La quinta vita – Il prequel

Dopo una pausa di un mese e mezzo dall’ultimo intervento, rieccoci a scrivere. I motivi di questo silenzio sono molteplici, tra cui una crescente scarsità del tempo libero per una concentrazione di lezioni remuneranti nel mese di Febbraio (incluso un corso intensivo di 90 minuti al giorno dal lunedì al venerdì alle 11.30 per quattro settimane), ma soprattutto per una lunga ed estenuante fase di transizione, un’importante svolta della mia vita, ora vissuta non più a Varsavia, ma in un’altra importante città della Polonia quale Breslavia. Wrocław (in polacco) sta costituendo la mia quinta vita, e parleremo dell’approccio ad essa in un pezzo che sarà pubblicato a giorni.
Per adesso ci accontentiamo di fare una breve panoramica sulle altre quattro vite, la cui enumerazione è basata esclusivamente alle città in cui mi sono insediato per dei periodi superiori a quelli di un semplice soggiorno turistico. Il caro Salento è stato la mia casa quotidiana per circa 23 anni. Come tanti conterranei, sono cresciuto tra le strade del barocco salentino a forza di parmigiane, focacce, pitte, gnummarieddhi, pesce, friselle, pucce, ricotta, mozzarelle, cicorie reste, paparine, zeppole, pasticciotti, e godendo del buon vino, del buon olio, e di tanto altro. Il sole ha sempre battuto generosamente sulla pelle, e il mare è stato sempre un po’ come uno sconfinato giardino acquatico dove rifugiarsi in qualsiasi momento dai rumori e dal cemento. E fino ad allora non avrei mai pensato alla reale possibilità di trasferirmi in pianta stabile da un’altra parte, considerando anche e proprio l’attaccamento morboso alla terra e alla cultura che caratterizza Lecce e dintorni. E’ per questo che la mia seconda vita del 2006, ovvero gli studi universitari di Rzeszów grazie all’Erasmus, l’avevo considerata solo come una parentesi: 5 mesi in un posto che a primo impatto sembrava simile al Giappone per la novità dei posti e la disarmante incomprensibilità delle scritte, ma 5 mesi in cui ho scoperto la mia prima “autonomia” e l’immersione in una dimensione diversa che mi ha spalancato degli orizzonti culturali e umani che non avrei mai immaginato. Innanzitutto si doveva ripartire da zero, cercando di capire dove fare la spesa di ogni giorno, dove usufruire dei vari servizi come farmacie, poste, banche e via dicendo. E così, come una spugna, ho assorbito esperienze nuove come l’abbondanza della neve, la rigidità dell’inverno, il fascino che i polacchi (e le polacche) provano nel trovarsi un italiano di fronte, il fascino che ho provato io nel convivere insieme a degli stranieri (oltre a polacchi, anche spagnoli, rumene, slovacche e perfino un iraniano), e poi alcuni piatti nazionali come i pierogi, la zapiekanka, le zuppe, e litri di buona birra e vódka…
Il ritorno alla prima vita ha dato il “la” ad un trittico di “3”: 3 anni scarsi ancora nel Salento, in cui intreccio studio e lavoro, ed a cui segue lo svezzamento definitivo da “casa Salento” con la terza vita (che dura 3 mesi) di Cracovia, grazie al tirocinio Leonardo da Vinci. E’ successo nel 2009, in un’estate rivelatasi calda nonostante i frequenti temporali pomeridiani, e in cui si è replicato il “ricomincio daccapo”. A Cracovia ho visto la piazza più grande d’Europa e il quartiere ebraico di Kazimierz, le strade di papa Wojtyła e l’abbondanza dei night club. Questa volta non ho avuto l’approccio dello studente che si ritira dai locali notturni alle 6 di mattina, ma bensì quello cinico di chi doveva organizzarsi un po’ il futuro in toto. Infatti, questa splendida città ha fatto da anticamera alla mia quarta vita, quei due anni e mezzo a Varsavia intensi e interessanti, specialmente visto il contrasto tra un paese del Sud-Italia di 25.000 abitanti e una capitale europea di quasi due milioni, vista un po’ come la Milano polacca. Quindi Varsavia è stata anche un intenso esperimento di adattamento ad una città che, a dispetto dei timori iniziali, si è dimostrata organizzata, funzionale e relativamente “vivibile”, con mezzi efficienti e soprattutto con grandi e numerosissimi parchi, risultati probabilmente determinanti proprio per la mia sopravvivenza: un parco varsoviano in media è sui 200.000m², quindi potete immaginare la sconfinatezza del parco di Łaziȩki, di origini secolari, situato in pieno centro e con un’estensione di ben 760.000m², (giusto per avere un metro di comparazione, un campo di calcio è sui 7.150m²). In città spesso è meglio muoversi con i mezzi che con la macchina. E specialmente ora, con l’attuale costruzione della seconda linea della metropolitana, la circolazione in centro è letteralmente stravolta. Ma questa è un’altra storia.
E infine, tra Dicembre 2011 e Gennaio 2012 è susseguita una serie di fulmini a ciel sereno (o quasi), che si sono poi tradotti nell’ennesimo trasloco compiutosi a Marzo: la fine dell’era Varsoviana e l’inizio di quella Wrocławiana (o Breslaviana, che dir si voglia). Appuntamento nei prossimi giorni.
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Una risposta a La quinta vita – Il prequel

  1. k. ha detto:

    ma dai, perche’ ci risparmi cosi’ le novita’, vuota il sacco! inoltre direi piuttosto “wrocławska” :))) saluti da varsavia

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