L’accordo ACTA che l’Italia non conosce: lo stop della Polonia

In giro per il globo da un po’ si parla di un documento, un accordo stipulato a livello mondiale, chiamato ACTA, attraverso cui si vorrebbe tutelare il diritto d’autore in ambito informatico, ma che secondo alcuni interverrebbe in modo più massiccio controllando tutto ciò che è in rete e addirittura limitando la libertà d’espressione e d’informazione. L’accordo si è avuto di recente tra circa 70 Paesi sparsi per il mondo, e ora ognuno di essi ne sta man mano discutendo a livello nazionale, con la prevedibile intenzione di ratificarlo. In Italia non ho notato nessun giornale o programma TV dedicare un minimo di spazio a questo, con la conseguente, solita mancanza d’informazione che ci ritroviamo a subire. In Polonia invece questa notizia ha fatto scalpore e si è mossa l’intera popolazione, tanto che il 26 Gennaio scorso mi sono trovato per caso nel bel mezzo di una manifestazione di protesta davanti alla sede polacca del Parlamento europeo qui a Varsavia. Che ne sappia io, “La Repubblica”, con Andrea Tarquini, è stato l’unico giornale ad occuparsi un po’ dell’argomento, sia nel giorno stesso della protesta, che il 3 Febbraio, giorno dell’apprezzabile dietrofront del premier Tusk alla ratifica nazionale. Mi permetto di riportare insieme entrambi i pezzi, di facile lettura.

Acta, protesta dura in Polonia. Decine di migliaia in piazza

Dopo il sì al trattato internazionale che definisce gli spazi del diritto d’autore e la verificabilità delle fonti su internet, i manifestanti in piazza nelle città polacche e gli hacker con il loro blitz contro i siti governativi lanciano uno slogan che risale ai tempi lontani della rivoluzione non violenta di Solidarność. Un solo slogan: “No alla censura”

Esplode in Polonia, in piazza e sulla rete, la rivolta contro Acta, il trattato internazionale che definisce gli spazi del diritto d’autore e della verificabilità delle fonti su internet, e che secondo i suoi critici introduce gravi limitazioni alla libertà d’espressione e d’informazione sul web. Con una mobilitazione senza precedenti da decenni lontani, cioè dagli anni eroici della rivoluzione di Solidarność e di papa Wojtyła contro l’Impero del Male sovietico, decine di migliaia di persone sono scese in strada nella prospera e stabile democrazia per dimostrazioni di protesta contro la decisione del governo liberal del premier Donald Tusk di firmare l’accordo. Accordo firmato tra gli altri anche da Italia, Usa, Giappone e molti altri importanti Paesi del mondo libero. E nelle stesse ore, con un’azione di protesta spettacolare, a sorpresa e ben mirata, gli hacker polacchi riuscivano a bloccare molti siti governativi.
Le manifestazioni di piazza si sono succedute ora dopo ora, nelle principali città del Paese che per peso economico, demografico, politico e militare è senza rivali il numero uno del nuovo Est dell’Unione europea. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza nella capitale Varsavia, poi a Cracovia, la città di Karol Wojtyła, poi a Bydgoszcz, a Katowice nella Slesia mineraria, a Poznań vivacissima città di economia e cultura a un passo da Berlino, a Wrocław metropoli europea votata agli scambi globali, a Białystok, a Płock, a Olsztyn e ancora in altri centri. Da quando è in carica cioè dal 2007, da quando ha spodestato i nazionalconservatori di destra del partito PiS (Legge e Giustizia) di Kaczyński, il premier liberal ed europeista Donald Tusk, protagonista del grande boom economico che ancora oggi fa correre la locomotiva Polonia più veloce della stessa Germania quanto a crescita del prodotto interno lordo, non ha mai affrontato contestazioni di tale entità. Sono i suoi stessi elettori, le classe medie colte e urbane, a respingere l’accordo Acta in nome di una libertà totale su internet di cui loro stessi, e l’economia nazionale in generale, hanno beneficiato.
Il governo polacco, come quelli italiano, giapponese e di molti altri Paesi, ha firmato l’accordo Acta. Alcuni Paesi, come la Svezia, non lo hanno ancora fatto tenendo in considerazione riserve e contrarietà dell’opinione pubblica. I manifestanti nelle città polacche, e gli hacker con il loro blitz contro i siti governativi, lanciano uno slogan che risale ai tempi lontani della rivoluzione non violenta di Solidarność. “No alla censura”. Così il movimento nato negli Stati Uniti contro la legge chiamata ‘Sopa’ si tinge nella nuova Europa e in tutta la Ue di colori nuovi: il ricordo delle vecchie lotte per la libertà e il richiamo a valori costitutivi della democrazia e dell’informazione aperta per tutti.

Polonia, stop all’accordo Acta. Discutere con gli utenti del web”

Il primo ministro Tusk sospende la ratifica del trattato a tutela del diritto d’autore. Un ripensamento che tiene conto delle proteste che hanno attraversato tutto il Paese

Importante successo del movimento internazionale di protesta contro l’accordo Acta 1 (Anti-Counterfeiting Trade Agreement): uno dei Paesi più importanti dell’Unione europea ci ripensa. Il primo ministro liberal polacco, Donald Tusk, ha infatti annunciato la sospensione della ratifica dell’accordo da parte del Sejm, il Parlamento di Varsavia. Non meno importante è la motivazione addotta da Tusk: bisogna avviare nel nostro Paese una discussione più ampia sulla questione per coinvolgere e ascoltare sia i milioni di utenti di internet sia l’autorità per la difesa della privacy.
Il radicale ripensamento di Tusk – il cui governo aveva inizialmente firmato l’accordo 2 Acta il mese scorso – costituisce un palese successo del movimento di protesta contro Acta, che in Polonia è stato particolarmente forte e diffuso. Manifestazioni di piazza contro la firma del trattato si erano svolte nella capitale Varsavia e nelle altre maggiori città del Paese. E gruppi di hacker avevano condotto attacchi elettronici particolarmente insidiosi ed efficaci: erano riusciti a bloccare per ore i siti web del governo.
La Polonia è finora il Paese che ha visto di gran lunga la più forte opposizione al trattato. I gruppi che lo criticano affermano che restringe l’uso di internet e la libertà di espressione, permettendo la sorveglianza online. Il movimento raccoglie crescente consenso in Polonia, economia avanzata che corre più di quella tedesca e società sempre più connessa alla rete, moderna e urbana e insieme fedele ai valori di libertà, diritti umani e democrazia della rivoluzione di Solidarność che vinse nel 1989 avviando la caduta del Muro e dell’impero sovietico e instaurando la democrazia con una transizione pacifica esemplare. Secondo non pochi osservatori, i valori e il bisogno di libertà che mossero la lotta rivoluzionaria non violenta di allora rivivono a modo loro nel movimento anti-Acta. E Tusk, protagonista della grande modernizzazione e nipote politico di Wałesa, Geremek, Michnik, Kuron e degli altri leader di quella rivoluzione, non vuole sbattere la porta in faccia al Paese reale.
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