La Rivolta di Varsavia (Powstanie Warszawskie), 1° Agosto – 2 Ottobre 1944

134.1 Kotwica_Polska_WalczącaSpesso per le strade della Polonia ci si imbatte in questo simbolo. Lo si può trovare sui muri di un palazzo, su una bandiera polacca, o su una maglietta, e lo stile del disegno può essere caratterizzato da una bella estetica oppure molto semplice ed essenziale. E’ il simbolo che ricorda la cosiddetta Rivolta di Varsavia, in polacco Powstanie Warszawskie. A molti potrebbe sembrare una specie di “P” con un’ancora, tanto che in polacco è spesso chiamata kotwica, mentre altri possono vederci una “W” nella parte inferiore. In entrambi i casi si ha ragione dal momento che, da un lato, l’acronimo PW sta per Polska Walcząca (Polonia combattente), e allo stesso tempo la “P” fissata all’ancora dà l’idea delle radici e dell’identità a cui il popolo polacco si sente indissolubilmente legato.
La Rivolta di Varsavia è uno degli eventi più importanti nella storia recente polacca, avvenuto nel 1944 tra il 1° Agosto e i primissimi giorni di Ottobre – la data convenzionalmente riconosciuta è il 2 Ottobre: ecco perché a modo nostro ricordiamo proprio oggi il 70imo anniversario di questa vicenda -. La storia polacca, ricca di conflitti drammatici e sanguinosi, ha ispirato molti registi del cinema che hanno prodotto una serie di film di guerra (senza considerare i programmi giornalistici). Non mancano di certo quelli legati alla Rivolta: il primo ha la firma di Andrzej Wajda con “I dannati di Varsavia” (1957); un secondo film da citare è del più recente 2002 con “Il pianista” di Roman Polański, mentre Jan Komasa con vari sceneggiatori hanno ideato il docufilm “La Rivolta di Varsavia” giusto nella primavera di quest’anno. Il teatro degli scontri è una Varsavia schiacciata nella morsa dell’occupazione tedesca da una parte e l’Armata Rossa sovietica alle porte della città dall’altra. In questo scenario, l’Esercito Nazionale polacco (Armia Krajowa) presente in città tentò con una mossa disperata di opporsi agli occupanti nazisti. Nonostante la netta disparità di forze, la resistenza durò stoicamente per oltre due mesi, concludendosi poi con una sconfitta inevitabile. Tra le varie analisi storiche sull’evento, alcune giudicano polemicamente il mancato intervento dei sovietici, che si riterrebbe premeditato. E’ uno dei tanti casi controversi che pongono su due fronti opposti la Polonia e la Russia.
134.2 PamietamyIn riferimento a tutto ciò vengono spontanee alcune domande: i sovietici hanno davvero voluto non interferire nella rivolta cittadina? Se sì, perché? E perché i polacchi hanno deciso questa mossa nonostante non avessero speranze di vincere e nonostante potessero farsi comodamente precedere da un intervento sovietico che, prima o poi, ci sarebbe comunque stato? Per capirlo, è necessario conoscere il contesto e ritornare indietro nel tempo. Il 1° Settembre 1939 ci fu l’invasione tedesca della Polonia, conseguenza del patto di non aggressione tra tedeschi e sovietici (accordo Molotov-Ribbentrop) che prevedeva segretamente anche la spartizione della stessa Polonia. Fu l’azione che diede il via alla II Guerra Mondiale. I leader politici polacchi riuscirono a fuggire a Londra dove formarono un governo politico provvisorio. Molti soldati rimasti fedeli allo stato polacco scapparono in altri Paesi ad aiutare gli Alleati, ma una buona parte rimase in Polonia, costituendo clandestinamente l’Armia Krajowa (Esercito Nazionale). Per quasi tutto il periodo della Guerra, l’operosità dell’Armia Krajowa fu pressoché nulla a causa della carenza di armi. Si arrivò così al 1944. L’Armata Rossa avanzò trionfale verso Ovest (nelle attuali Bielorussia e Ucraina), e giunse fino alle porte di Varsavia. I sovietici erano però considerati dai polacchi degli invasori proprio come i tedeschi, e il disprezzo verso di loro era salito ancor di più a seguito del genocidio di Katyń del 1940, dove per mano loro furono uccisi oltre 24mila polacchi, tra cui molti dirigenti e ufficiali dell’esercito (i russi cercarono poi di mischiare le carte dando la colpa ai tedeschi). L’equipaggiamento bellico polacco, fatto quasi solo di armi leggere, non poteva essere comparato all’apparato tedesco, ma l’Armia Krajowa avvertì una certa preoccupazione da parte dei nazisti, impauriti forse per l’imminente scontro con i sovietici. Qui venne fuori l’orgoglio polacco, pieno del desiderio di liberare con le proprie forze almeno la capitale prima dell’arrivo dei russi, e si venne a creare una sorta di paradosso dove l’astio verso di loro era totale (anche politicamente erano molto distanti), ma allo stesso tempo speravano in un loro intervento per scacciare i tedeschi dalla città. Oltre che dal fortissimo orgoglio, la Polonia puntava anche a porsi agli occhi degli Alleati come un popolo indipendente con un’identità precisa e distinta – in prospettiva post-bellica. I tedeschi furono sorpresi alle ore 17:00 del 1° Agosto 1944, e ogni anno questo momento viene ricordato così.
