La nuova diaspora italiana: Il panorama web

Oltre un mese fa abbiamo parlato del progetto Goodbye Mamma. In quell’occasione avevamo detto che l’emigrazione italiana ha oramai raggiunto dimensioni che non si possono trascurare (terzi in Europa), e sul web i forum, i siti, i blog che hanno un legame con tutto ciò si trovano numerosi. Il nostro Goodbye Mamma è solo l’ultimo nato, ma è forse il primo a voler cercare di dare un contesto socio-culturale al fenomeno, ed è tra i pochi a dare informazioni e suggerimenti non solo sulle opportunità di lavoro fuori dall’Italia, ma anche su tutte le modalità, alcune poco note, attraverso cui è possibile andare all’estero.
Divagando invece sulle principali piattaforme italiane che si incentrano sempre sulla crisi e l’espatrio delle giovani generazioni italiane, si nota come spesso questi siti siano l’altoparlante di questo persistente esodo. Ciò non può che voler dire un regresso del sistema-Italia che sta portando sempre più i ragazzi di oggi a decisioni difficili, radicali e spesso delicate. I principali siti internet dedicati all’argomento sono ad esempio:
Voglio vivere così una piattaforma che raccoglie e colleziona esperienze sotto varie categorie: si pubblicano gli articoli di coloro che vogliono raccontare spontaneamente la loro esperienza personale vissuta al di fuori dell’Italia, si intervistano i protagonisti delle esperienze che possono risultare utili per “aspiranti emigranti”, e si elencano i blog di italiani da varie parti del mondo, sempre con l’intenzione di fornire delle stelle polari con cui aiutarsi nelle proprie mosse. Gli articoli sono anche raggruppati in base alle nazioni o a tematiche come economia, lavoro, società…
Italians in fuga – un portale multiuso in cui il soggetto principale è il resto del mondo visto con gli occhi dei nostri emigrati. Tra le altre cose, si possono leggere articoli, si può cercare eventualmente un lavoro o un corso di lingua straniera, o anche usufruire di servizi di consulenza su curriculum, colloqui di lavoro, soggiorni di vario tipo, ecc.- anch’esso ricalca le orme citate pocanzi (in fondo, questi portali hanno lo stesso minimo comun denominatore): una raccolta di esperienze dagli italiani sparsi per il mondo tramite interviste e articoli, a cui si affianca una serie di informazioni e curiosità in vari campi.
Mollotutto – anch’esso ricalca le orme citate pocanzi (in fondo, questi portali hanno lo stesso minimo comun denominatore): una raccolta di esperienze dagli italiani sparsi per il mondo tramite interviste e articoli, a cui si affianca una serie di informazioni e curiosità in vari campi.
In realtà i portali sono molti di più, e se a questi ci aggiungiamo anche blog di vario stampo (o anche semplici gruppi Facebook), il ventaglio a disposizione è davvero ampio ed è facile trovare ciò che si cerca. I siti che hanno avuto più fortuna (come quelli citati poco fa) si sono estesi in termini di informazioni e servizi, e non è mancata la possibilità di scrivere dei libri. E’ chiaro che pensare di affiancarsi a icone come Beppe Severgnini, Antonio Caprarica o Federico Rampini è una blasfemia, ma l’ottica del “giovane della porta accanto” riscuote comunque interesse: è cosi che ad esempio Aldo Mencaraglia di Italians In Fuga ha pubblicato “E’ facile cambiare vita se sai come farlo”, la redazione di Voglio Vivere Così “Come lasciare tutto e cambiare vita”, e la new entry costituita da Goodbye Mamma ha prodotto l’omonimo e-book. Non mancano storie belle come quella di Claudia Cucchiarato, che da studentessa Erasmus a Barcellona è diventata collaboratrice per il giornale spagnolo “La Vanguardia” e gli italiani “L’Unità” e “L’Espresso”. Nel 2010 ha pubblicato “Vivo altrove”, una raccolta di storie di alcuni tra le migliaia di ragazze e ragazzi italiani che, spinti anche dall’incoscienza scanzonata e dalla voglia di provarci tipiche della gioventù, hanno deciso di dare una svolta alla loro vita cercando la fortuna in altri Paesi del globo: appunto, altrove.
Il caso della Cucchiarato è semplicemente l’esempio un po’ più “visibile” che fa da ripetitore a tante altre storie più o meno simili, e che si potrebbero schematizzare in questo percorso a tappe:
1) una prima esperienza all’estero, spesso grazie ad un programma universitario, grazie al quale si scopre con i propri occhi cosa c’è fuori dai confini nazionali (bene o male qualsiasi Paese estero riesce ad incantarci in un modo o nell’altro);
2) l’esperienza all’estero permette di fare un paragone con la nostra Italia, di capirne e vederne le lacune (es. burocrazia, arretratezza delle politiche sociali…), e spesso modifica il nostro grado di italianità: diventiamo magari un po’ meno italiani nei difetti (es. poco rispetto, poche regole, indiscrezione, approssimazione…), e un po’ più italiani nei pregi (cibo, arte, musica, storia, cultura…). Nei periodi di rimpatrio vacanziero c’è sovente quella strana sensazione di estraneità alla propria terra natìa. Inoltre si nota la poca nostalgia della società o della TV italiana;
3) relazioni con altri italiani: alcuni tendono a cercare quasi fin da subito dei connazionali, nella voglia di costituire una sorta di Little Italy (cosa più frequente nel passato). Altri invece partono con la chiara intenzione di ridurre al minimo il contatto con gli italiani – almeno all’inizio – sebbene in seguito per molti di essi si presenti la voglia di relazionarsi con qualcuno che parli lo stesso codice, non solo linguistico ma anche mentale (cosa che solo un connazionale può fare);
4) la consapevolezza dell’importanza di programmi e progetti come Erasmus o Leonardo che, oltre a promuovere una maggiore integrazione a livello europeo, costituiscono una vera e propria lezione di vita che nessuna università insegna: convivere con persone che provengono da tutto il mondo, imparare una lingua. O ancora, cavarsela in contesti in cui non ci si sarebbe mai cimentati in Italia vivendo a casa di mamma e papà, come fare i panni o fare la spesa in un supermercato che non vende pasta. Tutte cose che rendono una persona più indipendente e libera;
5) L’incoraggiamento ad amici e non amici di scappare fuori dall’Italia, anche solo per un’esperienza di alcuni mesi, e di non scoraggiarsi alle prime difficoltà: partire e conoscere un posto diverso non sarà mai negativo per nessuno. Un punto aggiuntivo è spesso cercare di raccontare ad eventuali amici e famigliari che non comprendono la scelta le cause per cui in tanti ogni giorno decidono di andarsene dall’Italia, spiegando che in molti non si dimenticano mai da dove si è partiti.
La stramaggioranza di chi ha intrapreso questa scelta di vita si ritrova in questo percorso. Del resto, l’approccio migliore a questo è sempre quello di voler conoscere, conoscere, conoscere (tema da noi già ripreso più volte). Anche un certo Dante riportò nella sua Divina Commedia la frase “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza“. E allora cosi sia, anche viaggiando.
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