Italiani a Wrocław – Storie di emigranti

Ne abbiamo conosciute tante. E certi esodi non si dimenticano facilmente, come quello degli italiani della metà del XX secolo verso le Americhe (Stati Uniti e Argentina in primis) o verso lidi europei più accoglienti come Germania, Olanda, Svizzera e Gran Bretagna. Nei decenni successivi invece abbiamo osservato dapprima un sostanzioso rallentamento delle “fuoriuscite” e poi un graduale “effetto contrappasso”, con l’emigrazione di altre genti verso l’Italia e l’Europa in generale. E allora ecco presentarsi nel Belpaese Marocchini, Nigeriani, Tunisini, Senegalesi, Indiani, Cinesi, Filippini, Peruviani, senza dimenticare i più “vicini” Rumeni, Albanesi, Moldavi, Ucraini e Polacchi (e abbiamo citato solo le comunità più numerose). Ma come classico colpo di scena, negli ultimi anni sembra si stia rimettendo in moto una certa emigrazione degli italiani all’estero: lo sappiamo dai telegiornali e dalla vita reale, e il tema è stato da noi trattato grazie ad una panoramica di quello che si scrive sul web e al progetto Goodbye Mamma con cui questo blog collabora. La Polonia, di contro, ha conosciuto quasi sempre negli ultimi 70 anni una prevalenza emigrante della propria gente verso l’Europa e il mondo, e solo nell’ultimo decennio è diventata un po’ più visibile una parziale compensazione per osmosi per la quale, nei centri più grandi, diverse comunità di stranieri si sono pian piano create o sono in via di formazione.
Spesso dietro uno straniero si nasconde anche qualche storia interessante, delle esperienze che vale la pena ascoltare o conoscere. Come già sviluppato in qualche altro articolo del passato, l’esoticità di ciò che ci si può trovare di fronte attrae, e di conseguenza possono esserlo anche le storie di persone provenienti da un Paese che già da prima giudichiamo bene, stimiamo, apprezziamo, o semplicemente ci piace. Se applichiamo tutto questo a degli italiani che si trasferiscono in Polonia, la curiosità sul perché di questa decisione quantomeno insolita si presenta non solo ai padroni di casa polacchi, ma anche agli altri italiani rimasti in patria o emigrati altrove.
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Jakub Zarzycki (foto: Karolina Dzimira)
E’ così che, sfruttando di striscio e per pura coincidenza, l’onda mediatica di Financial Times, Repubblica, Rai, Die Welt e Onet, la Fondazione Studenti di Storia dell’Arte di Breslavia (Fundacja Wrocławska Studentów Historii Sztuki – gruppo Facebook) ha creato e organizzato una mostra in cui 8 artisti hanno coinvolto 18 italiani residenti a Wrocław in delle sessioni fotografiche. Gli scatti più originali sono stati selezionati dal curatore dell’evento Jakub Zarzycki ed esposti, accompagnati da brevi didascalie che riassumono la storia e il trasferimento dei protagonisti dall’Italia verso il capoluogo slesiano (il luogo della mostra è Via Szewska, 28 Giugno – 28 Agosto 2013). E’ così che, con le foto di qualche italiano, si può venire a conoscenza di storie come quella di Riccardo, che nel 2004 era studente Erasmus di Medicina Veterinaria a Wrocław, e che poi ha preferito trasferircisi qualche anno dopo per diventare insegnante di ballo e coreografo. C’è Michele, che a 34 anni ha perso il suo lavoro di chimico in Veneto (uno dei polmoni economici dell’Italia), e lo ha trovato inaspettatamente in Polonia. La scelta fatta lo soddisfa al punto che la sua ragazza si ricongiungerà a lui proprio a Wrocław. E si può leggere di Marcello, di padre italiano e madre polacca, che ha preferito Wrocław a Torino per vivere: lavora nel Centro Estero della città e gestisce i contatti con le imprese che pensano di investire nel capoluogo slesiano.
