Italiani e polacchi intolleranti e omofobi?

Omofobia, discriminazione, diritti civili. Queste sono alcune delle parole che spesso si sentono sui giornali e nei dibattiti di oggi. Per quanto l’omosessualità sia un fenomeno vecchio quasi quanto il mondo, negli ultimi lustri sia in Italia che in Polonia questo tema ha riacquistato vigore proprio in relazione ai diritti civili e al rispetto dell’individuo, troppo spesso ancora trascurati. Qualche testata blasonata (ultimo in ordine cronologico, L’Espresso di questi giorni) non tradisce la tipica usanza italiana del “titolone acchiappalettori” facendo passare il messaggio che il Belpaese sia il più discriminante d’Europa. Ma è proprio così? E la Polonia è quel Paese integerrimo e tradizionalista che tutti pensiamo?
L’European Union Agency for Fundamental Rights un po’ di tempo fa ha condotto la statistica finora più a larga scala in questo settore, collezionando un campione dati di ben 93mila Lgbt (lesbiche, gay, bisex, transgender) dei 28 Paesi dell’Unione. L’obiettivo era quello di misurare il grado di accettazione e rispetto di queste categorie di persone all’interno della società in vari contesti della vita pubblica, da quello scolastico a quello lavorativo, passando per il tempo libero e la sensibilità del mondo politico e degli altri cittadini. Il quadro che ne emerge a livello europeo non è dei più rosei, con un continente diviso diagonalmente in due: abbiamo infatti un’Europa del Nord-Ovest – più tollerante – che parte dalla penisola Iberica, include l’area sassone, la Slovenia e la Rep. Ceca, e termina in Scandinavia e Finlandia; e abbiamo un’Europa del Sud-Est – più intollerante – che prende le tre repubbliche baltiche, la Polonia, la penisola balcanica, Cipro e l’Italia (v. seconda immagine). Dunque il preludio per Italia e Polonia sembra piuttosto sconfortante. E’ un po’ lo è.
129.1 Chiusura scuola e lavoroPartiamo esaminando un primo contesto sociale, quello in cui ci si trova immersi per la maggior parte del proprio tempo: la scuola e il lavoro. Gli intervistati dovevano esprimere il loro grado di apertura totale, parziale o nullo, verso i compagni / colleghi. Nei due grafici si nota subito che tra i due ambienti c’è sicuramente più chiusura a scuola (con percentuali sempre sopra il 40%), sia per una consapevolezza non ancora maturata della propria identità sessuale e sia per il timore di subire atti di bullismo e di emarginazione frutto della competizione tipica dell’adolescenza (è questa paura che porta ad una maggior prudenza nell’esporsi). I numeri evidenziano come nell’ambiente scolastico l’Italia presenti dei livelli di introversione di poco superiori alla media europea, 55% per le lesbiche e addirittura 75% per i gay. Al contrario la Polonia offre un contesto un po’ più accogliente della media (sono introversi “solo” il 43% delle lesbiche e il 70% dei gay). A questo aggiungiamo però un dato interessante emerso dal sondaggio: in tutta l’Unione le donne bisex sono molto più aperte (circa il doppio) degli uomini bisex, indice che l’emarginazione sociale è più accentuata verso gli uomini di quanto non lo sia per le donne. Anche in quest’aspetto specifico la Polonia fornisce percentuali di chiusura più basse – tra le migliori in Europa con il 50,5% -, al contrario dell’Italia (65,5%). Nel contesto lavorativo l’Olanda mostra un tasso di tolleranza invidiabile (solo il 5% delle lesbiche e il 7% dei gay nasconde ai colleghi i propri gusti sessuali), seguita da Svezia, UK, Danimarca, Rep. Ceca e Malta. Le cose non cambiano per l’Italia, la cui chiusura rimane sempre sopra la media (con un picco visibile nei bisex, 57,5%), mentre osserviamo un regresso rilevante nella società polacca, i cui Lgbt sono molto più chiusi con i colleghi, tanto da tradursi in percentuali più alte dell’Italia, e attestandosi addirittura nelle prime posizioni in Europa nelle introversioni dei transgender (59%). Una parziale ragione di questa ermeticità potrebbe essere individuata nel fatto che una buona parte della forza lavoro sia reduce dal regime degli anni ’70 e ’80, dove l’essere fuori dallo standard voleva spesso dire essere fuori dalla società. Un ultimo particolare è costituito da questa curiosa controtendenza presente in Italia, in cui se gay, lesbiche e bisex sono più introversi della media, i transgender mostrano una apertura decisamente maggiore, a scuola come al lavoro. E’ una delle poche percentuali positive che l’Italia offre.
