Goodbye Mamma! Per uscire dall’Italia

Finalmente è arrivato il gran giorno! L’avevamo promesso da troppo tempo, il travaglio è stato sofferto e pieno di ostacoli, ma ora è realtà. E’ il momento di parlare di questo bel progetto di cui Qui Polonia e Italia fa parte, “Goodbye Mamma”, il cui libro è ora disponibile e acquistabile dal 13 Dicembre. Tutto era partito ormai più di tre anni fa, quando un ragazzo italiano trasferitosi all’estero aveva pensato di scrivere un libro su come lasciare casa, amici e mamma. Per fare questo, aveva intrapreso un lavoro di ricerca usando internet: era necessario trovare dei contatti, dei ragazzi italiani sparsi per il mondo ed avere il materiale sufficiente per un lavoro con un minimo di solidità. Alcuni di questi contatti si sono trasformati col tempo in un vero e proprio team virtuale che, abbracciando l’idea, è stato in grado di lavorare insieme e di creare un’opera collettiva e un progetto sempre più variegato e ricco in idee e contenuti.
PrintMa in cosa consiste? Il progetto Goodbye Mamma nelle sue multiple sfaccettature (sito web, libro, blog) vorrebbe essere un importante punto di riferimento per tutti coloro che per un qualsiasi motivo vorrebbero lasciare l’Italia, spostarsi stabilmente o temporaneamente in un altro Paese, ma che non hanno l’esperienza o le conoscenze sufficienti sul come farlo. Un appunto doveroso è che il nostro approccio non consiste necessariamente in un “addio” all’Italia, ma – si spera – solo in un “arrivederci” (seguendo come stella polare la frase di Renzo Piano “Partire, per poi tornare”). Un’altra precisazione importante è che Goodbye Mamma non ha tra i suoi princìpi né la denigrazione nei confronti dell’Italia, né tantomeno l’adulazione a priori degli Stati esteri (come i maliziosi potrebbero facilmente pensare): si tratta piuttosto di fare un paragone concreto tra l’Italia e il resto dell’Europa e del mondo, cercare di capire cosa va bene e cosa no e offrire, sul sito, alcune riflessioni e alcune opportunità di occupazione all’estero che col tempo si presentano, e sul libro, una panoramica di suggerimenti sul come insediarsi all’estero e muoversi nelle piccole e grandi situazioni quotidiane. Andando oltre, la completezza che si vorrebbe perseguire nel progetto non si limita ad un target di utenti e lettori esclusivamente giovani, ma nel nostro piccolo diamo anche ai “grandi” e ai pensionati spunti stimolanti per una nuova fase della propria vita. Per quanto concerne strettamente il libro, l’insieme delle argomentazioni è corredato anche da una serie di utili osservazioni e disamine fatte sotto vari punti di vista, come quelli antropologico, psicologico, sociologico, economico, linguistico, studentesco, lavorativo… Il tutto non viene approfondito in modo eccessivo, e il risultato che se ne ottiene è quello di una lettura interessante, alla portata di tutti e mai noiosa.
Alcuni stranieri trovano spesso strana l’idea di un italiano che sente la voglia di andar via dal suo Paese (sebbene si sappia dell’attuale crisi economica nel Belpaese, nel mondo dominano sempre i tanto favolosi quanto classici stereotipi come il sole, il “dolce far niente”, il cibo, ecc. ecc.). Già la classifica Eurostat 2008 inerente agli emigrati comunitari all’interno dell’Unione Europea forniva un dato emblematico, con il gradino più alto del podio attribuito ai rumeni (1,7 milioni, 15% del totale), seguiti da noi italiani (1,3 milioni) e dai polacchi (1,2 milioni), e adesso possiamo affermare facilmente che da allora i numeri non sono diminuiti per l’Italia. Sul perché questo succeda, non ci vuole molto per capirlo: il sistema economico ed industriale non è in buona salute; l’evasione abnorme delle tasse (si stimano oltre 150 miliardi di euro all’anno) provoca un ulteriore aumento della pressione fiscale e una diminuzione dei servizi; non ci sono sbocchi lavorativi concreti, adeguati e a sufficienza per tutti (secondo le ultime stime, il 34% dei giovani è senza lavoro, e in molti sfuggono alle stime, quindi la percentuale reale tende al rialzo); non si dà modo di finanziare la ricerca nelle università, e il sistema d’istruzione in sé – tranne eccezioni – inizia a calare in quanto a qualità (si pensi a qualche decennio fa, quando eravamo i migliori in Europa…); i fondi europei spesso non vengono usati al meglio (a volte non vengono usati per niente); il livello socio-culturale del Paese e la sua meritocrazia sono a livelli minimi storici; la politica lavora (se di lavoro si può parlare) per mantenere in vita più sé stessa che la nazione. Quest’enorme circolo vizioso sembra inarrestabile, e parafrasando il film dei fratelli Coen, ormai l’Italia non è un Paese per giovani“: se si prosegue su questa rotta, lo sarà solamente per i nababbi ed i furbi, più di quanto lo sia già adesso. Molti si chiedono perché gli italiani non si danno una mossa per cambiare le cose. In effetti, da punto di vista sociologico è molto curioso il nostro comportamento, da noi schematizzato in quattro punti: 1) elevato limite di sopportazione delle indecenze compiute nel Paese; 2) convinzione che sicuramente ci sarà qualcun altro a fare tutto al posto nostro; 3) quando il limite è “finalmente” superato, presa di coscienza di un necessario cambiamento; 4) nel momento topico, mancanza di partecipazione attiva e mancanza di coraggio nell’affidare il sospirato cambiamento ad un “uomo nuovo” o che non si è visto alla prova.
