I sapori italiani (e polacchi) in Polonia. Visti da Il Corriere

Circa un anno fa avevamo pubblicato qualcosa come cinque articoli dove attingere tutte le informazioni necessarie per tutti coloro che volevano visitare la Polonia: geografia, città e regioni da vedere, trasporti, alloggio, negozi e servizi vari, l’alcool… e non da meno il cibo… non ci siamo risparmiati davvero niente.
Proprio a quest’ultimo proposito, sul Corriere della Sera di ieri, 7 Luglio, l’inviato Roberto Perrone ha sfruttato il pretesto di EURO 2012 in Polonia e Ucraina per offrire una breve panoramica di come gli italiani insediatisi in questo Paese fanno rivivere i sapori italiani, spesso alternati a quelli polacchi. Ottimo punto di vista, generale ma pregnante, di un turista al primo contatto con queste latitudini. Qui sotto, l’articolo integrale.

Pierogi e bigos ai crauti, quei piatti dell’Europeo

Il posto sicuro, L’Atelier Amaro di Varsavia, è gestito da un ex allievo di Ferran Adrià e René Redzepi

Le luci dell’Est che hanno illuminato per venticinque giorni i grandi stadi dell’Europeo di calcio si sono spente da una settimana. Fin quando sono state accese, uomini e donne chiamati a organizzare l’evento, a raccontarlo o semplicemente a vederlo, senza essere polacchi o ucraini, andavano in cerca di luoghi dove potessero venire a patti con la nostalgia. Insomma, cercavano una tavola, perché è attorno al cibo che la lontananza diventa meno dolorosa e la conoscenza più semplice.
Questo è il riassunto di una scorribanda (obbligata) in Polonia e Ucraina, degli incontri, delle sorprese. A Wrocław (l’antica Breslavia) ho conosciuto Sergio Bussani. Triestino, Sergio aveva sposato una ragazza polacca, imparando lingua, usi, costumi, facendo amicizie. Dopo che sua moglie è mancata, stanco della pensione, ha cominciato a cucinare per passione e così degli amici gli hanno proposto di andare a Wrocław a fare il cuoco. Adesso, da Vincent, alterna piatti italiani (io ho provato i suoi spaghetti pomodorini e ricotta affumicata) e anche polacchi, come i pierogi (ravioli con verdure e formaggi).
A proposito di cucina polacca di antica tradizione, da non perdere, a Cracovia, Szeroka, la piazza di Kazimierz, il quartiere ebreo, dove si affacciano molti ristoranti tra cui Szara (che ha un gemello sul Rynek, la spettacolare piazza del mercato): speciale la zuppa di funghi. In tema di zuppe, deliziosa quella di acetosella e grande lo stinco di maiale (golonka), su letto di crauti rossi, di Stary Dom a Varsavia. Un’altra bella esperienza, nella capitale, è u Kucharzy, che significa “dai cuochi”. È un ristorante del centro, ricavato da antiche stalle, dove le sale da pranzo sono tutte diverse, con tavoli diversi, alti, bassi: menù sterminato, andate sul sicuro con la coscia d’anatra. A Varsavia, però, a dimostrazione di una cucina polacca in continua crescita, c’è il miglior ristorante del paese, l’Atelier Amaro di Wojciech Modest Amaro, giovane cuoco già allievo di Ferran Adrià al Bulli e, soprattutto, di René Redzepi (Noma, Copenhagen) con cui condivide la passione per verdure e fiori. Dopo il bigos, piatto nazionale a base di crauti, carne (vitello, maiale, salsiccia, pancetta affumicata) e spezie, la sua leggera ma essenziale cucina nel provocare emozioni è un contrasto sconvolgente.
Confesso di aver provato poco la cucina ucraina, anche perché a Kiev ho trovato Walters. Walter Rossit viene da Cinto Caomaggiore provincia di Venezia, sul confine di quella di Pordenone. È arrivato qui vent’anni fa, ha sposato Gisella e il suo ristorante, a pochi metri da Maidan, è un porto sicuro per gli italiani stanziali o in trasferta. Vi abbiamo ritrovato il vecchio amico Vincenzo Pincolini, storico preparatore di Arrigo Sacchi, ora alla Dinamo. Con lui abbiamo rievocato 25 anni di conoscenza con un salame di maiale nero e un parmigiano di 36 mesi. Ottime le linguine con pomodorini e mozzarella fresca e, sorprendente, il pesto. Nella lontana Donetsk (praticamente Russia), infine, Luciano Casale, cuoco di Divino, sulla Pushkina, ci ha aiutato ad alleviare la nostalgia con i suoi caserecci. Luciano viene da Bari ed è a Donetsk da sei mesi. Se capitate lassù, tra miniere e nuovi ricchi, assicuratevi che ci sia lui in cucina. Quando non c’è, il servizio non è così puntuale.
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3 risposte a I sapori italiani (e polacchi) in Polonia. Visti da Il Corriere

  1. marcoc ha detto:

    ciao! ho letto molti articoli del tuo blog, davvero interessante: come ti trovi a Wroclaw? 🙂

    • Grazie per l’apprezzamento al blog. A Wroclaw si vive bene, come in tutte le grandi città polacche direi. Se si vuole vivere bene in un posto straniero, non è necessario “sfidare” il mondo esterno quanto l’immergersi in esso e l’immedesimarsi negli altri. Così le cose non saranno mai troppo difficili. Buona lettura!

  2. groupage ha detto:

    Ho trovato il vostro blog su google e sto leggendo alcuni dei tuoi post iniziali. Il tuo blog semplicemente fantastico.

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