Il made in Italy dei polacchi (II edizione)

L’intervento odierno è un sequel su un fenomeno che osserviamo da oltre due anni a questa parte: l’evocazione dell’Italia e dell’italianità nel commercio estero attraverso nomi e immagini. Tutto è stato ispirato, ricordiamolo, dall’intensa discussione sollevata dall’ARS sull’abuso di terminologie di tipo criminale e mafioso per locali o piatti, come segno distintivo del “made in Italy”. Un argomento effettivamente fondato anche nel mercato polacco, visti i risultati ottenuti da una nostra inchiesta. Da qui, è stato facile ricollegarsi anche alla denuncia della Coldiretti sul più ampio tema del vocabolario (pseudo)italiano usato per indicare dei falsimade in Italy“, anche questo riscontrato in Polonia ed esposto in un nostro ricco report, sempre un paio di anni fa.
La ricerca però non si è fermata qui, è proseguita nell’arco di questi due anni, e il resoconto estratto è di oltre 250 casi che vanno ad aggiungersi ai 170 abbondanti riportati nelle due esposizioni precedenti. Dal momento che l’immensa mole di materiale accumulato non ci consente di riportare tutto integralmente, stiamo cercando di definire il modo migliore per rendere fruibile a tutti quest’enorme carrellata di prodotti italianeggianti seppur rigorosamente tedeschi, polacchi, ungheresi, olandesi, turchi, inglesi… (ci saranno in merito i dovuti aggiornamenti). In questa sede invece ci limiteremo a toccare alcuni esempi salienti e, cosa forse più interessante, focalizzeremo alcune declinazioni particolari nell’uso della lingua italiana. Partiamo con il modo in cui i polacchi percepiscono acusticamente il nostro idioma: una lingua melodica, “felice”, essenzialmente ed apparentemente facile da parlare. Lo si vede da questo video-collage di spot pubblicitari in cui si usano le parole più conosciute, come “perfetto”, “mamma”, “padre”, “bambino”, “ciao bella”, di cui alcune usate e scritte impropriamente (vedi “bellissimo” invece di “buonissimo”, o “deliciosa” invece di “deliziosa”). Un’altra caratteristica dell’italiano made in Poland è l’esasperazione degli accenti nel parlato (riscontrabile nel primo minuto del video), ma risulta degna di nota anche la riproduzione del polacco da parte – forse – di un italiano fittizio, che pronuncia i caratteri italiani al posto di quelli polacchi. Nell’ultimo spot infine si nota la denominazione indicativa di certi prodotti come “salame milano” o “mortadella bologna”, e la chiosa è una breve descrizione con un polacco caratterizzato da un improbabile cadenza romagnola.
Purtroppo continuano a non mancare i riferimenti alla mafia, con diversi locali che fanno i classici riferimenti ai Soprano, Al Capone e quant’altro è stato già esposto in passato. A questo aggiungiamo uno spot di qualche tempo fa di una famosa catena di supermercati tedesca:
 
Molto altro c’è da riportare sull’uso della lingua. Come promemoria, ricordiamo le categorie principali individuate a suo tempo: gli errori ortografici, le denominazioni inventate, e i nomi/vocaboli effettivamente esistenti ma che poco hanno a che fare con il prodotto ad esso legato. Belisimo E’ proprio dal primo macrogruppo che abbiamo per esempio le tavolette di cioccolata “Pistachio“, i biscotti “Secretto“, il ristorante “Belisimo’s“, la pizzeria “Bondziorno“, i gelati “Coldino” e “Biscotta“, i formaggi “Canzona” e “Capriolla“, il pesce affumicato “Corsarro“, e sulle lavagnette all’ingresso dei locali non è difficile trovare “Lody per tuti“, una pizza “Pantalleria“, e delle buone “Pene pomodoro“.
Amorro - Diavollo Ma a volte le parole sono oggetto di rivisitazioni di diverso tipo, e possono generare i risultati più svariati. Così abbiamo il piacere di comprare le brioches “Bellona“, le sottilette “Filoné“, il sale “O’Sole“, i biscotti “Petito” e “Pipi“, o i caffè solubili “Amorro” e “Diavollo“. Si può fare shopping nel conveniente negozio d’abbigliamento “Taniarmanii” o acquistare i preservativi “Conamore” per una passione sicura. Le rielaborazioni dei nomi possono anche partire da altre lingue: in questo modo si producono gli snack “Sweetello” e le arachidi “Nutto“.
Il capitolo “all’improvviso uno sconosciuto” ha sempre molto da offrire, ma anche qui ci limiteremo ai casi più emblematici. Carta ig Tento Potremmo citare le tinte per capelli “Londa“, il salame “Bergio“, l’amaro “La Torina“, i negozi di moda “Lanoro” e “Monnari“. Oltre a questo, vorremmo mettere in luce che certi prodotti non possono godere di nessun giovamento particolare nel farsi percepire come italiani a causa delle loro proprietà intrinseche: tuttavia i produttori più estremi optano comunque per questa strada creando piccoli capolavori, dalle carte igieniche “Frotto” e “Tento” agli scottex “Milla“, passando per i detersivi “Dalli” e “Dal via“, e concludendo in bellezza con il reparto animali: il cibo per cani “Bellosan” e i crackers “Solo“.
Di quelli che usano dei vocaboli effettivamente italiani, alcuni riescono ad usarli in un contesto logico perfino comprensibile, altri sfruttano certi stereotipi o trend del momento, e altri ancora li usano un po’ così come capita. PIA A pizza che cazz Alcuni risultati? La rivista di moda e tendenze “Dolce vita“, il tonno “Vespucci“, il brand di cosmetici “Paese” con i suoi gloss “Manifesto“. Ma il passo per degenerare è sempre breve, brevissimo, ed ecco che si può saziare la nostra fame nella pizzeria “Bunga bunga” o gustarsi, in un’altra pizzeria, la “pizza che cazz“. Chi invece è andato a tentoni ha plasmato altre curiosità, come i semi di girasole “Canditi“, i collant “Gabriella“, “Pamela“, Modo“, gli elettrodomestici di marca “Miele“, e l’olio di girasole “Mosso“. Ma tra i campioni di questo ricchissimo festival, un posto d’onore spetta senza dubbio all’inquietante bevanda gassata “Orango“.

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2 risposte a Il made in Italy dei polacchi (II edizione)

  1. Nic ha detto:

    La Miele e’ un’azienda di elettrodomestici tedesca, il cui fondatore si chiamava di cognome Miele (http://it.wikipedia.org/wiki/Miele_%28azienda%29) 😉

  2. Lorenzo ha detto:

    Che dire dell’ottima Pizza Guseppe?

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