Riflessioni su un’associazione di italiani in Polonia

Di recente su Facebook ci eravamo ritrovati casualmente iscritti ad un neonato gruppo dedicato agli italiani in Polonia (al momento della pubblicazione dell’articolo, il forum “Qui Polonia & Italia” non esisteva, ndr 12/10/2014). Vari post erano incentrati sulla politica o su temi di storia, spesso poco conosciuti, che coinvolgono i due Paesi, ma per motivi di natura diversa si sono verificati anche dei battibecchi tra alcuni membri del gruppo amatoriale e qualche persona nel giro di una delle ambiziose associazioni di italiani presenti in Polonia. Ci siamo chiesti cos’è che mette in conflitto persone della stessa nazionalità che in teoria hanno la stessa passione per la Polonia: si dovrebbe forse indagare sul modo di approcciare e di rapportarsi che uno ha (o ha avuto) con l’altro, e per cui evidentemente qualcuno (o entrambi) c’è rimasto deluso o scottato? O magari, nel caso di certi “imprenditori”, ci sono di mezzo anche dei piccoli interessi economici (anche se non lo si dirà mai)? E così è venuto spontaneo rifletterci un po’ su. Ma proviamo ad andare con ordine.
L’associazione di italiani di cui si parla è nata un po’ di anni fa da un gruppo di amici con l’intenzione – così si legge – di promuovere in Polonia tutto ciò che è legato ad economia e cultura italiane; di promuovere e organizzare incontri, convegni e altri generi di evento; di aiutare con suggerimenti e consigli studenti, turisti, lavoratori e chiunque avesse voglia di trasferirsi nelle lande polacche. Insomma, a giudicare da questo, si direbbe che sia una cosa bella, pulita, organica. Ma è davvero cosi? La premessa che sottolineiamo ora e per tutto l’articolo è che ci stiamo limitando a raccontare quello che si riesce a sentire e vedere a questo proposito secondo le esperienze di diversi connazionali, restando alla larga da denigrazioni gratuite verso qualcosa o qualcuno (non ci sarebbe nessun motivo o vantaggio nel farlo).
Dunque, quest’associazione accoglie e rappresenta veramente gli italiani in Polonia? Una delle peculiarità che sembra apparire è che concentra il suo raggio d’azione all’ambito economico-imprenditoriale italiano in Polonia (tanto che esistono diversi punti in comune tra l’associazione in questione e la Camera di Commercio in Polonia): non sono rari gli eventi e gli incontri in veste di partecipanti – o in cui uno dei dirigenti è al contempo un organizzatore – per celebrare o incoraggiare il “made in Italy”. Inoltre, dal momento che più di qualcuno ha anche delle attività in proprio volte a fornire servizi e consulenze private proprio in quei campi, viene spontaneo ipotizzare che in questo modo si farebbe di una semplice associazione di italiani una sorta di specchietto per le allodole, ovvero imprenditori e commercianti vari vogliosi di investire in Polonia. E’ chiaro che l’operazione di counseling di per sé non è illecita, ma può sembrare un po’ meno corretto allorquando una sedicente associazione di italiani fine a sé stessa diventi poi un tramite per “accogliere” le suddette allodole presso le attività di servizi e consulenza di quelle stesse persone o degli amici stretti, che ne ricavano dunque un vantaggio. Essendo loro esperti del settore, l’immagine di facciata costruita appare genuina, si sfrutta ogni evento, ogni fiera, ogni convegno, ogni meeting per stringere mani a volontà e farsi fotografare immersi in quei contesti per poter dire “io c’ero”. Sulla qualità delle suddette consulenze al momento non ci esprimiamo.
