Per un viaggio in Polonia – 2/5: come andarci, l’alloggio e alcune caratteristiche

Aggiornato all’11/10/2014
Nello scorso articolo ci siamo soffermati sulla conoscenza della geografia e di varie località sparse un po’ in tutto il territorio polacco. Ora invece parliamo di come raggiungere la Polonia, come trovare un tetto, di alcuni particolari utili da sapere, e delle cose e delle persone che si possono incontrare durante il soggiorno. Premetto che questo post è un piccolo mattone, ma con uno sforzino ho cercato di coniugare informazione e leggerezza. Primo dato propedeutico: la moneta attualmente in uso è lo złoty. Un euro si attesta intorno ai 4,20 złoty, ma nell’arco dell’anno il valore può subire oscillazioni anche consistenti, da 4,00 a 4,50. E’ bene tenersi aggiornati, anche perché in Polonia i numerosi uffici-cambio (kantor) applicano delle commissioni in regime di libero mercato, e conoscere in anticipo il valore reale della moneta locale è sempre una piccola garanzia in più.
OPZIONI DI VIAGGIO: E allora, come ci si arriva in Polonia (e come si torna da lì)? In aereo ci sono varie opzioni, c’è solo da scegliere quella migliore: per chi ci tiene al proprio portafoglio, l’ungherese Wizzair e Ryanair sono sicuramente le compagnie più convenienti, con EasyjetGermanwings ed Eurolot che potrebbero offrire buone alternative. Diversamente si può dare un’occhiata sui siti di Lot (compagnia di bandiera polacca), o Alitalia, ma si deve salire un po’ con i prezzi. In totale, i terminali italiani sono Milano (Malpensa), Bergamo, Verona, Torino, Roma (Ciampino e Fiumicino), Bologna, Forlì, Pisa, Napoli, Cagliari, Catania e Trapani; quelli polacchi sono Varsavia (Chopin e Modlin), Cracovia, Katowice, Wrocław, Poznań, Danzica, Łódź, Lublino e Rzeszów. Oltre che dalla compagnia scelta, prezzo e progetti dipendono proprio dalla città da cui si parte, dalla destinazione desiderata e dal periodo in cui si viaggia. In caso di aerofobici, gli autobus esistono sempre: l’unica compagnia ben organizzata che conosco è Eurolines, i cui prezzi sono tutt’altro che proibitivi. Infine, ci sono anche i treni, ma purtroppo non esistono linee dirette Italia-Polonia. I percorsi migliori sono via Vienna o via Monaco di Baviera, ed è possibile pianificare il viaggio consultando le ferrovie italiane, e il sito delle ferrovie polacche, disponibile anche in inglese e tedesco. I costi stavolta non sono molto competitivi, ma se avete paura di volare e in autobus non trovate il comfort che cercate, c’è poco da fare…
DOVE ALLOGGIARE: Hotel e ostelli sono piuttosto numerosi. Ciò di cui possiamo disquisire adesso è a livello generale e può concernere solo alcuni gruppi alberghieri presenti sul territorio. Per tipologia e completezza di offerta, mi sento di segnalarvi il gruppo Accor Hotels, che comprende stabilimenti di diverso livello, a seconda se si cerca il “nababbismo” o la convenienza. Dal più lussuoso al più economico abbiamo i vari Mercure, Sofitel, Novotel, Ibis o Etap. Da esperienza personale, posso dirvi che, sebbene Etap sia un due stelle, gli edifici sono moderni, il servizio è soddisfacente e le stanze sono pulite e dotate di TV via satellite. Un’altro gruppo è Louvre Hotels, dove però bisogna spendere un po’ più di soldini. Gli hotel più diffusi sono Il Campanile, Prémière classe, Kyriad, Tulip Inn, Golden Tulip, Royal Tulip… E’ presente anche il gruppo Vienna International, che