Italia o Polonia: dove si vive meglio (2013)

Poco meno di un anno fa avevamo osservato alcune statistiche relative alla qualità della vita su scala mondiale, dando un occhio di riguardo ai nostri due Paesi di riferimento. Alcune autorevoli organizzazioni fornivano dati, in parte discordanti tra loro, sia in termini di graduatoria che di posizioni: secondo alcuni aveva la meglio l’Italia, secondo altri (un po’ a sorpresa) la Polonia. Nelle scorse settimane sono usciti i nuovi dati, ed è arrivato il momento di darci un’occhiata. I riferimenti ovviamente sono al 2012, e anche in quest’occasione ci serviremo delle ricerche fatte dal Legatum Institute (i lettori del blog già lo conoscono) e poi dai dati dell’Organization for Economic Co-operation and Development (OECD), i quali tengono in considerazione non solo fattori puramente numerici e oggettivi come stipendi, ricchezza, costo della vita, etc., ma anche di elementi più emozionali e più difficili da calcolare, come la percezione del benessere in ambito privato e sociale, la qualità dell’ambiente, la salute, l’istruzione, la libertà personale e altro ancora.
Partiamo dal Legatum Institute, con cui possiamo fare dei paragoni con quanto abbiamo visto l’anno scorso. Nella classifica generale, la top10 è costituita da Norvegia, Svizzera, Canada, Svezia, Nuova Zelanda, Danimarca, Australia, Finlandia, Olanda e Lussemburgo. A parte il salto di Svizzera (da 9° a 2°), Canada (da 6°a 3°) e Australia (da 7° a 4°), e la contemporanea discesa della Danimarca (da 2° a 6°), in vetta non ci sono novità rilevanti: Nord Europa e Oceania continuano ad essere i paradisi del vivere bene. Stesso discorso per le posizioni successive, dove troviamo ancora molta Europa, insieme a USA, Singapore e Hong Kong. Per trovare l’Italia bisogna scorrere fino al 32° posto, più in alto di uno rispetto allo scorso anno (ricordiamo però che nel 2010 era al 25°). La Polonia invece è poco sotto, al 34° posto. C’è sempre un misto di fascino e perplessità nel vedere nazioni come Islanda, Austria, le appena citate Hong Kong e Singapore, Taiwan, Slovenia, Corea del Sud, Emirati Arabi, Malta, Uruguay e Portogallo sopra l’Italia, la quale invece si ritrova in una gara di sorpassi e controsorpassi con la stessa Polonia (ricordiamoci che l’anno scorso la Polonia era 32° e l’Italia 33°) e con Paesi come Costa Rica, Kuwait, Cile, Estonia o Cipro. Alcuni vecchi blasoni come anche alcune nuove economie emergenti si confermano ancora indietro (Brasile 46°, Cina 51°, Russia 61°, India 106°), e di questi solo la Cina ha fatto dei progressi guadagnando 7 posti negli ultimi 3 anni, mentre gli altri sono stabili o perfino in regresso.
Ancora una volta, si sono tenuti presenti i seguenti fattori: economia globale, capitale sociale, opportunità di lavoro e imprenditoria, fiducia nel governo e nelle istituzioni, istruzione, salute, sicurezza e libertà personale. Se mettiamo a fuoco i dati specifici e li paragoniamo con quelli dello scorso anno, per l’Italia le differenze più evidenti sono in tre campi. Il primo è quello del capitale sociale (ovverosia la rete di relazioni con amici e società), dove saliamo dal 38° al 29° posto, ma nonostante ciò siamo preceduti – e di tanto – da Uzbekistan, Israele, Kazakistan e Bielorussia (tutti nella top20). Anche la Polonia sale, dal 46° al 31° posto. Il secondo campo è quello della libertà personale, e anche qui l’Italia sale, addirittura dal 57° al 38° posto, mentre la Polonia ha un crollo verticale, dal 37° al 55° posto, quasi come a scambiarsi le posizioni proprio con l’Italia: in particolare, per la Polonia si sono raccolte percentuali preoccupanti relativamente alla tutela delle minoranze etniche (49,1% contro una media del 68%) e all’integrazione degli immigrati (48,9% contro una media del 65%). Anche qui ci precedono nazioni “atipiche”, vedi Uruguay (10°) e Costa Rica (11°), ma anche Benin, Trinidad, Taiwan e Bolivia. E’ strano notare la Svizzera “solo” 15°, la Finlandia 17° e il Giappone 48°. Di contro, un settore delicato come l’economia ci racconta una storia totalmente diversa: in questo contesto si uniscono fattori globali e oggettivi a dati più individuali, famigliari e soggettivi. E’ qui che l’Italia sprofonda dal 36° al 52° posto, mentre la Polonia rimane stabile (dal 52° al 49°). E’ sconfortante come solo il 3,5% della popolazione italiana pensi che sia tempo di trovare un lavoro (la media mondiale è del 33,8%, e la Polonia si attesta sul 21,2%): probabilmente è il segno che fenomeni come l’immigrazione, il lavoro nero, o la semplice rassegnazione sono qualcosa in più che semplici meteore isolate.
