Le due regioni più inquinate d’Europa? In Italia e Polonia

Purtroppo è questo il responso della danese European Environment Agency, che con la pubblicazione del reportage “Air quality in Europe” si è occupata proprio della qualità dell’aria nel nostro continente, descrivendo il trend registrato nei 10 anni che vanno dal 2002 al 2011.
Sebbene questo tipo di pubblicazioni sia lungo ed estremamente dettagliato, gli argomenti sono diversi, e se leggerlo tutto è impresa ardua, è probabile che molti lettori ne trovino interessante almeno una parte. Air Quality in Europe cita nazioni e regioni più virtuose e quelle più problematiche, parla della qualità dell’aria in relazione ai problemi di salute, ne disquisisce cause ed effetti su persone ed ecosistemi, e poi parla singolarmente delle sostanze inquinanti che ci troviamo a respirare, esprimendo i giudizi anche in base ai parametri forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization). Nel complesso, il problema rimane molto serio nonostante sia degna di nota una diminuzione progressiva delle emissioni nel corso dei 10 anni esaminati, frutto di misure restrittive dell’UE. Nella maggior parte dei rilevamenti effettuati, il Nord Italia e il Sud della Polonia si attestano come le regioni in assoluto più inquinate del continente, seguite da Bulgaria e Turchia. Gli inquinanti più diffusi rimangono sempre i PM (le cosiddette polveri sottili) e l’ozono, ma sempre presenti sono anche benzene, benzopirene (legati anche alla combustione domestica), monossido di carbonio, ammoniaca e metalli pesanti. Le fonti sono fondamentalmente tre, sempre le stesse: le industrie, i mezzi di locomozione e l’energia negli edifici. Ad esempio, in questi dieci anni le industrie hanno tendenzialmente diminuito l’intensità delle emissioni inquinanti; i mezzi diesel rilasciano meno monossido di carbonio ma più diossidi di azoto e ossidi di diazoto; uffici e abitazioni consumano molta più energia per i riscaldamenti e l’aria condizionata. Andiamo a vedere questi dati in un panorama che va a toccarli tutti, e soprattutto vediamo dove si trovano maggiormente (almeno nel 2011).
PM10 in Europe 2011PM10: ve ne è in grande quantità sparsa in vari punti di in Bulgaria, Turchia e Slovacchia (oltre 5 volte la norma). Ancora più diffusa (seppur con un’intensità a tratti minore, “solo” tra 4 e 5 volte sopra il limite) è la presenza rilevata nel Nord-Italia e nel Sud della Polonia, da Cracovia a Rzeszów, con propaggini anche nelle regioni di Łódź, Varsavia, Opole e Wrocław. Le nazioni più virtuose sono Finlandia, Svezia, Gran Bretagna, Germania e Spagna; risultati positivi anche per Svizzera, Austria, Francia e Benelux.
Se i PM10 sono le particelle con dimensioni pari a 10 millesimi di millimetro, ancora più pericolosi sono i PM2,5. Qui il triste primato e appannaggio di Nord-Italia e Polonia, con valori tripli rispetto al limite. E’ interessante notare che, a differenza dei PM10, per i PM2,5 non ci si limita alla Polonia del Sud, ma anche la fascia centrale presenta valori altamente negativi. Ad affiancare i due Paesi ci si mette anche la Slovacchia, e la Bulgaria si piazza al quarto posto. Tra i migliori si confermano Finlandia, Svezia, Spagna e si aggiungono Estonia e Portogallo. Bene anche Benelux, Germania e UK. Se guardiamo al trend decennale, i progressi più significanti si sono avuti in Germania e Benelux; anche Svizzera, Austria, Spagna e Francia hanno il segno “più”. Qualcosina di buono c’è anche in Italia, ma troppo poco è stato fatto.