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Ci sono altre storie come quella di Francesca, che facendo lo SVE (Servizio Volontario Europeo) a Klodzko, un paesino montano ai confini con la Rep. Ceca, aveva sentito parlare “di una scuola di italiano a Wrocław”. Ha lasciato il CV, e ora lavora lì. Stessa casualità o quasi per Barbara e per Mauro, che spinti da motivazioni diverse come la ricerca di un lavoro o la voglia di un’esperienza all’estero, si sono trovati a mandare i loro CV in qualche multinazionale, a ricevere una proposta di lavoro dalla Polonia, ed a “fare un lavoro vero (non più stage e tirocini non pagati!)”. Nelle loro rispettive vite si sono realizzate le prerogative di “allontanarsi dalla […] vecchia vita italiana”, vedendo nella Polonia “un grande Paese” e in Wrocław “una bellissima città”. Si può vedere anche l’excursus di Giancarlo, che ha “conosciuto la Polonia 10 anni fa da turista” e che si è trasferito nel 2006, “non per la crisi economica”, ma spinto “dalla voglia di vivere in una città affascinante come Wrocław” e mettersi in discussione. Ora gestisce due pizzerie in loco.
Non può mancare il trasferimento dovuto a cause amorose: è il caso di Diego, che a 31 anni ha cambiato vita sfruttando proprio la coincidenza sentimentale, conosciuta poco tempo prima, e l’elasticità professionale, visto che per il suo lavoro non è necessaria la sua presenza fisica, ma è sufficiente “avere solo un PC e internet”. C’è Raffaele, che dopo 6 anni di rapporto a distanza ha deciso di trasferirsi in Polonia, dove lavora come impiegato e suona in alcuni locali. Wrocław gli piace, ama “la Polonia, il verde e le biciclette”. Anche Vitantonio deve molto della sua nuova vita a un legame sentimentale, sfruttando le sue capacità di insegnante di italiano (ormai sente Wrocław come la sua città). E poi c’è Guido, laureato in filosofia e consulente in materia, che ha deciso di seguire la rimpatriata della ragazza dalla Francia, continuando però a curare vari progetti, incontri ed eventi, sempre in chiave filosofica. Si possono conoscere anche esperienze come quelle di Attilio o di Paola che, per andare a trovare i loro amici a Wrocław, si sono innamorati della città, tanto da decidere di traslocare, cercando e trovando un lavoro stabile. E le ondate di studenti Erasmus o Leonardo in Polonia non si fermano, anzi, aumentano, e la testimonianza di Alice ne è solo una piccola cartina tornasole. In mezzo a tutto questo, per quello che può contare, c’è anche la mia testimonianza, iniziata con una borsa Erasmus quasi per caso, ripresa poi volutamente con il tirocinio del Leonardo, e proseguita con l’obiettivo – raggiunto – di trovare un buon lavoro fisso: il risultato attuale è di oltre 4,5 anni trascorsi cronologicamente a Rzeszów, Cracovia, Varsavia, e ora Wrocław.
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L’ultimo appunto viene dettato dall’esperienza, che mi riporta alla mente coloro che in un modo o nell’altro storcono il naso di fronte alla “celebrazione” (parola grossa) di chi ce l’ha fatta, e ricordando quelli che invece ci hanno provato ma a cui non gli è andata altrettanto bene. Da una parte non gli si può dare torto, non esiste un “100%” di persone che hanno successo nel tentativo di costruirsi una vita altrove. Ma è anche vero che testimonianze del genere servono da un lato come prova che ciò è possibile, da un altro lato come stimolo per gli altri a non arrendersi di fronte ad una prima difficoltà o ad un primo insuccesso, e da un altro lato ancora a fornire spunti, informazioni o opportunità sul come è possibile e su come fare. E’ vero che non è sempre facile, ma se non c’è un minimo di voglia e convinzione, non ce la si farà mai.
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3 risposte a Italiani a Wrocław – Storie di emigranti

  1. Ania M ha detto:

    E il tuo sorriso – dove???

  2. AA4 ha detto:

    Vivo a Danzica da quasi 2 anni e oggi per caso, i miei genitori, visitando Wroclaw hanno visto la vostra mostra e condiviso con me le info del blog. Complimenti! Sarebbe bello conoscere qualche realtà italiana anche a Danzica/Trojmiasto. In bocca al lupo con il blog!

  3. Syrléa ha detto:

    Complimenti a tutti!!!

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