Wojciech Szczęsny, il “coso” che ha conquistato Roma

Ormai ci siamo affezionati anche noi. E’ già il terzo articolo in cui il giovane portierone polacco è al centro della nostra attenzione, il terzo videoarticolo, per la precisione. Nel primo ci siamo gustati una piccola prodezza balistica fatta in allenamento durante il torneo di Euro2012, mentre nel secondo – appena quattro mesi fa – si parlava del suo arrivo in prestito alla Roma e dei tentativi da parte dei romani nel pronunciare il suo cognome dalla fonetica proibitiva, divertendoci anche a paragonarli con una famosa scena del film comico “Jak rozpętałem drugą wojnę światową”, in cui un comandante tedesco provava invano a pronunciare “Grzegorz Brzęczyszczykiewicz”. Due missioni impossibili, sia per il comandante del film che per i tifosi della capitale.
Come accennato nel precedente intervento a lui dedicato, all’inizio una parte della tifoseria era preoccupata non tanto per il nome, quanto di essersi messo in casa un secondo Cassano, visto l’animo stravagante del ragazzo. Tra liti con l’allenatore, sigarette fumate negli spogliatoi, festini conditi dal cosiddetto “hippy crack” e passeggiate con tigre al guinzaglio, in effetti non si poteva dormire sugli allori. Nonostante tutto, Szczęsny si è fatto voler bene dai romanisti in pochissimo tempo: ancora prima di arrivare a Roma aveva già iniziato a studiare l’italiano “perché so che mi servirà molto in campo”, ma soprattutto, ha sposato in pieno la causa romanista – lo scudetto – con prestazioni maiuscole (e qualche papera). Come ciliegina sulla torta, la genuina simpatia e l’animo estroverso con cui mostra la sua antilazialità e l’attaccamento alla maglia giallorossa lo hanno definitivamente incastonato nei cuori dei tifosi.
Tornando ad ambiti più strettamente linguistici, oltre alle preoccupazioni miste alle buone speranze per il potenziale valore dell’acquisto, dicevamo che il suo arrivo aveva destato una certa ilarità per la pronuncia impossibile del suo cognome. 175. Szczesny Coso Nel videoarticolo dell’estate scorsa era da incorniciare l’intervento di un rivenditore di alimentari che, immaginando di dover attirare l’attenzione dell’atleta, aveva pensato bene di battezzarlo “ao’!“. La soluzione a cui si arrivò pochi giorni dopo non fu così lontana: “coso“. Szczęsny alias “Coso è un mucchio di consonanti” che è valso anche un fotomontaggio sui social, “perché tanto il cognome vero non lo impareremo mai”. C’è chi osserva che “per motivi contrattuali ogni anno la Roma deve avere in organico un portiere con un nome impronunciabile. L’anno scorso era Skorupski”, e altri supporters prontamente integrano l’intervento citando recenti predecessori come Dimitrios Eleftheropoulos, Tomas Švedkauskas e Maarten Stekelenburg. Ma a quanto pare quest’anno la storia è diversa dal momento che “le parate fatte finora gli permettono di farsi perdonare il cognome che c’ha”.
Morale della favola: se dagli spalti della curva Sud dell’Olimpico si incoraggia Szczęsny a suon di “daje Coso!“, e davanti alle telecamere i fan romanisti si cimentano con sana ironia a fare lo spelling del suo cognome, noi vogliamo tirare in ballo i tifosi della Fiorentina e invitarli a mettersi alla prova con il loro nuovo beniamino Jakub Błaszczykowski, evitando la facile scorciatoia di chiamarlo “Kuba”. Giallorossi e Viola si giocano lo scudetto, e anche distorsioni della lingua. Ma se il gioco si fa duro…

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