Il numero di uomini impiegati era quasi simile, 50mila tedeschi contro 45mila polacchi, e dapprima vi furono delle vere e proprie battaglie, ma gli esiti disastrosi per i polacchi – il cui addestramento era comunque più approssimativo rispetto a quello tedesco – portarono il comandante Komorowski a limitare le azioni con semplici guerriglie urbane. Gli scontri ebbero luogo in diversi quartieri dell’attuale centro di Varsavia: Città vecchia, Wola, Powiśle, Mokotów, ma anche Ochota e Żoliborz. Nonostante l’inferiorità, i soldati polacchi tennero a più riprese testa agli occupanti, riuscendo in alcune fasi perfino a presidiare vie e piccoli quartieri. Ciò consentì alla propria gente di percepire un ambiente quasi di libertà, con l’esposizione di bandiere biancorosse, le trasmissioni radio della stazione Błyskawica, la gestione del cinema Palladium e altro ancora. Vedendo che non si riusciva a far dissolvere la resistenza in altri modi, i nazisti misero a ferro e fuoco la città uccidendo tutti i ribelli senza discriminazioni, inclusi donne e bambini. Nel frattempo i russi arrivarono nella parte Est della città, aldilà della Vistola, e probabilmente la mancanza del loro intervento dipese sia dalla difesa esercitata dai tedeschi che non gli permise di avanzare, e sia perché evidentemente aiutare i polacchi non era una priorità di Stalin: se lo avesse fatto, forse avrebbe favorito l’insediamento di unità rappresentative politico-militari polacche indipendenti, e ai sovietici non sarebbe convenuto.
Ad ogni modo, la resistenza perpetrata a Varsavia fu di carattere eccezionale e fuori dall’ordinario. Terminò solo dopo due mesi, con 15mila soldati polacchi morti e un numero di vittime civili tra 180mila e 200mila. Dopo la resa firmata nei primi giorni di Ottobre (chi dice il 2, chi il 3, chi addirittura il 5), la popolazione ancora superstite fu deportata per eseguire uno degli ordini più folli di Hitler, radere al suolo la città. Mentre ciò avveniva, i sovietici rimasero sempre dall’altra parte del fiume senza intervenire, se non dopo la distruzione e la successiva fuga tedesca (gennaio 1945). La nota più amara per la Polonia è che oltre al danno ci fu la beffa: con la conferenza di Yalta, la parte Est dello stato originario rimase territorio russo (v. mappa in quest’articolo), e la Polonia venne riconosciuta come stato sotto l’orbita geopolitica sovietica.
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5 risposte a La Rivolta di Varsavia (Powstanie Warszawskie), 1° Agosto – 2 Ottobre 1944

  1. Pingback: 11 Novembre 1918, l’Indipendenza della Polonia | Qui Polonia & Italia™

  2. Fabio ha detto:

    Sono un amante della Polonia e ci sono stato diverse volte.Quest’anno in aprile ho voluto approfondire la conoscenza della rivolta del 1944 visitando il museo dedicato a Varsavia,molto ben realizzato e toccante. Tornato in luglio ho acquistato la maglia celebrativa del settantesimo anniversario in concomitanza con la vicinanza dell’uscita del film “Miasto”. Vorrei sapere se esistono in commercio quest’ultimo film e il precedente “Powstanie Warszawskie” con almeno i sottotitoli in inglese o se sono previste proiezioni in Italia.Grazie per lo spazio,saluti.

  3. bibi ha detto:

    da quanto tempo è in uso il fermarsi al suono della sirena? grazie

    • Bogumił ha detto:

      Da quando ricordo, c’era sempre un momento di fermarsi…
      sono nato a Varsavia, e la amo, anche se non è più bella delle città nostre, però la sua storia mi fa sentie l’orgoglio di essere Varsaviano.

  4. Stefano ha detto:

    Commento molto semplice: comunisti e nazisti, 2 facce della stessa medaglia.

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