Un’intervista rilasciata al Financial Times

Lo so, sembra troppo surreale per essere vero, ma qualche tempo fa sono stato intervistato con un altro paio di ragazzi dall’inviato del Financial Times Jan Cienski, e ne uscito un articolo, pubblicato il 18 aprile. E’ l’ennesima analisi sulla profonda crisi socio-economica dell’Europa, specie di quella latina, ma qui si vede anche il suo nuovo rapporto con l’Europa dell’Est, nuovo protagonista dell’economia continentale. Abbiamo tradotto l’articolo originale in italiano, e si può leggere qui sotto.

wroclaw overview FT

Gli immigrati della Polonia vanno controcorrente

Le turbolenze nella periferia dell’eurozona stanno ribaltando il flusso dei migranti in Europa. Se solo pochi anni fa la Polonia era conosciuta per le grandi fughe dei lavoratori, adesso spagnoli, portoghesi e italiani sono tentati dall’Est.
“La mia casa ora è qui – Penso al Portogallo principalmente per quanto riguarda il mio pensionamento vicino al mare”, dice Hugo Varzielas, 33 anni, un portoghese attualmente occupato come Business Analyst per il centro di outsourcing Global Business di HP nella città occidentale di Breslavia. “Se si guarda al lungo termine, in Polonia si sta andando su, su, su, mentre negli altri Paesi dell’Europa occidentale non così tanto”, sostiene lui.
E il signor Varzielas non è solo. Il 10% delle 100mila persone attualmente occupate nel settore dell’outsourcing sono stranieri, secondo Jacek Levernes, capo dell’associazione dei Business Leader in Polonia, un gruppo lobbystico rappresentativo del settore, in rapida crescita. L’industria dell’outsourcing della Polonia è prevista in crescita di circa il 20% quest’anno.
Le statistiche ufficiali mostrano circa 7.000 cittadini europei all’anno trasferirsi in Polonia, ma i dati non sono molto solidi poiché i migranti non sono obbligati a registrarsi con le autorità polacche, dice Krystyna Iglicka, una demografa del Centro per le Relazioni Internazionali di Varsavia, un’esperta. “Questo è un flusso invisibile basato su testimonianze soggettive, ma non c’è dubbio che questo flusso esiste”, sostiene lei. “Possiamo ritenere che la tendenza si rafforzerà, sebbene naturalmente non è paragonabile, in quanto a dimensioni, all’emigrazione dei polacchi”.
 La ragione per cui stanno andando in Polonia è la sua economia relativamente forte. E’ stata l’unica nazione dell’UE a evitare la recessione nel 2009. Ora, nonostante un leggero rallentamento, l’economia sta ancora ottenendo una crescita di circa il 2%, molto meglio che nelle frange turbolente dell’eurozona. Sebbene la disoccupazione sia al 14,2%, il massimo in sei anni, essa è molto più bassa nelle grandi città – il tipo di posti che stanno segnando numeri crescenti di investitori che costruiscono centri di back-office e outsourcing, così come scuole di lingue e altre attività che attraggono stranieri qualificati.
“Molti italiani cercano ancora di trasferirsi verso nazioni classiche come Germania, Inghilterra, Svizzera e Francia, ma alcuni sono a conoscenza di come la Polonia stia crescendo”, dice Flavio D’Amato, un italiano di 29 anni con i capelli lunghi e gli occhiali da sole messi nel colletto della sua maglietta (qui il giornalista ha fatto della fiction: non erano occhiali da sole, ma occhiali da vista, ndt). Lui ha trascorso cinque anni lavorando in un call-center in Italia prima di partire per la Polonia nel 2009. “Qui sto costruendo il mio CV e forse tornerò a casa fra 10 o 15 anni, ma con la situazione attuale questo è piuttosto difficile da immaginare”.
Negli anni ’90, un’ondata di espatriati dell’Europa occidentale ha aiutato la transizione della Polonia verso l’economia di mercato. Loro hanno portato l’esperienza necessaria per fondare banche moderne, negozi e industrie, e hanno perfino consigliato il governo sulle riforme economiche e la creazione della borsa valori.
Ma l’era dei dirigenti francesi che gestiscono i supermercati o dei tedeschiche supervisionano le catene di montaggio – tutti con cospicui contratti stranieri – è abbondantemente finita. I nuovi lavoratori vengono per una paga polacca, che per gli occupati in outsourcing varia dai 6.000 złoty ($1,900, €1,450) ai 9,000 złoty al mese.
“Loro guadagnano meno di quanto prenderebbero a casa loro, ma lo diciamo supponendo che loro trovino in effetti un lavoro a casa loro”, dice Wieslaw Blysz, vicepresidente marketing di REC Global, una compagnia di software impazientemente a caccia di programmatori per il suo ufficio di Breslavia. Lui sta vedendo un numero crescente di curricula provenienti da Paesi come la Spagna.
Przemyslaw Berendt, vicepresidente di Luxoft, un produttore di software finaziari, stima che circa 1/5 della sua forzalavoro è straniera. “Il nostro obiettivo di assunzione è un 25enne qualificato”, dice. “In Spagna c’è il 50% di disoccupazione per gente così, mentre qui loro possono trovare un lavoro immediatamente – e l’abilità di parlare lo spagnolo è altrettanto richiesta”.
Ecco perchè Cesar Tascon, un 27enne spagnolo, è a Breslavia per HP. “Ho un buon lavoro e proprio adesso è il momento giusto per essere all’estero”, dice. “Ci sono sempre più aziende che si insediano a Breslavia, quindi ci sono molte opportunità qui”.
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