Biciclettare in Polonia? Alcuni dati

Come riscontrato tante volte in passato, tra Polonia e Italia si possono osservare dei curiosi parallelismi essendo entrambi dei Paesi divisi in due al loro interno sotto vari aspetti, in politica (vota la metà della popolazione, la quale metà a sua volta è spaccata in due), in mentalità e cultura (in Italia Nord vs Sud, in Polonia Est vs Ovest), nelle lingue (entrambe complicate nelle loro eccezioni e declinazioni/preposizioni), nelle contraddizioni interne tra accoglienza e omo/xenofobia, e in quelle tra natura e inquinamento (da una parte foreste e paesaggi meravigliosi, e dall’altra le emissioni tossiche emesse da industrie, auto e carbone – ricordate questa mappa?). Con i mezzi di trasporto si possono spendere allo stesso modo un paio di osservazioni, avendo bus e tram efficaci e puntuali in alcune città a far da contraltare a ritardi o obsolescenze in altri centri. Anche sui treni la Polonia sta facendo diversi passi in avanti con la modernizzazione delle principali tratte e l’adozione dell’italianissimo Pendolino che hanno sensibilmente ridotto i tempi di viaggio tra i principali centri (Varsavia, Cracovia, Danzica, Gdynia, Katowice, Stettino, Poznań…). Stesso discorso sulla rete stradale, dove si è un po’ ridotta la necessità di dover guidare sulle mitiche “autostrade dell’Est” provviste di semafori, strisce pedonali e incroci.
E con le biciclette come siamo messi? Se volessimo riassumerla in una frase, diremmo che in questo settore in Polonia si sta mantenendo una certa sostenibilità rispetto agli altri stati, con una tendenza alla modernizzazione e alla sensibilizzazione sociale, e l’insieme dei dati disponibili sembra confermare questa sensazione. 164.1Partiamo con un dato propedeutico fornito dalla Copenhagenize Design Company, che stila ogni due anni una top20 delle principali città mondiali più ospitali verso l’universo delle due ruote a pedali. Due giorni fa è stata pubblicata la nuova graduatoria sulla base di 122 città. Un’analisi complessa – sottolineano – dacché si tiene conto di ben tredici fattori, tra cui infrastrutture, sicurezza, facilities, sostegno pubblico, cultura sociale, piani urbani, politiche, accettazione sociale e gestione del traffico automobilistico. Purtroppo qui non c’è molto che ci riguarda visto che Italia e Polonia non sono pervenute nelle posizioni alte, ma sarebbe costruttivo leggere sul loro sito le rilevazioni fatte su Ljubljana, Buenos Aires o Minneapolis, città che mai avremmo detto essere così amiche della bicicletta.
Per avere un dato focalizzato sull’Unione Europea, invece, la European Cyclists’ Federation elabora una classifica simile considerando non le città ma bensì gli stati nel loro insieme. 164.2 L’obiettivo ambizioso è di fornire dei dati corrispondenti alla realtà cercando di uniformare i valori che i vari Paesi hanno estrapolato singolarmente. Per far ciò si tiene conto di cinque parametri: modi di ripartizione locomotoria, sicurezza, cicloturismo, mercato ciclistico e sostegno pubblico, e i risultati del 2015 sono senza dubbio interessanti. In vetta, la Danimarca scalza l’Olanda, che precede Svezia e Finlandia (perfino sulle piste ciclabili la Scandinavia è tra i migliori). A seguire, Germania, Belgio e le sorprendenti Slovenia e Ungheria. La neo-entrata Croazia si piazza al 16° posto a precedere proprio l’Italia che, rispetto al 2013, cala di due posizioni. Come si vede, tra i cosiddetti stati “occidentali” siamo ancora in fondo, meglio solo della Spagna che comunque migliora di ben cinque posti rispetto a due anni fa. La Polonia non è di certo messa meglio, relegata al 20° posto, ma se si considera l’ingresso della Croazia e la generale sensibilizzazione nell’intera UE con la creazione di nuove piste ciclabili, la posizione polacca è segno quantomeno di una sufficiente sostenibilità, non facendosi superare da altri stati in termini di quantità, sicurezza e attenzione da parte delle amministrazioni locali.                                                                                                                                                         Al di là di queste classifiche, è utile sapere anche in numeri di cosa parliamo. Legambiente, in collaborazione con la Onlus Fiab, ha calcolato nel 2011 il Modal Split in Italia, ovvero la ripartizione locomotoria dei cittadini (a piedi, in macchina, con i mezzi pubblici, etc.), e ha constatato che in grandi città come Roma, Genova, Napoli e Palermo, lo spostamento in bici è pressoché scarso, e anche a Milano e Torino si fatica ad avere una percentuale minima di “cultura ciclabile”. Paradossalmente sono alcune città minori ad avere un tasso superiore all’ideale, stimato  al 15%: Piacenza è al 33%, Bolzano al 29%, e poi Pesaro (28%), Ferrara (27%), Prato (23%)… Un feedback positivo arriva anche da Mestre, Lodi, Modena, Padova, e in generale da Trentino, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Marche.