Ecco quindi l’Europa tagliata in due per diagonale. Questo raffronto tra il 1998 e il 2014 sui diritti acquisiti dai Lgbt in quanto a unioni civili, matrimoni e adozioni mostra in modo più che esaustivo i progressi nei vari Paesi dell’Unione Europea. 129.2 Diritti civiliQuella che prima avevamo denominato Europa del Nord-Ovest non solo si tiene al passo con i tempi su matrimoni e unioni civili, ma ha già regolamentato anche le adozioni. Molti Paesi dell’Est invece (tra cui la Polonia) dichiarano nelle loro costituzioni l’impossibilità di unioni omosessuali, e rispetto a 16 anni fa solo l’Ungheria ha riconosciuto le unioni civili. Oltre al blocco ex-sovietico, gli unici Paesi a non aver fatto nulla per riconoscere tali diritti sono Grecia e Italia, che spesso vantano – giustamente – di essere la culla della civiltà, ma che sulle libertà individuali di oggi sono tra i fanalini di coda…
129.3 Politica, cittadini e homofobiaE proprio in tema di legislazioni e diritti, vien da sé collegarsi anche al mondo di chi ci governa. Alcuni dicono che la politica sia lo specchio del Paese, altri dicono che sono i cittadini a riflettere il comportamento dei politici. C’è chi dice anche che i due blocchi si reggono a vicenda e “vince” chi dei due riesce a fare più da traino – in positivo o in negativo. Vediamo come stanno qui le cose. In merito all’offensività del linguaggio verso i Lgbt da parte dei politici, spicca un podio con Polonia al terzo posto (83%) e Italia al secondo (91%), preceduti solo dalla Lituania (92%). Basta guardare la mappa affianco per rendersi conto dell’abisso che ci divide dagli altri Paesi del cosiddetto Occidente. Se invece guardiamo alle battute allusive o offensive fatte nella vita quotidiana sui Lgbt, il divario tra i vari Paesi dell’UE si riduce. Nonostante ciò, l’Italia stravince (ahinoi) questo confronto con il 96%, seguita da Bulgaria (95%) e Croazia (91%). La Polonia è lì in zona con l’89%, ma è doveroso dire che i Paesi meno propensi a questo tipo di “ironie” sono al 57% (Lussemburgo), 64% (Danimarca) e 67% (Olanda), e che la media europea si attesta all’82%. Insomma, se è vero che gli altri non sono esattamente dei santi, anche qui non perdiamo l’occasione per distinguerci in negativo…
129.4 Avversione vs aggressioniNon cambia di molto la musica quando i soggetti intervistati si esprimono su due aspetti sociali ancora più radicali. Il primo include le espressioni di avversione e odio nei loro confronti da parte della società, in cui lesbiche, gay, bisex e transgender danno numeri sostanzialmente uniformi: nell’insieme, la Croazia è in testa a questa triste graduatoria (90%), seguita da Lituania (87%), Bulgaria (85%) e Romania (84%). La Polonia è a un tiro di schioppo con l’82%, e l’Italia al 79%. Sono percentuali negative, visto che la media europea è del 58%, e che in certi Paesi gli insulti verbali verso i Lgbt sono solo un’eccezione (Lussemburgo al 18%, Danimarca e Svezia al 22% e 24%). Il secondo aspetto è quello delle aggressioni fisiche e delle molestie. La Croazia conferma la sua avvilente leadership con un 74%, ma è qui che l’Italia fa un exploit dei suoi piazzandosi al secondo posto con il 69% e staccando Bulgaria (61%) e Lituania (60%). La Polonia invece, con il suo 36% si pone poco sotto la media europea del 38%. Tutti comunque lontani dalle civili Finlandia e Lussemburgo (12%) e Rep. Ceca (16%). Il dato interessante da osservare è proprio il confronto tra questi due aspetti, che richiama il famoso andante “tra il dire e il fare…”: da un lato per la Polonia c’è veramente di mezzo il mare, visto l’enorme gap tra le due voci, distinguendosi grazie a questo a livello europeo. Di contro, invece, il proverbio non funziona per niente in Italia, con avversioni e aggressioni quasi a braccetto. Oltre all’educazione civile e culturale, forse una causa di tutto ciò andrebbe cercata anche nella sicurezza e nella giustizia, due fattori che avevamo visto a suo tempo parlando della qualità della vita, osservando guarda caso una sicurezza funzionante in Polonia e un po’ più lacunosa in Italia.
L’ultimo dato che prendiamo in considerazione ha una diversa angolatura rispetto agli altri in quanto introspettivo: è stato chiesto ai Lgbt un voto da 1 a 10 sul grado di soddisfazione individuale della propria vita nel Paese in cui risiedono. 129.5 SoddisfazioneSi ritengono più felici olandesi (7,5), belgi (7,2) e danesi (7,5), mentre i meno contenti sono in Bulgaria (5,5), Cipro (5,6) e Grecia (5,7). Al quart’ultimo posto c’è la Lituania (dopo i trend negativi visti in precedenza, era prevedibile), accompagnata però dalla Polonia, il cui voto medio dei Lgbt è di 5,8. Raggiunge giusto la sufficienza l’Italia, che quindi si conferma ancora nel suo trend negativo (la media europea è 6,6). Tirando le somme, il Belpaese non è poi “il peggiore di tutti”, o almeno non in senso letterale. Ma è vero anche che escludendo 5 o 6 realtà particolari come quella croata, la lituana, la bulgara o la cipriota, ci siamo noi, e non possiamo certo andarne fieri. Non che in Polonia la situazione sia opposta, ma il fatto stesso di vederla in più frangenti un po’ meglio della stessa Italia dovrebbe portarci a riorganizzare meglio le nostre idee sulla realtà di oggi. Gli italiani come i polacchi spesso si ripetono la solita giustificazione: “la nostra situazione forse è deprecabile, ma avete visto gli altri?”. Se per “gli altri” ci si riferisce alla Lituania o a Cipro, vuol dire che forse non si ha ben chiaro in mente con chi paragonarsi (con tutto il rispetto per lituani e ciprioti). Battute a parte, il punto è che non si sa o non si vuole ammettere che in “Occidente” sono tutti più avanti degli italiani. La cosa è ancora più ingiustificabile per l’Italia, che dovrebbe costituire l’avanguardia, ma che oramai si è abituata a guardare fuori dalla finestra e, al massimo, a rincorrere gli altri, se proprio si deve. Per le solite ragioni editoriali, abbiamo rielaborato solo alcuni tra i quesiti più interessanti e di visione più globale. Chi ha 3 o 4 ore libere per spulciarsi ogni singola discriminante della statistica, rimandiamo al sito della FRA.
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