Wrocław è o no una “Little Italy”?

Per dovere di archivio del blog, e limitandoci ad una nostra breve prefazione, riportiamo un articolo di Matteo Tacconi pubblicato lo scorso 17 Ottobre sul quotidiano “Europa”. In linea con il pensiero accennato sia in occasione di un servizio un po’ pompato di “Porta a Porta” (alla fine di quest’articolo) e sia nell’introduzione della nostra recensione sull’articolo di “Millionaire”, Tacconi descrive con un taglio lucido e diretto come l’attenzione su Wrocław puntata pioneristicamente da Financial Times e Repubblica, e amplificata poi “alla cieca” da Die Welt, Onet, Rai (in tre occasioni), Corriere della Sera, Neue Zuercher Zeitung, MTV ed altri, abbia modellato e diffuso la notizia di una Little Italy nel capoluogo della Bassa Slesia, preferendo rendere la cosa un vero e proprio “format” giornalistico-televisivo. Non che il fenomeno non abbia una sua consistenza, ma da qui a parlare quasi di un’emigrazione massiccia di cervelloni concentrata tutta su Wrocław c’è una bella differenza. Per capire come il tutto sia stato un po’ gonfiato, e per restituirne la giusta dimensione, basta vedere i numeri di altre comunità straniere nella città (ad esempio Francia o Spagna) o delle ben più nutrite comunità italiane in altre città polacche ed europee di media grandezza come Cracovia, Lisbona, Valencia, Liverpool, Tenerife, Manchester, Stoccarda, Norimberga, Düsseldorf… Sicuramente qualcuno obietterà sostenendo che in queste città così blasonate è prevedibile che ci sia una certa concentrazione di italiani, e allora si possono citare centri ancora meno “ovvi” dove tuttavia il numero di italiani è sempre più alto, come Birmingham, Leeds, Stoccolma, Oslo, Cork, Augsburg, Copenhagen, Budapest, Lione… Ci rallegra l’apprezzamento di Tacconi nei nostri confronti, avendo considerato “Qui Polonia & Italia” (con tanto di foto) una fonte che, aldilà dei tanti lati positivi della Polonia, non osanna il Paese sempre a priori come un nuovo Eldorado. Insomma, rispetto alla moda corrente dei mass-media, non gonfiare le cose mettendo paillettes e fiocchetti lì dove non ci possono essere… Buona lettura.
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Lo strano caso della falsa Little Italy polacca

Tutti a Wrocław: troupe tv e giornali in pellegrinaggio nella città diventata la nuova patria dei cervelli in fuga dall’Italia. Ma è davvero così?

