Ignorante o Arrogante: cosa ci si dice dal vivo e sul web

Ecco uno dei tanti pezzi che percorrono logiche un po’ contorte per sgranchire un attimo la mente, e da cui magari possono nascere nuovi spunti e prospettive sul mondo che ci circonda. Varie situazioni vissute di persona o osservate in TV o sul web possono far riflettere sulla comunicazione interpersonale, reale e virtuale. Se volessimo vedere come i modi di pensare, di porsi e di interagire delle persone si sono evoluti, ci sobbarcheremmo un compito non facile, principalmente per la vastità e la complessità del fenomeno. Nonostante ciò, ci vogliamo soffermare sulla radicalità delle posizioni o delle reazioni che ultimamente le persone assumono in molte interazioni, e soprattutto sul come una persona può essere etichettata ignorante o arrogante (con tutte le terminologie del caso) a seconda di se e come espone una propria opinione.
Partiamo un po’ da lontano, da alcune invenzioni dell’ultimo secolo che hanno dato una prima svolta nel campo della comunicazione. Dal telegrafo al telefono, dalla radio alla TV, tutti questi mezzi hanno consentito di comunicare in tempo reale e di velocizzare in modo esponenziale l’aggiornamento su fatti ed eventi da tutto il mondo. Specie con la TV degli ultimi trent’anni, si è costruita la culla di una grande evoluzione nell’approccio comunicativo e nell’interazione attuale, con la nascita dei talk-show. Preserviamoci quest’ultimo concetto per dopo. Proseguendo con le invenzioni, ecco un’altra tappa fondamentale. Da uno strumento di lavoro come il computer, unito alla linea telefonica, si crea quello sconfinato e affollato mondo ovattato chiamato internet: “siti” su cui inserire documentazioni, notizie ed eventi aggiornati in tempo reale; caselle di posta elettronica che rendono improvvisamente obsolete e lente le lettere cartacee; e ancora, comunicazioni audio e/o video tramite applicazioni varie. In un unico mezzo si sono avute le funzioni di telefono, TV, radio e giradischi/mangianastri/lettore CD. In questo campo, la chiave dell’evoluzione comunicativa è costituita dalle piattaforme di comunicazione diretta rapida, forum e social network, di cui Facebook e Twitter sono degli esempi lampanti. Teniamo a mente anche l’elemento social network e proseguiamo.
Sempre verso la fine del secolo scorso, si diffonde altrettanto rapidamente un altro mezzo diventato indispensabile nella vita quotidiana, il cellulare. Oltre alla velocità, alla frequenza e alla tipologia delle telefonate, la peculiarità principale è sicuramente quella degli SMS con le sue comunicazioni sintetiche, sinteticissime; poi si aggiunge anche la possibilità di creare foto o video, sostituendo in buona parte macchina fotografica e videocamera. E per chiudere il cerchio delle scoperte epocali, siccome l’uomo non si accontenta mai e cerca sempre di andare “oltre”, negli ultimi anni abbiamo assistito allo sdoganamento degli smartphone, che è andato a unire due mezzi già multifunzionali di per sé, come cellulare e computer, e ad ospitare altri strumenti di comunicazione (vedi WhatsApp).
