Elezioni 2015 in Polonia – QP&I su “Panorama”

Ci siamo. Mancano poche ore alle elezioni parlamentari del 25 ottobre che designeranno il nuovo Presidente del Consiglio della Polonia. Tra i vari candidati in corsa, a contendersi la nomina sono le rappresentanti dei due principali gruppi politici: Ewa Kopacz, attuale premier in carica e capo del partito centrista ed europeista Platforma Obywatelska (PO, Piattaforma Civica), e Beata Szydło, esponente del partito conservatore Prawo i Sprawiedliwość (PiS, Legge e Giustizia) scelta dal leader Jarosław Kaczyński. E’ una tornata elettorale dai risvolti imprevedibili, ed è difficile tracciare un pronostico. Forse anche per questo i media italiani continuano a trascurare l’evento. Nel migliore dei casi dedicano degli spazi riempitivi, come la rivista Panorama, che ci ha chiesto di vestire il ruolo di opinionista e spiegare l’aria che tira nel Paese in poche parole, decisamente troppo poche. E’ così che sfruttiamo il nostro intervento sul settimanale per fornire sul blog una visione più organica del contesto politico e vedere meglio chi sono le persone e le idee in griglia di partenza.
Panorama La nostra analisi inizia dagli ultimi otto anni di governo da parte del PO, presieduto prima da Donald Tusk e sostituito nell’ultimo anno, dopo la sua nomina a Presidente del Consiglio Europeo, dalla 59enne Ewa Kopacz. Sono stati anni di crescita complessiva per lo stato polacco, fatta di attrazione di investimenti stranieri, sviluppo economico, aumento dell’economia interna, miglioramento delle condizioni di vita specialmente in grosse zone urbane e industriali come Varsavia, Wrocław, Cracovia, Katowice, insieme alle emergenti Łódź, Danzica, Poznań, Stettino e Lublino. A questo però si contrappone la seconda faccia della medaglia, costituita da promesse non mantenute e strati sociali curati in modo non sufficiente, come quelli dei pensionati e dei dipendenti pubblici – alle prese con redditi poco soddisfacenti -, la poca assistenza alle famiglie e agli agricoltori, e i pochi fondi destinati alla modernizzazione infrastrutturale delle regioni rurali. Questo lasso di tempo ha fatto sì che il PO consolidasse suo malgrado il ruolo di “partito delle promesse mancate”, materializzatosi con la sconfitta di Bronisław Komorowski nel ballottaggio delle elezioni presidenziali dello scorso maggio, per la gioia dei conservatori di PiS rappresentati dal 43enne Andrzej Duda. Il PO per queste elezioni sta ancora puntando sulla Kopacz, e il messaggio trasmesso sembra voler evidenziare soprattutto quanto di buono è stato fatto in questi anni, in modo da usarlo come leva per chiedere un supplemento di fiducia necessaria a realizzare quanto non è stato fatto e quanto il popolo chiede più a gran voce.
172.2 nowacka-kopacz-szydlo Intanto le promesse trascurate del PO hanno spianato la strada al partito conservatore PiS, l’altro pretendente al governo del Paese, con la 52enne Beata Szydło. Il PiS è da alcuni definito nazionalista ed estremista. E’ davvero così? Stiamo parlando di un partito già al governo dal 2005 al 2007 con Kazimierz Marcinkiewicz prima e Jarosław Kaczyński poi, e con suo fratello gemello Lech Presidente della Polonia dal 2005 al 2010. In quegli anni la Polonia non si è contraddistinta per aver assunto posizioni oltranziste o estremiste né in politica interna né in quella estera, ma è altrettanto vero che in diverse occasioni Jarosław Kaczyński e altri esponenti si sono dimostrati poco amichevoli con le vicine Germania e Russia, ostili verso i diritti civili per i LGBT (lesbiche, gay, bisex e trans), sfavorevoli all’aiuto ad immigrati e profughi, e hanno spesso mal digerito un certo dominio europeo su questioni economiche e sociali. Kaczyński sembra essere consapevole di come la trasparenza di certe opinioni legate alla sua immagine di politico consumato non giovi alla sua campagna elettorale, e da qui la scelta della Szydło come candidata, una figura femminile, determinata e d’esperienza (educazione storico-culturale, parlamentare da 10 anni e tesoriere del partito da un anno). La sua campagna si basa su riforme che mettono al primo posto la Polonia e i polacchi a dispetto di tutto il resto. In chiave internazionale non si tollerano ingerenze della NATO o della UE. Se già il PO con Tusk aveva rimandato più volte l’ingresso nell’Euro, con il PiS lo złoty avrebbe lunga vita; in quanto a politica interna invece si dichiarano aiuti ai pensionati, ai ceti bassi, ai dipendenti pubblici, alle famiglie, e una riforma dei latifondi che sostenga i contadini. Il tutto, dice la Szydło, secondo piani concreti. Ma una buona fetta del popolo polacco ricorda che anche con il PiS tra il dire e il fare c’è una bella differenza.