101. Flavio quot EuropaFlavio D’Amato, italiano che lavora a Wrocław. Nel suo blog “Qui Polonia & Italia” racconta, fuori dal coro, il suo punto di vista sull’attualità e la società polacche
Wrocław è una città di oltre 600mila abitanti, la quarta della Polonia. In Italia la chiamiamo Breslavia. Negli ultimi anni ha avuto una robusta crescita economica, trainata dalla vicinanza con la Germania e dall’information technology. L’anno scorso ha ospitato tre partite degli europei di calcio e nel 2016 sarà capitale europea della cultura. Le cose, volendo sintetizzare, procedono bene.
A maggio il corrispondente di Repubblica da Berlino, Andrea Tarquini, si è recato in città. Terminato il sopralluogo ha scritto un lungo articolo. Come suggerito dal titolo, Wrocław, Italia, raccontava della presenza dei nostri connazionali in città. Duemila in tutto, forse qualcosa in più. Quasi tutti giovani e laureati, quasi tutti impiegati nel settore dell’IT, quasi tutti arrivati a Wrocław nel 2012, scriveva Tarquini.
Tutti a Wrocław
Il reportage ha innescato un effetto domino nella comunità mediatica. In molti, sulla scia di Repubblica, si sono messi sulle tracce della “Little Italy polacca” (così l’ha chiamata Tarquini), come a voler recuperare un grosso “buco”: quello di non essersi accorti che in una città polacca, lontana dalla ribalta, s’è creata dall’oggi al domani una comunità di intelligenze esuli.
È così che sono fioccati articoli e servizi tv, spesso grazie all’appoggio logistico di Marcello Murgia, trentenne piemontese che lavora all’Araw, l’agenzia che ha il compito di attirare investimenti a Wrocław e provincia. Porta a Porta, Le Iene, 2 Next (Rai Due), Mtv,  Il Messaggero Veneto, Giornalettismo, Corriere della Sera e Report tra chi, con pienezza di dettagli o anche solo di sfuggita, ha dato risalto alla Wrocław all’italiana. Persino tedeschi (Die Welt) e svizzeri (Neue Zuercher Zeitung) sono stati sul pezzo, con resoconti su questa nuova e insospettabile destinazione dei laureati che in Italia, malgrado le competenze, vengono respinti dal mercato del lavoro.
Sette volte di meno
Peccato, però, che l’eldorado non esista. Già, perché il punto è che tutto questo insistere dei media su Wrocław è partito da una cifra ampiamente esagerata. Sballata, se proprio vogliamo essere franchi. Stando ai numeri del registro degli italiani residenti all’estero (Aire), comunicati dall’ambasciata a Varsavia, gli italiani che vivono a Wrocław sono infatti 337. Sette volte di meno dei duemila e più riportati da Repubblica.
Si dirà che le statistiche dell’Aire sono imprecise. È così, in effetti. Molta gente tende a non registrarsi, specie chi ottiene contratti di lavoro di breve durata o gli studenti Erasmus. I secondi, in ogni caso, non modificano di troppo la fotografia dell’Aire su Wrocław. Nel semestre, nei due principali atenei cittadini, l’Università di Wrocław e il Politecnico, se ne contano quaranta in tutto.
La discrepanza tra l’immagine giornalistica e lo spaccato reale è balzata agli occhi di Luigi Forte, che ha recentemente soggiornato per quattro mesi a Wrocław, dove ha svolto un tirocinio nel contesto del progetto europeo Leonardo. «La mia esperienza, guarda caso, è iniziata subito dopo la pubblicazione dell’articolo di Tarquini. Ho così cercato di mettermi in contatto con gli italiani a Wrocław. Abbiamo organizzato degli eventi appositi, fra cui un aperitivo a cadenza settimanale. Nei mesi in cui sono stato lì non abbiamo mai superato le sessanta presenze e non tutti i partecipanti agli eventi erano nostri connazionali. Mi rendo conto che il campione non è rappresentativo, ma secondo me il numero di trecento italiani non è così lontano dalla realtà», afferma Luigi Forte, aggiungendo che diversi ragazzi polacchi conosciuti durante il suo soggiorno «sono rimasti stupiti quando ho detto loro dell’interesse della stampa italiana per Wrocław».
Le vere Little Italy di Polonia
Il fenomeno Wrocław si ridimensiona ulteriormente se viene comparato alla presenza italiana a Cracovia e Varsavia (1075 e 2530 residenti secondo i dati Aire), dove chi decide di spostarsi in Polonia, a rigor di logica, tende prima di tutto a guardare. Sono più grandi, sono più conosciute, c’è più mercato e c’è più lavoro. Varsavia è una delle capitali Ue con il più basso tasso di disoccupazione (4,9%) e nel settore privato i salari medi sono pari a 1159 euro lordi, a fronte di una media nazionale di 820 euro. «Ci puoi trovare qualsiasi tipo di italiano. Il manager, il piccolo imprenditore, lo studente (al momento ci sono 67 Erasmus nella sola Università di Varsavia, ndr) e persino il cameriere», spiega Stefano Arcidiacono, che su Facebook modera il gruppo “Italiani a Varsavia…e oltre”. Insomma, se a Wrocław è la tecnologia a dettare ritmi e fornire occupazione, nella capitale la scena è più eterogenea e articolata.
Quanto a Cracovia, è da poco entrata nella top ten mondiale dell’outsourcing stilata dalla società di consulenza Tholons. Anche in questo caso il motore dello sviluppo è l’IT. Il settore, rispetto a Wrocław, ha però una stazza maggiore. Rappresenta l’87% dell’output complessivo di Cracovia e della sua regione (Małopolska), che contribuiscono a loro volta al 7% del Pil polacco.
Quindi? Quindi si può dire, numeri alla mano, che tutto è iniziato con un’iperbole – i duemila giovani cervelli in fuga a Wrocław – e tutto è proseguito come se quel dato fosse ineccepibile. La Little Italy di Wrocław è una bella favola. Ma, appunto, è una favola.
Non lo è invece la Polonia. Il paese, malgrado il recente rallentamento, ha macinato progressi notevoli da quando, correva l’anno 2004, è entrato in Europa. E sì, inizia a stimolare l’attenzione dei giovani neolaureati. Oggi una buona occupazione presso la sede polacca di una multinazionale può garantire 800, anche 900 euro netti. Sono meno soldi, molti meno, rispetto a quanto si può guadagnare in Germania o Austria. Ma bastano ampiamente, da quelle parti, a condurre una vita dignitosa. Più che a Wrocław, a Varsavia e Cracovia. Al momento sono lì, eventualmente, le Little Italy polacche.
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