Riprendiamo adesso i tre elementi presi finora, talk-show, SMS, social network. Come genere televisivo, il talk-show si è gradualmente diffuso e affermato in ogni risvolto tematico, dal politico al cinematografico, dai cosiddetti “casi umani” al musicale, passando per il gossip e l’intrattenimento generale. Col passare del tempo, questo modello è stato sfruttato con frequenza sempre maggiore, ottenendo però anche una sua degenerazione. Le basi sono sempre quelle del tipico talk-show: prendere un argomento, schematizzare e semplificare le ragioni pro o contro, e mettere a confronto due o più persone a sostegno dell’una e dell’altra ragione. Il regresso consta soprattutto nella spettacolarizzazione inutile delle conversazioni e nella loro sterilità conclusiva. E’ così che dapprima l’intrattenimento sfocia nel trash tipico di “Uomini e Donne”, “Amici”, “L’Italia sul Due”, “Buona Domenica”, “Pomeriggio Cinque” e tutti i reality-show presenti nell’etere, mentre pian piano trasmissioni di attualità o di approfondimento politico vengono ridotti a semplici format in cui si conoscono già gli ospiti presenti, si sa già cosa diranno (e come), e si sa perfettamente che non si raggiungerà nessun compromesso su nulla. Ad attrarre lo spettatore sono spesso la foga e la superflua passionalità, e il più delle volte ci si schiera, immedesimandosi nell’uno o nell’altro interlocutore. Vien da sé che purtroppo la qualità dei talk-show – trash e non – non è sempre apprezzabile, portando col tempo il proprio cervello non solo ad approcciare in modo sempre più radicale od ostile ad una discussione, non solo a rimanere arcignamente sulle proprie posizioni, ma a farlo con argomentazioni sempre più scadenti, a volte ripetendo a pappagallo ciò che si sente o si legge. Indirizzandoci più decisamente sulle nostre modalità di comunicazione, gli SMS (in modo privato) e i post sui social come Facebook e Twitter (in modo pubblico) hanno rappresentato e rappresentano il modo più veloce ed efficace di dire qualcosa, ma con la caratteristica di farlo in modo veloce e striminzito (e su qualunque cosa!), rinforzando ancora di più la tendenza ad esprimersi in modo chiaro, netto, ma spesso con eccessiva sommarietà.
E’ così, dunque, che la velocizzazione data da Internet, SMS e smartphone, unita all’educazione avuta dalla TV hanno favorito questa involuzione nel modo di comunicare ed interagire. Si può facilmente notare la presenza di un modello di confronto bianco/nero, spesso forzato, che non prevede possibili varianti e che prescinde dai motivi per cui si sostiene l’una o l’altra parte: se un neurone dice schematicamente “bianco”, e un altro dice in modo altrettanto sommario “bianco”, si troveranno illusoriamente d’amore e d’accordo. In modo speculare, si sviluppa una reazione critica, spigolosa ed eccessivamente denigratoria qualora la posizione sostenuta da un interlocutore non sia gradita. In base a questa divergenza, le possibili conseguenze sono due. La prima: quando qualcuno dice “nero”, e non “bianco”, verrà etichettato come un ignorante con poco cervello e appellativi di vario tipo (come “razzista”, “ipocrita”, “mercenario”, “fascista/comunista”…). Molti utenti non si fanno scrupoli nel disprezzare in questo modo, sentendosi coperti dall’anonimato e dal fatto di avere davanti a sé non l’interlocutore ma solo un monitor. E’ evidente che la maggior parte di certi scontri sui social media non avverrebbero mai dal vivo, o almeno non con quei toni. Insomma, l’interazione virtuale sembra quasi avere il potere di privare certi utenti del senso del rispetto. Parallelamente, se qualcuno ha la sola colpa di spiegare in modo appropriato le motivazioni della propria posizione, può facilmente sentirsi dare dell’arrogante, permaloso, noioso, professore, e quant’altro… E’ questo l’emblema dei nostri giorni: l’assoluta inadeguatezza nel riassumere un concetto in un telegramma, e nel caso di un eventuale disaccordo, l’essere criticati o disprezzati per il solo fatto di argomentare i motivi di una scelta o di un’opinione. Sembra davvero esagerato, ma tant’è. Mettiamo in conto anche le situazioni in cui una persona può essere criticata qualunque sia la sua “scelta di campo”: pensi “bianco”? Fai male! Pensi “nero”? Non capisci niente! A sostegno di questo, abbiamo chiamato in causa alcuni estratti del brano “Cara ti amo” di Elio e Le Storie Tese, con le puntuali obiezioni della donna a tutte le posizioni sostenute dall’uomo, “bianche” o “nere” che siano. Una conclusione d’articolo goliardica, ma che ha tuttavia un fondo di verità…
™ All rights reserved
Annunci
Questa voce è stata pubblicata in A ruota libera e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...