L’aeroporto di Brindisi, Sint Maarten d’Italia

Ancora pochi giorni e partirò per le tanto agognate vacanze. Come mio solito, andrò a casuccia bella nel Salento, sia per l’istinto di tornare nel mio habitat naturale, e sia perché d’estate, preferendo il mare, non vedo il motivo di scovare altri luoghi quando nel Salento ho già sole garantito, mare limpido, cibo ottimo, vita rallentata e alloggio gratis. Non si tratta tanto della filosofia del “chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova”, quanto più semplicemente quella del “meglio di così si muore”.
Purtroppo non si sono ancora visti segni della sognata tratta aerea Varsavia-Bari, e quindi mi sono ritrovato ancora una volta a prenotare i soliti mezzi: Varsavia-Roma in aereo e Roma-Lecce in treno. Da casa a casa, 12 ore di viaggio. Devo dire però che ho cercato delle offerte da Roma a Brindisi con qualche altra compagnia aerea. Alitalia sembrava offrire qualcosa di fattibile, ma una complicata formula matematica di fattori logistici quali giorni, orari, e costi mi ha portato in conclusione a scartare quest’ipotesi. Ne sono sinceramente dispiaciuto, anche perché due anni fa ho vissuto l’esperienza di prendere un volo che aveva come destinazione l’aeroporto di Brindisi Papola Casale, e di vedere queste piste fino ad allora per me ignote. Prima del volo non avevo avuto il minimo pensiero di verificare dove si trovasse rispetto alla città, e mai potevo pensare di avere così vicino a casa una sorta di versione italiana dell’aeroporto di Princess Julianne… “E che cos’è?!?”, si chiederanno in molti. Nell’America Centrale sappiamo che c’è una miriade di isole e isolette, di cui sappiamo benissimo i nomi ma non altrettanto bene il fatto che si trovano proprio lì, a parte magari Cuba. Infatti, spesso fantastichiamo su luoghi remoti del Pacifico o sulle infinite isole tra Asia e Australia, ma posti come Bahamas, Isole Cayman, Giamaica, Haiti, Repubblica Dominicana (Santo Domingo), Puerto Rico, Isole Vergini, Antigua, Guadalupe, Martinica, St. Lucia, Barbados… si trovano tutti lì, nel Golfo del Messico. Più precisamente, a sud dell’Isola di Anguilla, nel Mar dei Caraibi, c’è anche un’isoletta piccola piccola, amministrativamente tagliata in due: la parte settentrionale è chiamata Saint-Martin e dipende dalla Francia, la parte meridionale è chiamata Sint Maarten ed è una nazione costitutiva dipendente dall’Olanda. Qui c’è il succitato aeroporto di Princess Julianne, nato nel 1942 come aeroporto militare, e convertito l’anno dopo a civile. Nonostante le continue ristrutturazioni ed ottimizzazioni nel corso dei decenni, quello che non si può cambiare sono le dimensioni dell’isola, e oggi è uno dei posti più famosi al mondo per i fotografi cacciatori di aerei a bassa, bassissima quota. La pista 09 è lunga solo 2180 metri, e aldiquà della recinzione c’è Maho Beach, una spiaggia larga pochi metri, proprio sul lato dove gli aerei atterrano. Il risultato di tutto ciò è qualcosa di unico… vedere per credere…
Senza andare dall’altra parte del mondo, un aeroporto estremamente simile è quello di Skiathos, una delle isole Sporadi, in Grecia. Anche qui gli aerei planano davvero a pochissimi metri dal mare. Per quanto riguarda l’Italia, bisogna dire che ci sono tanti aeroporti particolarmente vicini alla costa (Fiumicino, Palermo, Venezia, Catania, Trapani…), ma quelli in cui l’atterraggio si effettua venendo dal mare sono pochini (almeno per quanto mi risulta): sono riuscito a scoprire solo quelli di Cagliari, Genova e, appunto, Brindisi. Eccovi quindi svelato l’arcano per cui Brindisi Papola Casale è stato nominato nel titolo dell’articolo. Ovviamente la pista 32 dell’aeroporto è più lunga di quella di Sint Maarten, e gli aerei non sfiorano in modo così estremo l’acqua, ma la sua posizione è comunque particolare in quanto si trova a Nord della città, a sua volta tagliata da un’insenatura di mare, e a Sud di Punta Penne, e quindi di una sporgenza terrestre. In questo modo, stando a bordo di un aeroplanino, e da qualunque estremità si decidesse di atterrare, si assisterebbe sempre allo spettacolo affascinante di avere il mare appena sotto i propri piedini, con la chance di vedere fino a pochi momenti prima di toccare terra le singole alghe e i pesci che ci sono nell’adriatico brindisino
Tornando in ottica “mondiale”, è interessante navigare sul sito americano di Popular Mechanics, in cui vengono prese in questione delle tipologie di infrastrutture (es. ponti, gallerie, case, dighe…) e vengono stilate le classifiche dei 18 esemplari più strani del mondo. In questo link in inglese potete vedere i 18 aeroporti più strani del mondo, ed è curioso notare come certe caratteristiche superano davvero ogni fantasia. A Kansai (Osaka, Giappone) è stata creata un’isola artificiale apposta per costruirci su un aeroporto; sostanzialmente la stessa cosa è stata fatta a Hong Kong e a Macau (Cina). A Gibilterra la pista taglia un’autostrada civile, motivo per il quale l’incrocio è davvero insolito per gli automobilisti non residenti; a Madeira (isola atlantica appartenente al Portogallo) la mancanza di terreno pianeggiante ha costretto a costruire metà della pista aeroportuale a mo’ di strada sopraelevata; nelle Antille Olandesi (Centroamerica) sorge l’isoletta vulcanica di Saba, ai margini della quale è stata costruita una pista che più corta non si può, 400 metri; sull’isola scozzese di Barra viene usata direttamente come pista una lunga distesa sabbiosa; stessa cosa a Grays Harbor (Washington, USA); c’è un aeroporto perfino in Antartide. La particolarità? Non ci sono piste asfaltate, ma solo un lungo tratto ghiacciato (ice runway) sgombrato periodicamente dalla neve; tra le montagne di Courchevel (Francia) la pista dell’aeroporto presenta un bel rialzo collinoso nel mezzo; tra le due piste dell’aeroporto di Bangkok (Thailandia) c’è un campo a 18 buche da golf; a Sao Paulo (Brasile) le piste sono a 8km dal centro della città; mi permetto di inserire anche l’aeroporto di Varsavia, a soli 8,5km dal centro storico; infine, a Qamdo (Tibet) c’è l’aeroporto più altro del mondo: 5.000 metri… Qualcuno vuole aggiungere all’elenco qualche altro capolavoro?
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