Il fantastico mondo della musica italiana all’estero (II ediz)

Giusto tre anni fa avevamo avuto modo di esplorare quest’universo ripercorrendo le storie di alcune… come chiamarle… di alcune personalità che, dovendo decidere cosa fare della loro vita, si sono buttate a fare i cantanti. Tra Francesco Napoli, André Zappa, Carlo Cori e Marco Bocchino, ne abbiamo viste delle belle, e ora e arrivato il momento di aggiornarci su quello che il panorama musicale italo-polacco ci offre. In particolare toccheremo due personalità molto diverse tra loro, ma a loro modo interessanti: Marzia Gaggioli e Thomas Grotto.
Marzia Gaggioli è un caso particolare, in quanto è un vero e proprio fenomeno virale del web, ma in ben pochi forse sanno davvero chi è. Romana, classe ’85, la Gaggioli si definisce una “cantautrice e compositrice autodidatta”, avendo imparato da sola a suonare alcuni strumenti musicali (citiamo dal suo sito “pianoforte e tastiere, violino, batteria, sassofono, chitarra”) e componendo già dall’età adolescenziale. La sua ecletticità la porta a spaziare tra i generi musicali più diversi, “pop, rock, rap, hip-hop, jazz, dance […], folk […] ma soprattutto musica classica”, e a comporre finora “più di 1000 pezzi tra musica leggera e classica”. In effetti, nonostante la sua verde età, si contano addirittura 37 album, di cui 14 di musica classica e uno di musica orientale. Oltre alle doti musicali, la Gaggioli racconta anche la sua passione per i montaggi video e la moda, tanto da essere lei l’autrice e la realizzatrice di tutti i suoi video (a detta sua, circa 70, ma tra backstage e macchiette televisive locali sono più di 170, uno più coinvolgente dell’altro) e la disegnatrice delle centinaia di vestiti usati nei video stessi. Come se non bastasse, la talentuosa Marzia vuole sbalordirci con un’altra abilità, quella del poliglottismo, sempre autodidatta, che le ha consentito di scrivere canzoni in diverse lingue: oltre a 8 dischi in italiano, ci sono opere in inglese, tedesco, spagnolo, francese, rumeno e polacco.
Insomma, in base a tutto questo sembrerebbe un piccolo genio ostacolato da una sorta di complotto internazionale che non le permette di vendere milioni di copie dei suoi capolavori e fare tour mondiali attraverso i cinque continenti. Si è occupato di questo una trasmissione nota per il suo modo brillante e serio di fare giornalismo, “Pomeriggio Cinque” di Barbara D’Urso, in cui la Gaggioli sfoggia la grazia e i modi della Jessica di Claudia Gerini in “Viaggi di nozze”. Ma oltre a questo dettaglio senza valore, la sua apparizione televisiva era battezzata con il sottopancia “Il caso, le follie del video”. Come mai così tanta malizia su Marzia? Forse perché gli sfondi computerizzati sono un po’ grotteschi e in stile anni ’80? O forse perché i costumi sono improponibili e le scene surreali? Oppure per i balletti strani e gli sguardi ammiccanti della Gaggioli che lasciano di stucco? O ancora per alcuni individui apparentemente maschi – in realtà è sempre la grande Marzia – impegnati in coreografie fatte forse nel garage di casa e a cui non si riesce a dare una definizione?  Forse si dovrebbe apprezzare almeno il disperato tentativo di proporre dei passi originali, ma probabilmente non basterà per cambiare idea. E infine il lato prettamente musicale: come accennato prima, Marzia spazia molto con i generi, ma basta prendere una serie di pezzi di un genere per intravederne un’originalità pressoché nulla e una certa similarità negli schemi musicali, che in più di qualche occasione si rifanno ad un misto tra Cher e Madonna. C’è da dire, guarda caso, che anche la voce e il suo stile canoro potrebbero richiamare Cher, ma con risultati ben lungi dall’essere comparabili con quelli della pop-star statunitense.
