Qui Polonia & Italia su “Millionaire”

Il 2013 è sicuramente un anno da ricordare per quanto riguarda la salita della Polonia sulle luci della ribalta dei mass-media italiani e stranieri, e non ci riferiamo all’eco dei campionati europei di calcio (del 2012). Dall’articolo precursore del “Financial Times” si è avuta una lunga scia, percorsa tra gli altri da “La Repubblica”, “2Next economia e futuro” (Raidue), “Die Welt“, e dall’amato-odiato “Porta a Porta” (Raiuno). Per quanto il fenomeno di Wrocław sembra sia diventato piuttosto un format televisivo-giornalistico un po’ gonfiato, in quest’anno ci si è resi conto di quanto stia iniziando a diventare voluminoso l’esodo italiano in Polonia, quando fino ad appena 20 anni fa si poteva parlare dello stesso fenomeno ma a direzioni esattamente invertite. Molti di questi mass-media hanno continuato a guardare lì dove i fari del “Financial Times” prima, e de “La Repubblica” dopo, avevano già puntato, ovverosia non tanto su Varsavia, capitale indiscussa dello sviluppo economico polacco, quanto su Wrocław, divenuta quasi per inerzia la caput mundi dove la maggior parte delle multinazionali preferisce impiantarsi.
Millionaire cover“Millionaire” è una rivista mensile che si occupa di lavoro, business, economia e storie da varie parti dell’Italia e del mondo al fine di raccontare realtà poco conosciute e nuove opportunità per realizzarsi, in un modo o nell’altro. Per il numero di ottobre la redazione ha dedicato cinque pagine al “fenomeno Polonia”, riservando generosamente uno spazio anche a noi e al blog. In quest’occasione, per motivi di Copyright, non possiamo riportare l’intero articolo, ma per chi non ha voglia di spendere qualche spicciolo per comprare la rivista e leggere il pezzo originale, ne abbiamo fatto una recensione. E’ un articolo per cui, a parte qualche dato lievemente inesatto (come ad esempio alcuni prezzi, a cui si può confrontare il nostro paniere 2013), va molto apprezzata l’idea di allargare l’obiettivo all’intera Polonia, pur non privandosi di riferimenti più specifici e concreti.
Millionaire dati erratiL’introduzione riporta i progressi fatti dalla Polonia in 20 anni, dal PIL (media di +4,27%) all’occupazione (in cinque anni, +8%), che ne fanno la migliore nazione d’Europa. La Cina è pronta ad investire, i cospicui fondi europei continuano ad essere un’ottima iniezione di prospettive per il futuro, e non può mancare la citazione di ciò che il Ministro dell’economia nonché vice-premier Janusz Piechociński ha detto circa 6 mesi fa – erano gli inizi di Maggio – in occasione della trasferta polacca del premier italiano Enrico Letta: “Giovani Italiani, venite in Polonia, il nostro Paese può essere il vostro trampolino di lancio nel lavoro”.
Le dichiarazioni di vari rappresentanti di Ambasciate, Consolati ed Istituti (polacchi in Italia e italiani in Polonia) confermano l’aria che si respira nel Paese mitteleuropeo. Il ruolo della Germania, con i suoi investimenti e le sue filiali in loco, aiuta molto, e in genere gli investimenti esteri (circa 11mld di Euro l’anno) contribuiscono tanto alla crescita polacca, crescita che ora dà i suoi frutti anche in altri ambiti, come il sistema d’istruzione (secondo una statistica citata, migliore di quello italiano, 12o vs 23o), una diffusione della rete internet maggiore che in Italia, e noi aggiungiamo tra i progressi citati da “Millionaire” anche infrastrutture e qualità della vita in generale.
Ma da dove viene quest’attrazione? Sicuramente dal costo minore della manodopera, ma anche dalle agevolazioni agli imprenditori, con pressione fiscale bassa (19%) e nessun pagamento dell’IVA per chi fattura meno di 75mila złoty annui (circa 17.850€). Inoltre gli investitori possono godere anche di una burocrazia facile, dove per aprire un’impresa o stipulare contratti d’affitto ci vogliono pochi giorni, per non dire poche ore. Tutto ciò fa sì che in Polonia si insediano aziende straniere dei settori più vari, che portano attività e settori di tutti i tipi, ragion per cui è possibile trovare un lavoro in ufficio o in fabbrica, in laboratorio o nei locali (ristorazione, moda, etc.), e in molti casi anche la lingua può rivelarsi un importante requisito. Ecco perché, da quel che si dice, negli ultimi anni si siano trasferiti in Polonia circa 2.500 italiani (dato che non reputiamo esagerato). Un altro dettaglio su cui riflettere è che, a differenza dell’Italia, stage e tirocini sembrano avere ancora un senso in Polonia, visto che si quantifica un 80-90% di assunzioni successive allo stage sostenuto. Forse è questo il motivo per cui l’età media al lavoro è più bassa che in Italia.
MillionaireSi fanno degli accenni su Varsavia, Cracovia, Łódź, e l’immancabile approfondimento su Wrocław, dove l’ondata maggiore di italiani sembra essersi riversata causa la moltiplicazione in loco delle multinazionali. Due brevi storie fungono da esempi di come un italiano in Polonia può lavorare in proprio o in un’azienda: a Varsavia, il 40enne Alessandro Ferrandello, che ha lasciato il suo posto da dipendente in Italia per provare le sue capacità imprenditoriali, facendo un po’ il “tuttofare” con le sue due attività (scuola privata di italiano e sartoria su misura), e poi il sottoscritto che, dopo le esperienze di Rzeszów, Cracovia e Varsavia, si è fermato a Wrocław per lavorare in una multinazionale. Qui ci sono ancora le possibilità per costruirsi un curriculum o potenziarlo. Inoltre il blog è sotto gli occhi del lettore del “Millionaire”, pronto per essere letto e consultato da turisti o aspiranti emigranti.
L’articolo si chiude con le eventuali difficoltà della vita in Polonia: si cita il freddo, la lingua, l’importanza della trasparenza d’impresa, la priorità della formazione dei dipendenti e quella dei conti in attivo, senza i quali diventa arduo accedere ai prestiti bancari. Noi concludiamo correggendo un po’ il taglio che certe dichiarazioni dell’articolo sostengono, facendo apparire (forse involontariamente) la Polonia come un Paese schiavo del lavoro e del mercato selvaggio. E’ chiaro che il mercato e la concorrenza sono sempre una giungla, ma è anche vero, a nostro avviso, che in Polonia si tende semplicemente a lavorare un po’ più sodo rispetto all’Italia, a sua volta dipinta (forse in modo altrettanto sommario) come un Paese dove si lavora in modo più elastico e rilassato.
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5 risposte a Qui Polonia & Italia su “Millionaire”

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  3. Mario Zora ha detto:

    lera italiana del benessere è finita la politica non a pensato a gli anni futuri come anno fatto gli altri paesi,i nostri politici anno pensato solo a riempirsi le loro tasche portando il paese al fallimento.e se pensate come dicono alcuni politici che c’è la ripresa continuano a prenderci x il culo,gli imprenditori stanno andando via titti e quindi dove la vedono questa ripresa lo dicono x non creare allarmismo e tenerci buoni.ma ormai la corda si sta spezzando e se in questo paese non si fa qualcosa adesso non ci sarà più futuro.

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