Un italiano in Polonia 2 – Dal precariato italiano alla flessibilità polacca

Dopo una lunghissima pausa, cerchiamo di riprendere le nostre interviste ad italiani in Polonia e polacchi in Italia, per conoscere storie, punti di vista, realtà specifiche dei nostri due Paesi, e magari scoprire esperienze utili che possono suggerire come cavarsela in certi contesti. Oggi riportiamo la chiacchierata fatta con Domenico, che dalla Sardegna ha fatto alcune tappe in giro per Italia e Polonia, fermandosi definitivamente a Łódź. Buona lettura.
Domenico PorcheriDomenico, raccontaci un po’ di te. Ho 37 anni e sono nato a Nuoro, in Sardegna. Vengo da una famiglia abbastanza modesta, mio padre carpentiere e mia madre casalinga. Dopo il diploma conseguito all’istituto tecnico agrario, mi sono messo subito a lavorare, più che altro per la voglia di una mia indipendenza economica: qualche anno in un panificio, poi ho iniziato a fare il cameriere durante la stagione estiva nel ristorante di alcuni amici. Ho continuato per una decina d’anni lavorando in estate in Sardegna e in inverno in Francia o in Valle d’Aosta, ma sempre lavori stagionali. Fino a quando non ho conosciuto Monika, mia attuale moglie, con cui sono andato a vivere a Torino e a lavorare come operaio in Fiat. E’ stata lei quindi a farti scoprire la Polonia. Come è stato il primo impatto? Dopo una convivenza di circa tre anni, abbiamo deciso di sposarci e di venire a vivere a Szczecinek, un piccolo paese del nord dove insieme ai miei suoceri abbiamo aperto un ristorante. In origine doveva essere un ristorante tipico italiano, ma vista la diffidenza della gente che non era ancora aperta a questo (parliamo di una piccola realtà di provincia), si è trasformato in un normale ristorante di cucina polacca. Il primo impatto non è stato proprio facile, proprio perchè ero venuto in Polonia con un’idea che poi non ha trovato terreno fertile, ma alla fine con l’aiuto di mia moglie e della sua famiglia ho cercato di superare questa barriera e di andare avanti. Siamo rimasti a Szczecinek per tre anni, lavorando nelle varie attività gastronomiche dei miei suoceri.
E dopo cosa è successo? Nel frattempo mia moglie si era iscritta a un’università privata a Łódź per studiare italianistica, e quando si è presentata l’occasione di prendere in gestione la mensa della scuola dove lei studiava, abbiamo deciso di buttarci e di prenderla noi, allontanandoci così da Szczecinek. Al contempo ho deciso anch’io di iscrivermi all’università nella stessa facoltà di mia moglie, dove ancora adesso studio con ottimi risultati.
So però che non è questa l’ultima tappa del tuo percorso lavorativo. Hai anche trovato altro. Quali canali hai usato? E’ stato difficile? Trovare lavoro non è stato così difficile. Sembrerà un paradosso ma è stato più facile che in Italia. Sicuramente all’inizio sono stato avvantaggiato per il fatto che i miei datori di lavoro erano i miei suoceri, ma poi non è stato così difficile prendere in gestione la mensa nella scuola. È bastato fissare un appuntamento con la direzione la quale ci ha accolti e si sono fidati di me e di mia moglie. Ad un certo punto però mi ero un pò stancato della ristorazione, e ora lavoro da un anno presso un’azienda italiana come contabile. E’ bastato presentare il mio curriculum, e sebbene il mio percorso non c’entrasse molto con la posizione che sono andato a ricoprire, sono contento che mi abbiano dato questa opportunità, e dopo esperienza e dedizione penso di lavorare bene.
