta funzionando normalmente poiché la sua composizione vedeva una pesante maggioranza di nominati da parte del precedente governo centrista di PO, e che per questo urgeva un riequilibrio. Continua dicendo che la modifica della norma rispetta gli standard UE ed è una conseguenza della legge del giugno 2015 sulla Corte Costituzionale fatta dal governo precedente. Tale legge è stata ritenuta parzialmente incostituzionale dalla Corte stessa nel dicembre 2015 (si noti che tale sentenza lascia capire come la Corte non fosse asservita al governo precedente come PiS dichiara a gran voce). In quanto ai media, l’intenzione dichiarata dalla Premier è dare pluralismo e renderli imparziali, e per questo era necessario rompere il legame tra il consiglio di amministrazione e gli editori. Insomma, pur apprezzando le parole di Koenders, per la Szydło lo stato di diritto c’è, i cittadini possono frequentare le sessioni parlamentari e parlare, e gli affari polacchi devono essere gestiti in Polonia, uno stato che non merita di essere monitorato poiché non vuole destabilizzare l’UE ma anzi la vuole aiutare da attrice protagonista.
Le argomentazioni della Premier polacca hanno incluso anche dei temi non all’ordine del giorno ma utili per la propria difesa, come il voler risolvere il disagio di numerosi pensionati, poveri, malati e disoccupati che per diversi motivi si sentono lasciati indietro. In molti hanno notato la poca attinenza di questo passaggio con gli interventi sulla Corte e sui mass-media, tanto che la Szydło stessa non calca troppo la mano. Il ritornello costante invece – in almeno sei occasioni – è stato un altro: il governo polacco è lì grazie ai cittadini che hanno votato in delle libere elezioni democratiche. Un tormentone superfluo non solo perché le due riforme così come sono state fatte non erano nel programma elettorale di PiS, ma anche perché nessuno ha mai messo in discussione la legittimità della vittoria elettorale, come diversi parlamentari hanno continuato a farle notare durante la seduta. Ci sono altre due tematiche lontane dai temi della Corte Costituzionale e dei media polacchi, che però porterebbero dei punti a favore della Szydło almeno da un’ottica di buonsenso. La prima è legata ad una certa iniquità di trattamento tra i vari stati membri dell’UE, un sentimento percepito – a torto e a ragione – da una certa fetta dell’Europa orientale e meridionale. La seconda sono i criteri con cui impostare la spartizione dei profughi, con l’esclusione dai calcoli europei di alcune centinaia di migliaia di ucraini riversatisi in Polonia negli ultimi due anni per i disordini che ben sappiamo.
Tra i vari parlamentari intervenuti c’è chi ha ammesso certe lacune dell’UE in campo sociale e la necessità di fare meglio, ma sia questi che altri rappresentanti hanno ribadito alla Szydło l’importanza dei fondamenti su cui si poggia la UE, lo stato di diritto, i valori condivisi, la riconciliazione, la cooperazione, i doveri e le responsabilità, firmati da tutti, che devono sempre prevalere sui rancori, gli egoismi e gli autoritarismi illiberali. Il nodo cruciale del dibattito si è toccato quando Timmermans ha ripreso le repliche della Szydło coniugandole con le azioni del governo polacco. Capitolo Corte Costituzionale: c’è pieno accordo sul fatto che una Corte equilibrata sia necessaria, ma necessaria deve essere anche l’indipendenza. PiS ha eletto cinque giudici, e con la modifica legislativa appena apportata ha dato a tre di loro il potere di veto, limitando di fatto il pieno svolgimento delle funzioni della Corte. Nei suoi interventi la Szydło ha fatto sempre riferimento alla sentenza della Corte del 3 dicembre, che ha invalidato le nomine in eccesso fatte dal precedente governo, ma Timmermans ha citato la sentenza del 9 dicembre, con cui la Corte polacca, pressata, ha annullato la nomina di altri giudici precedenti, inclusi quelli nominati da PO in modo legittimo. E’ da questo fatto che si auspica la piena separazione tra i tre poteri e la piena applicazione del tripode composto da diritti umani, stato di diritto e democrazia: non si può usare uno dei tre piedi contro un altro (come in questo caso, usare la democrazia contro lo stato di diritto), pena l’instabilità del tripode, quindi dello stato. Tra le varie difese del governo polacco c’è quella secondo cui anche PO ha fatto degli errori non di poco conto. E’ una cosa vera e innegabile – per quanto in pochi a suo tempo ne parlassero. Ma Guy Verhofstadt ha ricordato che probabilmente PiS è stato eletto per fare meglio di PO, non per fare gli stessi errori. Anche in quanto alla riforma dei mass-media, Timmermans ha messo le cose in chiaro: prima c’erano sette elementi di amministrazione e supervisione dei mass-media pubblici, due scelti dai ministeri della cultura e dell’economia e i restanti cinque mediante concorsi. Con la nuova legge tutto è stato ridotto a tre membri, tutti eletti per nomina personale del Ministro del Tesoro.