racchiude hotel di livello medio-alto e dai nomi disparati… basta consultare il loro sito. Ma per avere la panoramica migliore, specie se si cerca un risparmio consistente, è necessario fare un controllo su dei buoni motori di ricerca che non riportiamo qui sia per il loro numero spropositato e sia perché è facilissimo trovarli su Google: di hotel e ostelli indipendenti ce ne sono a bizzeffe ed è molto facile trovarne anche a buon prezzo. Una piccola chicca per chi ha nel midollo lo spirito del viaggiatore ruspante: anche in Polonia da alcuni anni sta prendendo piede il couchsurfing, quel mercato che vede i privati offrire via internet ai turisti l’affitto di stanze della casa in cui abitano. Logico che il mercato che attrae è quello del turista dalla mente giovane e avventuriera… A voi la scelta…
TRASPORTI INTERNI: per treni, bus e tram, potete usare i link riportati nella colonna destra di questa pagina, ma facciamo un paio di osservazioni. Dopo viaggio e sistemazione per la notte, entriamo finalmente nel vivo del soggiorno polacco. All’interno delle grandi città i servizi di bus e tram sono piuttosto organizzati. Sappiamo che la lingua non aiuta, parole come przystanek (fermata) o kierunek (direzione) sembrano arabo, ma ci si può sempre arrangiare chiedendo informazioni (è fattibile trovare qualcuno che parla almeno l’inglese). Oltre agli abbonamenti mensili e trimestrali, ci sono biglietti di corsa singola (bilet jednorazowy), giornalieri (bilet dniowy), per tre giorni (bilet trzydniowy) o settimanali (bilet tygodniowy). In tutta la Polonia i fondi europei si sfruttano anche migliorando i binari, allungandone i tracciati e acquistando mezzi nuovi di zecca (oltre alla costruzione della seconda linea della metropolitana). Tenete a mente l’opzione taxi: rispetto all’Italia, in Polonia ce ne sono davvero tanti e i prezzi sono più abbordabili (attenzione solo alle fregature)! Uscendo dalle dimensioni urbane, la rete ferroviaria non è sicuramente tra le più efficaci, certe tratte possono risultare dei piccoli calvari (come in Italia), ma lentamente si sta modernizzando. Naturalmente ci sono vari tipi di convogli: Intercity, Express, TLK (Tanie Linie Kolejowe = Linea Ferroviaria Economica), Interregio, Regional Express, Regio (regionale). Se riuscite ad evitare Intercity ed Espressi nazionali, il vostro salvadanaio vi ringrazierà; consiglio dunque di prendere gli altri treni, tra cui gli Interregio, che sono tra i più rapidi e i più convenienti. Qualcuno si chiederà dov’è l’imbroglio… diciamo che i mezzi hanno una loro età, con i relativi acciacchi rumorosi, e sebbene le fermate siano poche, gli strappi di partenze e frenate si fanno sentire mooolto distintamente :). Ma a parte questo, tutto regolare. Una piccola lotteria è come capire il binario da cui parte il proprio treno: nelle stazioni polacche si ragiona per piattaforme (peron), ognuna delle quali dà l’accesso a due binari (binario = tor). Sui display delle hall però si indicano solo le piattaforme, quindi a volte ci vogliono mente lucida e riflessi pronti. Infine, è possibile noleggiare una macchina. Le offerte non mancano. L’unica accortezza seria è: attenzione alle autostrade! Non sono dritte e noiosamente piatte come quelle italiane, ma bisogna spesso fare i conti con imperfezioni varie del manto stradale. Inoltre, tenetevi forte… è possibile trovare… semafori, incroci e perfino passaggi pedonali!!