Tanto ci sarebbe da vedere sull’immensa discografia di quest’icona della musica contemporanea, ma noi ci limiteremo a dare un’occhiata ai suoi lavori in polacco: con il suo inconfondibile stile – e forse a sua insaputa -, ha ricalcato visibilmente il genere “disco polo”, tanto che nel caso ipotetico di un tour in Polonia saremmo convinti di un suo successo. Tutto inizia con il suo album “I love the world” che, sebbene sia costituito da brani in rumeno, la Gaggioli ci infila a tradimento il pezzo polacco “Jestem tutaj”, un successone mondiale caratterizzato da frasi scontate (con annessi errori di lingua) come “Powiedz mi, że mnie kochasz, powiedz mi, że należysz do mnie, powiedz mi, że żysz dla mnie, powiedz mi, że jesteś tylko moj. Jestem tutaj, tak, jestem z toba, oh oh oh pocałuj mnie…” = “Dimmi che mi ami, dimmi che dipendi da me, dimmi che vivi per me, dimmi che sei solo mio. Sono qui, si, sono con te, oh oh oh baciami…“. Un dettaglio da non trascurare: piaccia o non piaccia, le va riconosciuto il merito di scrivere melodie che entrano (e restano!) nella testa dell’ascoltatore. Potete quindi godervi il video di questa meravigliosa hit, purché non ci denunciate poi per istigazione all’autolesionismo.
Stupefatta dai risultati, qualche tempo dopo Marzia compone l’album “Wróć do mnie”, sette pezzi, stavolta tutti in polacco, e tutti corredati da videoclip. Musica ripetitiva, video surreali e testi monotoni: tutto si conferma, ma lo zoccolo duro dei suoi fan le attribuisce comunque un altro successo. Il brano che da il titolo all’album “Wróć do mnie” è perfetto per chi vuole cantare la propria monogamia al partner a scanso di sospetti (“Wróć do mnie, nie kocham nikogo innego, Wróć do mnie bo kocham tylko ciebie“). “Słońce świeci” invece è fatta per le cotte adolescenziali (“Nie budź mnie bo jesteś moim marzeniem kiedy idziesz blisko mnie, słońce świeci“). Se “Wynoś się” è caratterizzata da una chitarra ispirata a “Tell me” di Madonna, il video di “Dzień dobry” contiene scene con diamanti roteanti, paillettes e coreografie al limite del decente, oltre alle solite frasette d’amore (“Dziekuje za to że mnie kochasz… dziękuję za to że jesteś przy mnie w każdej sekundzie mojego życia… Dzień dobry kochanie moje, czy wiesz, że chcę zostać na zawsze z Tobą“). Fanno parte dell’album anche “Jestem wolna”, pezzo che forse richiama di più Cher in quanto a musica e video (“Oooh Jestem wolna i nie wracam, i nie wracam, nie!“), e “Zatańcz ze mną” con lo stordente “Nie nie nie nie opuszczaj mnie teraz, nie chcę, aby ta noc skończyła się; nie wiesz, jak bardzo cię kocham“. Diamo adesso spazio al nostro sadomasochismo con “Chcę Ciebie”, i cui cori sembrano molto ispirati alla sua prima hit polacca (“Jestem, jaka jestemJestem szalona dla ciebie, chcę ciebie” = “Sono quello che sono…Sono pazza di te, voglio te“).
