L’intervista per Die Welt (ripresa da Onet) e la falsa “Little Italy polacca”

Generalmente si suol dire che “non c’è due senza tre”. E allora ecco la terza comparsata (sempre personale “purtroppo”) in un mass-media di livello internazionale. Il tema è sempre lo stesso: l’emigrazione italiana in Polonia. Dopo il “Financial Times” con un articolo, e la “Rai” con un breve servizio sul secondo canale, è arrivata la volta del quotidiano tedesco “Die Welt”, con il giornalista Gerhard Gnauck. Nel suo pezzo del 12 Giugno scorso, il giornalista non solo ha incluso un breve riassunto della nostra chiacchierata, ma ha voluto perfino inserire sul sito del suo giornale una foto che sinceramente avrei preferito non vedere cosi in evidenza, non essendo in una delle mie migliori cere… Ma tornando alle espressioni idiomatiche, dopo la terza volta di un qualcosa, si dice che “il quattro vien da sé”. L’articolo in questione ha avuto un’eco proprio in Polonia tramite l’intercessione di Deutsche Welle, un’agenzia che, lavorando sui mass-media tedeschi, riprende delle notizie riguardanti anche l’estero e le riporta o le commenta nel loro sito nazionale pertinente. In questo caso, essa non poteva esimersi dal riprendere l’opera di Mr. Gnauck attraverso un articolo di reporting, permettendone anche la pubblicazione su Onet, un sito polacco che, per la sua popolarità, ha dato sicuramente maggior risalto alla notizia.

Little Italy polacca? Dove?

Questa storia degli italiani in Polonia, e a Wrocław in particolare, si sta però propagando con un effetto domino di dimensioni inaspettate e forse, bisogna ammetterlo, un po’ esagerate… Già l’articolo del giornalista tedesco si lascia andare al pittoresco e perfino ad un po’ di folklore che forse si poteva risparmiare, ma l’effetto collaterale di questo tam-tam mediatico si vede ancora di più, e con altre fattezze, nel secondo intervento Rai (17/06/13) a raccontare la realtà di Wrocław, in particolare con un servizio su “Porta a porta”. Nel nostro piccolo abbiamo scelto di non raccogliere l’invito per un’ulteriore intervista, sia per la poca affezione nei confronti della linea editoriale della trasmissione (conosciamo tutti il giornalismo non proprio ineccepibile di Bruno Vespa), e sia per non cadere nell’eccesso della distorsione del fenomeno pur esistente. Neanche a farlo apposta, Vespa ha definito il fenomeno come una “fuga di cervelli” a formare una “Little Italy polacca”. Noi ci limitiamo a riflettere sul significato delle parole. “Fuga di cervelli” si riferisce in primis a ricercatori, scienziati, professori, manager di alto livello: nel caso della Polonia e di Wrocław invece si parla per la maggior parte di giovani tra i 23 e i 35 anni che trovano lavoro come impiegati in vari settori, dunque sarebbe improprio parlare di una vera fuga di cervelli. E poi, la definizione “little Italy polacca”: per quanto la tendenza di grandi aziende ad assumere personale italiano sia un fatto degno di considerazione, la comunità italiana a Breslavia non può essere comparata per dimensioni a quelle di altre città europee di media grandezza. L’emigrazione italiana in Polonia è un fenomeno esistente, interessante, ma pur sempre di nicchia, visto che il flusso è di gran lunga inferiore rispetto a quelli diretti verso Svizzera, Inghilterra, Germania, Francia o Olanda. Diamo dunque il giusto valore alle cose per una corretta informazione. Qui di seguito, l’articolo di Mr. Gnauck e i titoloni di Vespa nel suo “Porta a Porta”.

Ciao, Mamma – e via a Breslavia

Non deve sempre essere per forza Berlino: la dinamica città polacca di Breslavia attrae giovani start-up che nel frattempo arrivano in Polonia soprattutto da Italia e Spagna.

Breslau-Polen

“Nega sempre lo status quo”, dice l’oratore. “Chiediti sempre: dove sono adesso?”. Siamo seduti su delle sedie color verde-menta nel nuovo cinema Kino Nowe Horyzonty (Cinema Nuovi Orizzonti, ndt), dove già il nome promette a tutti di ampliare i propri orizzonti. Si tratta di una cooperazione più stretta tra l’economia e le università. Le giovani imprese polacche raccontano delle loro strategie aziendali. Proprio al centro, l’organizzatore della conferenza, il moderatore.
Camicia bianca, pantaloni neri, cammina con passo sciolto tra le file con un microfono in mano. Il suo nome suona insolito per le orecchie polacche: Marcello Murgia. Il suo posto da 4 anni è la polacca Breslavia (Wrocław). Qui, nella metropoli slesiana, lui sta allargando i suoi orizzonti.
Breslavia ha la reputazione di una delle più dinamiche città della Polonia. Nel frattempo arrivano qui anche giovani impiegati dai vecchi stati membri dell’UE. Soprattutto dai Paesi meridionali in crisi: “Entro la fine fine del 2013 avremo forse 1000 italiani nella nostra città”, si compiace il 28enne Marcello. “Credit Suisse sta per cercare qui 400 impiegati, perciò arriveranno anche gli italiani”.