IL SENSO DELL’ESTETICA: Oltre alla sfera naturale a cui abbiamo accennato nel precedente articolo, quello che più salta all’attenzione è l’architettura dei centri urbani. Nei centri storici, anch’essi già sorvolati, lo stile dei palazzi d’epoca è prevalentemente il gotico, pur non mancando esemplari rimembranti il barocco. Gran parte degli edifici è costruita con i mitici mattoni rossi, e sono caratteristiche le strade in pietra ed il verde-rame di cupole e tetti di alcune antiche strutture. Tutto molto bello. Andando invece al di fuori del centro storico, inizia un’altro mondo, quello dell’edilizia comunista dei bloki (al singolare blok), grossi palazzi residenziali a forma di parallelepipedo, tozzi, spigolosi, senz’anima, originariamente di colore grigio, tanto che ancora oggi non è difficile trovarne di non rinnovati. Gli appartamenti sono spesso ridotti alle dimensioni minime consentite ad una persona: in casi estremi si arriva tra i 10 ed i 15 mq., più balconcini di 1 mq.! E’ il segno di come nella vita condizionata dal regime non c’era la concezione di “vivere” la propria casa. Ma se una parte di questi mostri non è stata ancora rinnovata, ne deduciamo che una buona parte invece lo è stata, ed è in aumento. La domanda da farsi è: in che modo vengono rifatti? Dire fantasioso è poco. I colori vanno dall’arancione al verde, rosso, lilla, giallo, eccetera… e sono tutte tonalità molto vivaci! Uno degli innumereovli emblemi si trova a Varsavia, a 1km dalla stazione: l’Hotel Sobieski. Guardando delle foto su Google, si osserva che, sebbene sia un normale edificio (e non un blok), è dotato di un trionfo di colori scelti a caso e disposti a grosse onde con un’apparente asimmetria. Il colore dominante è il rosa, contornato da – fate mente locale – vaniglia, giallo, arancione, porpora e celeste. Non vi dico cosa mi sono detto quando l’ho visto per la prima volta… Oltre a questo, la Polonia presenta anche vari casi di “cattivo abbinamento”. Limitandomi a descriverne uno, sempre a Varsavia, nell’ampissimo spiazzo centrale, si trova il maestoso Palazzo della Cultura e della Scienza, 230 metri innalzati dai Russi negli anni ’50. Poco lontano si vede la succitata stazione ferroviaria, una struttura tozza, piatta e bianco-grigiastra, una sorta di vassoio quadrato nel cui ventre c’è un labirinto di passaggi sotterranei a loro volta grigi, opachi e a volte maleodoranti a causa dei mille chioschi alimentari; sono inoltre intrecciati in modo così dannatamente contorto che anche un autoctono potrebbe facilmente smarrire la retta via. Fatta questa descrizione, ebbene, negli ultimi due decenni sono stati eretti in quei dintorni dei moderni grattacieli che cozzano visibilmente con lo storico palazzo. E il colpo di grazia è dato da un complesso commerciale chiamato Złote Tarasy, una struttura di un design ultramoderno fatto di lineamenti asimmetrici, quasi sbilenchi, con sul davanti una copertura ondulata di piastre di vetro (consiglio di dare anche qui un’occhiata su Google). Ora, sfoderando una certa apertura per le stravaganze contemporanee, potremmo pure dire che una cosa del genere ha diritto di esistere; ma metterlo proprio tra stazione e Palazzo della Cultura è un reato da rinchiudere architetti e assessori in galera e gettare via la chiave.
