L’approccio di un profano a Facebook (1 di 2) – La privacy

Forse il mio carattere si distingue nel bene e nel male per il non andare sempre dietro la massa, per l’approccio piuttosto neutro alle cose, per il non perdermi in contesti particolarmente inutili che non danno indietro niente di costruttivo. Sebbene ciò non sia niente di atipico e che la maggior parte di noi direbbe lo stesso di sé, quest’indole si era ripercossa anche in un elemento dominante nella società di oggi, quale l’essere iscritti a Facebook. Non ne ho mai sentito la necessità, avendo una concezione del contatto basata ancora su approcci più diretti e personali per esempio via e-mail o telefono, cose del decennio precedente e dunque al giorno d’oggi obsolete, noiose, quasi ridicole. Ma certe evoluzioni sono incontrastabili, e l’opportunità di promuovere sia il blog che il famoso libro in via di pubblicazione (si spera per questa primavera) mi hanno portato nell’ottobre 2011 a vivere quest’esperienza, per quanto l’entusiasmo fosse paragonabile ad una gara di velocità tra lumache. Ho creato un profilo su Facebook non con il mio nome e cognome, ma con lo pseudonimo “La Polonia e l’Italia”, dopodiché ho provato a vedere più da vicino in cosa consiste questo benedetto social network, mettendo da parte le semplificazioni grossolane ed i pregiudizi.
In un’intervista per Discovery Science, il fondatore Mark Zuckerberg aveva detto che la sua intenzione originaria era di creare una mappa delle relazioni sociali, chiamata da lui “grafosociale”: voleva riprodurre nella realtà la teoria mai dimostrata matematicamente dei sei gradi di separazione, secondo cui nel mondo chiunque è collegato con chiunque mediante non più di cinque intermediari. Però i social network non sono solo questo, e la verità sui vari Facebook, Twitter, Google, Youtube, etc. è molto più complessa di quanto si pensi. In molti siamo convinti di saperlo, ma vale la pena fare qualche approfondimento, che correderemo come nostro solito con qualche buon video di ausilio.
La percezione di Facebook di un profano che non si pone molti problemi può essere sicuramente quella di un meraviglioso labirinto fatto di video, foto, frasi, e una serie di cose che a seconda dei propri gusti possono piacere o non piacere, e su cui tutto il mondo può esprimere liberamente un giudizio di apprezzamento o disapprovazione. E’ quasi impossibile non farsi prendere dalla voglia di partecipare a quest’immensa giostra di luci e opinioni, includendola in men che non si dica tra le abitudini più importanti delle proprie giornate. Ma basta avere un occhio un po’ più pignolo che si possono scoprire altre prospettive. Facebook è un mezzo dai molteplici risvolti, come quegli oggetti che non racchiudono la loro funzione buona o maligna in sé, ma solo nell’uso che di essi se ne fa (un taglierino o un bisturi). Tra le centinaia di funzioni, applicazioni e spazi vari dedicati all’utente, non ci vuole davvero niente per perdersi nei suoi meandri senza più uscirne, e nel complesso si possono classificare sei caratteristiche principali. La prima è costituita dai filtri, infiniti, non sempre facili da impostare, e applicati su ogni singolo settore e funzione: profili di utenti e informazioni di ogni genere possono essere visualizzati senza limiti oppure filtrati o bloccati. La seconda caratteristica è fatta dalle tanto infinite quanto spesso sterili applicazioni che vi sono: giochi, eventi, calendario, quiz, test, oroscopo… Qua ognuno può complicarsi la vita come meglio crede e trovarsi a passare un’ora al giorno per leggere notifiche perlopiù inutili o per rimbambirsi con i giochini. La terza caratteristica è inerente ai “gruppi” e alle pagine presenti su Facebook. E’ simile alla seconda in quanto alla ricezione delle famose notifiche, e in entrambi si “plasma” l’utilità o meno del mezzo. In base alle applicazioni che si scelgono e ai “mi piace” che si cliccano, si decide infatti il livello delle informazioni da ricevere (esempio stupido: banali foto o frasi fatte & citazioni che dicono tutto e niente VS una pagina di un gruppo di amici o di un’associazione culturale), ma soprattutto, senza saperlo ci disegniamo su misura il tipo di pubblicità da ricevere.
