Polonia e Puglia di nuovo a braccetto

Tra Polonia e Puglia si stanno riaccorciando le distanze, e di tanto. Non accadeva da almeno 500 anni, quando Bona Sforza d’Aragona divenne regina di Polonia esportandovi, tra le tante cose, prodotti agroalimentari e arte. Ma erano altri tempi, come anche quelli della presenza polacca in Puglia durante la II Guerra Mondiale, testimoniata dal cimitero militare a Casamassima o dai racconti delle famiglie salentine che accolsero i cittadini di fede ebraica. Ora è tutta un’altra storia.
Negli ultimi 10 anni si è avuta una serie di fattori a favore di questo riavvicinamento, l’ingresso della Polonia nell’area Schengen, i costi di viaggio più accessibili, e gli spostamenti più agevoli frutto dell’intensificazione del traffico aereo (nonostante l’assenza di voli diretti: il Varsavia-Bari di Ryanair del 2013 è durato solo 6 mesi a causa della possibile fine dell’accordo tra gli irlandesi e la regione alla fine di quest’anno). Ciò ha consentito ai polacchi una maggior ricerca di lavori stagionali o di manovalanza (nel 2012 la quantità di rimesse destinate in Polonia da parte dei polacchi in Puglia si stima in oltre 3mln di euro), e un’esportazione via via più consistente in Polonia di prodotti come vini, oli, pasta, specialità casearie come ricotte o tarallini, e conserve di vario tipo principalmente a base di pomodoro. A ciò aggiungiamo i programmi europei di interscambio studentesco come l’Erasmus: le Università di Bari e del Salento hanno in vigore convenzioni con numerosi istituti dislocati principalmente a Varsavia, Cracovia, Katowice , Breslavia, e Szczecin, ma anche a Łódź, Danzica, Rzeszów, Poznań, Toruń, Opole, Josefów, Kutno, Lublin, Olsztyn, Bydgoszcz, Białystok e Gorzów. Per quanto sia incontrastata la preferenza degli studenti per Paesi come Spagna, Germania e Francia (vista anche la maggior offerta), le domande di borse di studio per la Polonia non mancano. Nel quinquennio 2008-2013 il numero di universitari pugliesi soggiornati in Polonia sfiora le 250 unità, e ancora maggiore è il numero di laureandi polacchi accolti in Puglia, che supera i 470 studenti. A conferma della bontà di tali programmi, da vari anni le Università di Bari e Lecce offrono anche dei master, principalmente in campo economico e delle relazioni internazionali, progettati insieme agli istituti di Varsavia e Breslavia (contribuiscono ai corsi anche Berlino e Bruxelles).
Insomma, lavoro, commercio e mondo universitario hanno iniziato a giocare un certo ruolo sul rapporto tra i due territori e, messi insieme, non hanno fatto e non fanno altro che diffondere una visione di Puglia e Polonia basata sempre più su un passaparola di esperienze e constatazioni reali, vissute, e che ridimensionano alcuni stereotipi ormai superati: per la Polonia si va dal parallelismo climatico con la Siberia fino al comunismo diffuso e alla povertà logorante, passando immancabilmente per le ragazze facili; per la Puglia e l’Italia invece si revisionano le credenze sull’uomo-casanova o su un generale modo di fare pseudomafioso. E’ ovvio, con questo non possiamo dire che i luoghi comuni siano totalmente falsi o estinti, anzi, ma non possiamo negare che questo maggiore interscambio umano porta ad un loro lento arretramento nell’immaginario comune. Un ulteriore elemento, allo stesso tempo causa ed effetto di questo passaparola, è il turismo. Camminando per le vie di una qualsiasi delle grandi città polacche, non è così difficile imbattersi nel giro di qualche giorno in un italiano, studente, turista o residente che sia. Lo stesso vale per i polacchi in Puglia, anche se forse li notiamo meno. La strada però è ancora lunga, non si può ancora competere con il turismo e la nomea di città come Roma, Firenze, Venezia, Milano, Napoli, o regioni come Toscana, Sardegna e Sicilia. Le agenzie viaggi polacche raramente promuovono pacchetti-vacanze verso la Puglia (o quelle pugliesi verso la Polonia) a causa di modalità e tempi di viaggio più lunghi e scomodi, e lo dicevamo all’inizio: la mancanza di voli diretti chiude le ali a maggiori sinergie possibili tra i due territori. Il disimpegno delle compagnie sia low-cost che di bandiera sembra strano ai più dal momento che, limitandoci alla sola Puglia, il potenziale numero di viaggiatori interessati appare tutt’altro che irrisorio, senza contare che il bacino d’utenza abbraccerebbe anche regioni limitrofe come Basilicata, Calabria, Campania e Molise. Ad ogni modo, i flussi tra i due Paesi persistono, i pugliesi rimangono positivamente colpiti dalla Polonia, e tra i polacchi che hanno sentito parlare della Puglia e che ci sono andati non ce n’è uno che non sia rimasto estasiato da quanto ammirato dal Gargano al Salento. Le iniziative e i contatti sviluppati in questi anni da entrambe le parti vanno nella giusta direzione, e un riscontro fresco fresco è dato dalla conferenza sulla dieta mediterranea organizzata dal dipartimento Italo-Orientale della Camera di Commercio di Bari e tenutasi lo scorso 26 Marzo a Varsavia: neanche a dirlo, si è parlato anche di gastronomia pugliese nell’intento di far puntare i riflettori polacchi su qualche azienda pugliese del settore vogliosa di inserirsi in nuovi bacini di mercato.