zlote tarasy palac kultury
Casi come questi ci sono a Katowice, Gdynia, Szczecin, Poznań, Łódź… ma tutti sono sempre rimasti a piede libero… Necessario pro-memoria: non tutta la Polonia è così, non dimentichiamo l’articolo precedente! – E per i lettori polacchi: non avvilitevi troppo! Anche in Italia diventano sempre più numerosi i cosiddetti “ecomostri”, a volte semplici orrori dell’edilizia, e a volte autentici pugni in un occhio, serpi piazzate nel seno di un paesaggio naturale dapprima incontaminato. Diplomaticamente si può dire: mal comune, mezzo gaudio -. Tornando a noi, chiedendomi sul perché di queste opere e di queste scelte in Polonia, ho fatto un sondaggino tra gli indigeni, avendo due risposte principali. Da una parte gli intervistati hanno confermato il possesso di un senso non sempre adeguato dell’estetica; del resto è qualcosa che noi italiani (una volta tanto) possiamo insegnare e che mezzo mondo ci invidia: l’estetica è spesso ardua da concepire, e Złote Tarasy accanto al Palazzo della Cultura è una prova tra le tante. Ma devo ammettere che ho subìto il fascino della seconda tesi, secondo cui questi edifici strani o questi blok dai colori sgargianti rappresentano la possibilità per i polacchi di poter finalmente esprimere i propri gusti e impulsi in totale libertà, senza i soffocamenti di regime. E di fronte alla libertà che i polacchi sono riusciti finalmente ad ottenere, cosa si può dire? …Ben venga, la vita continua comunque… nel mondo c’è di peggio…
DZIAŁKI: Per compensare l’architettura, passiamo ad un’altra peculiarità propria della Polonia: i działki, ovverosia degli appezzamenti privati di terreno di 100 come di 10000mq., spesso posti l’uno accanto all’altro come a formare un enorme mosaico botanico-naturale. Anche l’origine di questo fenomeno è da attribuirsi all’era comunista, in quanto dopo la II Guerra Mondiale il regime aveva predisposto una sostanziale redistribuzione delle terre fuori città a favore dei lavoratori. A seconda delle dimensioni, cambia il modo con cui i proprietari li utilizzano e se ne prendono cura. Nei terreni più piccoli ci si limita a quello che io definisco “il giardino Zen”, cioè ci si dedica alla certosina coltivazione di fiori, prato all’inglese, piante e alberi di diverso tipo; alcuni si fanno anche l’orticello; in altre parole, si fanno un giardino lontano da casa. Nei casi di appezzamenti più grandi invece, ci si costruisce anche una casettina (o nei grandi lotti, una vera e propria villetta) dove si trascorrono i weekend o le vacanze in famiglia. La cosa insolita e affascinante al contempo è come, con la forte espansione delle principali città nel corso dei decenni, alcuni terreni che in passato erano in campagna siano stati “inglobati” dai grandi centri urbani; e infatti oggi non è raro trovarci all’interno veri e propri puzzle di piccoli działki (dunque se vedrete dei bei giardinetti recintati, sapete già cosa sono). Questo ha moltiplicato il loro valore in modo vertiginoso, tanto che il mercato della compravendita è floridissimo, e nelle città istituzioni pubbliche e ditte private si fanno spesso avanti per acquistarli, spesso per farne centri residenziali, commerciali o parcheggi. Finora molti proprietari hanno resistito e resistono ancora alla tentazione dei soldi. E secondo me, fanno bene.
IL RAPPORTO CON GLI STRANIERI: Tocchiamo quindi il lato umano, le persone. I polacchi credo siano persone con dei valori; non hanno quel modo di porsi o di parlare da “compare fraterno” come noi italiani. Basti pensare che usano molto le parole kolega (collega) o znajomy (conoscente) e molto meno przyjaciel (amico), riservata solo alle persone che contano davvero nella loro vita. Ciononostante, sono davvero ospitali, e quest’aspetto lo si nota distintamente nel rapporto con gli stranieri. I lettori del blog sanno già che è facile incontrare polacchi che parlano l’inglese e magari qualche altra lingua straniera (quindi se avete bisogno di un’informazione, non sentitevi smarriti o senza speranza). Ma come si pongono nei nostri confronti? Con gli stereotipi analizzati a Marzo, abbiamo visto come noi latini (con gli americani) partiamo già con una spanna di vantaggio nel loro immaginario. L’Italia, poi, è la culla della moda, dell’arte, del cibo, della canzone melodica e romantica. Tutto nato su una terra e dei mari sempre baciati dal sole. Il loro paradiso in terra. Quindi, chiedendo aiuto, non solo i polacchi ce lo danno, ma fanno del loro meglio per soddisfare ogni necessità di sorta. Se capita l’occasione di uscirci insieme, tendono a prendersi molta cura dell’agio degli “ospiti”, e ciò viene elevato al quadrato se si è a casa loro. Certo, anche loro hanno le loro “eccezioni etniche”: i tedeschi, ma soprattutto i russi, non sono sempre visti di buon occhio, e la gentilezza è solo una questione di dignità circostanziale. Ricordiamoci comunque che stiamo generalizzando.