Con la fine della seduta, il prossimo appuntamento sullo stato di diritto in Polonia è costituito dalla disamina da parte della Commissione di Venezia, un gruppo di esperti che fornisce assistenza giuridica e consulenze agli stati membri dell’UE in quanto a democrazia, diritti umani e stato di diritto. In sede parlamentare è stato ricordato che la Polonia è ancora in tempo per anticipare la Commissione e smussare le riforme eliminando gli elementi di ingerenza, altrimenti dovrà essere affiancata giocoforza dalle consulenze della Commissione stessa. Una curiosità: per l’annuale convegno sui diritti fondamentali della Legge, il 19 e 20 maggio prossimi la stessa Commissione sarà proprio a Varsavia, in occasione dei trent’anni della Corte Costituzionale polacca, e l’atmosfera che si respirerà è un mistero, per ora. Intanto la carne sul fuoco del Parlamento europeo è già tanta: oltre allo stato di diritto, si sono aggiunti la distribuzione dei profughi e il rischio del fallimento di Schengen. Nella riunione informale dei Ministri degli Esteri dell’UE del 26 gennaio la Polonia ha annunciato di porre il veto nel caso in cui il computo non venisse fatto in modo corretto. Inoltre, le fresche iniziative “protettive” prese singolarmente da nazioni come Svezia, Danimarca, Slovenia e Austria indicano come il tema delicatissimo delle frontiere debba essere affrontato in modo deciso ma collettivo e responsabile, cosa che non sta ancora succedendo. Se a questo ci mettiamo anche il tanto imminente quanto poco conosciuto intervento militare che l’UE sta per intraprendere in Libia, il futuro è veramente imprevedibile. Vedremo cosa ne verrà fuori.

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“Non è un Paese per giovani”: siate l’italiano in Polonia del film

La fuga degli italiani all’estero sta inesorabilmente crescendo, non è la prima volta che ne parliamo. I dati Aire dicono che solo nell’ultimo anno l’aumento degli iscritti è stato del 3,3%, per un totale di oltre 4mln 636mila persone. Il fenomeno è stato ancora più accentuato nel 2014, con un aumento del 7,6% rispetto al 2013. Di questo se n’è accorto il regista Giovanni Veronesi, conduttore della trasmissione radiofonica “Non è un Paese per giovani” in onda su Radio2. Veronesi inizierà a girare nelle prossime settimane le riprese del suo nuovo film, che affronterà proprio il tema dei ragazzi italiani che vanno vivere all’estero e porterà il titolo omonimo “Non è un Paese per giovani”.
VeronesiIl regista stesso ha chiesto allo staff di italiani all’estero Goodbye Mamma di cui QuiPolonia&Italia è co-fondatore di aiutarlo a trovare dei giovani under 30 (massimo 20 persone) che vivono all’estero e che volessero comparire nel suo film.
Queste sono le regole del gioco. Il filmato deve essere realizzato:
1) Tenendo in mano il telefonino o la telecamera se siete da soli, o facendovi aiutare da qualcuno con un’inquadratura che faccia vedere bene il luogo dove vi trovate e che rappresenti in qualche modo la città in cui vi trovate.
2) I filmini vanno realizzati di giorno e non di notte e dovete avere l’accortezza di controllare il sonoro prima di spedirlo.
3) Nel filmato dovrete raccontare il perché ve ne siete andati dall’Italia, cosa state facendo adesso in quel posto e un saluto finale.
4) Il tutto entro 30 secondi.
5) Il tono della voce deve essere chiaro e comprensibile.
6) Se volete potete anche muovere la telecamera e mostrare il posto in cui vi trovate.
I filmati che verranno scelti saranno la cornice iniziale e finale del film, prima di uscire nelle sale verranno contattati i ragazzi per far firmare loro una liberatoria e i loro nomi verranno messi nei titoli con un ringraziamento a parte. L’idea è avere un ragazzo per ogni Paese, quindi se siete interessati a rappresentare la Polonia (o un altro Paese estero in cui vivete) potete mandare il vostro video a quipoloniaeitalia@gmail.com. Noi lo inoltreremo direttamente a Veronesi (i protagonisti selezionati ovviamente verranno ricontattati per dare la liberatoria).
