L’analfabetismo di ritorno

Così si chiama quel fenomeno che consiste nel regresso culturale di noi, giovani e adulti, dopo che i nostri professori delle medie e delle superiori hanno sudato sette camicie per insegnarci quelle quattro cose necessarie per renderci almeno persone di mondo. Del resto si sa, per molti la scuola e la cultura sono state (e spesso lo sono ancora) un peso, e la voglia di conoscere o essere aggiornati su varie cose rimane solo un optional: è facile infatti ripiegare in una TV piena di programmi “vuoti” e talk-show superficiali (perfino molti di quelli che, in teoria, parlano di attualità o politica); ci si irretisce nelle vicende di gossip o negli articoli poco utili del quotidiano sportivo o della rivista settimanale preferita; nel migliore dei casi si leggono pubblicazioni (che si fa fatica a chiamare “libri”) dei vari Conti, Ventura, Clerici, D’Urso, ecc ecc… Insomma, è un dato di fatto che molti di noi italiani non vanno oltre l’equazione “lettura = noia”, e dunque non sentiamo il bisogno di trovare quell’interesse, quelle motivazioni che spingono a soffermarci sulla costruttività di una riflessione, di una data scienza o arte e a pensare: “…voglio andarci un po’ più a fondo…”. A titolo di esempio in questo frangente ci incentreremo su un pilastro fondamentale divenuto un problema serio quale l’analfabetismo legato alla lingua italiana, nemico ostico di molti italiani, e alla comprensione reale delle cose. Lo faremo citando spezzoni estratti da un articolo molto interessante di Paolo di Stefano sul Corriere della Sera del 28 Novembre 2011.
[…] se oggi si dovesse giudicare dal livello di padronanza dell’italiano il grado di attaccamento alla nazione, saremmo davvero messi molto male. La salute della nostra lingua, infatti, sembra piuttosto allarmante, almeno a giudicare dai dati che Tullio De Mauro ha illustrato […] a Firenze, durante un convegno del Consiglio regionale toscano intitolato «Leggere e sapere: la scuola degli Italiani». Tra i numeri evocati da De Mauro e fondati su ricerche internazionali, ce ne sono alcuni particolarmente impressionanti. […] il 71% della popolazione italiana […] si trova al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura di un testo di media difficoltà. Il Corriere Fiorentino del giorno prima seziona questo 71%: […] il 5% non è neppure in grado di decifrare lettere e cifre, un altro 33% sa leggere ma riesce a decifrare solo testi di primo livello su una scala di cinque ed è a forte rischio di regressione nell’analfabetismo, un ulteriore 33% si ferma a testi di secondo livello […]. E completa di Stefano: […] Al che corrisponde un misero 20% che possiede le competenze minime «per orientarsi e risolvere, attraverso l’uso appropriato della lingua italiana, situazioni complesse e problemi della vita sociale quotidiana». Basterebbero queste due percentuali per far scattare l’emergenza sociale. Perché di vera emergenza sociale si tratta, visto che il dominio della propria (sottolineato propria) lingua è un presupposto indispensabile per lo sviluppo culturale ed economico dell’individuo e della collettività.
[…] L’allarme lanciato da De Mauro chiama in causa anche il nuovo governo, che finora, ha detto lo studioso, «sembra aver dimenticato l’istruzione». Istruzione e scuola sono i due concetti chiave. Se nel dopoguerra, fino agli anni Novanta, il livello di scolarità è cresciuto fino a una media di dodici anni di frequenza scolastica per ogni cittadino (nel ’51 eravamo a tre anni a testa), oggi si registra, con il record di abbandoni scolastici, un incremento pauroso del cosiddetto analfabetismo di ritorno, favorito anche dalla dipendenza televisiva e tecnologica. […] Del resto, pare che la conoscenza delle strutture grammaticali e sintattiche sia pressoché assente persino presso i nostri studenti universitari, che per quanto riguarda le competenze linguistiche si collocano ai gradini più bassi delle classifiche europee […]. Non bisognerebbe mai dimenticare che la conoscenza della lingua madre è il fondamento per lo studio delle altre discipline scolastiche e delle altre lingue (inglese compreso), così come è alla base della capacità di orientarsi nella società e di farsi valere nel mondo del lavoro. […]
E’ possibile che alcuni di noi nella vita abbiano ripensato a quanto fosse vero quel che ci dicevano insegnanti o genitori: il latino o il greco ci fanno capire l’origine di tante parole italiane, e le complesse grammatiche di queste due lingue ci insegnano a ragionare in modo logico (spesso si dice che il latino è un po’ come la logica matematica), stimolando il cervello ad essere più elastico e funzionale in altre situazioni. Ma volando bassi, è sufficiente avvicinarsi alla grammatica e alla lingua italiane per essere in grado di parlare in modo più appropriato, senza usare parole a vanvera, o semplicemente per capire più concetti di ciò che sentiamo o leggiamo. E’ chiaro che non sono cose che si acquisiscono in poche settimane, ma ci vuole sempre un minimo di costanza per alcuni mesi o anni – ognuno di noi ha una passione per qualcosa o qualcuno, e sa che per acquisire dimestichezza o conoscenza in ciò che gli interessa, c’è voluto e ci vuole sempre del tempo -. E lo stesso vale con la propria lingua. Conclude di Stefano: […] Sembrano constatazioni banali, ma non lo sono affatto in un contesto in cui l’insegnamento dell’italiano nelle scuole soccombe all’anglofilia diffusa e la lettura, sul piano sociale, è nettamente sacrificata rispetto all’approccio visivo, comportando vere mutazioni psichico-cognitive […]. Quindi una buona lettura (o uno sguardo al dizionario in caso si sentano parole marziane) non uccide… Col tempo si vedranno i risultati. Diverse ricerche sembrano confermare che la lettura di un libro stimola la mente a creare ed elaborare le informazioni con molta più poliedricità rispetto alla visione di un film (o della TV in generale) che, in un certo senso, porta a far addormentare certe zone cerebrali ed a perdere in elasticità intellettiva. Ovvio che una fiction o un talk-show di gossip non sono radioattivi, ma sono piuttosto come l’uso del cellulare: una tantum non fa mai male a nessuno, ma se si è “entertainment-dipendenti” i danni sono lenti, lentissimi, ma esistenti. Meglio una trasmissione che dia delle informazioni utili o che semplicemente faccia ragionare con un minimo di “coinvolgimento attivo”, invece della solita trasmissione che addormenta le menti degli spettatori, o del solito quiz farcito di domande dai contenuti spesso improbabili, in cui si deve scegliere macchinosamente tra A e B, cancellando dai cervelli umani il presupposto fondamentale secondo cui il mondo non è un sistema binario (bianco contro nero, si contro no, aperto, contro chiuso), ma è una realtà molto più complessa, profonda e sfaccettata di quanto possa sembrare.
™ All rights reserved
Annunci
Questa voce è stata pubblicata in A ruota libera, Pillole d'Italia e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...