164.3 In quanto a chilometraggio i nomi delle città non cambiano: per fare un paio di esempi, Reggio Emilia costituisce un fiore all’occhiello con i suoi 175km di piste, Parma ne ha 87, Bolzano 72. Resta il fatto che l’Italia al 2011 – ultimo dato disponibile – ha nel complesso 3.298 chilometri di piste ciclabili urbane, l’equivalente di tre città europee come Stoccolma, Hannover e Helsinki; un terzo dei capoluoghi del Belpaese non ha affatto o ha solo piccolissimi spezzoni di percorsi ciclabili. In Polonia il discorso per le grandi città cambia decisamente, e basta osservare la graduatoria qui affianco per capirlo: il processo di modernizzazione del Paese include le piste ciclabili, spesso facili da creare anche in centro dacché si sfruttano i larghi spazi urbani – strade e marciapiedi – lasciati dall’epoca comunista. Anche qualora lo spazio non fosse sufficiente, spesso le piste ciclabili si disegnano affianco alle carreggiate del traffico automobilistico a conferma che, dopotutto, le amministrazioni comunali tengono in considerazione quest’aspetto della locomozione. In altre parole, quest’evoluzione polacca sembra essere – o almeno si spera – l’inizio di un progresso sociale, e del resto in chiave turistica il Paese sta puntando a voler apparire e diventare una sorta di Olanda del Centro-Est, con la sua natura, i suoi paesaggi e i numerosi campi di tulipani e colza, possibilmente da ammirare in sella ad una bicicletta.
Come ultima curiosità, è bene dire che le campagne di sensibilizzazione locali, nazionali ed europee non mancano, e sotto quest’aspetto sia Italia che Polonia si mostrano molto più attive per sopperire alle rispettive lacune, infrastrutturali o culturali che siano. La European Cycling Challenge promuove e realizza nel maggio di ogni anno una sfida tra ciclisti urbani delle città europee, in cui chi totalizza più chilometri vince. E’ sufficiente scaricare l’applicazione per smartphone Cycling365 e tracciare i propri spostamenti purché all’interno di aree urbane e non come allenamento sportivo. Nel maggio appena terminato si è avuta la quarta edizione dell’evento, i cui risultati (estremamente dettagliati) sono stati pubblicati due giorni fa: 39 squadre cittadine hanno percorso un totale di oltre 2 milioni e 59mila chilometri. Il podio è tutto colorato di biancorosso, con Danzica, Breslavia e Varsavia ad aver totalizzato rispettivamente 451.533, 334.462 e 193.556 chilometri. Subito dietro si piazza Roma con 179.914 chilometri. Tra le migliori 10 anche Łódź, Padova e Bologna. Insomma, chi un modo e chi in un altro, si cerca di incentivare l’uso della bicicletta come mezzo economico, salutare e non inquinante. E mentre nei vari capoluoghi polacchi si continua con l’installazione di nuove piste ciclabili, in Italia, e precisamente a Roma, aspettiamo per il Giubileo del 2016 la realizzazione del cosiddetto GRAB, ovvero il Grande Raccordo Anulare per Bici, un anello che attraversa le zone più suggestive della capitale. Se divenisse realtà sarebbe la pista ciclabile più lunga del mondo, con i suoi 44,2km. Ma siamo in Italia, quindi il condizionale è d’obbligo.

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