La percezione della realtà per italiani e polacchi

Quante volte è capitato di confrontarsi con amici e parenti su una qualsiasi tematica, di avere delle opinioni diverse in base alle proprie esperienze e valutazioni, e magari di replicare al nostro interlocutore dicendo “ma in che mondo vivi?”. Bene, con l’articolo di oggi riportiamo i numeri di una statistica molto particolare che traccia la divergenza che si ha tra la realtà oggettiva e la sua percezione soggettiva da parte dei cittadini.
Perception ranking generaleL’agenzia inglese Ipsos Mori ha coinvolto in quest’estate oltre 11.500 persone tra i 18 e i 64 anni di 14 Paesi del mondo, chiedendo loro di quantificare alcuni fenomeni sulla base della loro percezione soggettiva, e paragonando poi le risposte ai dati reali presi dalle istituzioni internazionali più autorevoli come Census, Nazioni Unite, OCSE, Pew, Idea, e altri centri nazionali. Le cifre che vedremo mostrano come in giro per il mondo e in tutte le nazioni le cose non sempre sono come sembrano, e tuttavia ci sono popoli più approssimativi di altri.  Qui affianco vediamo già elencati secondo la graduatoria finale i 14 Paesi esaminati in questa ricerca: ad avere la percezione meno accurata della realtà siamo proprio noi italiani, seguiti da statunitensi, sucoreani, e i polacchi subito a ruota. L’utilità di questa statistica sta non solo nel far venire a galla le distorsioni della realtà date dai mass media e dalle storie più o meno attendibili di chi ci circonda, ma anche nello smascherare alcuni nostri stereotipi. E alcuni dati possono lasciare a bocca aperta, a conferma del motto secondo cui “la percezione della realtà non è LA realtà”.
Perc1_immigratiCome riscontro di ciò è sufficiente osservare le risposte date, come ad esempio quelle sulla percentuale di immigrati che si suppone ci sia nel proprio Paese. Tutti quantificano il numero al rialzo, ma si vede anche come i primi quattro posti riportano una percezione estremamente diversa rispetto ai fatti, ed appartengono a nazioni dove il tema dell’immigrazione, della clandestinità, viene spesso portato all’esasperazione (Usa, Belgio, Francia), fomentando alle volte i fenomeni di razzismo e intolleranza che ben conosciamo. L’Italia è abbondantemente prima, con un 30% di immigrati percepiti rispetto al 7% reale. Anche la Polonia, ritenuta forse ancora “poco appetibile” dagli stranieri con solo l’1,75% di immigrati, risente di certi populismi lamentando un 14% di stranieri. Lo stesso discorso sociologico si può fare sulla percentuale di musulmani percepita nel proprio Paese: Francia (31% sogg. vs 8% reale), Belgio (29% sogg. vs 6% reale) e Canada (20% sogg. vs 6% reale) si mantengono su livelli di distorsione soggettiva molto elevati, come in parte anche l’Italia (20% sogg. vs 4% reale), mentre la Polonia ha una maggior consapevolezza della propria minoranza islamica (4% sogg. vs 0,1% reale).
Perc2_teenager incintaUn altro quesito interessante a cui sono stati sottoposti gli intervistati è legato al numero di ragazze-madre prima dei 19 anni. In questo frangente Polonia e Italia si trovano sul podio (rispettivamente 18% sogg. vs 1% reale; 17% sogg. vs 0,5% reale), precedute solo dagli USA (24% sogg. vs 3% reale), ma c’è da dire che gran parte delle nazioni esaminate presenta discrepanze tra il 10 e il 14%, con i cittadini che quantificano le ragazze-madre tra l’11 e il 16%, mentre le cifre ufficiali rientrano in un ventaglio del 0,2 – 3%. I meno imprecisi sono gli svedesi, che sbagliano solo di sette punti percentuali (8% sogg. vs 0,7% reale).
Anche sui votanti alle elezioni ci sono delle differenze, ma le discrepanze non si assottigliano, anzi, e la nota curiosa è che in tutti i Paesi si presentano percezioni al ribasso rispetto alla realtà. Oltre alla percezione soggettiva, qui gioca un ruolo importante la volontà – mancante – dei cittadini di informarsi. Campione di approssimazione è la Francia (57% sogg. vs 80% reale), seguita a ruota da noi italiani (54% sogg. vs 75% reale). Discrepanze tra il 13 e il 17% si presentano in altre sette nazioni, mentre la Polonia fa bella figura anche qui, al 12° posto su 14 a soli sette punti dal bersaglio (42% sogg. vs 49% reale).