Passiamo invece a Thomas Grotto, e diciamo subito che il suo profilo e il suo percorso sono decisamente diversi da quelli dell’ineguagliabile Marzia. Trentino, anche lui è sempre stato a contatto con la musica, immergendosi nel mondo metallaro come batterista-percussionista con il plusvalore del canto, e arrabattandosi bene o male in vari progettini musicali. Nel 2004, il trasloco a Varsavia, e da quel momento c’è stata un’inquietante metamorfosi, la sua identità è diventata sempre più difficile da incasellare, trasformandosi in una sorta di Dr. Jekyll e Mr. Hyde. Il perché è presto detto: dalle sue dichiarazioni, la sua vita estera lo ha portato ad ascoltare la musica e la lingua italiana sotto un’altra prospettiva. E questo è anche comprensibile. Poi ha iniziato ad apprezzare anche la salsa e il merengue, e qui le preoccupazioni iniziano a diventare concrete. Infine ha voluto intraprendere anche in Polonia la strada musicale, ed ecco che entrare nel tunnel della stupefacente musica melodica italiana è stata roba di un attimo: come il 99% degli italiani che cercano la via del successo, si ritrova dipendente dalle anfetamine cutugnane, modugnane, drupiane, tozziane, ricchi&poveriane, albano&rominiane e perfino ferriane. Nel contributo qui sotto si può vedere la condizione precaria di Grotto, che tra il 2008 e il 2010 rilascia “Latin fever” e “Italian graffiti”, due EP che suonano come un’autoaccusa di questa sua brutta dipendenza, quasi come una richiesta d’aiuto.
Thomas prova a disintossicarsi attraverso un difficile percorso esistenziale apparentemente conclusosi a lieto fine: nel 2012 pubblica “Rock & Roll”, album di sue opere dove nel bene e nel male è capace perfino di evitare il genere pop italiano commerciale, e ad esprimere appieno sé stesso attraverso il rock-pop, come in “Guardati“. Un’ammirevole prova di forza senza dubbio. Peccato però che il nostro Thomas non riesce a reggere a lungo, e ha una ricaduta, una ricaduta che però si manifesta in modo inedito: proprio nel 2012 il gruppo polacco Weekend sbarca il lunario con il pezzo disco-polo “Ona tańczy dla mnie”. Il pusher senza scrupoli che gli ha passato questa roba ce l’ha ancora sulla coscienza: per Grotto è una botta troppo forte, era qualcosa che non aveva mai provato prima, e alla fine di quell’anno rientra con tutte le scarpe nel tunnel facendone una cover in italiano… Ecco a voi valutare la gravità della situazione
Lo stato di Thomas era più complesso di quel che si fosse pensato, ma lui è forte e passa tutto il 2013 provando ancora una volta ad uscirne fuori. Le persone che gli stanno attorno sono fiduciose, vedono dei miglioramenti, e alla fine dell’anno il risultato sembra essere quello giusto, un singolo dal nome “Senza scampo“, un pezzo rock d’impatto in cui il nostro altoatesino sembra essere tornato sui suoi passi. I suoi cari sembravano gridargli “Questo è il Thomas che vogliamo, energico, rockettaro, e che esprime le sue vere doti!”. Ma in realtà dietro il Dr. Jekyll c’era sempre l’ombra di Mr. Hyde, che nessuno ha mai visto. E così è ripiombato in un bruttissimo tunnel fatto di anfetamine melodiche italiane raccolte in “Italian graffiti 2”. Speriamo che possa raccogliere ancora le forze per rinsavire al più presto… Coraggio Thomas! Fallo per tutti noi!
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4 risposte a Il fantastico mondo della musica italiana all’estero (II ediz)

  1. Thomas Grotto ha detto:

    Sei simpatico ma scrivi un pò troppe cazzate 😉 ciao Thomas…..

    • Ciao Thomas. Si, è probabile, visto che tutto è limitato al goliardico 🙂 Ma la stima per il tuo lato rock è sincera 😉 , quindi sii autoironico a differenza di qualche tuo “collega”, ti butteresti la zappa sui piedi e non credo che lo meriteresti 🙂
      P.S. E rivela allora a tutti noi dove risiedi :), non lo dici neanche nella tua bio!

  2. Thomas Grotto ha detto:

    P.s. non ho mai abitato a Warszawa 😉

  3. Thomas Grotto ha detto:

    abito a Kołobrzeg

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