Miracolo Polonia? Meglio stare coi piedi per terra – Breve storia della Polonia

Sono ormai tante le volte in cui ci siamo soffermati sul fenomeno Polonia. Articoli di apprezzamento, editoriali prudenti, pezzi osannanti e opinioni critiche. Qualche settimana fa abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Gabriele Pastrello, docente di Storia del Pensiero Economico all’Università di Trieste. Pastrello è un autorevole studioso di macroeconomia che guarda con attenzione le dinamiche in atto a livello europeo, con un occhio di riguardo anche alla Polonia, avendo studiato e vissuto per vari anni a Varsavia. “Miracolo economico”, “motore dell’Europa”, “Cina europea”, “Eldorado d’Europa”, “la nuova potenza”: queste sono solo alcune delle definizioni che si è potuto leggere e sentire in questi ultimi anni sui mass-media. Con lui abbiamo cercato di capire cosa è successo e sta succedendo nel Paese mitteleuropeo, attraverso l’osservazione del passato storico (che vedremo adesso) e del presente economico (che pubblicheremo nel prossimo articolo).
Già in alcuni suoi articoli il Prof. Pastrello aveva espresso le sue perplessità sui modi esaltanti con cui viene raccontata l’attuale situazione polacca, e nel capitolo di Limes dal titolo “Il miracolo economico ha i giorni contati”, scritto insieme a Gian Paolo Caselli, non ha fatto altro che confermarlo. La prima cosa che il professore tiene a precisare è che non pensa assolutamente ad un ritorno della Polonia nell’anonimato dei Paesi più poveri dell’Europa orientale: “C’è stata sicuramente una serie di fattori interni positivi, insieme ad una serie di fattori esterni, che hanno contribuito a questo exploit polacco. Ma poi c’è stato un rallentamento finale che, per quanto non mostri un segno negativo, testimonia una certa frenata, in linea con il resto d’Europa, per cui il ‘miracolo polacco’ ha in verità qualcosa di poco miracoloso. Le cose positive che sono successe non devono far strillare così ‘al miracolo!’. I giornali tendono a gonfiare certe cose, e se parliamo dei politici, una certa esaltazione è ovvia“.
Per addentrarci nell’argomento nel modo più organico possibile, il professore ci fa capire che è necessario conoscere prima l’oggetto dell’argomento, la Polonia, proprio dal punto di vista storico. Si sta parlando di un Paese che fin dal Medioevo ha saputo crearsi con forza e determinazione il suo spazio tra gli scomodi dirimpettai Germania e Russia. “Storicamente è stata un grande stato espansivo fino al 1600. In effetti la vecchia Polonia aveva una fisionomia completamente diversa, tutta spostata a Est, con l’attuale Polonia occidentale annessa alla Germania, e con Lettonia, Lituania, Bielorussia e parte dell’Ucraina a formare quella che era denominata la confederazione Polacco-Lituana. “In questo senso, c’è perfino un’espressione polacca, ‘od morza do morza’, riferendosi al Mar Baltico e al Mar Nero: era quello l’obiettivo“, affacciarsi su due mari, ed era a un passo dal realizzarlo. Proprio per questo motivo, continua Pastrello, “ha combattuto contro l’allora nascente Russia zarista, e lo ha fatto in Ucraina, dove nel 600 d.C. si formò la prima comunità dello stato russo, la ‘Russia di Kiev’ (nel corso della sua storia, l’Ucraina è stata sempre un po’ a Occidente e un po’ a Oriente, ma il suo nucleo è stato sostanzialmente russo). […] Quando l’Ucraina decise di stare al fianco della Russia, il destino della Polonia iniziò a vacillare”. Sebbene nel ‘700 fosse già sotto l’influenza russa, “sopravvisse per quasi un secolo, ma in Europa si era capito che non era destinata a durare per molto, e ci si chiedeva quando sarebbe arrivato il crollo. Alla fine ciò si realizzerà: un crollo totale” per cui Austria, Russia e Prussia si spartiscono il territorio tra il 1771 e il 1795. Nell’individuare le cause del collasso, Pastrello non esita a sostenere che “ci sono state delle responsabilità interne polacche, data l’incapacità politica complessiva di costruire e gestire uno stato“.