Il regista pare avere a cuore questo fenomeno. Al Corriere ha detto: “Grazie alla radio ho toccato da vicino l’esodo lento e inesorabile dall’Italia: 100mila ragazzi all’anno. Salteremo una generazione. E non è solo una questione economica. Un diciottenne che è andato in Argentina mi ha spiegato: non vado dietro a uno stipendio ma per seguire la speranza di un futuro”. L’Aire ha registrato che negli ultimi 10 anni l’aumento dell’emigrazione si attesta al 49,3%, e la vera notizia è che non si tratta solo di meridionali. Il 48,6% di emigranti che parte dal Sud e dalle Isole, e il 15,4% originario del centro-Italia, fanno capire che a lasciare il Nord è ben il 33,2%. Più eterogeneo rispetto al passato è anche l’identikit di chi scappa dal Bel Paese: il 59% non sono sposati, il 56% sono uomini, solo il 35,8% ha tra 18 e 34 anni.

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Come aprire un’attività in Polonia (NIP, REGON)

Tra crisi dell’economia occidentale, delocalizzazioni e disoccupazione, oggi nel mondo del lavoro regna il caos che vediamo intorno a noi e che in molti si risparmierebbero volentieri. Se a questo aggiungiamo lo sviluppo turistico ed economico che i grossi centri polacchi stanno conoscendo da 20 anni a questa parte, ecco che si spiega come mai cresce non solo il gruppo di italiani pronti a farsi assumere nel quadrato dell’Aquila Bianca, ma anche il numero di piccoli e medi imprenditori che considera la possibilità di aprire una propria attività in loco. In passato abbiamo visto cosa serve per soggiornare e lavorare in Polonia (permesso di soggiorno, residenza, PESEL). In quest’articolo invece tracceremo delle linee-guida utili per capire come ottenere una partita IVA, sia essa un’attività individuale o una società. Nel corso di questi anni lo stato ha fatto molto per cercare di semplificare la macchina burocratica, tanto che la procedura è riassunta con la definizione “jedno okienko“, riferito alla possibilità di risolvere il tutto presso un unico sportello in 24 ore. E’ davvero così? Per le entità fisiche e civili in teoria sì, ma vediamo i particolari in cinque tappe esplicative.
  1. I codici NIP e REGON (la partita IVA)
Il passo fondamentale per aprire una partita IVA è l’iscrizione al Centralna Ewidencja i Informacja o Działalności Gospodarczej (CEIDG), un dipartimento generalmente situato nell’ufficio comunale della città di riferimento (Urząd Miasta). Nella prima parte del formulario CEIDG-1 si compilano diversi dati personali, tra cui l’indirizzo della propria residenza polacca. Ciò vuol dire che prima di registrarsi al CEIDG o contestualmente a ciò è opportuno richiedere e ottenere almeno una residenza temporanea: una copia del CEIDG-1 compilato viene inviata al distretto locale di competenza che confermerà o meno l’identità del richiedente. Tale conferma di norma si riceve entro 24 ore lavorative, e se l’applicazione contiene errori se ne richiede la correzione, da effettuare entro sette giorni. Piccolo appunto: alcuni recenti ritocchi normativi fanno sì che il codice PESEL (l’omologo del nostro codice fiscale) non sia più necessario. Tuttavia è un dato che consigliamo vivamente di richiedere sia per eventuali operazioni future e sia perché non comporta spese o complicazioni di sorta. In caso non lo si possedesse, è possibile farne richiesta sulla base della propria residenza polacca con un secondo semplice formulario spesso fornito dai dipartimenti dell’Urząd Miasta in cui ci si trova. Quel che è cruciale con la registrazione al CEIDG è la creazione della partita IVA vera e propria, che in Polonia consta di due codici, il NIP e il REGON.
Il NIP è il Numero Identificativo del Contribuente (Numer Identyfikacji Podatkowej), ed è sempre di 10 cifre. Proprio come per la partita IVA italiana, il NIP deve essere riportato ogniqualvolta si effettui la dichiarazione dei redditi e in genere nelle documentazioni a fini fiscali o burocratici. A rilasciarlo è l’ufficio fiscale (Urząd Skarbowy) dopo aver ricevuto una copia del CEIDG-1 compilato, e lo invia alla persona richiedente via posta. Una piccola curiosità: il NIP in principio era necessario per tutti i contribuenti a fini fiscali (insieme al PESEL); una prima riforma applicata il 1° settembre 2011 obbligava solo chi ha una propria attività ad avere anche il NIP, mentre per i lavoratori non aventi attività in proprio era sufficiente il PESEL. Tuttavia dal 1° marzo 2015 una sorta di piccola controriforma non obbliga più le aziende a inoltrare richiesta per il PESEL per i neo-assunti stranieri, dunque per il versamento dei contributi e delle tasse tendono a rivolgersi piuttosto all’ufficio fiscale per la creazione del NIP (riferimenti anche nella prima metà di quest’altro articolo). Attenzione: chi avvia un’attività operante anche in altri stati dell’Unione Europea, deve richiedere il cosiddetto europejski NIP, che si ottiene all’Urząd Skarbowy successivamente all’iscrizione al CEIDG e attraverso il formulario VAT-R/UE, atto a registrarsi come debitori di imposta. Ci torneremo nell’ultima parte.