IL LOOK POLACCO: Assodato che anche in questo frangente la colonizzazione culturale dell’Occidente sta avendo il suo pieno compimento, c’è da citare la saltuaria presenza di certi maschietti di sospetta religione tamarra col vezzo di indossare magliette a maniche corte o i bermuda anche se ci sono 10 gradi. Altri tendono ad esibirsi in abiti “rappeggianti”, tipo felpa dotata di cappuccio indossato sulla testa, o berretto stile americano con la visierona piatta… Anche tra le donne ci sono casi di misticismo tamarro: lampade a gogò, jeans a vita bassissima, orecchini di 10cm di diametro, giubbottini invernali cortissimi e stravaganti fantasie artistiche sulle unghie, tinte con i colori più disparati e/o accesi, o sulle quali vengono tracciati dei disegnini come fiori o robe simili. Sinceramente ero in dubbio se includere questo particolare nella parte dedicata agli obbrobri architettonici. I due sessi sono accomunati dall’ascolto di discutibilissima musica dance e abbondante uso di parolacce… Per fortuna stiamo parlando di una minoranza della popolazione. Ultimo dettaglio: è comune alla maggior parte delle femminucce esaltare le proprie “doti” fin dai primi calori primaverili; e riferendoci a quelle non colpite dalla “tamarrosi”, è sempre incantevole l’arma della semplicità che la maggior parte di loro usa: assenza di artifizi e abitini giusti… tanto poi, fisico e viso fanno il resto…
I SENZATETTO: Dedichiamo infine poche righe all’altra specie umana che si può incontrare nelle grandi città, quella dei clochard, degli homeless… insomma, i barboni. Sono soprattutto uomini, ma non mancano le donne, e oltre che dagli abiti trasandati, è possibile riconoscerli dalla carenza di igiene personale o dalle innumerevoli buste piene di vestiti che si portano appresso. Generalmente non importunano nessuno, o al massimo chiedono qualche spicciolo, senza però insistere troppo. L’unica situazione che crea insofferenza è quella di trovarseli in un bus o in un tram… quell’olezzo aspro come di formaggio marcio è davvero nauseabondo. Si può trovarli più spesso per le vie del centro, alle fermate dei mezzi o, come da manuale, sulle panchine.
Speriamo che l’articolo-mattone sia stato digeribile. Nella prossima tappa, vedremo dettagli vari su negozi e locali.
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6 risposte a Per un viaggio in Polonia – 2/5: come andarci, l’alloggio e alcune caratteristiche

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  2. Lobo Antunez ha detto:

    vado spesso in polonia come turista-ho anche scambiato casa con una famiglia di bielsko byala-, ormai da circa 15/16 anni.la zona che pre ferisco è quella di Bialystok. un paio di anni fa sono stata a Wroclaw dopo tanto tempo e sono rimasta sbalordita dal cambiamento fatto della città. assolutamente splendida, viva e piena di eventi, senza contare i restauri e le bellezze naturali. il contrario di quella che ricordavo.
    spero quest’anno di andare nella zona di suwalki, o a Rospuda, ci sono tante cose da vedere ancora.
    per chi non ci fosse mai stato consiglio la Masuria.
    saluti
    fiore

    • katia ha detto:

      Salve,
      visto che visto che voi andate spesso in Polonia, potreste dirmi se e’ possibile ancora convertire li’ gli zloty fuori corso con quelli in corso, oppure direttamente da zloty ad euro? Grazie

      • Ciao Katia,
        dal 1 gennaio 2011 non è più possibile cambiare gli zloty fuori corso con quelli nuovi. Quindi, conservali giusto come collezione, magari fra 50 anni avranno un valore per gli appassionati 🙂

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