110.1+2 Polonia XVII e Polonia 1795
Per 123 lunghi anni la Polonia scompare dalle carte geografiche, nonostante il popolo sul territorio non perde niente del suo amor di patria. “Quando ritorna ufficialmente in vita durante la I Guerra Mondiale, in realtà torna decisamente dalla parte Occidentale, poiché Piłsudski schiera la Polonia nella guerra civile contro l’appena nata Russia Sovietica, una guerra dove vi è una serie di attacchi e contrattacchi dai due fronti, fino alle battute finali con l’arrivo dell’Armata Rossa nei pressi di Varsavia e la sua ricacciata indietro. Sotto questo aspetto geopolitico, la Polonia è sempre stata un Paese dell’emisfero Occidentale, anche perché in Polonia c’è un sentimento anti-russo assai forte, dapprima figlia di quell’espansionismo nazionalista del passato, e nell”800 frutto di quella spinta patriottica anti-russa, Russia che allora giocava il ruolo dello straniero invasore“. Anche in questo caso i confini che delineavano lo stato polacco erano diversi da quelli attuali, continuava ad essere più spostato verso Est, ma il rimpicciolimento rispetto a due secoli prima era evidente. Come se non bastasse, gli eventi vollero che la ricostituzione della Polonia fu solo temporanea, visto che nel 1939 il patto Molotov-Ribbentrop consentì la sua spartizione tra la Germania nazista e la Russia Sovietica. La Polonia scomparve per la seconda volta dalla faccia della Terra.
110.3+4 Polonia 1930 e Polonia 1940Molto interessante è la ricostruzione degli eventi che Pastrello ci fa sulle conseguenze della II Guerra Mondiale, anche in prospettiva della creazione dell’Unione Europea. Già allora c’era l’idea di una confederazione, e la netta contrapposizione tra l’Europa Occidentale e il blocco sovietico non faceva che mettere in risalto una sorta di braccio di ferro di tipo geopolitico. “Gli stessi accordi di Yalta in origine prevedevano per la Polonia una sorta di par condicio politica, 50% di partiti legati all’URSS e 50% di partiti legati all’Occidente (specialmente partiti di contadini), e non a caso il partito che nell’agosto del 1989 fece cadere l’ultimo governo comunista fu un partito contadino. Nonostante ciò, a chi si chiede se la Polonia sia stata suo malgrado uno stato-cuscinetto, un ammortizzatore sia per l’URSS che per l’Europa Occidentale con lo scopo di “attutire” eventuali attacchi nemici, Pastrello risponde sostenendo di non vedere “la Polonia come un Paese di frontiera, quanto più come la punta di una lancia direzionata contro la Russia, come lo spostamento a Est dei cavalli della porta di Brandeburgo. Per essere uno ‘stato-cuscinetto’, gioca un ruolo molto attivo, sempre principalmente per quel sentimento anti-russo di fondo che è stato ed è ancora oggi molto forte. […] Perfino i moti studenteschi del 1968 nacquero in buona parte in seguito alla censura, da parte dei russi, dell’opera ‘Gli antenati’ di Adam Mickiewicz, vedendo in essa riferimenti anti-sovietici“. L’opera infatti avrebbe dovuto svolgersi all’Università di Varsavia, ma ci furono oltre 2.500 arresti e molti professori licenziati.
110.5 Espansione Europa 2014Cambiando invece la prospettiva e spostandoci in Europa, abbiamo cercato di capire con il professore il ruolo della Polonia nel contesto occidentale. Innanzitutto in che modo una nazione dell’Europa centrorientale è riuscita ad entrare nell’Unione Europea? Pastrello ricorda che “in generale, dal momento in cui c’è stata la sua trasformazione in un’economia di mercato, c’è sempre stato un occhio di riguardo nei confronti della Polonia, con accordi molto particolari stipulati con il FMI, il quale non era così esigente con la Polonia così come lo era con altri Paesi, e anche la stessa Europa è stata piuttosto tollerante nei suoi confronti. […] E’ opportuno ricordare che alla Polonia è stato consentito un certo sforamento di alcuni parametri di Maastricht senza pagare penali; […] il debito polacco è stato condonato per due volte dal FMI, cosa non da poco. Questo era un periodo in cui gli altri Paesi della zona erano più nel limbo e non si capiva bene dove stavano, mentre in Polonia c’era la Chiesa cattolica, e poi c’era papa Wojtyła, e anche questo non va sottovalutato. […] La Polonia è anche un caso esemplare proprio per i Paesi vicini o che erano nelle stesse condizioni, ma che non hanno goduto degli stessi vantaggi“.