Veniamo però ora ad un settore in espansione come quello letterario e culturale. Già da tempi non sospetti, temi storici e sociali sulla Polonia sono trattati ad esempio da libri e siti internet italiani e pugliesi, e da mostre e cerimonie in memoria di ebrei e soldati polacchi insediatisi dal basso Salento al barese durante la Guerra. Ma per ragioni di spazio, non ci soffermiamo su questo. Concentriamoci invece sulla Puglia in Polonia: la regione inizia a mettersi in mostra in occasione dell’annuale Cross Culture Festival di Varsavia, che ospita nel 2008 il Trio di musica pizzica Maniglio-Mazzotta-Villani, nel 2010 i Tamburellisti di Torrepaduli, e nel 2011 la pizzica ostunese dell’associazione culturale “Progetto Skaddia”. Nel frattempo, Dariusz Czaja, docente di antropologia all’Università Jagielloński di Cracovia, pubblica nel 2010 una raccolta di saggi dal titolo “Gdzieś dalej, gdzie indziej” (Da qualche altra parte, altrove). Czaja è stato più volte in Puglia, e la usa come scenario per ambientare le sue riflessioni. Sostiene che l’approccio da avere quando si intraprende un viaggio dovrebbe prevedere la possibilità di solcare strade impreviste e non programmate, ma oltre a questo intreccia i suoi racconti antropologici con il tentativo di ridimensionare parzialmente alcuni stereotipi “osannanti” sull’Italia. Non è un caso che l’autore non parli di Roma o Firenze, ma di una regione meno conosciuta, e che tuttavia ha tanto da far vedere. Czaja non esalta a priori la Puglia, alcune descrizioni sono a tratti quasi aspre, ruvide, ma nel complesso è un originale viaggio antropologico alla scoperta di tradizioni, culture, modi di vivere e pensare della società locale. Dedica interi capitoli a singoli paesi, parlando anche di vino, taranta, e offrendo così un panorama invidiabile della regione, dallo sperone al tacco. Si parte da Monte Sant’Angelo e il suo santuario-grotta di San Michele Arcangelo – gestito da frati polacchi – (“un meraviglioso inizio“, un “punto zero“), e si prosegue con Barletta, Castel del Monte, Alberobello, Canne, Taranto, Lecce (“Ero felice a Lecce“), Copertino, Galatina, fino a Marina di Leuca. In futuro torneremo su quest’opera antropologico-letteraria, una delle prime, se non la prima, sulla Puglia.
Il libro di Czaja è stato ed è un ottimo passaparola, e uno dei tanti destinatari è stato Marcin Wierzchowski, docente alla “Scuola Superiore Leon Schiller di cinema, televisione e teatro” di Łódź, nonché regista teatrale. Grazie al capitolo “Volare”, Wierzchowski ha scoperto il personaggio di San Giuseppe da Copertino, attratto a tal punto da andare per quattro giorni nel Salento proprio per scoprire l’ambiente in cui l’uomo Giuseppe Desa è vissuto. In questo modo ha potuto scrivere la sua opera, intitolata proprio “Volare”, che lungi dall’aspetto religioso affronta il tema dell’evoluzione umana in un misto di sociologia, antropologia e filosofia. La ‘prima’ si terrà al teatro di Wałbrzych il prossimo 26 Aprile, e noi ne riparleremo. Intanto, gli eredi di Bona Sforza possono ritenersi soddisfatti di quanto hanno ottenuto finora.
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2 risposte a Polonia e Puglia di nuovo a braccetto

  1. massimo ha detto:

    Ho avuto occasione alcuni mesi fa di postare qualche mio commento su articoli precedenti; nulla da eccepire su quanto scritto nel rapporto PUGLIA – POLONIA 0 – 0. Essendo di provenienza laziale e precisamente della Ciociaria, il mio paese di origine è ARPINO, ci sarebbero molte cose da raccontare a cominciare dagli aiuti agli insorti polacchi nel 1860, passando per il bombardamento di Montecassino, fino al più attuale CERTAMEN CICERONIANUM ARPINAS, che è una gara di latino tra gli studenti di tutta Europa. Mi piacerebbe inviare documentazione a dimostrazione di quanto personalmente ho scritto e vissuto in questi ultimi anni come giornalista, scrittore e ancorman televisivo prima di trasferirmi definitivamente da queste parti. Il problema è non so come inviare allegati. Il mio sogno è appunto quello di rendere più grande ed intenso il rapporto tra questi due paesi molto distanti ma affettivamente vicini. Grazie per avermi letto. Massimo

  2. Pingback: San Giuseppe da Copertino vola in Polonia | Qui Polonia & Italia™

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