San Giuseppe da Copertino vola in Polonia

Volare Poster - CopiaLo diciamo subito: qui, di religioso, c’è ben poco. Il perché di questo titolo è dovuto a “Volare”, uno spettacolo teatrale difficile da inquadrare in un genere preciso. Antropologia, filosofia, psicologia, sprazzi occasionali di comico che evitano di cadere nella seriosità: in questo complesso mix si disegna una parabola evoluzionistica che, mediante diversi contesti esistenziali della vita, parte dallo scimpanzé e arriva al “santo dei voli”. Che la Puglia si facesse vedere in giro per Varsavia e dintorni, lo avevamo visto in un recente articolo in cui si toccavano le componenti commerciali, universitarie, turistiche, e anche culturali-letterarie della regione diffuse proprio in Polonia. Più curioso è vedere come l’ultimo pezzo di questo mosaico sia costituito da una pièce teatrale con all’interno un grosso spazio sulla figura di Giuseppe Desa, alias San Giuseppe da Copertino.
La ‘prima’ dello spettacolo si è tenuta lo scorso 26 Aprile a Wałbrzych, seconda città della Bassa Slesia polacca (in replica a Maggio), ed è diviso in tre atti. Il primo consiste nella conferenza di alcuni scienziati che dibattono su un esperimento in cui quattro scimpanzé vengono tenuti in una stanza dotata di TV, sedie, divani, tavolini, piatti e quant’altro. L’affinità del DNA con l’uomo porta a chiedersi se, con questa “forzatura”, sia possibile un balzo evoluzionistico che gli consenta di riprodurre le stesse azioni degli esseri umani, e che porti di conseguenza l’uomo a non approcciare a loro come a semplici animali. La divergenza di opinioni tra gli scienziati è netta, e gli esiti dell’esperimento faranno ricredere alcuni di essi. Il secondo atto è l’intreccio delle vite quotidiane di alcune persone che vorrebbero cambiare la propria vita, e cercano le loro potenzialità nascoste o inespresse per renderla più soddisfacente o per sentirsi realizzati. Alcuni hanno successo in questo, ma altri no, e in questo frangente c’è lo spazio per riflettere sulle cause che trattengono certe persone a terra e non gli consentono di andare più in alto. Il terzo e ultimo atto riproduce un viaggio fatto a Copertino, la cittadina salentina di Giuseppe Desa, nel tentativo di capire il lato umano, ma anche emotivo e spirituale, del frate diventato famoso per le sue levitazioni. Il santo dei voli, appunto. Qui, le licenze dell’arte teatrale concedono atmosfere surreali e iperboli narrative, dal volo in aereo al contatto con gli abitanti locali, fino ai dialoghi virtuali con il noto drammaturgo salentino Carmelo Bene. Tutto ciò ha una forte impronta autobiografica, dacché il viaggio è stato realmente compiuto dall’autore e regista di “Volare”, Marcin Wierzchowski, recatosi appositamente nel Salento nel 2011.
