Michał Kwiatkowski, la Polonia ha il suo campione del mondo di ciclismo

Neanche il tempo di smaltire a dovere l’euforia per la vittoria del mondiale casalingo di pallavolo, e la Polonia si vede ancora riempita di allori, questa volta in quel di Ponferrada, 100km a Sud-Ovest di Oviedo, dove Michał Kwiatkowski ha conquistato questa domenica il titolo di campione del mondo di ciclismo. E’ la prima volta per un polacco. Subito dopo aver risucchiato un quartetto di fuggitivi con il resto del gruppone, il giovane talento 24enne è riuscito a scattare a 8km dal traguardo, e a costruirsi quei pochi secondi di vantaggio che gli hanno consentito di tagliare il traguardo in solitaria, concedendosi perfino il lusso di rallentare per rivelare la sua incredulità e per baciare l’aquila sulla maglia del suo Paese. E’ stata una vittoria così inaspettata che lui stesso ha più volte ribadito di non crederci ancora. Solo oggi, al ritorno nella sua Toruń, l’accoglienza calorosa dei suoi concittadini gli sta facendo realizzare l’impresa di cui è stato capace. Intervistato dal canale ufficiale dell’Union Cycliste Internationale (UCI) ha confessato: “Mi sentivo davvero bene, e insieme al team avevamo pensato che non c’era tempo da perdere e niente da aspettare[…]. Avevo guardato la corsa Under23 tenutasi qui due giorni fa e avevo visto che con la pioggia era possibile provare ad arrivare agli ultimi chilometri con un gruppo piccolo, per poi staccarlo con uno sprint anticipato […]. Secondo me, tenere la testa della corsa col team era il modo per avere più possibilità alla fine […], durante la corsa ho sempre avuto il supporto di tutto il team, dall’inizio alla fine, e questo era fantastico […]. All’ultimo giro mi sentivo benissimo, vedevo che gli altri facevano ancora dei calcoli, io non più, e sono scattato. Era rischioso, sì, ma alla fine ha funzionato”. Sulla linea del traguardo (6h29’07”) ha preceduto superfavoriti come Simon Gerrans e Alejandro Valverde.
La sintesi della corsa
133. Michał KwiatkowskiA Ponferrada il tempo è quello delle gare fisiche: sole e pioggia si alternano più volte, ma sia all’inizio che alla fine della corsa le nuvole gravide di pioggia saranno clementi. I 254,8km sono distribuiti su un circuito di 18km da percorrere diciotto volte. Ad ogni giro, due salite non troppo ripide che, moltiplicate per il numero di giri, danno un dislivello totale di oltre 4000m. Nei primi giri il ritmo è blando, e una fuga immediata a quattro (Savickas, LIT; Kvasina, CRO; Poliwoda, UKR; Quintero, COL) non preoccupa nessuno. Il primo team a prendere in mano la corsa è proprio quello polacco: a 190km dall’arrivo, tutti e nove i componenti si portano avanti e alzano il ritmo. Forse una mossa un po’ azzardata, ma così è per i successivi 110km, quando la squadra italiana prende il suo posto. Nonostante la pioggia crescente, l’Italia alza ulteriormente la velocità consentendo di riprendere i quattro fuggitivi e di allungare il gruppone: si entra nella fase più viva della corsa, con continue evoluzioni in testa, vedi discesa spericolata di Martin (GER) sul bagnato. A 40km dal traguardo si presenta un gruppo di undici fuggitivi, tra cui gli italiani Visconti e Caruso; lo segue un gruppo di 89 corridori con gli altri italiani e con i polacchi Kwiatkowski, Paterski, Gołaś e Poljański (gli altri del team si ritirano, avendo terminato il loro compito). Le carte si rimescolano ancora, i fuggitivi si fanno riprendere dal gruppone, e ai -25km dalla fine ci sono altri quattro leader: Andersen (DEN), Gautier (FRA), Kiryjenka (BIE) e il nostro De Marchi. Ai -18km il loro vantaggio sul gruppone è di 40 secondi, ma neanche loro riescono a gestire il gap, facendosi risucchiare dopo poco tempo. Ed ecco il colpo di scena: ai -8km scatta Kwiatkowski, che si era fatto trainare da Paterski e Gołaś. Nessuno riesce a stargli a ruota, neanche i favoriti Gerrans e Valverde. Accumula un vantaggio di circa nove secondi, esiguo ma decisivo: riesce ad amministrarli fino alla fine e a vincere a braccia alzate, baciando poi più volte l’aquila polacca sulla sua maglietta. Anche il suo traino Paterski non finisce male (17imo). Alla domanda sulla dedica della vittoria, la sua risposta è senza esitazioni: “Alla mia ragazza Agata, alla mia famiglia e, ovviamente, alla Polonia”. Per l’Italia, invece, l’ex fuggitivo De Marchi crollerà al 45imo posto a +1’03”. Il miglior piazzamento sarà quello di Colbrelli (13imo a +7”), con Nibali e Aru mai in evidenza. Il trainer Cassani ha comunque elogiato la squadra: “Eravamo sempre nel vivo, con Visconti, Caruso, De Marchi, lo siamo stati fino a 5km dalla fine, e dal momento che quest’anno ci è mancato il finalizzatore della cosa, di più non si poteva fare”.
Curiosità su Kwiatkowski e la Federciclismo polacca (PZKol)
Il presidente del PZKol Wacław Skarul non ha nascosto ovviamente la sua soddisfazione. In un’intervista al giornalista di Rzeczpospolita Olgierd Kwiatkowski (curiosa omonimia…), Skarul afferma che Michał non è stata una sorpresa, aveva già mostrato le sue qualità nelle categorie inferiori (titoli iridati europei juniores in linea e a cronometro, 2007 e 2008), l’anno scorso si era fatto vedere con qualche bella prestazione, e questa primavera si era riconfermato (terzo nella Freccia Vallone e nella Liegi-Bastogne-Liegi). “A Ponferrada ha funzionato tutto, ma deve essere così se si vuole vincere un campionato del mondo: c’era un capitano, un leader, c’era una squadra che ha lavorato senza esitazioni per Michał, e poi gli allenatori che hanno creato un’atmosfera tale da far fruttare al meglio il lavoro di un team di 50 persone […]. Eravamo tutti una grande famiglia”.
E poi confessa: “Avevamo rischiato perfino di perderlo quando, andato a correre all’estero, la rigidità degli allenamenti lo aveva quasi portato a smettere. Però alla fine ci ha ripensato, abbiamo stilato un progetto di lavoro con lui che va negli anni, e ora che ha concretizzato dei risultati, ci viene più realistico pensare alla possibilità di vincere l’oro olimpico. E’ quello il nostro obiettivo, anche se non sappiamo se lo si può puntare già a Rio 2016. Il tempo c’è, Michał ha solo 24 anni”. Ad ogni modo la Polonia del ciclismo sta iniziando a raccogliere il frutto dei suoi sistemi di formazione, sicuramente non paragonabili ad altri per metodi e fondi finanziari (come ad esempio in UK), ma che riesce con successo a coltivare e tirar fuori dai ragazzi tutto il talento innato. Con Majka e Kwiatkowski nelle loro rispettive scuole di formazione di Świdnica e Toruń è stato così.
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