Lingua polacca – 2: Sostantivi

Dal 3 ottobre scorso, data della nostra prima lezione, abbiamo avuto tutto il tempo per comprendere come funziona in linea generale la fonetica polacca. Oggi invece inizieremo ad affrontare la grammatica vera e propria che ci servirà per esprimere correttamente – o così si spera – delle frasi. Il fondamento da cui partire è la struttura sintattica di una frase basica che, come in italiano, è così composta: soggetto + verbo + complemento (oppure un aggettivo). Nella stramaggioranza dei casi sia il soggetto che il complemento sono espressi da un sostantivo.
I sostantivi sono semplicemente i nomi che servono ad indicare una persona, un animale o una cosa. In italiano sono sempre preceduti da un articolo, determinativo o indeterminativo (la tigre, il meccanico, un libro, una macchina…), in polacco invece gli articoli non esistono, e ciò indubbiamente rende le cose meno difficili. D’altro canto, mentre in italiano ci sono solo due generi, maschile e femminile, in polacco ve ne sono tre: maschile, femminile e neutro. E’ possibile distinguere i generi dei sostantivi dalla parte finale del nome. Quando essi sono al caso nominativo (in polacco i sostantivi si declinano in sette casi), ricoprono il ruolo di soggetto. Qui sotto proviamo a fare una distinzione essenziale:
SOSTANTIVI MASCHILI: al nominativo finiscono in consonante (klucz, długopis, fotel, rabat…), e al plurale in genere si aggiunge una -e, una -y (klucze, fotele, dlugopisy, rabaty…), oppure una -i per buona parte dei sostantivi che al singolare terminano in -k o in -g (kotek > kotki; rak > raki; róg > rogi; dług > długi…).
Eccezioni principali: alcuni nomi sono maschili anche se al singolare terminano per vocale. Tra i più importanti: poeta, mężczyzna, patriota, atleta, karateka, kolega, i sostantivi che terminano in -ista / -ysta, etc. Al plurale essi terminano in -i. Inoltre è bene sapere che nel genere maschile ci sono due categorie di sostantivi: “virili” (męskoosobowe), che si riferiscono generalmente a uomini, e “non virili” (niemęskoosobowe). Su questo vedremo qualcosa in più nella prossima lezione.
SOSTANTIVI FEMMINILI: al nominativo finiscono in -a (guma, kobieta, kawa, kura, głowa…) e al plurale in genere la desinenza è in -y, (gumy, kobiety, kawy, kury, głowy…). La desinenza del plurale è -e se al singolare la finale è in -cja (lekcja > lekcje; akcja > akcje; kolacja > kolacje…), oppure in -i per buona parte dei sostantivi che al singolare terminano in -ka o in -ga (książka > książki; szklanka > szklanki; warga > wargi; flaga > flagi…)
Eccezioni principali: sono femminili anche molti sostantivi che al singolare terminano in -ść, e in -ś (milość, ciemność, pierś…), i nomi che finiscono in -ń come przyjaźń, dłoń (ma spesso il plurale è irregolare), e ancora sono femminili anche alcuni sostantivi specifici come noc, rzecz, mysz…
SOSTANTIVI NEUTRI: al nominativo finiscono in -o, in -e, o in -um (okno, lustro, serce, zdanie, centrum, muzeum), e al plurale terminano in -a (okna, lustra, serca, zdania, centra, muzea).
Infine, un paragrafo breve dedicato al sostantivo quando riveste il ruolo di complemento oggetto, che è l’elemento a cui l’azione del verbo è destinata: risponde alla domanda “chi? che cosa?” (“Il maestro interroga (chi?) l’alunno”; “Il bambino mangia (che cosa?) la mela”). In polacco, il caso che corrisponde al complemento oggetto è l’accusativo, e la desinenza dell’accusativo in polacco è uguale a quella del nominativo, tranne in due eccezioni principali. Prima eccezione: i sostantivi femminili che finiscono in -a cambiano in -ę (guma > gumę; kobieta > kobietę…); seconda eccezione: i nomi propri maschili di persona che finiscono in consonante e in genere i sostantivi maschili che indicano una cosa animata aggiungono una -a all’accusativo (Marcin > Marcina; Tomasz > Tomasza; Piotr > Piotra; syn > syna; kot > kota; tygrys > tygrysa).
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