Volare Giuseppe - CopiaNon potevamo non incontrarlo per farci due chiacchiere e chiedergli qualcosa sul suo lavoro. Già all’epoca, tra una lezione e l’altra alla Scuola Superiore Leon Schiller di cinema, televisione e teatro di Łódź dove insegna, Wierzchowski era impegnato nella scrittura della sua opera, e la lettura del libro “Gdzieś dalej, gdzie indziej” di Dariusz Czaja, antropologo di Cracovia che ha voluto scrivere sulla Puglia, avendoci viaggiato in lungo e in largo, è stato illuminante. “E’ dedicato un intero capitolo – intitolato proprio ’Volare’ – al personaggio di Giuseppe Desa, e i racconti mi hanno affascinato ad un punto tale che ho iniziato una serie di esplorazioni e ricerche di documenti. Ai fini della sceneggiatura non è stata l’unica ispirazione, avevo in mente anche Newton, e Otto Lilienthal, inventore specializzato in oggetti volanti leggeri in grado di far volare l’uomo. Ma quella di Giuseppe Desa è stata la più grande”. Forse è per questo che Wierzchowski è andato fino al tacco d’Italia. Ecco come ci risponde: “L’idea di inserire il personaggio nell’opera era già nata dopo la lettura del libro, ma non sapevo come realizzarla. Così, per la prima volta, ho pensato che l’esperienza del viaggio e dell’immersione diretta nel suo ambiente mi avrebbe aiutato nella stesura della sceneggiatura”. Per quanto riguarda la sua fede personale, il regista ci dice chiaramente: “Io non mi definisco certamente un cattolico ortodosso, anzi, ma non sapevo che la mia sensibilità sarebbe stata toccata in modo così intenso dalla personalità di San Giuseppe. C’era qualcosa di insostenibile che mi ha portato lì, a Copertino: volevo conoscere la storia di San Giuseppe e immergermi nel suo ambiente”. E infatti, subito dopo la scoperta di Giuseppe Desa, Wierzchowski parte alla volta di Copertino, dove trascorre i quattro giorni della festa patronale, dedicata proprio al santo locale. Siamo nel Settembre del 2011. “Ho intervistato gli abitanti, alcuni bambini, degli artisti, gli ho chiesto cosa volesse dire per loro ‘volare’, prima in generale, e poi se in relazione a Giuseppe Desa fosse una cosa a cui credono o no”. E ancora, nello spettacolo viene riportato in vita Carmelo Bene: “A Copertino ho scoperto ’A boccaperta’, la sceneggiatura che Carmelo aveva scritto parlando proprio di Giuseppe Desa, ma con un taglio romanzesco che incrocia l’uomo e il mito, la storia e la leggenda. Era quello che cercavo”. Ecco perché il regista preferisce rappresentare il suo viaggio anziché raccontare una semplice biografia: “Se all’inizio non ero molto convinto di raccontare la sua biografia, dopo il soggiorno a Copertino ho avuto la conferma che non era la soluzione migliore”.
Dunque, con questo mix laico fatto di antropologia, scienza, filosofia e mistico, Wierzchowski pone una domanda allo stesso tempo unica e molteplice. In senso letterale, è secca: “Dal momento che abbiamo un potenziale evolutivo così enorme, perché non riusciamo a levitare nell’aria come Giuseppe? Non ne siamo ancora in grado? E’ una dote che abbiamo dimenticato? O più semplicemente, non è possibile?”. D’altro canto però il regista offre uno spunto di riflessione sui diversi significati che si possono attribuire alla parola ’volare’, e ai modi non letterali ma metaforici in cui può essere coniugata, in ambito esistenziale, antropologico, o nelle piccole situazioni quotidiane. “Ho voluto formulare la tesi secondo cui l’idea di volare può essere concepita anche senza essere credenti, su un piano diverso: avere il fine di volare nella vita, in senso metaforico, ma anche metafisico. Vivere bene consente una fine più serena, più leggera della propria esistenza”. Un ulteriore tema che abbiamo notato nello spettacolo è il modo in cui libertà e schiavitù vengono concepite nella società, anche questo un elemento che ritorna a più riprese: lo stato evolutivo che ha raggiunto l’uomo lo ha teoricamente reso un essere libero, ma nonostante ciò, nella vita si verificano spesso situazioni più o meno serie o importanti che lo fanno sentire imprigionato. Ma imprigionato da chi o da cosa? Ci si trova davvero in una gabbia o è solo un’illusione? Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per godersi lo spettacolo senza il rischio di addormentarsi. Il cast è composto da: Joanna Łaganowska, Małgorzata Łakomska, Irena Sierakowska, Irena Wójcik, Michał Kosela, Rafał Kosowski, Filip Perkowski, Tomasz Pisarek, Tadeusz Ratuszniak, Czesław Skwarek e Piotr Tokarz.
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