Tra Szczecinek e Łódź che differenze hai notato? Szczecinek è un piccolo paese vicino a Koszalin, non lontanissimo dal mare. E’ molto carino, ricco di parchi, circondato dalla foresta e con diversi laghi intorno. Łódź invece… a dire il vero questa città mi ricorda molto Torino. Vecchia città industriale con vie lunghissime, ma ricca di parchi che arrichiscono il paesaggio cittadino e danno almeno un po’ di respiro a questa città sempre così trafficata. Hai visitato anche altri posti? Putroppo non ho mai avuto tanto tempo per girare la Polonia. Ho visitato la città di Danzica che mi ha molto affascinato, ho visto Varsavia, veramente bella. E poi Poznań, di cui mi sono innamorato, Cracovia, Kołobrzeg, Sopot…
E’ stato complicato ambientarti? In cosa hai avuto difficoltà? Se devo essere sincero, pur amando la Polonia in diversi aspetti ci sono ancora adesso cose mi rattristano o che mi fanno arrabbiare. Io arrivo dalla Sardegna dove l’ospitalità è sacra e dove basta veramente poco per instaurare un rapporto di amicizia. Capisco bene che la Polonia non ha vissuto bei momenti negli ultimi decenni, ma il fatto di entrare in una panetteria e trovare raramente un sorriso, o di andare in un ristorante dove il cameriere ti porta il menù senza nemmeno dire buongiorno… Chiaramente non è sempre così, ma chi vive in Polonia penso possa confermarmi che qui non esiste quel calore e quella voglia di contatto umano che si respira in Italia. Un giorno ho sentito mia moglie che dava del Lei a un bambino di 11 anni… sono rimasto un po’ colpito ma lei dice che per loro è automatico dare del Lei a una persona sconosciuta, chiunque essa sia. Questa è la mia maggiore difficoltà in Polonia: l’abisso che si crea tra molte persone che hanno quasi paura di relazionarsi e di aprirsi l’un l’altro.
Come descriveresti il tuo rapporto con la lingua? E’ davvero cosi ostica come si dice? Dicci tutto. Il primo giorno che abbiamo aperto il ristorante ho deciso di buttarmi subito in sala senza capire un’acca di quello che dicevano i clienti. Ho iniziato dicendo solo “buongiorno” e “buonasera” (in polacco, ovviamente)… Dopo figuracce varie, ho iniziato a imparare il menù a memoria, il nome degli attrezzi di cucina, delle verdure, delle carni. Piano piano ho cominciato a masticare il polacco e a iniziare a comunicare con la gente. Insomma, alla fine non ho mai frequentato nessun corso ma sono abbastanza indipendente linguisticamente parlando. Vado da solo in banca, nei negozi, parlo con le maestre di mio figlio, con i miei colleghi polacchi. E poi la uso a scuola dove studio soprattutto traduzioni. Sicuramente la lingua non è facile, penso che in cinque anni avrei dovuto imparare molto di più rispetto a come parlo ora, e ho da studiare ancora tanto…
Ci sono delle particolarità nella tua vita di coppia, delle differenze di qualsiasi tipo che sono causate dalle divergenze culturali? Monika è entrata nella mia vita in Italia, durante una stagione estiva nel ristorante dove lavoravo, e dove pure lei era venuta a lavorare per imparare l’italiano. È stato amore a prima vista, e ciò che più mi è piaciuto di lei è stata la sua apertura mentale e la sua intelligenza. Chiaramente le divergenze culturali ci sono state in tante occasioni, ma mi sembra normale viste le diverse realtà in cui siamo nati e cresciuti. Eppure io le dico sempre (senza offesa per la Polonia) che lei ha un temperamento più italiano che polacco essendo molto socievole e intraprendente, e lei sembra contenta quando glielo dico…
Ti sei fatto un’idea della situazione economica e lavorativa della Polonia? Come ho detto prima, ora come ora penso sia più facile trovare lavoro qui in Polonia che in Italia, sia a causa della dura crisi economica che ormai attanaglia l’Italia, sia perché vedo la Polonia come un Paese che ha voglia di svilupparsi e di creare occupazione in tutti i campi, richiamando molti giovani che erano andati all’estero in cerca di fortuna e che ora “finalmente” rientrano in patria per creare qualcosa.