Un’altra curiosità è legata ai cellulari: l’Italia è tra i primi Paesi in tutto il mondo ad aver il maggior numero di cellulari, 1,59 a persona, contro l’1,03 della media mondiale, e con la stramaggioranza dei Paesi occidentali a mantenersi proprio intorno a quella media. Per capire i motivi di questo trend, che definiamo francamente grottesco, si dovrebbe aprire un vasto argomento che tocca il degrado culturale e sociale, e non lo faremo di certo adesso. Negli altri settori l’Italia è relativamente stabile, ma è un po’ triste vederla al 39° per le opportunità di lavoro ed impresa, al 36° per l’istruzione (dove ci siamo reputati sempre tra i migliori), al 39° per la sicurezza, e al 22° per la salute (dove anche qui ci siamo sempre cullati con l’ottima sanità e l’ottima alimentazione). Infine, siamo al 40° per la fiducia in governo e istituzioni, con percentuali prevedibili sulla fiducia al governo (29,6% contro una media del 51,5%), sul potere giudiziario (40,6% contro una media del 52,1%), sulla percezione di corruzione delle classi dirigenti (85,3% contro una media del 67,3%). C’è anche molta insoddisfazione negli sforzi politici sulla protezione dell’ambiente (32,7% contro una media del 53%).
Anche la Polonia rispetto al 2012 è stabile in questi contesti (lavoro e impresa 42°, istituzioni 39°, istruzione 38°, salute 32°, sicurezza 26°), e rispetto all’Italia presenta somiglianze (ad esempio per ciò che concerne la poca fiducia ai governi, 30,5%) e differenze (ha una percezione della corruzione – 69,7% – in linea con la media mondiale), ma a sommare tutti i fattori, sembra che alla fine non ci sia una grossa differenza nel vivere in Polonia piuttosto che in Italia.
L’OECD invece ha effettuato una rilevazione di dati tra 35 nazioni, in rappresentanza dei Paesi più evoluti. Dunque non ha stilato una vera e propria classifica a livello mondiale, e né tantomeno possiamo paragonarla in toto con le graduatorie del Legatum Institute. Tuttavia, oltre a cimentarsi in ricerche su tutti i settori visti pocanzi, l’OECD ha tenuto presente anche molteplici dettagli come le spese domestiche, lo spazio procapite a disposizione in una casa, la discriminante sessuale, l’ambiente, la soddisfazione della qualità dell’acqua, le competenze cognitive del popolo adulto, etc. Quello che possiamo fare è vedere singolarmente i settori che più ci interessano.
Economia individuale: lo stipendio polacco medio netto si attesta sui 15.370 dollari l’anno, mentre quello italiano è sui 24.220 dollari (la media OECD è di 23.050 dollari). In entrambi i Paesi però si registra una discrepanza forte e anomala tra gli stipendi dei più ricchi e quelli dei più poveri. Inoltre, se si fa un confronto con il 1995, in Polonia si è verificata una considerevole crescita dello stipendio medio, mentre in Italia non si sono registrati tali trend. Anche nella volatilità degli stipendi troviamo dati interessanti, con la Polonia addirittura prima in questa graduatoria di sbalzi tra aumenti e diminuzioni, mentre l’Italia rimane nella media (da precisare anche che tutti gli stati – tranne l’Irlanda – registrano più casi di aumenti che di diminuzioni).
Occupazione: l’occupazione all’interno della popolazione 15-64 anni è del 60% in Polonia, e del 55% in Italia (media OECD 66%). In entrambi i Paesi sono assunti più uomini che donne, ma in termini di straordinari, la Polonia registra un numero maggiore di ore di lavoro rispetto alla media OECD (mentre l’Italia è in media). Un altro dato delicato riguarda la disoccupazione a lungo termine, per cui nel 1995 l’Italia aveva un triste primato: ora questo valore si è contratto di molto, ma rimane abbondantemente sopra la media OECD. Anche in Polonia è scesa, ma 18 anni fa non era tra le prime, così ora è di poco sotto la media. C’è da aggiungere però un altro dato che andrebbe a confermare quanto detto dal Legatum Institute sulla scarsa ricerca di lavoro: l’Italia ha il 6,5% di persone disoccupate che non cercano lavoro (è la percentuale peggiore), mentre la Polonia è sul 2,5% (poco sotto la media). Per quanto riguarda il sussidio di disoccupazione, che nella media OECD è pari al 59% dello stipendio, in Polonia si è sotto la media (51%) mentre l’Italia sembra ancora reggere (58%). Le nazioni che offrono più sussistenza sono Israele (86%) e Lussemburgo (83%).