Oltre al NIP, con il CEIDG-1 si richiede anche il codice REGON. REGON è l’acronimo di Rejestr Gospodarki Narodowej, è un altro codice obbligatorio poiché attesta la registrazione della propria attività al Krajowy Rejestr Urzędowy Podmiotów Gospodarki Narodowej, un registro ufficiale nazionale facente parte dell’Ufficio Principale di Statistica (Główny Urząd Statystyczny -> GUS). Di fatto è necessario solo per fini statistici e di raggruppamenti settoriali delle varie attività, per i rapporti con lo ZUS (Zakład Ubezpieczeń Społecznych, omologo dell’Inps) e con la propria banca. Niente di pragmaticamente utile. Ci sono due tipi di REGON, uno di 9 cifre per attività operanti in un unico voivodato, e uno di 14 per aziende che si trovano in più regioni (le prime 9 cifre rimangono sempre le stesse, e le ultime cinque cambiano in base alle varie sedi dislocate sul territorio nazionale).Quindi il formulario CEIDG-1 viene inviato anche al GUS che nel giro di sette giorni recapita il REGON al richiedente, via e-mail per le persone fisiche, e via posta per quelle giuridiche. Si può anche controllare l’esistenza del proprio REGON sul sito ufficiale del GUS, e chi desidera richiederne un certificato – gratuito – deve recarsi al centro GUS più vicino (ce n’è uno per regione). IMPORTANTE: la procedura dell’unico sportello (quindi del solo formulario CEIDG-1) è praticabile solo per le persone fisiche; per le società invece (che elencheremo tra due paragrafi) è necessario recarsi di persona anche in un altro ente, il Krajowy Rejestr Sądowy, un Registro Nazionale dove si completa la richiesta sia del NIP che del REGON compilando un formulario KRS ad hoc che sarà inoltrato sia all’Urząd Skarbowy che al GUS. Una sezione è riservata alle coperture sanitarie fornite dallo ZUS, ma è prudente andarci successivamente di persona per definire alcuni dettagli, che vedremo più tardi. A titolo di curiosità, sempre nell’ottica della semplificazione voluta dallo stato, dal 1° dicembre 2014 questo formulario KRS sostituirebbe i formulari NIP-2, RG-1, KRS-Z3 e quello sullo ZUS (ve ne sono di quattro tipi, che vedremo in seguito), ma a seconda della situazione cui ci si trova, gli uffici addetti potrebbero richiedere di compilare uno o più di questi tre formulari citati, tuttora disponibili. Altri formulari complementari potrebbero essere necessari a seconda dei connotati della società che si desidera avviare. Per ragioni di spazio non ci soffermeremo su questo, ma generalmente tutto si risolve in loco senza il rischio di diventare succubi della burocrazia.
Tornando nel merito della compilazione del formulario CEIDG-1, è fondamentale avere già ben in testa che cosa si vuol fare, dacché tra i dati da compilare nel modulo CEIDG-1 c’è il nome della propria attività. Nel caso di partite IVA fisiche è obbligatorio indicare il proprio nome e cognome (es: “Ristorante Bella Italia – Mario Rossi”). Tale denominazione è necessaria solo nei rapporti con istituti e uffici pubblici e fiscali; a fini pubblicitari e commerciali non si è tenuti a indicare il proprio nome (e si può citare semplicemente “Ristorante Bella Italia”). Inoltre, si devono indicare i settori commerciali in cui l’attività vuole estendere il suo raggio d’azione (scegliendo da un’apposita lista, la Polska Klasyfikacja Działalności), motivo per cui sarebbe illegale fatturare per una commissione di un settore non indicato al momento dell’iscrizione (naturalmente qualsiasi dato relativo all’attività si può modificare, incluso il settore commerciale in cui si vuole operare – sempre con lo stesso formulario e a costo zero). Tra gli altri dati è richiesto il numero previsto di personale da assumere, la sede / le sedi, il conto bancario (personale o aziendale), le caratteristiche principali dei versamenti IVA e la comunicazione allo ZUS – l’INPS polacco – sull’apertura della nuova attività (torneremo su questi ultimi due punti nei paragrafi successivi). La domanda di registrazione al CEIDG si può presentare anche online con firma elettronica previa registrazione al sito www.ceidg.gov.pl, o per posta cartacea. Verosimilmente questo allungherebbe i tempi burocratici, motivo per cui suggeriamo di effettuare il tutto di persona. Ad ogni modo la firma definitiva avviene personalmente presso l’ufficio distrettuale (Urząd Gminy).
