L’esodo dei profughi in Europa: che aria tira in Polonia?

In passato avevamo già toccato il tema degli immigrati, ma mai come ora sta occupando una posizione così centrale per l’arrivo in massa di profughi dal Medio Oriente e dall’Africa. In Italia il dibattito è accesissimo, e nonostante ci sia una maggioranza silenziosa di italiani attenta almeno a chi ha veramente bisogno d’aiuto, sembra essere ben nutrita la rumorosa nicchia di chi non ne vuol sapere e se ne lava sommariamente le mani con pensieri e slogan degni degli anni ’30 europei, in preda alle paure e impegnata ad attribuire episodi riprovevoli di singoli all’intera e generalizzata categoria dello “straniero”. Le difficili trattative in corso a Bruxelles per trovare una soluzione efficace con cui gestire il fenomeno coinvolgono anche la Polonia, membro UE. In un primo momento il governo era schierato sulla stessa linea di Repubblica Ceca, Romania e Ungheria, decisamente contrari all’accoglienza di una qualsivoglia quota di emigranti, e per quanto negli ultimi giorni la posizione polacca possa essersi parzialmente ammorbidita, la prudenza rimane altissima. Le cause sembrano essere di natura prettamente elettorale, con i partiti costretti a tener conto dell’opinione pubblica in vista delle elezioni parlamentari del prossimo 25 ottobre.
Immigrati1Un sondaggio Ariadna conferma che il 65% non è d’accordo nell’accettazione degli immigrati a prescindere dalla provenienza, una preferenza che domina con percentuali simili sia tra i simpatizzanti di Platforma Obywatelska (il partito centrista di governo del premier europeo Tusk) che tra quelli di Prawo i Sprawiedliwość (il partito di destra nazionalista di Jarosław Kaczyński e del neopresidente Andrzej Duda). Le cifre cambiano solo parzialmente se si considerano gli immigrati dell’Est come gli ucraini riversatisi in Polonia a causa dei disordini in atto nel Donbass da più di un anno: qui il Paese è spaccato tra un 51% di contrari e un 49% di favorevoli. La premier Ewa Kopacz sembra stia lavorando su una soluzione che attutirebbe da una parte le pressioni dell’Unione Europea per un ruolo responsabile del governo, e dall’altra un’eventuale emorragia di consenso popolare. Tale soluzione sarebbe l’accoglimento di profughi ritenuti “in pericolo di vita”. La metà dei polacchi infatti pensa che sia questa la prima causa dell’esodo attuale, e al contempo il 44% crede che la Chiesa polacca seguirà la direttiva di Papa Francesco sul dovere di assisterli e ospitarli nelle sedi a disposizione. Considerando che lo stato ospita già 4.000 profughi, principalmente ucraini, ceceni e siriani, e che le infrastrutture adeguate non abbondano, ne viene fuori che un ruolo decisivo lo giocherà proprio la Chiesa. Per la cronaca, in Polonia un rifugiato ha diritto ad un’assistenza medica, alimentare e sociale pari ad un totale di 750zł mensili; una famiglia di tre persone a 1350zł mensili. Chi viene riconosciuto come rifugiato non può lavorare e non può trasferirsi in altri Paesi UE, pena l’annullamento dello status acquisito. Da qui al 2020 la Polonia riceverà per l’accoglienza degli immigrati fondi europei pari a 63,4mln di euro.
Tornando al sentimento popolare, e in particolare al motivo di quest’avversione verso i profughi, Ariadna individua in primis lo stereotipo dell'”arabo terrorista”, temuto addirittura da 8 polacchi su 10. A ciò, noi con occhio antropologico non escludiamo la giovanissima età della Repubblica: nell’istinto e nell’inconscio dei polacchi si nasconde ancora la paura di un passato recente senza patria per quasi 130 anni e i 50 anni di pesante influenza sovietica, a cui va aggiunto anche un retroterra fatto di convivenze con nutrite comunità ucraine, lituane, bielorusse, ebraiche e armene. Nonostante il boom economico, 25 anni di democrazia non consentono ancora di maturare quella consapevolezza interiore che possa allentare lo stato di allerta almeno nei confronti di chi tutto può essere tranne che un esercito organizzato, armato e assetato di sangue. Non a caso i più riluttanti alle famose “quote” sono proprio gli stati centrorientali che fino al 1990 non godevano di piena sovranità.
Mentre in Italia il dibattito sembra più aperto, in Polonia c’è l’impressione che nessun leader politico voglia prendersi la responsabilità di guidare il proprio popolo verso una maggior comprensione del fenomeno, anche a costo di un calo di consensi, e il timore di quest’assunzione di responsabilità continua a far serpeggiare nei polacchi il timore verso il fenomeno stesso, in una sorta di circolo vizioso. Per cui ci domandiamo: se non adesso, almeno dopo le elezioni ci sarà qualcuno che avrà il coraggio di farlo?

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5 risposte a L’esodo dei profughi in Europa: che aria tira in Polonia?

  1. federossa ha detto:

    Mi auguro che in POLONIA, sia fatta piena luce “su e perchè” queste “persone” devono essere OSPITATE, MANTENUTE GRATUITAMENTE, dal POPOLO POLACCO!

    • Mlgorzata Klemczak ha detto:

      Meno male che hai letto articolo! C’è scritto che la Polonia avrà 63,4 mln di euro dal fondo europeo! “Queste persone” come dici tu si chiamano RIFUGIATI per la miseria!

      • Eupremio ha detto:

        Posso finalmente sapere quanti immigrati vivono in Polonia attualmente, al di là se sia giusto ora accoglierli o meno?

      • Antonio ha detto:

        Ne è sicura che siano RIFUGIATI ?
        Il 90% di quello che arrivano in Italia non sono rifugiati, ma clandestini, ciò nonostante li si tratta come rifugiati per negligenza politica.
        Ps era errivato come “rifugiato” anche uno o più dei terroristi di Parigi, quindi è legittimo non essere d’accordo, abbia pazienza e comprensione.

  2. kikka ha detto:

    e quei soldi che prendono dall’europa se li tengono visto che non vogliono i rifugiati???

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