Un italiano in Polonia 4 – Olsztyn, insegnare e vivere a due passi dalla Russia

Con l’esperienza di un italiano in Polonia che andiamo a raccontare oggi osserveremo due peculiarità un po’ atipiche rispetto a quelle che si incontrano di solito. La prima è di tipo professionale: buona parte di noi trova un’occupazione in aziende più o meno grandi legate a settori commerciali, finanziari, contabili, di servizi alle aziende, oppure si tenta in vari modi la via della gastronomia. Qui invece raccontiamo come si può diventare insegnanti di italiano all’estero (si noti, non parliamo di chi si arrabatta con “lezioni” più o meno improvvisate). La seconda invece è relativa al luogo: non siamo nelle tanto spesso nominate Varsavia, Cracovia o Wrocław, ma in una città della Mazuria non nota all’estero dove Vincenzo ha deciso di stabilirsi, Olsztyn, a soli 85km dall’exclave russa di Kaliningrado.
277. Vincenzo FerrariVincenzo, presentati brevemente. Sono nato nel 1970 e originario di Civita, piccolo paese della provincia di Cosenza. Dopo aver studiato ragioneria mi sono iscritto alla facoltà di lettere a Bari, dove ho sostenuto una decina di esami. Con il tempo ho dovuto concentrarmi soprattutto sui lavoretti che già svolgevo per potermi mantenere, abbandonando di fatto gli studi. Ho svolto diverse mansioni qui e là in ristoranti, supermercati , fino a tornare nel mio paese per lavorare in una delle fabbriche principali della regione. Nel 2004 ho conosciuto quella che poi sarebbe diventata la mia ragazza, arrivata in vacanza da un’amica comune.
Dunque è tramite lei che hai conosciuto la Polonia. Possiamo dire che ha ricambiato le sue vacanze in Italia con le mie in Polonia, e sono stato per due settimane a Olsztyn. E così è nato questo rapporto.
Quindi è per lei che ti sei trasferito. Sì, ma non è stata una decisione avventata. Dopo alcuni mesi era inevitabile il dilemma su chi si doveva trasferire, lei in Italia o io in Polonia? Dal momento che lei aveva già un buon lavoro come insegnante di francese in una grande azienda, abbiamo pensato che la seconda opzione sarebbe stata migliore.
E con il lavoro come hai fatto? Come ti dicevo, ho fatto le cose con una certa razionalità. Dapprima ho pensato di sondare di persona il terreno e capire se era possibile trovare qualcosa di consono per me. Avendo un contratto da dipendente, ho preso sei mesi di aspettativa e mi sono trasferito ad Olsztyn con l’inizio del 2005. Dopo poco tempo, l’azienda dove lei lavorava aveva bisogno di un insegnante d’italiano per alcuni dipendenti. Così ho deciso di buttarmi e vedere come sarebbe andata. Era un corso intensivo di un mese, già avevo un po’ d’esperienza più che altro come lettore madrelingua, e i suggerimenti della mia ragazza mi hanno sicuramente aiutato.
E così hai scoperto in cosa potevi farti valere. Sì, quest’esperienza mi ha portato a specializzarmi in questo settore, e mi sono costruito quella che è la mia professione, ovvero l’insegnante d’italiano. Per farlo avevo bisogno di una qualifica, che ancora non avevo. Dopo essere tornato per un paio di mesi in Calabria per risolvere il contratto con la ditta per cui lavoravo, mi sono trasferito definitivamente in Polonia, dove nel frattempo avevo già inviato il mio CV a diverse aziende e scuole in cui poteva essere utile un lettore d’italiano. Tra una lezione e l’altra studiavo per ottenere il certificato Ditals, che includeva anche dei corsi di preparazione in Italia coordinati dall’Università di Siena. Dopo aver ricevuto nel 2008 l’attestato di insegnante di italiano come lingua straniera ho aperto la mia partita Iva, ma non ho mai chiuso le mie collaborazioni con le scuole di Olsztyn. Da allora faccio solo questo.
Ti piace? E’ un lavoro pesante? Sì, mi piace, però io faccio il possibile per trovare il giusto equilibrio tra numero di ore lavorate e guadagni. Dico questo perché vedo che alcuni lavorano ben più di otto ore al giorno, e non capisco ancora quanti lo facciano per piacere e quanti per la voglia o il bisogno di avere un guadagno maggiore o dignitoso.
Torniamo indietro, al tuo primo impatto con la Polonia. Come è stato? Il mio primo impatto confermava il pensiero che era un mondo molto differente dal mio, ma all’inizio avevo accantonato quest’osservazione perché avevo altre priorità a cui pensare. Solo con il tempo ho iniziato ad accusare il peso di certe differenze culturali, specialmente nel rapporto interpersonale.