  1. Ditta individuale o società?
A seconda delle esigenze quindi si può aprire una ditta individuale, una società civile o una vera e propria società commerciale. Vediamo qui le varie forme disponibili con le principali caratteristiche strutturali e burocratiche:
– Firma jednoosobowa (Ditta individuale) -> Tempi di avvio: un giorno. Dichiarazione simultanea a ufficio fiscale (US), ZUS (l’Inps polacco) e registro nazionale (GUS) con un unico formulario. Registrazione gratuita. Capitale minimo non necessario. Facile cambio di profilo dell’attività. Contributi sociali e sanitari non dipendono dalle entrate (si può scegliere l’opzione più bassa e pagarla mensilmente a prescindere dalle entrate). Possibilità di sovvenzioni europee e finanziamenti dall’ufficio di collocamento. Responsabilità personale dei debiti con il proprio patrimonio (responsabilità estesa anche al coniuge, ma senza il suo patrimonio).
– Spółka cywilna (Società civile – non presente in Italia) -> Tempi di avvio: un giorno. Dichiarazione simultanea a ufficio fiscale (US), ZUS (l’Inps polacco) e registro nazionale (GUS) con un unico formulario. Registrazione gratuita. Capitale minimo non necessario. Proprietari due o più persone, che condividono solidalmente spese e profitti. Responsabilità personale dei debiti con il proprio patrimonio privato. Contratto tra i soci non necessariamente via atto notarile. Questa società non costituisce un ente: si basa sul codice civile e i soci suddividono individualmente tra loro le tasse.
Spółka jawna (Società in nome collettivo) -> Tempi minimi di avvio: due settimane. Capitale minimo non necessario. Costi di registrazione: da 1300zł. E’ necessaria l’iscrizione al registro KRS (a pagamento) della regione di competenza. Contratto tra i soci non necessariamente via atto notarile. Simile a spółka cywilna ma sotto la giurisdizione del codice delle società commerciali (e non quello civile). La denominazione della società deve contenere il cognome (o il nome attività) di almeno uno dei soci. Ogni socio risponde degli obblighi societari solidalmente con gli altri con il proprio patrimonio.
– Spółka partnerska (Partenariato – non presente in Italia) -> Tempi minimi di avvio: due settimane. Capitale minimo non necessario. Costi di registrazione: da 2300zł. Contratto tra i soci via atto notarile. E’ necessaria l’iscrizione al registro KRS (a pagamento). Formata da due o più persone abilitate ad una libera professione (medici, avvocati, architetti, traduttori, farmacisti, etc.). Come soci, solo persone fisiche e non giuridiche. Un partner non è responsabile per l’eventuale negligenza di uno degli altri partner. Sotto la giurisdizione del codice delle società commerciali (e non quello civile). Soci responsabili con il loro patrimonio solo sugli obblighi societari non legati alla professione. La denominazione della società deve contenere il cognome di uno dei soci e l’espressione “i partner/partnerzy”.
Spółka komandytowa (Società in accomandita semplice) -> Tempi minimi di avvio: due settimane. Capitale minimo non necessario. Costi di registrazione: da 2300zł. Contratto tra i soci via atto notarile. E’ necessaria l’iscrizione al registro KRS (a pagamento). Facile condivisione tra soci con diverse quote di capitale. Responsabilità limitata per obblighi finanziari: almeno uno è tenuto a rispondere agli obblighi societari con l’intero patrimonio, ma gli altri sono responsabili fino a quote prestabilite con i soci. Alti costi di contabilità. La denominazione della società deve contenere il cognome di uno dei soci e l’espressione “spółka komandytowa “.
Spółka komandytowo-akcyjna (Società in accomandita per Azioni) -> Tempi minimi di avvio: due settimane. Costi di registrazione: da 2800zł. Capitale minimo: 50.000zł. Contratto e statuto tra i soci via atto notarile. E’ necessaria l’iscrizione al registro KRS (a pagamento). Come da definizione, unisce i caratteri della società in accomandita a quella per azioni (composizione e gestione capitale, azionisti, consiglio d’amministrazione, etc.). Almeno un socio è tenuto a rispondere agli obblighi societari con l’intero patrimonio (accomandatario), e gli altri azionisti sono responsabili fino a quote prestabilite con i soci (nota bene: se il nome di un azionista è incluso nel nome della società, risponde degli obblighi societari così come l’accomandatario). La denominazione della società deve contenere il cognome di uno dei soci e l’espressione “spółka komandytowo-akcyjna”.