Eccoci all’ozono, sostanza dalla doppia faccia, visto che se si trova nell’atmosfera ci protegge assorbendo i raggi solari, ma a contatto con noi è uno dei gas più tossici. Il Nord-Italia è l’unica regione a superare compatta il limite di una volta e mezzo; tra 1,2, e 1,5 volte oltre la norma ci sono il resto dell’Italia, Slovenia, Austria, Rep. Ceca, e poi Spagna, Germania, Portogallo e Sud-Est della Francia. La Polonia è un po’ nel limbo, ma supera comunque i limiti segnalati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Le uniche due nazioni che presentano dati positivi sono UK e Romania, con il Benelux che traballa proprio sul limite. Tra 2002 e 2011 i progressi più significanti ci sono stati in Austria, Germania, ma anche in Italia, Francia e Spagna. Da notare tuttavia che in altri punti di rilevamento Spagna, Italia e Bulgaria presentano anche dei peggioramenti. Un altro dato molto interessante è quello sul AOT40, che quantifica la qualità dell’aria in relazione alla quantità di ozono: ebbene, solo il Nord-Italia e la Francia del Sud superano il limite di tre volte. Critici anche i risultati di penisola Iberica, Svizzera, Slovenia, e Germania. Al di sotto dei limiti solo Scandinavia, Islanda, Estonia, Lettonia e UK.
Un altro inquinante è il diossido di azoto, generato perlopiù con la combustione di carburanti di vario tipo. Anche qui l’Italia primeggia negativamente, e non ci si limita solo al settentrione. Subito dietro a noi ci sono Benelux e Germania. Rilevazioni negative sono state rilevate anche in Austria, Svizzera, Balcani, UK, Francia e Polonia del Sud. Nel trend 2002-2011, passi da gigante per Germania e Benelux, bene anche Francia, Italia del Nord, Svizzera, Austria e Spagna. Alcuni puntini verdi isolati anche in altre nazioni, mentre la Polonia non sono stati rilevati cambiamenti importanti.
Tra gli inquinanti nocivi c’è anche il diossido di zolfo, un altro gas emesso dalla combustione di carburanti usati sia a casa che in auto (giusto per capirci, i vulcani ne producono tanto). I Balcani e la Turchia sono le regioni peggiori, in cui l’intensità non è particolarmente alta, ma è ben distribuita sul territorio. Gli altri stati sono sotto i limiti, ma la Polonia presenta sia rilevamenti in regola che oltre la norma.
E siamo arrivati al monossido di carbonio. I punti davvero critici sono solo tre: Genova, Atene e Sofia. Sopra i limiti ci sono anche Polonia, varie zone dell’Italia (alternate ad altre ben sotto del limite), dei Balcani e della Slovacchia. Virtuosi tutti gli altri Paesi, con rilevamenti buoni anche per la Romania. La Polonia alterna dati positivi e negativi.
Dirigendoci verso la conclusione, i dati sui metalli pesanti rivelano che i Paesi sono più o meno tutti virtuosi, per quanto ci sono piccole falle in Benelux, Bulgaria e Polonia (arsenico). Ma questa parentesi felice si chiude qui, dal momento che sulle ultime due sostanze torniamo alle brutte notizie: in quanto a benzene, Katowice e Genova sono le peggiori d’Europa (con il triplo della norma o anche più). Valori pari al doppio sono stati rilevati in Lettonia e Romania, ma al di sopra della norma ci sono anche Italia, Balcani settentrionali, Rep. Ceca, Slovacchia e Germania. Gli altri Paesi sono invece sotto i limiti. Chiudiamo con il benzopirene: domina purtroppo la Polonia (oltre il quintuplo sopra i limiti). Stesso risultato, ma con puntini un po’ meno densi in Nord-Italia, Slovenia, Rep. Ceca, Ungheria e Bulgaria. Dentro i limiti abbiamo solo Benelux, Gran Bretagna e Spagna, quest’ultima la migliore.
Cosa sarebbe auspicabile aspettarsi per i prossimi anni? Dall’Italia probabilmente un ulteriore investimento sulle energie rinnovabili, di cui potrebbe e dovrebbe essere leader incontrastato in Europa, un impegnativo processo educativo volto a portare i cittadini ad essere meno dipendenti dalle automobili (è la nazione con il maggior numero di macchine in Europa), e la “semplice” applicazione di leggi e buonsenso atte a metter fine alle condizioni penose in cui si trovano poli industriali ad altissimo tasso inquinante come a Genova, Taranto, Porto Marghera, Manfredonia, etc. In Polonia invece sarebbe opportuno dare corpo ad un processo di svezzamento dal carbone, a cui è ancora strettamente legato sia a livello industriale che domestico, oltre ad applicare con molta più forza i limiti di emissioni inquinanti – spesso infrante – da parte delle industrie stesse.
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