La Polonia della pallavolo maschile campione del mondo

La Polonia della pallavolo maschile ha avuto di nuovo qualcosa da dire in campo internazionale, e lo ha fatto vincendo una sentitissima finale di Coppa del Mondo col Brasile tenutasi il 21 settembre a Katowice. Gli ultimi dieci anni avevano già registrato il ritorno al vertice della pallavolo maschile polacca: senza contare i vari quarti e quinti posti, l'”era argentina” dei CT Raùl Lozano (2005-8) e Daniel Castellani (2009-10) aveva permesso di essere vicecampioni mondiali nel 2006 e campioni europei nel 2009. Ma il periodo più fertile del decennio è stato sicuramente quello con trainer Andrea Anastasi, che ha fruttato nel 2011 due bronzi agli europei e nella World League, un argento nella World Cup (torneo diverso dal più classico campionato mondiale), e nell’anno seguente ha regalato la vittoria finale nella World League. Un 2013 senza podi è costato il posto al CT italiano, sostituito dal francese Stéphan Antiga, che ha sfruttato fin da subito quanto già costruito negli anni scorsi per trasmettere la sua mentalità e applicare i suoi schemi di gioco.

La cavalcata polacca

Nella prima fase a gironi la Polonia ha fatto la parte del rullo compressore, vincendo tutte e cinque le partite giocate a Varsavia e Breslavia contro Serbia, Australia, Venezuela, Camerun e Argentina, e perdendo solo un set in totale. Nella seconda fase a gironi la Polonia ha stentato un po’ di più giocando quattro partite a Łódź e perdendo inaspettatamente con gli USA per 3-1. Ciò non le ha impedito comunque di vincere contro Italia, e battere di misura Iran e Francia, qualificandosi per la terribile terza fase. Qui ha incontrato niente di meno che Brasile e Russia, vincendo entrambi i match al tie-break. E’ così che nella semifinale del 20 settembre a Katowice è toccato giocare con una Germania facilmente addomesticata per 3-1.

La finale con il Brasile

La Polonia aveva vinto al tie-break con il Brasile appena cinque giorni prima durante la terza fase, ma ovviamente ciò non aveva più nessun valore. Qui è un’altra partita, una finale di campionato mondiale, e per giunta davanti al proprio pubblico. Alla presenza del presidente polacco Komorowski, lo Spodek di Katowice è stato farcito in ogni ordine di posto con quasi 12.000 tifosi, a creare una bolgia travolgente durante tutto l’arco del match, ad altissimi livelli, durato oltre due ore.
Forse una Polonia impaurita, o forse la solidità brasiliana, battezzano un inizio a razzo del Brasile, già a +4 al primo time-out tecnico (4-8). La Polonia cerca di reagire, ma il punteggio del secondo time-out (11-16) diventa 11-18. Nonostante l’agonismo profuso, il set è già segnato: trascinati da Lucarelli e Wallace, il Brasile se lo aggiudica per 18-25. Il secondo set porta una reazione polacca che si porta fino ad un +3, ma il Brasile non si scioglie, e contiene il generoso impegno dei polacchi (8-7), che continuano ad insistere, fruttuosamente. Il set è tirato, molte palle rimangono a lungo in gioco tra attacchi potenti e strenue difese. Si va al secondo time-out sul 16-11 per la Polonia trascinata da Mika, ma il Brasile recupera incredibilmente con Lucas e Bruno: un enorme vantaggio sciupato totalmente e tutto da rifare. Il bello è che ci riescono: 25-22 e il conto dei set è sull’1-1. In effetti il campo mostra dei numeri equilibrati in quanto a errori e attacchi. Sui muri prevale il Brasile (4-7), ma la Polonia compensa con gli ace (3-1). In ricezione si distinguono Mario e Murilo per i brasiliani, e Zatorski e Winierski per i polacchi, mentre in attacco brillano Wallace, Lucas e i missili di Lucarelli (BR) e Mika (PL). Con i bei giochi di luce proiettati sul campo di gioco ad intrattenere il pubblico durante la pausa lunga, si va verso il terzo set.
Il livello agonistico rimane altissimo, alcuni break polacchi vengono puntualmente annullati qualche minuto dopo. Si vede qualche errore di troppo a muro per i brasiliani, ma il match rimane sempre molto equilibrato (16-15 al secondo time-out tecnico). Subito dopo, ennesimo break dei polacchi annullato alla prima occasione, e finale al cardiopalma con muri, contrattacchi e un punto polacco annullato al video-challenge. Alla fine la spunta la Polonia per 25-23: importantissimo 2-1 polacco. Quarto set caratterizzato ancora per la grande forza espressa da entrambe le squadre, ma a questo si aggiunge un maggior studio reciproco, vista la delicatezza del momento a cui si è giunti. Dopo il solito paio di break subito annullati tra le due squadre, si va al primo out tecnico con la Polonia avanti 8-7. Alla ripresa la Polonia prova ad allungare, ma un paio di errori vanifica il tutto. Continuano le bordate di Mika (sarà il più prolifico dei suoi), si riprende un break perso in precedenza, Wallace è colui che indubbiamente tiene il Brasile a galla, sia nel punteggio che soprattutto psicologicamente: 16-15. Entrambe le squadre sono in palla, si annullano a vicenda i punti di forza (polacchi più incisivi negli ace – 5-1 – ma sbagliano di più – 26 errori contro i 22 brasiliani), ma improvvisamente si assiste ad uno scatto brasiliano che col redivivo Lucarelli si porta sul 17-20. La Polonia non ci sta e contrattacca ancora una volta: all’inizio sembra un colpo di reni per colmare il gap subìto, ma la concomitanza degli attacchi al metronomo di Mika e alcuni errori decisivi dei brasiliani (vedi invasioni di campo dello stesso Lucarelli), la porta nel giro di pochissimi minuti su un incredibile 25-22. Due ore di tifo incessante non sono bastate a rendere afone le 12.000 voci che finalmente possono far esplodere ancora più forte di prima il loro “Polska biało-czerwoni” (Polonia, bianco-rossi). Dopo esattamente 40 anni, la Polonia torna campione del mondo.
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