Da qui viene spontanea la domanda: ci sono motivazioni particolari per cui la Polonia ha goduto di questi favori? Già abbiamo accennato che con gli accordi di Yalta si era intuito l’istinto espansionistico dell’Europa al fine di far arretrare il baricentro russo-sovietico, ma la chiave per il professore è “semplicemente l’intenzione di farne della Polonia un caso esemplare, renderla una sorta di ‘vetrina’ della trasformazione. E’ una motivazione politica, di per sé, colta subito dopo la fuoriuscita dal regime comunista, e che era da cogliere vista anche la posizione geografica. […] Questo processo di cambiamento si è rivelato molto più lungo di quanto gli economisti si aspettassero, ma dopotutto non era una cosa così imprevedibile, tanto che era stata fortemente ipotizzata in passato all’interno degli ambienti universitari“.
Noi ribadiamo la domanda: quindi il fine di questo trattamento di riguardo verso la Polonia era la semplice idea di espansione verso Est da parte dell’Europa Occidentale a dispetto della Russia? “Non bisogna dimenticare che dopo la II Guerra Mondiale, la vittoria militare dà all’URSS l’esercizio della propria influenza su una fascia sita ben oltre i confini stabiliti in origine, i Paesi baltici sono stati sempre sotto l’influenza russa, e si arriva fino alla Bielorussia, alla Rep. Ceca, alla Bulgaria, l’Ungheria. La Polonia faceva sicuramente parte di tutta l’operazione europea, ma non era di certo sufficiente per raggiungere quello scopo espansionistico. La cosa quindi non riguardava solo la Polonia, ma tutta la fascia centrorientale dell’Europa. Nel 1989 Gorbaciov attuò quella che fu chiamata ‘dichiarazione Frank Sinatra’, ovvero la possibilità di cantare la canzone che vuole (e cioè, per le repubbliche dell’URSS di avere pieni poteri negli affari interni senza subire l’ingerenza politica da parte della Russia, ndr). Intanto i governi europei avevano già pensato alla fine degli anni ’80 alla costituzione di un’Europa unita e dell’Euro. Processi come questi in genere richiedono tempi molto lunghi, ma in Europa i governi nazionali stavano sentendo che la situazione russa era sfuggita di mano a Gorbaciov, non era più sostenibile, e che quindi probabilmente sarebbe successo qualcosa. Una volta conosciuta questa trasformazione radicale dell’URSS – dire dissolvimento sarebbe un’esagerazione – con la conseguente diminuzione dell’influenza, si accelerò non solo l’idea costituente dell’Euro, ma anche la pura politica di espansione verso Est“.
E che ruolo ha oggi la Polonia all’interno dell’Unione Europea? Le conviene davvero adottare l’Euro o no? Lo vedremo nella seconda parte dell’intervista – appuntamento fra 7 giorni.
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2 risposte a Miracolo Polonia? Meglio stare coi piedi per terra – Breve storia della Polonia

  1. RAFFAELE ha detto:

    NO NN DEVE ADOTTARE L EURO OPPURE JUSARE LA DOPPIA MONETA O SE DEVE ADOTTARE L EURO I PREZZI NN DEVONO SALIRE MA RIMANERE I SOLITI OPPURE ESSERE ABBASSATI PER HE IN ITALIA HANNO SBAGLIATO TOTALMENTE HANNO ALZATO I PREZZI E IL COSTO DELLA VITA PENSANDO DI GUADAGNARE LI PER LI MA ZE TUTTI ALZANO I PREZZI ALLA FINE CI RIMETTONO TUTTRI IN PRATICA GLI ITALIANISBAGLIANO SEMPRE TUTTO , PER FAREW BENE BISOGNA SEGUIRE GLI ITALIANI E FARE TUTTO L OPPOSTO DI QUELLO CHE HANNO FATTIO LORO SEMP,LICE

  2. Pingback: “Le due Polonie” e il futuro dell’Europa | Qui Polonia & Italia™

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