Istruzione e competenze: l’istruzione nella popolazione 25-64 anni vede una media OECD del 74% con un titolo equivalente al diploma (o più). La Polonia sfoggia un invidiabile 89% e l’Italia un meno apprezzabile 55%. Anche la dedizione allo studio vede la Polonia al top (6° posto) rispetto all’Italia che si conferma tra le peggiori. Le aspettative di studio registrano ancora una prevaricazione della Polonia (di poco sopra la media) sull’Italia (di poco sotto), come anche i punteggi relativi alle prove di conoscenza (studenti di 15 anni). La vera ecatombe si registra sulle competenze degli adulti dove, se la Polonia galleggia poco al di sotto della media, l’Italia risulta impietosamente la peggiore.
Inquinamento e ambiente: i dati sulla presenza di Pm10 nell’aria dicono che l’aria polacca è tra le peggiori (preceduta solo da Cina e Turchia), mentre l’Italia è sostanzialmente in media con il resto dei Paesi OECD. Questo dato va in parziale contraddizione con quanto rilevato dall’European Environment Agency (da noi visto qualche articolo fa), che dichiarava il Sud della Polonia e il Nord dell’Italia come le due regioni più inquinate d’Europa. Un dato curioso è la soddisfazione per la qualità dell’acqua, dove a discapito dell’84% della media OECD, la Polonia registra un 79% e l’Italia addirittura il 71% (tra le peggiori). La speranza di vita alla nascita è uno dei pochissimi campi dove l’Italia può vantare una posizione invidiabile: 83 anni (85 donne, 80 uomini), più della media OECD di 80 anni, e dei 77 anni della Polonia (81 donne, 73 uomini). Diversi invece sono i dati sullo stato di salute e sulle aspettative di vita percepiti soggettivamente: la Polonia presenta dati piuttosto bassi/pessimisti, mentre l’Italia è poco sotto la media OECD (qui le rilevazioni non coincidono con il Legatum Institute, che registra un 90,5% di italiani soddisfatti a dispetto di una media mondiale del 78,2%).
Discrepanze uomo-donna: sia Polonia che Italia per fortuna presentano discrepanze sessiste al di sotto della media OECD, con la Polonia più avanti rispetto agli italiani. Dati diversi invece ci risultano sulla presenza di donne all’interno delle istituzioni politiche: in Polonia si attesta un ridotto 24% (contro il 27% della media OECD), mentre l’Italia registra un 32%. Tornando in ambito più globale, una particolare statistica sostiene che le donne italiane siano quelle che più di tutte passano il tempo in altre attività “multitasking” (diverse dal lavoro), con valori perfino doppi della media. Sono state rilevate delle statistiche anche sulle violenze contro le donne, con Polonia (17%) e Italia (15%) che rimangono sotto la media, ma con Messico (47%) e Turchia (42%) che vivono una realtà critica. Anche i dati ufficiali sugli omicidi denunciati sottolineano questo contrasto tra Polonia e Italia da una parte, e Messico dall’altra.
Vita sociale: qui si hanno dati intrecciati tra i due Paesi, con la Polonia che registra un forte senso di comunità (del resto già conosciamo l’orgoglio nazionale polacco) ma una moderata partecipazione politica e civile, fatta dal 55% di partecipazione alla vita politica (tra le più basse dei Paesi OECD). In Italia, di contro, osserviamo un moderato senso di comunità (conosciamo già anche le lacerazioni interne), ma un’alta partecipazione politica e civile, che si attesta all’81%. La media OECD è del 72%. Anche nei processi di consultazione civile abbiamo due Paesi diversi, ma con la Polonia che risulta tra le migliori in quanto a coinvolgimento attivo della popolazione nella creazione di nuove leggi (solo UK e Svezia fanno meglio), mentre l’Italia registra i dati peggiori.
Soddisfazione globale della vita: è l’ultimo settore che analizziamo, ma non meno interessante. A negare lo stereotipo che vede l’italiano sempre felice e allegro della vita nonostante tutto, sembra esserci questa rilevazione che vede solo il 69% a far prevalere i momenti di relax, orgoglio per le cose fatte nel giorno, tempo libero, etc. rispetto ai momenti di noia, stress, tristezza, etc. Per capire il valore di questa percentuale basta vedere la media dei Paesi OECD (80%) e, un po’ a sorpresa, quelli della Polonia (addirittura un 83%). Insomma, per l’OECD la Polonia sembrerebbe essere diventata il nuovo Paese del sorriso e della felicità…
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9 risposte a Italia o Polonia: dove si vive meglio (2013)