Secondo gli ultimi sondaggi Ariadna e Millward Brown sembra profilarsi una lotta serrata tra le due principali antagoniste, ma per certi versi è quasi una lotteria poiché non sono pochi i fattori che possono cambiare totalmente le carte in tavola. Il bacino di astenuti e scontenti dell’una e dell’altra parte è storicamente ampio (circa il 45%), e soprattutto non sono solo la Kopacz e la Szydło a contenderselo. Tra i vari candidati, ci sono due liste che hanno la reale possibilità di accedere al parlamento e risultare determinanti per gli equilibri parlamentari.
A sinistra sembra profilarsi un terzo polo con la 40enne Barbara Nowacka e la lista Zjednoczona Lewica (ZL, Sinistra Unificata) imperniata sul movimento Twój Ruch fondato insieme a Janusz Palikot, eccentrica personalità già nota per il suo anticlericalismo e il suo essere contro il sistema. A formare la lista ci sono anche Sojusz Lewicy Demokratycznej (SLD, Partito Socialdemocratico), Unia Pracy (UP, Unione del Lavoro), Polska Partia Socjalistyczna (PS, Partito Socialista) e Partia Zieloni (PZ, Verdi). Oltre ad essere un’ingegnere informatica, la Nowacka è figlia di Izabela Jaruga, importante esponente del partito “Unione di Sinistra”, vicepremier nel 2004-2005 e scomparsa nella strage di Smoleńsk del 2010. E’ politicamente attiva fin da giovanissima, e la sua campagna tocca punti economici, sociali e strategici. Tra questi citiamo l’aumento di 200zł delle pensioni più basse, l’innalzamento dello stipendio minimo a 2500zł nell’ottica di una standardizzazione con il resto d’Europa (“sentiamo appieno l’Europa spiritualmente, ma non sempre materialmente“). Sostiene la necessità di un piano energetico a lungo termine, oggi inesistente, una ristrutturazione economico-industriale che non guardi solo al settore dei servizi ma anche a quello della produzione. Tra le riforme sociali si prevede il diritto all’aborto (oggi illegale), quello alla fecondazione assistita, quello per le coppie omosessuali e all’adozione dei bambini anche da parte loro. Se nelle ultime due legislature l’SLD da sola è stata un’importante componente di governo, sarà interessante verificare se questa lista avrà una reale consistenza elettorale o si rivelerà un minestrone poco convincente. Ricordiamo che secondo la legge vigente le percentuali minime di consenso per entrare in parlamento sono il 5% per i partiti singoli e l’8% per le coalizioni.
172.3 Kukiz Un’altra grossa mina vagante è costituita dal movimento Kukiz’15 fondato dal rocker 52enne Paweł Kukiz. In realtà si interessava alla politica già da tempo come cittadino, con continui cambi di trincea: tra il 2005 e il 2007 ha sostenuto le candidature centriste di Tusk per il premierato e della Gronkiewicz-Waltz come sindaco di Varsavia, nelle parlamentari del 2010 ha appoggiato il candidato conservatore Marek Jurek, e dal 2014 guida un suo movimento autonomo, non collocabile nelle ideologie tradizionali. Vorrebbe ridurre i mandati dei parlamentari a uno, delocalizzare alcuni ministeri, riformare la giustizia (con controllo dei cittadini), eliminare i finanziamenti pubblici ai partiti, far pagare le tasse ai polacchi all’estero (ma in modo “semplice e giusto”), ricostituire un forte esercito nazionale, e rifiutare definitivamente l’Euro. D’altro canto, in ambito sociale non vede di buon occhio né l’aborto né l’adozione da parte degli omosessuali. Se sulla carta sembra una candidatura improbabile, nel primo turno delle elezioni presidenziali dello scorso maggio Kukiz si è piazzato al terzo posto nei consensi con un incredibile 20,8%, alle spalle di Duda (PiS, 34,7%) e Komorowski (PO, 33,7%). Dunque l’esito di queste nuove elezioni è tutto da vedere.
Questa è la prova tangibile di come anche in Polonia le ideologie sembrino essere superate e i sondaggi possano rivelarsi sballati. L’incertezza domina la società, e il desiderio del nuovo, della sicurezza, della fiducia, porta ad evoluzioni di ogni tipo, dall’avere tre donne forti e competenti come candidate nelle liste principali fino al cantante capace di calamitare il voto di protesta. Vedremo come finirà stavolta.

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