“Polonia, l’Europa senza Euro”: la recensione

Limes è una rivista mensile di nicchia che si dedica all’approfondimento di tematiche di geopolitica, attualità, società, economia e del mondo in generale o di una nazione in particolare. Il periodico ha pensato bene di aprire il 2014 con un dossier di quasi 200 pagine sulla Polonia dal titolo “Polonia, l’Europa senza Euro”, e il cui sottotitolo riporta: “Dentro l’economia tedesca ma con la propria moneta. Radici e limiti del miracolo di Varsavia”. Per chi volesse approfondire le proprie conoscenze sulla realtà polacca, con questo volume si offre un’ottima opportunità, dal momento che vengono toccati gli aspetti più importanti legati al cosiddetto “miracolo polacco”, dalla storia alla politica, passando per religione, economia e società, ma il tutto fatto con un occhio critico e concreto, senza condanne o favoritismi a priori. Il libro è stato scritto a cinquanta mani tra giornalisti, professori, esponenti politici, direttori di organizzazioni o istituzioni, intenti a sviluppare le diverse tematiche correlate con le loro conoscenze apprese sul campo. Per la bontà dell’opera, Qui Polonia & Italia ha pensato di farne una recensione, nonché di approfondire un paio di temi a nostro parere interessanti mediante delle interviste ad alcuni degli autori, che verranno proposte prossimamente in articoli separati.
La storia polacca degli ultimi 500 anni ha molto da raccontare, e in questo volume l’attuale dirigente Rai Paolo Morawski e lo storico Robert Traba si sono limitati a ripercorrere in capitoli distinti gli eventi dell’ultimo secolo, fatti di scomparsa e rinascita della Polonia, di due Guerre Mondiali, di difficili rapporti con Germania e URSS, fino all’uscita dalle tenebre del comunismo, simboleggiato dal cambio di colore dei palazzi, dal grigio ai colori più vivi e sgargianti. Un potente simbolo della rinascita polacca è sicuramente rappresentato da  Varsavia, città completamente distrutta nel 1944, e pazientemente ricostruita nei decenni successivi. In campo geopolitico, si parla di come la Polonia degli ultimi anni non si sia nascosta dal suo filo-americanismo, in cerca di protezione dagli scomodi vicini di casa Germania e Russia, con cui i rapporti sono ancora altalenanti. Alla luce però dei contatti ora presenti tra la Russia e gli Usa, con questi ultimi quasi obbligati a dialogare con l’ex potenza sovietica sulle delicate questioni di Afghanistan e Iran, e sull’energia, si è cercato di capire quali siano oggi realmente i rapporti tra Polonia e Usa, e di quanto l’uno abbia bisogno dell’altro e viceversa. Non meno interessante è l’intervista fatta al Ministro degli Esteri Radosław Sikorski dal direttore della Gazeta Wyborcza Adam Michnik, coadiuvato dall’esponente del partito di opposizione conservatore (PiS) Krzysztof Szczerski, sull’attuale posizione politica della Polonia in ambito internazionale.
Molto spazio è dedicato anche alla vita contemporanea e alla società, dove a più riprese si traccia un profilo dei polacchi e si cerca di capirne il suo orgoglio nazionale, la mentalità e l’approccio alle cose, in prospettiva anche del prossimo futuro che li chiamerà a prendere decisioni importanti come il prossimo governo da eleggere e l’adozione o meno dell’Euro. In chiusura, Roberto M. Polce ha tracciato una breve storia degli italiani in Polonia, affiancata da una breve sezione di Antonio Ricci sui polacchi occupati in Italia e le rimesse che destinano in Polonia (il tutto schematizzato in questo grafico di Laura Canali).
Polacchi occupati in ItaliaUn pilastro altrettanto cruciale nella società polacca è la religione: la Polonia è uno stato fervidamente cattolico, e con un’alta percentuale di fedeli praticanti, forse più della stessa Italia vaticana. All’interno dell’universo polacco però è presente una dimensione parallela, quella dell’ebraismo. Konstanty Gebert, docente universitario in Polonia, Israele e Usa, e attualmente editorialista della Gazeta Wyborcza, dedica un capitolo ai rapporti tra la comunità ebraica e la Polonia di oggi. “Prima della II Guerra Mondiale gli ebrei costituivano il 10% della popolazione (3,5mln), di cui molti nelle grandi città erano affermati commercianti e dirigenti”. Al 2012 risultano circa 8mila ebrei, cifra che potrebbe essere ritoccata lievemente al rialzo per i non affiliati e per coloro che si definiscono polacchi nonostante siano discendenti ebrei: la tragedia che la Shoah ha provocato è quindi sotto gli occhi di tutti. Nonostante i suoi drammatici insegnamenti, in Polonia continua a rimanere, dice Gebert, “un dualismo ambiguo tra l’ospitalità e l’antisemitismo che crede ancora nella congiura giudaica come causa del regime comunista”.
Si parla anche di energia, con un’intervista ad Alessandro Pansa, a.d. della “italo-polacca” Finmeccanica, e si parla molto di economia (e come non si potrebbe), sia come cornice di quello che abbiamo appena visto insieme, e sia nella terza parte dell’opera, dove si sostiene che la Polonia è ancora abbastanza forte sia economicamente che diplomaticamente per evitare, o quantomeno ritardare, l’adozione dell’Euro che, a dispetto dei vincoli europei, non viene definito un obbligo o un destino. Dal loro canto, però, Gian Paolo Caselli e Gabriele Pastrello si mettono di traverso sotto due punti di vista. Da un lato si oppongono alla definizione della Polonia attribuita dai media, ovverosia come di un posto in cui sia successa una rivoluzione epocale grazie a cui ora tutto è perfetto: a suo tempo avevamo già espresso nel blog un’obiezione a questo proposito, rafforzata poi da un bell’articolo di Matteo Tacconi su Europa, e i due professori non hanno fatto altro che confermarlo. Inoltre, Caselli e Pastrello ricordano che le evoluzioni economiche sono dei cicli, che quindi hanno una parabola ascendente e una discendente. I fattori che hanno costituito questa congiuntura economica favorevole si sono presentati in modo simultaneo ed eccezionale, ma la spinta propulsiva del Paese ha già iniziato a rallentare, e sarebbe illogico pensare al sistema-Polonia come di un universo duraturo, in crescita e sostenibile. Lo stesso Tacconi interviene in quest’opera sottolineando l’esistenza di “diverse Polonie”, una caratterizzata dall’industrializzazione e dall’agio, e un’altra dove la dimensione rurale è l’unica che può ovviare al sostentamento delle genti coinvolte; una la cui economia guarda all’Occidente e un’altra che tiene d’occhio l’Oriente.
Come anticipato all’inizio, prossimamente avremo modo di approfondire con alcuni autori i temi più d’interesse. “Polonia, l’Europa senza Euro” è disponibile in edicole, librerie o scaricabile su iPad (anteprima sul sito di Limes). Concludiamo includendo il relativo videoeditoriale del direttore di Limes Lucio Caracciolo.
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