Un italiano in Polonia 3 – Vita da studenti

Torniamo ad occuparci di esperienze di italiani in Polonia attraverso la storia di Maria Teresa, che ha scoperto Varsavia grazie ai suoi studi universitari. Per i futuri Erasmus e Leonardo che hanno scelto quest’angolo del pianeta è una buona occasione per farsi un’idea su un soggiorno studentesco in loco e per scoprire se anche una giovane ragazza italiana può sopravvivere in un posto come questo. Vediamolo insieme.
Maria TeresaMaria Teresa, presentati ai nostri lettori. Sono una ragazza di 26 anni della provincia di Brindisi, Attualmente sono alla ricerca di un lavoro, un altro, di nuovo, una vera e propria odissea! Nel 2011 ho conseguito il diploma di laurea in Comunicazione Linguistica Interculturale, studiando inglese e spagnolo, e subito dopo, tra l’incertezza post laurea e la vincita di una borsa di studio, mi sono buttata a capofitto in un master post laurea in Management del Turismo, terminato nel marzo 2013.
Com’è stato il primo impatto con la Polonia? Per quanto tempo ci sei stata? Mai nella mia vita avrei detto che avrei vissuto per qualche mese in Polonia, quattro per l’esattezza. Questa scelta, o forse sarebbe meglio chiamarla esperienza, era già prevista dal mio percorso di studi poiché si trattava di un master internazionale di interateneo articolato in diverse città. Quando cominciava a concretizzarsi l’idea di trasferirmi a Varsavia i mille luoghi comuni e tutti gli stereotipi del caso sono affiorati in un battibaleno. Come saranno i polacchi? Sono davvero delle persone fredde? E come farò con la lingua? E sopravvivrò a tutto quel freddo? Inutile continuare con l’elenco, mi farei e vi fareste solo grasse risate! Arrivata in Polonia sicuramente una cosa corrispondeva alle mie fantasie: la neve! Per una ragazza proveniente dal Sud Italia – dove la neve è un vero e proprio evento – tutto quello spettacolo non era affatto male, e in più il clima invernale polacco mi ha fatto rivalutare anche la mia concezione di “freddo”. Insomma, il tempo trascorso a Varsavia, da febbraio a giugno 2012, mi ha fatto ricredere su tutto!
Come hai cercato casa? L’istituto organizzatore del master ci aveva fornito una lista di siti che potevamo consultare, ma si trattava più che altro di agenzie a cui avremmo dovuto pagare le spese del servizio. Così all’inizio mi appoggiai in un appartamento che alcuni miei compagni del master avevano preso in affitto in attesa dell’arrivo del loro coinquilino, e nel frattempo, volendo vivere appieno l’esperienza convivendo con gente del luogo, cercai su internet una stanza in cui abitare, trovandola dopo circa una settimana.
Come ti è sembrata Varsavia? In quei quattro mesi ho vissuto nella capitale, che probabilmente non è proprio il riflesso genuino dello spirito polacco ed è – a detta di alcuni – troppo occidentalizzata. A questo ci aggiungerei anche il triste passato che ha voluto questa città completamente rasa al suolo e che ricostruendosi ha assunto un carattere meno verace – per quanto affascinante -, conservando la parte più genuina in alcune zone più periferiche della città. Prendendo la metro e scendendo alla fermata Centrum ti accorgi come tutto intorno a te è completamente nuovo, grande, moderno! Grattacieli, negozi e hotel a cinque stelle sono le costruzioni che saltano agli occhi e che circondano Pałac Kultury i Nauki, ovvero per noi il Palazzo della Cultura, un “regalo” da parte di Stalin per la popolazione polacca. Per poter vedere la parte “antica”, che poi antica non è poiché completamente ricostruita dopo la Guerra, c’è la città vecchia, Stare Miasto. Patrimonio storico dell’umanità, è la parte più caratteristica e anche più turistica della città con il castello reale, la piazza con la sirena – simbolo della Polonia – e tutte le stradine che percorrono questa zona e portano fino al fiume Vistola che taglia in due la città. Porto con me strade, musei, colori, profumi, e tutto ciò che per quei quattro mesi ha fatto parte della mia vita.