Purtroppo il tema non si esaurisce qui: non sono poche le voci che girano su come vengono condotti certi rapporti o certi progetti/eventi da parte di alcuni membri. Chi vi scrive ha avuto modo di interloquire con un paio di imprenditori residenti in Italia e conosciuti casualmente nell’aeroporto della capitale polacca. Il primo, un produttore pugliese di vini, ci ha raccontato l’entusiasmo di un italiano conosciuto in Polonia – e facente parte dell’associazione – alla possibilità di avviare insieme un’attività di export, ma con il passare dei mesi diventava sempre più evidente come quest’ultimo non avesse intenzione di mettere sul banco la propria parte di capitale per la fase operativa, nell’attesa che lo facesse solo il produttore vinicolo. Il secondo imprenditore ha preferito non andare nei dettagli, limitandosi a raccontarci di una fiera tenutasi nel Sud-Ovest della Polonia: la sua decisione di partecipare era stata influenzata anche dal sicuro successo della manifestazione garantitogli dal rappresentate di uno degli enti concessionari degli spazi (nel giro dell’associazione in soggetto), ma la delusione è stata grande quando si è constatata la scarsa affluenza alla fiera. E ancora, sono giunte alle nostre orecchie voci di un progetto proposto all’associazione da due privati, trattativa che non ha avuto sviluppi successivi, sennonché qualche tempo dopo l’associazione ha fatto impropriamente suo quel progetto senza la partecipazione degli ideatori. Su questi sassi lanciati siamo costretti a nascondere le mani dacché che le fonti di queste informazioni non ci hanno consentito di rivelare le loro identità, ma voi lettori che fate la spola tra i due Paesi avete sicuramente l’occasione di imbattervi in qualche imprenditore con cui scambiare quattro chiacchiere. Restano comunque ombre oscure sul discutibile modus operandi di certi individui.
Ovviamente in quest’associazione non tutto è deprecabile. Si potrebbero apprezzare alcune “serate italiane” – in cui tuttavia certi nuovi arrivati curiosi di partecipare si sono sentiti “come di fronte ad un muro” -, o iniziative di tipo culturale come ad esempio rappresentazioni teatrali. Ma i difetti riscontrati superano e cancellano ciò che di buono c’è. Perché le visite guidate cittadine sono a pagamento? Chi ha la pazienza di fare una breve ricerca su internet può facilmente trovare gruppi di guide che organizzano delle passeggiate turistiche gratis o su libera offerta del partecipante. Perché informazioni di vario genere (affari, Ambasciata, economia, intrattenimento) non sono fornite per default e gratis dall’associazione, ma a pagamento tramite un periodico che solo giuridicamente è entità diversa dall’associazione? Stesso discorso per iniziative carine (vedi tornei di calcetto) convertite in fumo da vendere – ripetiamo, vendere – tramite il suddetto giornalino a pagamento, sfruttando così questi incontri per far risuonare alle orecchie di partecipanti e relativi amici il nome del suddetto giornalino e incassare sponsor. Sono mosse di marketing di indubbia astuzia. Ripetiamo, il libero mercato è un sacrosanto diritto, ma quando si creano delle scatole cinesi (associazione, co.mi.tes.) che orbitano intorno ad affari privati come un giornalino da vendere, consulenze di amici da offrire, o idee/progetti da rubacchiare ad altri, le acque diventano quantomeno torbide. Tanto più quando sul web ci sono siti, blog e nutriti gruppi virtuali autonomi (v. Facebook) e gratuiti, dove temi concreti come informazioni turistiche, logistiche di viaggio, burocrazia, cultura, vita quotidiana, ricerca di casa o lavoro vengono toccati e affrontati, e tramite cui i partecipanti organizzano anche incontri reali, fisici. E non finisce qui.