– Spółka z ograniczoną odpowiedzialnością (Società a responsabilità limitata) -> Tempi minimi di avvio: due settimane. Costi di registrazione: da 2800zł. Capitale minimo: 5.000zł. E’ necessaria l’iscrizione al registro KRS (a pagamento). Può essere composta da soggetti sia fisici che giuridici, ma anche da una sola persona. Contratto tra i soci via atto notarile. La società costituita è entità giuridica, e a rappresentarla è un consiglio di amministrazione, in cui possono esserci anche persone/enti diversi da proprietari o soci. Altri organi necessari dovrebbero essere l’assemblea degli azionisti e la commissione di vigilanza. Responsabilità limitata al capitale, alle quote e ai limiti prefissati nell’accordo tra i soci (no con patrimoni privati dei proprietari o soci). Vantaggi ma anche rischi penali in caso di fallimenti o illegalità. Costi legali e contabili più alti. La denominazione della società è libera, ma deve contenere l’espressione “spółka z ograniczoną odpowiedzialnością” (sp. z o.o.).
Spółka akcyjna (Società per Azioni) -> Tempi minimi di avvio: due settimane. Costi di registrazione: da 2800zł. E’ necessaria l’iscrizione al registro KRS (a pagamento). Capitale minimo: 100.000zł. Può essere avviata da una o più persone, ma non da una sp. z o.o. (cioè non da una S.r.l.). Struttura simile per certi versi ad una sp. z o.o.. Contratto e statuto tra i soci via atto notarile. La società costituita è entità giuridica, e a rappresentarla è un consiglio di amministrazione, in cui possono esserci anche persone/enti diversi da proprietari o soci. Per la sua funzionalità sono necessari consiglio d’amministrazione e consiglio di sorveglianza. E’ l’unica società che può cercare capitali attraverso la borsa e le obbligazioni. Azionisti non responsabili per gli obblighi societari, ma hanno diritto di riunirsi in assemblee per azionisti. Il costante bisogno di spese amministrative e consulenze contabili, finanziarie e legali la rende profittevole solo per grandi aziende. La denominazione della società è libera, ma deve contenere l’espressione “spółka akcyjna” (S.a.).
  1. Operazioni accessorie, varie ed eventuali
A seconda del tipo di attività che si apre, altre operazioni supplementari potrebbero rivelarsi necessarie o utili per raggiungere il proprio obiettivo. Determinate categorie commerciali infatti richiedono delle particolari licenze, delle concessioni o dei permessi. E’ il caso di chi vuol produrre o vendere: alcolici, energia e/o carburanti, servizi di sicurezza, tabacco, prodotti farmaceutici, armi o materiali esplosivi, guide aeree, etc. A seconda del tipo e della quantità di quanto appena citato vi sono differenti tariffe, che non approfondiamo per le solite ragioni di spazio, ma tutto è sempre risolto nei dipartimenti interni addetti dell’Urząd Miasta.
Conto bancario: prima accennavamo che può essere aziendale o personale. C’è da aggiungere che in teoria non è un elemento obbligatorio per l’apertura di un’attività. Tuttavia, è richiesto un conto bancario se si effettuano transazioni superiori ai 15.000€ al mese o se vi sono particolari tipi di transizioni in entrata o in uscita come in ambito contabile e fiscale (anche questi dettagli si definiscono seduta stante con l’ufficio competente). Per aprire un conto aziendale servono documenti personali e dell’attività aperta (iscrizione al CEIDG). A rigor di legge non è obbligatorio fornire il REGON alla banca, ma potrebbe comunque essere richiesto per uso interno. Alla creazione del conto si informano ZUS e Urząd Skarbowy.
Timbro: non è obbligatorio ma può essere utile per dare maggiore ufficialità e professionalità ai documenti. Per farlo è sufficiente l’iscrizione al CEIDG, e i costi sono modesti. Solitamente vengono riportati il nome dell’azienda con quello del proprietario, indirizzo, numero di telefono o pagina internet, NIP e REGON.