Cosa mi dici invece degli stipendi e del costo della vita? Facci un confronto con l’Italia. Chiaramente per quanto riguarda gli stipendi dovremo ragionare “in polacco” e non “in italiano”. È normale, vista la valuta diversa, non si può pensare di andare in Polonia a fare l’impiegato per poi tornare in Italia e comprarsi la casa (al contrario invece di come hanno fatto molti polacchi in Italia). A meno che non sei un buon manager o un superdirettore, penso che lo stile di vita di un lavoratore polacco sia più o meno simile a quella di un lavoratore italiano (ragionando in proporzione, si intende). Ci sono sempre le bollette della casa, il mutuo, nel mio caso pannolini e pappette e sia io che mia moglie dobbiamo stare molto attenti a far quadrare il bilancio familiare. Anche lei lavora come impiegata in un’azienda, ma mi sembra che i problemi “normali” delle famiglie italiane siano più o meno uguali ai nostri. A volte ho la sensazione (soprattutto quando vado a fare la spesa) che qui sia un po’ peggio, e cioè che guadagniamo in złoty ma spendiamo in euro… Bisogna fare attenzione a come si usa il denaro, ma d’altro canto penso che almeno qua un lavoro lo abbiamo…
Com’è lo stile di vita? In Polonia ci sono orari o ritmi diversi rispetto all’Italia? Sicuramente i ritmi sono molto diversi (anche se io tendo sempre a tenere i miei ritmi italiani). L’ora di pranzo che in Italia cade tra mezzogiorno e le due qui in Polonia è di pomeriggio, verso le quatto o le cinque. La sera, soprattutto in settimana si esce di meno, e quando lo si fa si rincasa prima per poi svegliarsi abbastanza presto la mattina.
Quali tratti caratteristici dei polacchi hai notato? Il polacco tipico, ovviamente è solo il mio punto di vista, è prima di tutto timido. La prima volta che gli rivolgi la parola si trova a disagio e arrossisce. Ci vuole un po’ di tempo prima che si sciolga, ma poi ti dà il cuore. Quando si arrabbia lo fa in silenzio, e quando ride di gusto lo senti a chilometri di distanza… Ci sono differenze tra noi e loro? E gli stereotipi che abbiamo su Polonia e polacchi sono veri? Ci sono, penso, profonde differenze tra noi e i polacchi. Noi italiani amiamo tanto il contatto, anche fisico, con le persone che ci stanno davanti. Parlo di abbracci, pacche sule spalle e via dicendo, che il polacco odia. Da parte sua, il polacco sul lavoro è molto più preciso e si lamenta meno di noi italiani. Noi siamo molto più “casinisti” e narcisisti. I polacchi adorano divertirsi ma, non me ne vogliano, lo fanno dopo qualche bicchierino di vodka in più. Alcuni stereotipi sui polacchi sono veri così come a volte quelli che esistono sugli italiani. A tanti polacchi piace bere la vodka come tanti italiani amano il vino. A tante polacche piacciono gli italiani come a tanti italiani piacciono le polacche (io ne sono un esempio).
C’è qualcosa che l’Italia non ha e la Polonia sì? Cosa invece a ruoli invertiti? Quello che ha l’Italia e che manca alla Polonia sono il profumo del caffè al bar la mattina, il buongiorno del giornalaio, della panettiera, del cameriere del bar con cui fare quattro chiacchere prima di andare a lavorare, un po’ di solarità… Quello che ha la Polonia e che in Italia manca sono tanti giovani che si spaccano in quattro per laurearsi e trovare un lavoro, la voglia di crescere e di cambiare studiando e lavorando e non stando incollati a social network o guardando reality come purtroppo vedo nella realtà italiana.
La tua esperienza polacca ti ha cambiato? Se sì, in che modo? Il  vivere in Polonia mi ha rafforzato tanto e mi ha dato quella maturità che forse in Italia mi mancava. Però mi ha fatto amare di più la mia terra, forse per la lontananza che ci divide, anche se comunque sento che la mia vita sia qui per quello che la Polonia mi ha offerto e che l’Italia non mi ha mai dato… Vedi il tuo futuro ancora in Polonia? Sinceramente non sono il tipo di persona che guarda avanti o indietro. Penso che domani e dopodomani sarò ancora in Polonia, e quando io e mia moglie saremo anziani e stanchi di lavorare, e nostro figlio Adrian sarà sistemato, ci godremo il sole nella nostra casetta al mare nella mia amata Sardegna.
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