Così, presi dal timore del “chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia ma non sa quel che trova”, alziamo le spalle con rassegnazione e decidiamo di tenerci il vecchio (le ultime notizie politiche, con il prossimo duello tra due volti noti, notissimi, come Berlusconi e Bersani ne sono la prova lampante). L’unica cosa a cui si può sperare per il futuro è che, per quanto si possa essere tolleranti, anche la nostra pazienza possa raggiungere un limite. Tornando al progetto Goodbye Mamma, ecco un sommario di ciò che si può vedere, leggere, cercare, usare.
– Come detto prima, è finalmente disponibile il libro, o per meglio dire l’e-book. Si può acquistare l’intero libro oppure dei singoli capitoli. Ad ogni modo l’intera opera è condita qui e là di storie ed interviste alle volte comiche e alle volte più significative. Qui di seguito l’elenco dei capitoli – con informazioni chiarificatrici:
1. Italia: crisi in tutti i sensi (il punto sulla situazione economica in rapporto anche al sistema attuale dell’istruzione)
2. L’italiano scappa! (il fenomeno della migrazione umana dal punto di vista psicologico)
3. Noi e loro (la complessa prospettiva antropologica e sociologica in rapporto alla globalizzazione)
4. Problemi di lingua (l’approccio con l’estero e l’apprendimento di una lingua, cosa e come si impara)
5. L’Erasmus ti cambia la vita (come lo si affronta, i risvolti culturali, sociali, pratici. Le testimonianze)
6. Da studenti italiani a lavoratori nel mondo (i tirocini lavorativi all’estero grazie ai programmi europei)
7. Ricercatori: cervelli in fuga o menti in movimento? (l’attendibilità del fenomeno e l’opinione degli interessati)
8. Lascio tutto, prendo quel che trovo (le storie di chi è espatriato senza compromettere la propria vita privata)
9. La stagione tutto l’anno (come far durare il lavoro stagionale 365 giorni: trovare l’estate perenne)
10. Aiutare l’estero (le organizzazioni non governative e le associazioni di volontariato all’estero: consigli utili)
11. Fuga in terza età (come godersi al meglio la pensione all’estero: le nuove frontiere)
– Nel sito internet di Goodbye Mamma, invece, si possono leggere informazioni generali sulla concezione dell’intero progetto e del libro, e un blog con articoli incentrati non tanto su storie di vita vissuta (come già fanno altri siti), quanto su occasioni concrete per insediarsi in un posto piuttosto che in un altro. Un altro strumento utile è il motore di ricerca interno al sito, il “Goodbye finder”: anche questo è stato pensato per essere un’ottima fonte di informazione sulle opportunità di espatrio nella nazione desiderata, o se vogliamo, costituisce il naturale sbocco pratico di cui il libro costituisce una guida teorica. Oltre a questo, è possibile iscriversi anche al gruppo Facebook per essere aggiornati su curiosità, articoli, annunci, notizie, video e tutto ciò che gira nell’orbita del progetto Goodbye Mamma.
Concludiamo con un piccolo frammento del libro. E’ lo stralcio di un racconto fatto da una ragazza che ci spiega perché secondo lei è necessaria un’esperienza all’estero. E si badi bene, per “esperienza” non intendiamo una vacanza turistica di una o due settimane, ma bensì il soggiorno vero e proprio, calati totalmente in una società e in una dimensione diversa dalla propria: “Un’esperienza così è essenziale. Apre le porte al mondo, alle culture e alle diversità, ma soprattutto ci insegna a dare il vero valore al mondo esterno. Dapprima è qualcosa d’intangibile, un ‘fuori’ indefinito e senza immagini precise a dargli una forma: francesi, americani, colombiani, indiani… ma chi sono? Si, sappiamo che esistono, ma non abbiamo la reale idea della loro presenza, del loro modo di parlare, di pensare; vivono a migliaia di chilometri da noi. Uscire dal nido in questo modo (un po’ brusco, non lo nego) ci permette di comprendere questa realtà e rivalutare ciò che fino ad allora avevamo considerato di prima importanza. Grazie alla Cina ho compreso l’importanza dell’inglese e della comunicazione non verbale e ora, senza la Cina, non sarei stata probabilmente in procinto di partire per un’università inglese. Non avrei questa voglia di viaggiare e scoprire, scoprire, scoprire. Voglio scottarmi e magari piangere per la nostalgia o la delusione, ma sorrido perché i colori di ogni paese brillano in modo diverso dall’Italia e io sono in grado di notarlo. Voglio conoscere sempre più persone da aggiungere alla mia lista di amici da andare a trovare nel loro paese natìo e imparare. Per questo, consiglio a tutti quest’esperienza. La paura del viaggio è insita nell’uomo da migliaia di anni, ma una volta che si assaggia un pezzo di mondo ‘fuori’, non se ne può più fare a meno”.
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4 risposte a Goodbye Mamma! Per uscire dall’Italia

  1. Dorota ha detto:

    Secondo me libro sara’ adatto anche ai polacchi per capire il modo di concepire degli italiani e non solo.

  2. Vivere all'estero ha detto:

    A mio avviso vivere all’estero è una scelta molto difficile da affrontare ed attuare, perchè tipicamente si crede che l’estero sia migliore ma spesso non si fanno i conti con gli aspetti pratici della questione, come i sistemi sanitari non sempre di livello adeguato e i salari che non permettono lo stesso tenore di vita a cui siamo abituati in italia. E’ vero che con la crisi non abbiamo grandi speranze per un futuro migliore, ma tra quelli che hanno deciso di vivere all’estero sono più quelli che hanno fallito che quelli che ce l’hanno fatta.

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