  1. massimo ha detto:

    salve ragazzi, mi presento, sono Massimo, ho 64 anni e da poco tempo in polonia. Ho sposato in italia una polacca, per questo sono qui! Quale titolo accademico sono un chimico industriale, ex dipendente FIAT, giornalista, scrittore, ed ho anche fatto tv. Naturalmente sono presente su tutti i motori di ricerca internet per quanto riguarda le mie opere di romanziere. Frequento la Polonia con alterne vicende dal 2002 ed ora mi sono stabilito definitivamente. Per rispondere alla vs domanda: si vive meglio in Polonia o in Italia? la risposta da parte mia richiederebbe una doppia enciclopedia Treccani (che dico TRE-Cani, Quattro-Cani). Al di la dei numeri statistici, si può semplificare il tutto in uno 0 a 0 in linguaggio calcistico (anche se la Polonia nei confronti diretti con la nostra Nazionale ha sempre avuto la peggio :-). ). Dal mio punto di vista dell’inquinanmento, non sonoo tanto importanti le PM10, ma sono importanti tanti altri fattori; primo tra tutti l’enorme quantità di tetti di amianto delle casa ancora presenti dappertutto, molto più pericolosi e dannosi per la salute umana in quanto a contatto diretto con chi ci abita. E pensare che le norme europee ha messo al bando tale materiale e l’italia ha recepito tale direttiva, la Polonia ..no! Spero di sentirvi.