Che sia nei confronti di altri utenti o in quelli del vastissimo network economico-commerciale, la privacy è un concetto disegnato dai social media in modo che un utente non molto attento a queste cose lo lasci impostato su livelli bassi, così che chiunque possa facilmente bussare alla nostra porta (o a sfondarla) senza accorgerci che gli avevamo dato l’ok. La sintesi fatta da noi di questo reportage ne dà una buona panoramica. E’ un po’ lungo, ma vale la pena guardarlo.
La quarta caratteristica è legata alla qualità dell’informazione. Se si fa un confronto con la nota enciclopedia Wikipedia, quest’ultima è, sì, “libera” e fatta dagli utenti, ma viene anche supervisionata da un team addetto a tagliare le informazioni non attendibili, migliorando la qualità dei contenuti. La logica di principio non cambia se si prende un normale sito di informazione e gossip come Virgilio, Libero o Yahoo: seppur i contenuti possano non essere di gran rilievo, le sezioni sono curate dalle redazioni responsabili. Con Facebook invece tutto viene fatto dagli utenti, ai quali si concede di postare “anarchicamente ogni tipo di informazione: si va da informazioni più o meno serie ad altre distorte o semplicemente non vere e inutili, spesso corredate da video falsi, fotomontaggi o commenti personali dai contenuti discutibili o superficiali. Chi di noi non ha mai visto la foto di una fantomatica strada franata, di un grave incidente, o il video di una nuvola che spunta nel cielo dal nulla a testimoniare dei fantasiosi esperimenti segreti? Tutti fake. Ma quanti di voi ci cascano? Ricordiamo anche le infinite frasi/informazioni vere, banali o spacciate per autentiche (quest’ultima forse è la categoria peggiore) a margine del politico o del VIP di turno. Qui risiede la più grave pecca di Facebook: la libertà totale (o appunto, l’anarchia) permette di affiancare post o messaggi utili alle abbondanti stupidaggini a cui la gente abbocca e con cui si lava il cervello. Con il quinto punto arriviamo ai cosiddetti “amici“: per un facebookiano costituisce un vero e proprio status sociale, e se se ne hanno meno di 300-400 si è considerati degli sfigati. Dal momento che gli amici reali sono ben pochi, per raggiungere tali numeri si accettano o si inviano richieste di amicizia a conoscenti con cui si ha a che fare molto raramente nella realtà, a persone che fanno parte solo del proprio passato, o con cui magari ci si è visti solo una volta nella vita. I più “estroversi” spesso inviano e accettano tali richieste senza neanche preoccuparsi di sapere chi c’è dall’altra parte. Insomma, la parola “amico” su Facebook viene abusata come di più non si potrebbe. La sesta variabile infine è relativa all’attività che i nostri contatti compiono su Facebook. E qui arriva il bello. Se una buona fetta fa cose tipiche di un utente medio (scrivere qualche pensiero, condividere qualche video o foto personale o presa da internet), chiunque ha la possibilità di assistere allo spettacolo offerto dai facebookiani estremi, quelli che postano o condividono decine di cose al giorno, scrivono frasi relativamente superflue, ripetitive, e spesso inutili, e tengono sott’occhio h24 il proprio pc o lo smartphone nella possibilità di ricevere un messaggio o una notifica. Il fenomeno è molto intrigante dal punto di vista sociologico, in quanto Facebook costituisce da un lato una piattaforma ideale per dar sfogo al proprio ego, e in modo speculare offre una nuova dimensione di voyeurismo (che a sua volta può essere sfruttata in modo positivo o negativo) per i visitatori di profili Facebook. Inoltre, l’esibizione di tutto ciò che riguarda la propria vita spesso viene sottovalutata, sia in termini di privacy a sfondo commerciale e non solo, e sia perché è sufficiente visualizzare il profilo di un facebookiano non protetto da filtri (o basta al massimo essere “amici”) per avere un quadro accurato sulla sua vita, senza avere tuttavia alcun contatto diretto. Fra pochi giorni, esporremo il caso tragicomico di una facebookiana estrema. Non perdetelo.
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3 risposte a L’approccio di un profano a Facebook (1 di 2) – La privacy

  1. Dorota ha detto:

    Bravo.
    Questo e`un argomento davvero autentico.
    Anch’io sono d’accordo per quanto riguarda la “necessita`” di iscriversi a Facebook.
    Ti saluto!

  2. Adrian Rybkowski ha detto:

    Sono d’accordo con te Flavio. Tanti saluti. Adrian

  3. Pingback: Facebookiani – II edizione (p.1) | Qui Polonia & Italia™

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