Che cosa intendi? La dimensione da cui provengo è quella di una piccola comunità dove tutti si conoscono, cosa ben diversa da una città straniera di oltre 200mila persone. Io sono abituato a stringere le amicizie in modo più forte, ad incontri o contatti molto frequenti, mentre qui è più difficile, e ho notato che gli appuntamenti sono molto più rari. Ciò non significa necessariamente che siano più freddi, quanto al fatto che tutto sembra più “prestabilito”, più programmato. Forse dipende anche da un approccio diverso che si ha verso il lavoro, così intenso che alla fine non si ha neanche il tempo per dedicarsi ad altro. Io, finché posso, rifiuto eventuali ore extra di lavoro che possono togliere tempo al mio svago o agli incontri con altre persone.
…fino al punto da farti pensare ad un ritorno in Italia? Da una parte mi mancano delle cose, quindi ci penso sempre. In genere torno a casa due volte all’anno, ovvero ad agosto e durante le feste natalizie per trascorrerle con la famiglia, ma dall’altra parte se ci tornassi definitivamente non saprei cosa fare. Perciò per il momento sto bene dove sto, anche perché l’organizzazione del mio lavoro mi soddisfa, e in più oramai ho qui una mia cerchia di amici italiani. Mi ha fatto un certo piacere vedere il formarsi di una piccola comunità di italiani che fino a uno o due anni fa non sembrava ci fosse.
Come si è formata questa comitiva di italiani? Si è creata per caso. In un pub con un mio amico peruviano, abbiamo incontrato due suoi amici italiani, e tramite conoscenze a catena si è formata questa piccola comitiva. In realtà credo che l’intera comunità italiana a Olsztyn possa contare una trentina di persone, ma molti conducono una vita propria, c’è chi è pensionato, chi non vive qui in pianta stabile, e via dicendo.
E con il polacco come va? All’inizio ho frequentato un corso di sei mesi organizzato  per gli studenti Erasmus dall’università di Olsztyn, e successivamente la vita quotidiana e il lavoro mi hanno consentito di continuare ad apprendere e a praticare gradualmente la lingua. L’essere una persona molto affabile mi ha aiutato ulteriormente in questo, quindi posso dire che me la cavo. L’unica cosa in cui difetto è la lettura: su quello tendo ancora e leggere materiale in italiano.
Come valuti i salari e il costo della vita? I salari penso siano un po’ bassi, non tanto in relazione ai beni di prima necessità, quanto ad altri prodotti di consumo, come quelli tecnologici, dove i prezzi sono a livelli più europei che polacchi. Se penso a chi svolge lavori di manovalanza e guadagnano il minimo, anche 1200zl, si capisce che non rimane poi molto per vivere, specie se si paga un affitto.
Al di là del tuo settore, in generale credi sia facile trovare un lavoro in Polonia? Secondo me per avere un lavoro in Polonia è più facile se si è imprenditori, diversamente la strada potrebbe essere in salita, a meno che magari non si conosce il polacco o non si è specializzati in un determinato settore.
Capitolo stereotipi: quelli sui polacchi sono veri? Direi che in linea di massima non sono fondati. Sì, bevono un po’ più di noi, ma non sono degli ubriaconi. Le ragazze non sono facili, tutt’altro, nelle ragazze polacche ho notato molti più princìpi morali di quanto siamo portati a pensare.
Lati positivi della Polonia? E’ una bella nazione. Oltre a quanto ho detto prima, una volta superata la diffidenza iniziale, la gente è affabile. Bisogna solo attraversare questi pregiudizi che a volte hanno – per esempio verso noi italiani associati al dolce far niente o robe del genere.
E qualcosa di negativo? Quello che ho notato, almeno qui a Olsztyn, è che un razzismo latente è presente in una certa fetta della popolazione, specialmente se vedono un colore della pelle un po’ più scuro. Il trovarsi di fronte a un qualcosa di diverso, di estraneo, a volte gli fa questo effetto. L’impressione che ho è che in alcuni di loro gli stereotipi funzionano e anche in modo piuttosto radicato.
Cos’ha la Polonia che l’Italia non ha? Mi ricollego a quanto detto prima, forse proprio la voglia di fare, di mettersi al livello dei Paesi più industrializzati, cosa che noi non facciamo con la stessa determinazione, preferendo dormire sugli allori – allori che tra l’altro forse iniziano anche a mancarci.
E cos’ha invece l’Italia che la Polonia non ha? Il saper apprezzare ancora la lentezza, nonostante la globalizzazione stia forse soffocando un po’ questa dote.
La Polonia ti ha cambiato in qualcosa in questi 11 anni? Mah, forse nel modo di rapportarmi con le amicizie. Anche se non sono ancora così capace di tenermi distante così come si fa qui, quando torno in Calabria mi rendo conto di essere un po’ diverso, di non “buttarmi” subito, di aspettare un momento prima di aprirmi come di solito faccio. Per il resto, faccio il possibile per non rendermi troppo preda di altre cose che vedo a Olsztyn come la fretta o lo stacanovismo. Mi va bene così.