  1. ZUS – Previdenza sociale e contributi
Con l’iscrizione al CEIDG (e al KRS se necessario), si deve informare anche lo ZUS (Zakład Ubezpieczeń Społecznych), che ricopre le funzioni dell’Inail (assicurazione contro gli infortuni) e dell’Inps (in quanto a contributi pensionistici). Per stabilire i dettagli dei contributi da versare non nuoce recarsi appositamente – per legge entro sette giorni dall’avvio dell’attività o entro sette giorni dall’assunzione di un dipendente. Servono documenti personali, iscrizione al CEIDG, NIP, REGON (che dicevamo dovrebbero essere generati nel giro di 24 ore), e un conto bancario, necessario per pagare oneri sociali, coperture sanitarie, assicurazioni e fondo pensione. Il tutto si salda sempre entro il giorno 10 del mese successivo. Naturalmente è più agevole commissionare i calcoli delle varie coperture ad uno studio di contabilità, ma per capirne un minimo i meccanismi schematizziamo a mo’ di esempio alcuni numeri per un’attività individuale. Queste sono le coperture:
  1. Contributi per pensione (emerytalne), obbligatorio: 19,52%
  2. Contributi per invalidità (rentowe), obbligatorio: 8%
  3. Contributi per malattia e riabilitazione (chorobowe), opzionale: 2,45%
  4. Fondo di lavoro e della tutela dei dipendenti (fundusz pracy), obbligatorio: 2,45%
  5. Contributi sugli incidenti (wypadkowe), per chi svolge mansioni pericolose: 1,8%
E in più:
  1. Contributi per la salute (zdrowotne), obbligatorio (per usufruire di ospedali e istituti pubblici): 9%
Su cosa si calcolano queste percentuali? Per i primi cinque punti i contributi standard si versano in base alla retribuzione media mensile stabilita dallo stato (per il 2016 è di 4.055zł, nel 2015 era di 3.959zł) da cui si calcola una percentuale minima del 60% (per il 2016, 2.433zł). In parole povere, il totale delle sei coperture si aggira sui 1111zł mensili, circa 20zł in più rispetto al 2015. Tuttavia le persone fisiche che aprono un’attività per la prima volta godono di forti agevolazioni sul pagamento dei contributi per i primi due anni: oltre ad essere esenti dal pagamento per la copertura d, le percentuali delle altre quattro coperture si calcolano prendendo come parametro il 30% dello stipendio minimo (nel 2016 è di 1850zł, 100zł in più rispetto al 2015). E’ facile intuire che così facendo gli importi sono decisamente più bassi: il totale da versare è di circa 456zł, e dunque l’agevolazione è di circa il 60%. Piccolo appunto: la copertura f è l’unica a non offrire agevolazioni di sorta per i neoimprenditori, e si versa allo stato in modo autonomo dacché si ottiene prendendo come dato di partenza il 75% sul reddito medio nel settore imprenditoriale di appartenenza (per il 2015, 3.104,57zł. 9% = 279,41zł mensili).
Un altra situazione di grosso vantaggio si ha allorché un imprenditore è in possesso di un contratto da dipendente: in questo caso si paga di tasca propria solo i contributi per la salute (f), mentre il resto è coperto dal proprio datore di lavoro.
A seconda del contesto personale o societario è opportuno compilare uno dei seguenti formulari:
  • ZUS ZZA – chi ha contratti a tempo pieno e guadagna almeno il minimo mensile stabilito ogni anno dal Consiglio dei Ministri (per il 2016 la quota stabilita è di 1850zł – ogni anno in media cresce di poche decine di złoty);
  • ZUS ZUA – chi non ha altri lavori, o sono part-time, o si guadagna meno del minimo mensile stabilito;
  • ZUS ZFA o ZUS ZPA – per le società, dipende se civili o di capitale, e se ci sono uno o più azionisti.
Inoltre, entro 30 giorni dall’inizio dell’attività si dovrebbe informare, se necessario, l’Ispettorato del lavoro sul tipo di attività e numero di impiegati, così come bisognerebbe comunicare l’eventuale servizio di un commercialista, poiché successivamente per gli enti fiscali o previdenziali il referente sarebbe direttamente quest’ultimo.
  1. Ufficio Fiscale (Urząd Skarbowy) – IVA e Irpef
E’ da qui che i codici NIP sono generati e inviati ai richiedenti, ma abbiamo detto in precedenza che non è necessario ritirarlo di persona dal momento che lo si riceve via posta. Oltre a ciò, è a quest’ufficio che si versano le imposte IVA (in polacco VAT) e Irpef (podatki dochodowe). Se i passi precedenti sono stati fatti in modo corretto e completo, è possibile evitare del tutto di recarsi all’Urząd Skarbowy, ma se si volessero chiedere tutti i dettagli sulla tassazione e magari cambiare qualche impostazione, sarebbe bene farci un salto di persona poiché solo lì si possono avere informazioni certe e complete. Ritorna qui l’opportunità di servirsi dell’aiuto di uno studio di contabilità.
Come visto all’inizio di questo lungo percorso, nel formulario CEIDG-1 si devono già indicare modi e tempi sul pagamento dell’IVA, oltre a riportare chi e come presenterà i documenti contabili. Al di là di ciò, vediamo quali altri passi sono opportuni o necessari. Partiamo dalla registrazione come debitore d’imposta, tramite il formulario VAT-R: non è obbligatoria per le persone fisiche ma solo per le società. In questo formulario si indica anche se pagare ogni mese o ogni trimestre. Chi vuole il NIP europeo è tenuto a compilare questo formulario nella versione VAT-R/UE. Dal 1° gennaio 2015 questa registrazione è gratuita, e l’obbligo di chiedere la dichiarazione di conferma della registrazione è stato abolito. Tuttavia se si volesse avere tale dichiarazione, si porta la ricevuta di un bollo di 170zł versato all’ufficio distrettuale (Urząd Gminy) nello stesso territorio dove si trova l’ufficio fiscale.