Perc3_DisoccLe cose cambiano ancora se osserviamo la percezione della disoccupazione: la distanza con i dati reali aumenta ulteriormente, e di molto, in tutti i Paesi. Su tutti spicca incontrastata l’opinione italiana, secondo cui il 49% della forza lavoro è disoccupata e in cerca di lavoro, mentre i fatti parlano di un 12% (ricordiamo, dati ufficiali di inizio 2014), ben 37 punti di distorsione. Altri sette Paesi registrano discrepanze tra i 20 e i 28 punti, con i cittadini che credono la disoccupazione tra il 23 e il 39% quando i numeri ufficiali parlano di 6 – 11% (ad eccezione della Spagna con il suo 25% di disoccupazione, unico caso in Europa). Tra questi Paesi c’è anche la Polonia (34% sogg. vs 9% reale), che si piazza al quinto posto. Nessun Paese si è anche solo avvicinato alle percentuali reali del non impiego.
Perc4_Over65Altri due bei quesiti riguardano la percentuale di popolazione sopra i 65 anni e le aspettative di vita di un bambino nato nel 2014. Nel primo caso vediamo dal grafico qui affianco che si ha una percezione della terza età molto maggiore di quella che in realtà è: Italia e Polonia sono i meno precisi di tutti con una discrepanza di 27 punti (rispettivamente 48% sogg. vs 21% reale; 42% sogg. vs 15% reale). Altri nove Paesi quantificano sempre al rialzo la percentuale degli over65 (tra 19 e 25 punti in più), con una percezione soggettiva di 36-43% contro una realtà di 14-19%). E anche qui i meno precisi sono gli svedesi (che comunque sbagliano di ben 14 punti). Sulle aspettative di vita al 2014 invece c’è molta più precisione ma anche più varietà, visto che alcune nazioni ritoccano al rialzo la loro percezione, mentre altre la sminuiscono. Tra gli ottimisti spiccano i sudcoreani (89 anni sogg. vs 80 anni reale) e compensano il pessimismo dell’Ungheria (68 anni sogg. vs 75 anni reale). Dopo di loro, i meno precisi sono ancora Polonia e Italia, che sballano rispettivamente di 5 e 4 anni (72 anni sogg. vs 77 anni reale; 78 anni sogg. vs 82 anni reale). Tutti gli altri sono nel raggio di 2 o 3 anni, in più o in meno.
Oltre alle premesse iniziali, cos’altro possiamo trarre da tutto ciò? Il managing director di Ipsos Mori Bobby Duffy ha dichiarato che certe percezioni errate condizionano molto la mentalità dei cittadini sulla concezione di far politica che desidererebbero vedere: se si fosse più consapevoli che i tassi di immigrazione o di disoccupazione non sono così alti come si pensa, forse cambierebbero anche le proprie priorità. Allo stesso modo, ma per valori opposti, la gente sottovaluta in modo preoccupante azioni proattive come andare a votare, per cui si pensa che l’opzione del non voto sia più normale di quanto in realtà lo sia. Basta pensare al caso (disperato) italiano: Quanti sono i musulmani residenti? Risposta: il 20% della popolazione! (in verità sono il 4%). Quanti sono gli immigrati? Risposta: 30% (in realtà 7%). Quanti i disoccupati? Risposta: 49% (in effetti 12%). Quanti i cittadini con più di 65 anni?. Risposta: 48% (sono il 21%). A questo c’è da aggiungere un altro fenomeno diffuso soprattutto sui social network come Facebook, la disinformazione, e ancor peggio, la malainformazione: se i media più blasonati non informano o informano male, la gente rischia di credere alla prima sciocchezza che sente. Ma non è solo colpa dei media. Spesso si affianca anche quella che lo psicologo Anthony Downs ha definito “ignoranza razionale“: si decide di non voler sapere. Pensate a certi quotidiani o a certi commentatori. Chi li legge/li ascolta/li guarda non vuol essere informato, ma chiede solo di essere confermato nei propri pregiudizi. I pregiudizi rassicurano, evitano il fastidio del dubbio. E come la storia ci ha insegnato varie volte in passato, e noi puntualmente lo dimentichiamo, la scarsa conoscenza della realtà è funzionale alla cattiva politica, e le due cose si alimentano a vicenda. Stiamo forse prendendo di nuovo questa deriva?

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2 risposte a La percezione della realtà per italiani e polacchi

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