Hai visitato anche altri posti? Ho avuto modo di viaggiare un po’ visitando Cracovia, Danzica e Sopot. A differenza della capitale, queste città mi hanno colpito per la loro tipicità. Si può dire che probabilmente rispecchiano di più lo spirito polacco e che guardandosi intorno si può leggerne la storia. Del resto Cracovia o Kraków, per la sua storia e la sua ricchezza culturale, rappresenta una delle maggiori destinazioni polacche per i turisti. Il tempo trascorso in questa splendida città è stato poco ma mi ha permesso comunque di girovagare per il centro storico, per la Piazza del Mercato e perdermi nel palazzo dove c’è il mercato dei tessuti. Visitando Danzica e Sopot ho potuto vedere invece la realtà del Nord e posso dire di non essere stata delusa. Anzi! Danzica, con i suoi palazzi, la Via Reale e con il fiume Motława, mi ha lasciato un bellissimo ricordo, e Sopot mi ha fatto ricredere sull’idea che i polacchi non vanno al mare… certo, il Baltico è un po’ gelido, e sono riuscita a bagnare solo i piedi mentre al contempo vedevo persone fare anche il bagno! Insieme a questi bei ricordi porto anche quelli molto più forti della visita ad Oświęcim, da noi conosciuta con il nome tedesco di Auschwitz. Al ritorno da questi viaggetti ho riflettuto su quanto l’influenza occidentale sia molto forte nella capitale, dove per trovare uno spirito più locale devi attraversare il fiume Vistola e immergerti in quartieri come quello di Praga, mentre mi pare che le altre città mantengano un’identità più locale.
Qualche aneddoto curioso o qualche osservazione? I quattro mesi trascorsi a Varsavia sono stati molto intensi. Ho visitato quasi tutta la città e una delle cose più belle è stata vedere la faccia soddisfatta delle persone che sono venute a trovarmi dall’Italia. Nel visitare la città, sui loro volti si leggeva la stessa espressione sbalordita mista a piacere, ricredendosi sulla loro dose di pregiudizi. Ho avuto occasione di uscire molto e conoscere nuove persone. Inoltre, il mio periodo di permanenza ha coinciso con gli Europei di calcio, e imparare i cori polacchi e cantarli è uno dei ricordi che ancora oggi mi fa sorridere! Non dimenticherò mai per esempio, quando dopo una partita giocata dalla Polonia io e un gruppo di italiani facemmo amicizia, non ricordo neanche come, con un gruppo di polacchi. Passammo tutta la nottata insieme a ridere e divertirci senza nessun problema di sorta. Per il resto, la Polonia mi sembra un Paese in crescita, con una grande voglia di riscatto, e Varsavia poi è una città in fermento, in continuo movimento, come i lavori per la seconda linea della metro iniziati proprio durante il mio soggiorno. Inoltre ho avuto l’impressione che ci siano molte possibilità per i giovani – uno dei miei docenti aveva qualche anno in più di me!
Quali tratti caratteristici dei polacchi hai notato? Sono diversi dagli italiani? Sin dai primi giorni ho potuto notare come in realtà non sono chiusi come noi immaginiamo, o almeno come me li immaginavo io. Sono aperti, socievoli, pronti a darti una mano, sono lontani dagli stereotipi che avevo prima di partire! In una cosa forse siamo diversi, ma riguarda lo stile di vita. Mi baso sull’esperienza fatta nella capitale: tutto mi sembrava molto accelerato, con orari diversi a quelli a cui ero abituata in Italia. Spesso i nostri professori polacchi ci riprendevano per il nostro italian style e del nostro fare molto tranquillo. Loro infatti sono molto puntuali, e se c’è una cosa che ho imparato stando lì è proprio questa.
Hai citato prima la parola “stereotipi”. Qualcosa da dire sugli stereotipi che noi abbiamo dei polacchi? Per quel che mi riguarda, gli stereotipi e i luoghi comuni sui polacchi sono spariti credo dopo meno di 24 ore a Varsavia. Tutto quello che avevo  immaginato o le cose che siamo abituati a pensare  non corrispondono poi alla realtà. Non sono chiusi, rigidi, sostenuti o mal disposti, poco confidenziali. Credo che il loro sembrare sostenuti all’inizio sia frutto solo di un retaggio culturale.