Per il pagamento dell’IVA si possono effettuare versamenti mensili o trimestrali. Nel primo caso si compila il modulo VAT-7, mentre nel secondo si compila il VAT-7K. Queste imposte si devono versare entro e non oltre il 25 del mese successivo alla scadenza del mese/trimestre. In caso di società operanti in UE, si deve compilare anche il VAT-UE prima della fine del mese/trimestre in corso (si paga con bonifico bancario o in posta all’US).
Le imposte sul reddito (podatki dochodowe, l’Irpef polacco) invece si  pagano solo a intervalli mensili, entro il 20 del mese successivo. Non è necessario alcun formulario, si indica questo dettaglio solo nel CEIDG-1, dopo di che si paga all’US con bonifico bancario. Un passo importante da fare è scegliere la tipologia di tassazione calcolata sul guadagno ( = ricavi totali meno i costi di produzione). Si può optare per una tassazione lineare al 19% (liniowy) o per una generale (na zasadach ogólnych) che prevede uno scalone: un guadagno al di sotto dei 85.528zł annui consente una quota fiscale al 18%, mentre al di sopra di tale quota scatta un gradone al 32%. Dunque per scegliere l’opzione più opportuna bisogna prevedere all’inizio dell’anno le entrate della propria attività – ed evitare di fatto la supertassazione al 32% -. Ultimo ma non ultimo, la dichiarazione dei redditi, che le entità fisiche devono presentare entro il 30 aprile dell’anno seguente.
Torniamo a ribadire che queste sono procedure e linee-guida che, per quanto dettagliate, rimangono nell’ottica di un panorama burocratico generale che prevede anche casi particolari per attività e categorie specifiche. Ecco perché all’atto dell’apertura della propria attività in Polonia è bene chiedere una conferma agli enti preposti per evitare eventuali sorpresine.

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La Polonia in satira su Gazebo

E’ successo non molto tempo fa su RaiTre, una profezia in chiave satirica in cui si immagina un’invasione ai danni della Germania in un non lontanissimo 2026. Ma per quale motivo?278. La storia al contrario Il perché ha un peso molto più leggero di quanto si possa pensare. L’autore di questo schizzo è il vignettista satirico Marco D’Ambrosio, alias Makkox, che in una puntata del programma Gazebo ha sintetizzato in chiave paradossale la vittoria della destra conservatrice di Kaczyński alle ultime elezioni politiche del 25 ottobre.
Gazebo è un programma che racconta stralci di attualità sociale e politica, alle volte in chiave più seria, come nei casi di manifestazioni popolari, dei migranti, o di calamità naturali che coinvolgono una determinata comunità, e alle volte più leggera – fino ad arrivare alla satira -, come il seguire con curiosità alcuni eventi organizzati o partecipati da personalità di ogni appartenenza politica, da Alfano a Meloni, da Renzi a Salvini, non tralasciando alcun rappresentante che in quel momento sia sulla cresta dell’onda per un determinato motivo. Il tutto senza guardare in faccia a nessuno, e condito dalla verve romana umoristica e intelligente del videomaker Diego Bianchi, alias Zoro, e della sua squadra di autori e operatori al suo fianco. Una peculiarità di questo programma è la grande attenzione nei confronti dei social network (Twitter, Instagram, Facebook), e in particolare all’uso che ne fanno politici, giornalisti e personaggi/enti più o meno famosi o che “fanno rete”. Uno dei punti forti è costituito dalla social top10, una classifica dei dieci tweet o post più curiosi, sia per il contenuto in sé, sia per i commenti dei seguaci dello stesso personaggio/ente, spesso irriverenti e dissacranti.
Da qui nasce la nostra idea di coinvolgere voi lettori: commentate la vignetta di Makkox sulla Polonia come meglio credete scrivendo una battuta, un’osservazione, qualsiasi cosa che esprima la vostra opinione, sia essa esaltata, divertita o irritata. Potete scrivere il vostro intervento qui sul blog o sul nostro forum Facebook, e chissà che il vostro nome non possa finire dritto su RaiTre. Per farvi un’idea del programma, abbiamo preparato due brevi video, una social top10 trasmessa nella settimana di questo Natale, e un’altro ancora più divertente su un’insolita disputa tra abruzzesi e islandesi. Aspettiamo da tutti quanti più commenti possibili sulla vignetta dedicata alla Polonia. Proviamoci!

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