La bravura che non si può negare a certi signori è l’abilità nel saper vendere la propria immagine. Un neofita della Polonia è più propenso a seguire nuvole che, avendo il titolo di “associazione”, di “comitato civile” o di editore che stampa dei giornali di carta, appaiono come un punto di riferimento affidabile. E’ bene prendere coscienza che non sono enti eterei guidati da esperti, ma sono marchi capitanati dalla stessa persona coadiuvata da pochi amici, e la cui attendibilità e competenza non sono maggiori di quelle di autori e utenti di altri siti, blog e gruppi virtuali esistenti: aldilà di qualche iniziativa e dello spiccato approccio imprenditoriale e di stringitori di mani, non c’è nessuna consistenza – se non offrire giornali e servizi privati a pagamento. Un aneddoto simbolico – che ci riguarda personalmente – fa sorgere una volta in più delle perplessità non solo sulla forma di questo “spirito uno e trino“, quest’associazione-comitato-rivista, ma anche un dubbio sul possesso di certecompetenze“. Chi vi scrive era entrato da pochi giorni nel loro gruppo Facebook, e per coincidenza, proprio in quei giorni era disponibile l’e-book “Goodbye Mamma” che offre consigli e suggerimenti per lasciare l’Italia. Dal momento che sono tra i suoi autori, avevo pubblicato una recensione sul blog e poi postata in quel gruppo con tutte le buone intenzioni del caso. Uno dei responsabili mi chiede privatamente il mio nome (con un modo di fare un po’ arrogante ma forse non voluto, forse), e visto il tono, rispondo gentilmente che è possibile saperlo cliccando sul link presente nella recensione. Al ché l’interlocutore replica dicendo che non si possono fare pubblicità all’interno del gruppo. Ora: è comprensibile che si voglia sapere il nome dell’autore di qualcosa e che, nonostante i suoi modi non propriamente oxfordiani, non ci sia stata nessuna ostruzione da parte mia (bastava fare due click in più per saperlo). Ma la cosa che ha lasciato perplessi è stata l’incompetenza: può una recensione essere considerata una pubblicità? Può questa osservazione essere fatta da un individuo che si cimenta nel settore giornalistico (e qui ritorna il mix tra associazione e periodico), e che quindi dovrebbe conoscere molto bene la distinzione tra una recensione e una pubblicità? E non meno importante, l’incoerenza: si può chiamare “associazione” un gruppo di individui che elimina il link di una recensione fatta da un blog no profit che parla di Polonia, non facendo neanche caso alla qualità dei contenuti presenti nel blog stesso? Evidentemente per loro è stato così, e non ho avuto rimpianti nell’essermi allontanato di mia sponte. Non sono stati d’accordo con loro testate come “Millionaire“, “Il Venerdì di Repubblica“, o “Radio Capital” – giusto per fare alcuni esempi – che hanno apprezzato i contenuti di “Qui Polonia & Italia” a tal punto da chiedere un’intervista.
Personalmente mi rimase impressa l’affermazione tanto confidenziale quanto diretta che un uomo d’affari in contatto con quest’associazione mi disse qualche anno fa: “è un mondo in cui se non inculi, ti inculano”. Dunque abbiamo sentito il bisogno di dare delle informazioni utili sulle fattezze di certe attività – un’associazione di italiani, un comitato civile – che non si risparmiano dal pubblicizzarsi e dall’organizzare eventi per promuovere e vendere – per vie colloquiali e informali – consulenze private e giornali di carta. In questo modo almeno gli italiani in Polonia possono decidere consapevolmente se regalare dei soldi a dei signori o se compiere una piena presa di coscienza delle proprie potenzialità individuali e sociali già in atto attraverso i numerosi gruppi Facebook di italiani a Cracovia, Varsavia, Katowice, Danzica, Wrocław, Poznań, Łódź, Toruń, e ai riferimenti come italia-polonia.eu, oltre al blog che state leggendo ora. A voi la scelta. Per maggiori riscontri (specie burocratici), ci sono sempre i siti governativi del Ministero degli Esteri e dell’Ambasciata italiana a Varsavia.
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8 risposte a Riflessioni su un’associazione di italiani in Polonia

