L’immigrazione in Italia

Qualche settimana fa abbiamo fatto una serie di osservazioni e analisi sull’emigrazione italiana in Polonia, constatando lo stridente contrasto tra l’esaltazione del fenomeno da parte di certi mass-media e i dati ufficiali. La realtà italiana in Polonia è in aumento (così come negli ultimi 15 anni), ma confrontando questi numeri con quelli di chi è andato nel resto del mondo, rimane pur sempre una meta limitata più di quanto si vorrebbe far credere. Oggi invece daremo un’occhiata al fenomeno inverso, l’immigrazione in Italia, un tema di estrema attualità, di cui si sente tanto parlare su TV e giornali, ma di cui forse non conosciamo appieno le reali dimensioni.
Introduciamoci nel tema con un dettaglio più vicino alle nostre curiosità quale la comunità polacca in Italia: l’ultimo censimento disponibile è quello Istat relativo al gennaio 2014 e parla di 97.566 polacchi residenti. Dallo storico degli ultimi anni si rileva una curiosa e anomala diminuzione nel 2012, ma l’istituto di statistica non precisa quanto abbia inciso la partenza dei polacchi dall’Italia e quanto la concessione della cittadinanza italiana in quell’anno a chi l’aveva richiesta o ne aveva diritto.
161.1 Polacchi in Italia
 Quest’eccezione sembra confermare che in realtà il flusso di polacchi verso l’Italia sia sempre continuato a scorrere. Allargando la questione all’intero comparto straniero in Italia, l’ultimo rilevamento della fondazione Ismu del gennaio 2014 parla di circa 5,5 milioni di stranieri nello Stivale (inclusi gli irregolari, stimati intorno ai 560.000), pari al 9,1% dell’intera popolazione. Al netto degli irregolari, l’Istat sottolinea come negli ultimi dieci anni ci sia stato un aumento molto consistente dell’immigrazione, complici anche l’allargamento della zona Schengen e le maggiori instabilità politico-sociali in giro per il mondo. Tra le comunità più numerose si conferma quella rumena, seguita da albanesi, marocchini, cinesi e ucraini.
161.2 Immigrati in Italia 2014Questi ultimi dati ci danno il “la” per rivalutare una serie di dati che spesso in Italia qualcuno maneggia a proprio piacimento per dei tornaconti in termini di consenso o affari. Prima su tutte, la tesi secondo cui il Belpaese sarebbe vittima di una vera e propria invasione: secondo i volumi registrati e riassunti nel rapporto Eurostat del 2013, Gran Bretagna, Spagna e Germania accolgono più immigrati di quanti ne ospiti l’Italia, che è allo stesso livello della Francia. Se oltre a questo prendiamo in considerazione anche il rapporto rispetto al totale delle popolazioni nazionali scopriamo che l’Italia risulta meno “invasa” anche rispetto a Belgio, Irlanda, Austria, Estonia e Lettonia. Interessanti sono anche alcuni numeri ricavati dal Ministero dell’Interno tramite l’Unhcr: in tutto il 2014 sono stati in 170mila ad approdare sulle coste italiane dal Nord-Africa, e la metà di loro provengono da Eritrea, Siria, Somalia, Mali e Gambia, ovverosia Paesi martoriati da guerre civili e atrocità varie di cui purtroppo nessuno parla. Ma a far riflettere ancora di più è che su questi 170mila sono state presentate solo 63.600 domande di asilo: una fetta cospicua del resto migra verso altri Paesi europei, mentre solo una minima parte vive nel limbo dell’irregolarità e delle attività illegali e/o criminali. Un altra valutazione da rivedere è quella sulla presenza Rom, una comunità che in Italia rappresenta solo l’1,1% degli immigrati: l’associazione “21 Luglio” ne ha censiti 150.000 nel 2014 di cui la metà italiani, e dettaglio di non poco conto, la comunità Rom in Italia è tra le meno numerose d’Europa. Insomma, come detto prima, una certa (non)comunicazione offerta da politica e mass-media offusca quell’incrocio di dati che aiuterebbe a capire qualcosa in più su ciò che ci circonda, creando invece un divario tra soggettivo e oggettivo. Proprio nella percezione soggettiva della realtà (che suggeriamo di rileggere non fermandosi solo ai grafici) avevamo esordito con la percezione dell’immigrazione, mentre nel finale parlavamo di malainformazione, di coscienza delle priorità, di pregiudizi e della teoria dell'”ignoranza razionale“.
Attenzione a questo punto a non cadere nella trappola dell’alternativa tout-court “pro” o “contro”: con questi dati non stiamo sostenendo che il fenomeno dell’immigrazione non stia creando problemi o che è possibile ancora accogliere stranieri come se niente fosse, ma abbiamo solo cercato di fare quel che una giusta informazione dovrebbe fare e non fa, ovvero fornire ai cittadini i pezzi di un puzzle in modo tale da consentirne una composizione più corretta e più vicina alla realtà: avete visto come sia bastato un semplice incrocio di dati ad attestare diversi Paesi con più immigrati rispetto all’Italia per capire che il nostro Paese non è preda di un’invasione biblica. Legittima sarebbe l’obiezione di qualche irriducibile: “come spiegare quindi scippi, rapine e scempiaggini varie che si ascoltano in TV?”. Un cantautore di un gruppo rock contemporaneo recita: “Non c’è volontà di comprendere, e questo corrompe la società, cui riesce più semplice credere che i buoni son qua e i cattivi là“: per quanto sia necessaria una standardizzazione nella gestione dei flussi migratori, ci vuole anche un po’ di autocritica e non dare sempre e solo colpa allo straniero. Lo straniero (o meglio, alcuni di essi) sfrutta solo la disorganizzazione amministrativa italiana. Se in una scuola il maestro sonnecchia e legge il giornale, sarà difficilissimo vedere un alunno che di sua spontanea volontà stia seduto sul banco e studi; sarà più facile invece che giochi con il compagno di banco, che faccia le linguacce e che rubi il compasso al compagno secchione. E’ necessario quindi un maestro attento, che insegni la sua materia ma sempre conservando la sua umanità e disponibilità: solo così gli alunni saranno portati ad imparare e a sviluppare un comportamento virtuoso. Questo in Italia inizia a mancare da troppo.

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3 risposte a L’immigrazione in Italia

  1. ioio ha detto:

    La differenza tra gli immigrati in Italia e quelli dell’Inghilterra non è nel numero, ma nel tipo. Qui arrivano molti in massa e possono fare lavori umili contrastando con le fasce umili italiane. Mentre in Inghilterra importano dalle colonie personale specializzato e secondo il bisogno (programmatori, infermieri, medici dall’India ecc.). I numeri da soli dicono poco.

  2. Pingback: L’esodo dei profughi in Europa: le 27 obiezioni di chi non li vuole | Qui Polonia & Italia™

  3. Xil ha detto:

    Non solo, in Italia non c’è la certezza della pena in caso di reato, per cui i poco “onesti” si sentono più sicuri a venire in Italia piuttosto che in altri paesi.

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