La Polonia è ospitale e “friendly” anche per una giovane ragazza? Come si comportano gli uomini? Lo è senz’altro, l’accoglienza e l’ospitalità mi hanno fatto stare benissimo, e gli uomini polacchi a mio giudizio sono molto gentili. Ho avuto un primo contatto proprio mentre cercavo la stanza da prendere in affitto, chiedendo indicazioni in strada ad un signore sui 50 anni che si offrì perfino di accompagnarmi. Ovviamente avevo il dubbio se lo facesse per qualche secondo fine o perché era gentile di suo, e in effetti si rivelò giusta la seconda ipotesi. Subito dopo, anche il ragazzo che abitava nella casa che visitai fu altrettanto gentile nell’offrirmi tutto ciò che di commestibile aveva in casa e nel raccontarmi la sua idea di apprendere l’italiano. Per chiudere, alla fine del soggiorno polacco ci fu una situazione molto bella e divertente con il proprietario della casa in cui nel frattempo mi ero trasferita che, per salutarci, regalò a noi inquilini una bottiglia di vino.
C’è qualcosa che l’Italia non ha e la Polonia sì? Cosa invece a ruoli invertiti? La puntualità dei mezzi di trasporto polacchi mi ha lasciato senza parole! Così come anche le offerte e gli sconti per i giovani per biglietti dei treni e abbonamenti vari. Probabilmente molto dipende dalla loro valuta, ma il pensiero di pagare un abbonamento mensile  con sconto studenti 40zł (circa €10,00) penso di non averlo mai visto in vita mia.
Hai mai pensato di trasferirti in modo definitivo? Nell’ultimo periodo trascorso a Varsavia ho pensato più volte di restare lì. Mi sentivo come a casa e non ho mai avuto un momento di esitazione quando mi chiedevano: “ma tu ci vivresti? O ci ritorneresti?”. La mia risposta era sempre: “Sì!”, e infatti mi misi alla ricerca di uno stage proprio in Polonia. La vita però è imprevedibile, e per quanto ci si impegni a fare quello che si vuole, a volte si è costretti a prendere un’altra direzione, e dopo un paio di mesi mi sono ritrovata a fare il tirocinio in Spagna. La Polonia però non è rimasta molto lontana da me visto che una delle mie coinquiline era polacca, con lei ho condiviso quasi tutti i momenti più belli di quel periodo ed è diventata una persona molto importante per me. Attualmente non so dove vivrei, è un periodo così incerto che la scelta di un’altra città in cui trasferirsi penso dipenda più da fattori esterni che da scelte personali. Non faccio certo mistero della nostalgia per la Spagna, ma tornerei volentieri anche in Polonia.
Ci faresti un paragone tra Spagna, Italia e Polonia? Sono stata in Spagna, a Santiago de Compostela, da gennaio a luglio 2013 per lo stage cui accennavo prima. Stando lì e confrontandomi quotidianamente con persone del posto ho potuto vedere come realmente il Paese stia attraversando un periodo di profonda crisi economica. Vedere giorno dopo giorno l’aumento di licenziamenti e della gente per strada, cosi come la riduzione degli stipendi mi ha fatto realizzare quanto sia difficile questo momento per gli spagnoli. La situazione in realtà non differisce molto da quella in cui versa lo stato italiano attualmente: una profonda crisi che sta mettendo in ginocchio tutto il Paese. L’opportunità di vivere anche in Polonia mi ha fatto vedere come invece quest’ultima nazione sia in crescita, un Paese che sta avanzando e non retrocedendo come invece mi pare stia accadendo alla Spagna e all’Italia.
Stai cercando lavoro solo in Italia, oppure sondi anche il terreno estero? Polonia e Spagna sono tra queste? Sto cercando lavoro in ogni dove! Sono ritornata a luglio 2013 in Italia con il proposito di cercare un lavoro qui e di frenare per un po’ la mia voglia di fare la girovaga. Quest’intenzione è sfumata molto in fretta, perché purtroppo ad oggi non ho ancora trovato un lavoro che mi permetta di mantenermi, e l’esperienza come mediatrice culturale in un centro immigrazione per rifugiati e richiedenti asilo è durata solo pochi mesi. Per ora mi arrangio facendo dei piccoli lavoretti di traduzione, impartendo ripetizioni private, o partecipando a corsi di formazione e cose di questo genere, ma ho di nuovo messo in ballo il discorso “estero” come soluzione a questo problema, valutando la Polonia, la Germania, il Regno Unito e qualsiasi altra nazione. Diciamo che attualmente il posto non fa molta differenza, vorrei solo trovare un lavoro e poter finalmente iniziare a costruire qualcosa. Mi fa rabbia pensare che poterlo fare qui a casa mia sia molto difficile ora come ora. Forse perché fino a qualche tempo fa la scelta di andare fuori era realmente spontanea mentre ora mi sento costretta, obbligata, a scegliere un’altra strada per andare avanti.

™ All rights reserved

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Storie & Racconti e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...