Aziende attratte con abilità

Il Blocco Orientale è démodé, I tempi in cui ogni polacco fuggiva a Ovest appena poteva sono in gran parte terminati. I dirigenti comunali hanno attratto in modo molto abile delle aziende in città. Murgia, in realtà un politologo che lavora per una agenzia di sviluppo dell’area di Breslavia, descrive i risultati in un gergale polacco e inglese: “Abbiamo vari SSC (Shared Service Centers) in città che qui fanno BPO (Business Process Outsourcing). La banca Credit Suisse vuole stabilire qui la contabilità e il marketing per tutta l’Europa. IBM (il produttore di computer) ha qui uno dei suoi Global Delivery Centers, solo li lavorano 40 italiani, presso HP è simile”.
In totale, dice Murgia, in città lavorano 18.000 impiegati in questo nuovo settore. Circa il 10% di loro sono stranieri, tra cui alcune centinaia di italiani. Questo coincide approssimativamente con i dati dell’autorità competente che ha registrato “a Wrocław e dintorni” dall’ingresso del Paese nell’EU 399 italiani, 659 spagnoli e 1075 tedeschi. L’ambasciata italiana a Varsavia dice che in tutta la Polonia ci sono quasi 4.000 connazionali residenti, con una tendenza all’aumento. Oltre a questo, esiste un numero altrettanto alto di persone che non si sono registrate da nessuna parte.

Breslavia è meglio di Parigi

Poco dopo, incontriamo tre di questi giovani italiani, Guido Giacomo Gattai, Flavio D’Amato e Simone Mangone, tutti di circa 30 anni. Il milanese Guido (in realtà fiorentino, ndt) studiava filosofia a Parigi, quando da lì la sua ragazza polacca si è trasferita nel suo Paese natìo. Guido ha resistito. “Breslavia non può essere mica meglio di Parigi”, si è detto. “Pero oggi lo so: è effettivamente meglio”. Quando a Parigi qualcuno propone qualcosa di nuovo, nessuno lo ascolta. I francesi parlano così tanto del fatto che sono innovativi, pero non succede niente.
In Polonia, invece, a Guido gli è andata meglio. Al cinema Nowe Horyzonty ha organizzato un Caffè filosofico, lavora come consulente, e come dice lui, “spin doctor” per tutti i potenziali clienti. Guido scommette sui vecchi edifici tedeschi nella città (“I nuovi edifici polacchi crollano dopo un anno”). Trasferirsi in Polonia stupisce apparentemente poco gli italiani, mentre in Germania spesso ciò sembra essere scioccante. “Il cliché dei criminali polacchi non esiste in Italia”, aggiunge Guido.

La possibilità di realizzarsi

Flavio è arrivato in Polonia con una borsa di studio Erasmus, per curiosità. Lui viene da Lecce, in Puglia. Il suo curriculum finora: un lavoro in un call-center a Lecce, receptionist in un hotel di Cracovia, insegnante d’italiano a Varsavia. Adesso lavora presso una multinazionale a Breslavia, dove vengono svolti servizi per le aziende in Italia. “In Italia non ho visto molte opportunità per realizzarmi”, spiega l’alto italiano. In Polonia è andata avanti. Per aiutare i suoi connazionali a emigrare, ha scritto con un collega un e-book dal titolo “Goodbye, Mamma” (erroraccio: io sono solo uno dei 17 co-autori/collaboratori del progetto Goodbye Mamma, che include anche l’e-book, ndt).
Ma una volta ci sono stati dei problemi per gli italiani di Breslavia. Siamo seduti al piano terra di una ex-fabbrica di mobili tedeschi, e più precisamente nel pub di Simone Mangone „Felicità”, quando l’incidente viene menzionato. Un italiano ha apparentemente provocato alcuni skinhead sulla strada vicino al “Felicità”.

Tolleranza zero per l’estrema destra

Hanno colpito. Perciò la polizia ha pattugliato e controllato le strade per un mese. Poi tutto era tranquillo. Il sindaco di Breslavia Rafal Dutkiewicz conosce l’argomento. La sua città in Polonia è uno dei punti focali di una estrema destra sempre più attiva. In un’intervista con “Die Welt”, Dutkiewicz dice che nessuna delle loro manifestazioni qui ha avuto “più di qualche dozzina di partecipanti”. Lui chiede per una strategia chiara: “Non voglio uno stato di polizia, ma si deve agire contro queste situazioni. Tolleranza zero, altrimenti in due anni questo può peggiorare”.
Dutkiewicz, il sindaco più popolare tra i sindaci di grandi città nella nazione, dopo la sua vittoria alle elezioni, si rammarica molto che il Parlamento polacco ha deciso nel 2012 di consentire le manifestazioni sotto mentite spoglie – per proteggere i manifestanti delle minoranze sessuali, come è stato chiamato. In ogni caso egli non ha accesso diretto alla polizia, che in Polonia è di competenza del Ministro degli Interni. “Ma io lo scorso anno ho suggerito al Ministro: stiliamo un programma per osservare meglio la situazione dell’estrema destra a Wroclaw, noi diamo un quarto di milione (di euro), Varsavia altrettanto”. Ma il segretario di Stato responsabile, secondo Dutkiewicz, ha avuto dubbi che un programma siffatto potesse piacere all’opinione pubblica, e si è ritirato nuovamente dall’idea.
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