  1. GM ha detto:

    Articolo interessante. Ti consiglio comunque di avere un colloquio con il/i referenti dell’Associazione in modo che ti possano acclarare puntualmente quelle che finora a te appaiano come punti oscuri ai quali ovviamente cerchi di ovviare con congetture prive di conoscenza empirica. Sicuro che un post documentato ed informato sia maggiormente interessante di un post scritto con elementi poco certi.

    • A seguito di quest’articolo, mi è giunta una serie di messaggi privati da persone che avallano quanto scritto. Volendo approfondire un po’ la cosa, ho chiesto il motivo di questo giudizio. Alcuni mi hanno risposto dicendo che in realtà non hanno avuto direttamente a che fare con l’associazione, e che si tratta “solo” dell’impressione che hanno, non positiva. Però altri mi hanno raccontato episodi o situazioni concrete, le quali vanno ad aggiungersi alle altre che mi hanno spinto alla stesura dell’articolo. Alla mia cordiale richiesta di testimoniare quanto sostenuto, quasi tutti hanno preferito non esporsi per evitare eventuali ripercussioni negative sui loro affari imprenditoriali… Questo è come l’associazione viene vista.
      Infine, una segnalazione altrettanto interessante riguarda il sito dell’Ambasciata italiana a Varsavia, in cui è presente il logo di una testata giornalistica privata(!) facente capo a membri di un’associazione di italiani in Polonia della città. Perché un sito istituzionale pubblicizza un prodotto privato? Quali sono le motivazioni, e quali sono i tornaconti dell’Ambasciata e, soprattutto della società di questo giornale? Quali sono i legami che intercorrono tra queste due entità? Questo, tanto per cambiare, va ad allungare di molto le ombre sull’operato di queste associazioni…

  2. A.G. ha detto:

    Io personalmente ho provato ad approciarli appena arrivato per avere qualche dritta su come muovermi in polonia perche anche io avevo avuto l’idea che fosse un’organizzazione ufficiale. Mi hanno subito girato alla sede locale di cracovia e mi hanno sparato una quota associativa che ora non ricordo.

    Di certo so che il tipo che gestisce la sede di Cracovia e’ uno senza alcun titolo e fino a oggi, se non contiamo qualche aperitivo organizzato, senza alcuna capacita’ dimostrata per il ruolo. Da piu persone ho sentito che non e’ una persona di cui ci si possa fidare.

    Un esempio la fiera little Eataly che hanno organizzato qui. Io ci sono andato due volte durante il weekend perche abito a due passi e tutte e due le volte la fiera era deserta, pochissimi stand e quasi nessun visitatore ne pubblico ne tantomeno di aziende polacche interessate ai prodotti italiani. I commercianti che avevano preso lo stand erano incazzatissimi e quando io ho fatto notare ad amicizie comuni che secondo me era stato un flop clamoroso mi hanno detto che per chi ha organizzato non lo era stato affatto (soldi per stand venduti, assistenza nel marketing venduta, ospiti invitati e nuove foto con personaggi importanti aggiunte agli album…) poco importa se lo scopo dichiarato dell’evento era la promozione del cibo italiano!

    PS. Non voglio essere soggettivo ma dietro la parola marketing ormai ti rifilano tutti di tutto. Ho seguito per un po’ il loro lavoro e mi auguro che i connazionali che hanno usato tali servizi abbiano ricevuto sconti su prezzi gia’ ribassati per la Polonia perche ognuno di loro con un po’ di impegno e una persona bilingua a dare una mano avrebbe fatto sicuramente di meglio.
    L’unico che mi sembrava preparato e’ un tizio, che infatti oltre al suo lavoro sa fare molto bene anche “Marketing del personaggio” per se stesso. Tutto il resto lo fanno solo perche hanno avuto il vantaggio del “first mover” e perche da questo sono conseguite le giuste conoscenze .

    I miei 2 cents.

    • il “tizio” in questione lo conosco molto bene..ha raggirato con finto buonismo piu di una persona, promettendo monti, non sapendo manco allacciarsi le scarpe, circondandosi di amicizie politiche o vantando alti appoggi, avendo 2 aziende “inesistenti” all’attivo..e’ riuscito pure a rivestire una carica pubblica.
      Una cosa certo la sa far bene: esportare fino in Polonia lo schifo italiano,che consiste nell’arrivare in alto vendendo e attaccandosi come una sanguisuga a persone piu’ in alto,senza essere in grado di far nulla (se non parlare e vendere fumo) ,rovinando aspettative e vita a chi, onestamente, cerca di raggiungere pacificamente un obbiettivo concreto.
      #rimandiamoliinitalia!

      • Leonello Boggero ha detto:

        Non sarebbe meglio fare nome e cognomi , onde evitare che le persone in buona fede siano vittime qi questi avvoltoi ?

  3. vittoria ha detto:

    Purtroppo le associazioni polacche in Italia tranne alcune (DAGOME è veramente seria, poco conosciuta perché non presenzialista) sono rappresentate da persone non abbastanza competenti, litigiose e presenzialiste. Peccato!

  4. Gino ha detto:

    beh ogni associazione ha una quota asociativa o non sarebbe tale :)))) ahahahahahahahha

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