    • Filippo ha detto:

      Ciao sono Filippo…poche parole…sono indeciso se trasferirmi o no in Polonia…premetto convivo con una ragazza polacca…ma visto la vita in italia…stiamo ragionando per questo trasferimento…cosa ne pensi?

      • Ciao Filippo. Perdona la tarda risposta…lunghissime vacanze 🙂 Se poni la domanda così, a mio avviso è impossibile dare una buona risposta. Moltissimo dipende dal tipo di lavoro che vuoi/puoi fare, e anche dal posto in cui volete trasferirvi (se lo avete già deciso). In base a questo, è necessario cercare, esplorare, capire cosa e quanto c’è, e da qui farsi due conti. Sarebbe ottimo essere in loco qualche settimana per regolarsi meglio. Gli italiani in Polonia sono in aumento, e da un pezzo non si parla solo di italiani (con la “i” finale), ma anche di italiane (donne), segno quindi che la Polonia non è poi così orribile…

        • fabioazzurroFabio ha detto:

          da aprte mia sono un ingegnere elettrico e la mia fidanzata è un medico polacco(non specilizzato).Io lavoro ma con un privato e non durerà tanto, lei arrangia pressso cliniche private, riproverà il concorso a giugno ma in caso negativo…polonia è la decisione più ovvia anche se la germania ci gusta…che ne dite di aiutarci a trovare una soluzione per me in Stettino (lavorativa), il polacco mio fa pena,l’inglese pre intermediate, quindi sto nguaiat.Stettino è al confine (lavoro a berlino sarebbe bello…fare quindi il pendolare…anche se io amo cracovia).La cosa che ci frena è l’entrata nell’euro che tra un 7-8 anni ci sarà per me in Polonia e li cambieranno parecchie cose ch ne pensa?

  2. Fabio ha detto:

    Grazie Massimo per il suo commento. Magari se ha qualche link per approfondire sarebbe bello. Volevo rispondere anche all’autore dell’articolo, complimenti vivissimi. Sto capendo che alla fine non è così costruttivo pensare di trasferirsi in Polonia. In ogni caso volevo proporre a chi ha scritto l’articolo nonchè a chi gestisce il sito che si potrebbe creare una sezione dedicata alle offerte di lavoro con tanto di link aggiornati. Che ne pensa? quello si che può essere utile per molti e anche per chi gestisce il sito!Grazie!Aspetto una risposta! Fabio

    • Salve Fabio. Ringraziandoti per gli apprezzamenti (e sperando di non mancare di rispetto se do del tu), ti rispondo dicendo che la tua osservazione è ottima, e l’idea, neanche a dirlo, più che buona. C’è da dire però che tra le peculiarità del blog c’è quella di pubblicare delle “pillole” in media una volta ogni dieci giorni, dunque sarebbe complicato mettere in atto la cosa. Nonostante ciò, da una parte, avevamo pubblicato a suo tempo l’articolo “Come cercare lavoro in Polonia”, che consiglierei vivamente di leggere e tenerne conto, e dall’altra parte il gruppo Facebook del blog ospita anche dei post sull’argomento. Seguendo entrambi i percorsi speriamo si possa ottenere un valido aiuto in questo senso 🙂

  3. massimo ha detto:

    http://books.google.it/books?id=M2Nz0fn9e_cC&pg=PA1&lpg=PA1&dq=massimo+contucci&source=bl&ots=xYavWaObjE&sig=RBpa30dpb4T3FG1mWk4lT_DTfdE&hl=it&sa=X&ei=gOM_Us7QIqTI0QXR4YGQCw&ved=0CGkQ6AEwCTgK#v=onepage&q=massimo%20contucci&f=false Cari amici per chi volesse avere un “assaggino” di quanto di bello scritto nel mio romanzo sulla polonia, seguite questo link. un abbraccio a tutti e grazie per avermi letto

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