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4 risposte a Un italiano in Polonia 4 – Olsztyn, insegnare e vivere a due passi dalla Russia

  1. Eugenio Bevilacqua ha detto:

    Questa persona forse confronta la Calabria alla Polonia, di sicuro non l’Italia intera. Vivendo in Polonia e provenendo dal Triveneto posso dire che, se la sua impressione e’ corretta, il confronto dice molto sulla Calabria e poco sulla Polonia. Senza polemica, ma per vedere tracce di fretta e stacanovismo in Polonia (specie a Olsztyn e in genere fuori Varsavia) ce ne vuole…

    • vincenzo ferrari ha detto:

      Egregio Eugenio, non credo che vi sia bisogno di fare ogni volta delle premesse per cui quello che vado affermando non debba essere considerato verità inopinabile. Ma è pur vero che riguarda una posizione prospettica sulla cui validità rispetto a determinate situazioni non ci piove. E pertanto posso affermare che il 90% delle persone con cui ho a che fare conduce una vita in confronto alla quale quella di uno stacanovista appare alquanto “rilassata”: colleghe e colleghi che, oltre a lavorare nella scuola pubblica, fino a sera inoltrata impartiscono lezioni aggiuntive perchè hanno da pagare mutui et similia; allieve e allievi appartenenti alla cosidetta classe media che arrivano a lavorare anche dodici ore al giorno perchè anch’essi hanno da saldare certi conti e da mantenere un certo tenore di vita. Vogliamo parlare delle persone a me note che sono sotto trattamento di psicofarmaci causa stress da lavoro?

  2. Leucio ha detto:

    Con il massimo rispetto vorrei sapere quali sarebbero queste aziende e/o scuole di lingue che cercano e assumono insegnanti di lingua italiana (nel caso specifico: madrelingua italiana + laurea magistrale in lettere classiche + specializzazione + conoscenza b2 inglese, conoscenza b2 tedesco + conoscenza basica polacco), che non abbiano conseguito alcuna abilitazione, come mi pare di capire dalla lettura di questo articolo, a Olsztyn o in qualunque altra parte della Polonia.
    A me non risulta, avendo inviato decine e decine di curricula a scuole di lingue, istituti italiani e università in Polonia. Sicuramente l’errore è tutto dalla mia parte…

    • vincenzo ferrari ha detto:

      Egregio Leucio, con tutto il rispetto e non mettendo in dubbio le Sue competenze nel campo dell’insegnamento e il livello della Sua cultura, vorrei solo ricordarLe che nell’intervista è ben espresso che mi sono qualificato conseguendo il DITALS. In aggiunta Le vorrei ricordare che il sapere non è legato solo al possesso di titoli cartacei ma implica un lento meditato e lungo lavorio che si nutre di una vastissima esperienza sul campo coadiuvata sempre da un’analisi certosina e critica di una ricca letteratura, specialistica e non, cose queste ultime di cui credo Lei non manchi. E per finire, purtroppo non tutti abbiamo la possibilità di frequentare assiduamente gli studi grazie all’aiuto di genitori abbienti.

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