Elogio dell’ozio e della sensibilità umana

Detto fatto. Dopo l’aneddoto dello scorso articolo, cercheremo di spiegare con osservazioni, versi poetici e video perché l’ozio non è inutile, ma anzi, è importante e necessario. Su di esso ne ha scritto più di qualcuno fin dall’antichità (tipo Seneca, giusto per fare un nome conosciuto), ma anche i più recenti Robert Stevenson e Bertrand Russell nei loro distinti ma omonimi “Elogio dell’ozio” (crediamo valga la pena leggerli). E’ premessa importante distinguere l’ozio dalla pigrizia, in quanto quest’ultima è solo la degenerazione del primo, e consiste nel non fare e non voler fare assolutamente niente in modo continuato e costante; l’ozio in sé, invece, è semplicemente il tempo al di fuori del lavoro, e dei cosiddetti “doveri”, che noi abbiamo a disposizione per svagarci con attività (o converrebbe chiamarle “non-attività”), che contribuiscano ad un sano relax mentale e, perché no, anche ad una crescita spirituale dell’uomo. Quindi vien da sé che il padre di tutti i vizi non è tanto l’ozio, quanto proprio la pigrizia.
Detto ciò, citiamo come punto di partenza della nostra riflessione un fondamento della Dichiarazione d’Indipendenza Americana: “[...] tutti gli uomini sono stati creati uguali […] e dotati […] di alcuni diritti inalienabili, tra cui la Vita, la Libertà e la Ricerca della Felicità“. E’ necessario accantonare interpretazioni troppo arbitrarie, non prendere tangenti di sorta collegandoci ad altri princìpi vaghi e usare una grande dose di buonsenso per capire questa frase nel suo significato più semplice ed al contempo più profondo. Nel nostro caso stiamo considerando il lato puramente umano e individuale, quello interiore di ognuno; spesso si pensa alla comprensione della vita, al senso della vita e ad una certa sensazione di felicità come qualcosa di remoto, di astratto, o di cui non se ne riconosce addirittura l’esistenza… In realtà tutte queste cose sono molto più vicine e accessibili di quanto si possa credere. Basta solo saper vedere, prima con gli occhi della vista e subito dopo con quelli della mente. Ma vedere cosa? Tre tipi di cose.
Il primo potrebbe sembrare quasi una noiosa e ridicola sciocchezza… tutto ciò di cui è fatta la natura: Luna, stelle, alberi, animali, neve, lampi, fiumi, mare, interi paesaggi… e si può andare avanti per ore… grandine, cascate, vulcani, nuvole, pioggia, vento… Sono le cose che compongono il mondo, il nostro habitat… Tutte queste cose sono la vita, e sarebbe una brutta mancanza non carpirne il fascino, la bellezza, il mistero della loro esistenza pur nella loro funzionale semplicità, nella potenza devastante o nella delicatezza impercettibile. Per poter Vedere tutto questo con la “V” maiuscola, l’ozio è necessario. Anzi, è fondamentale. Non bisogna fare niente, non si deve avere fretta, bisogna ritornare nello stato del bambino che guarda, tocca, annusa e ascolta. E’ opportuno avere la mente sgombra da qualsiasi cosa, fare tabula rasa e lasciarsi andare nel viaggio mentale che ci dà il fruscìo delle foglie di un albero verde piuttosto che il volo di un uccello o i colori di un paesaggio con il sole al tramonto (di queste frasi ne troveremo un nutrito repertorio alla fine dell’articolo). C’è chi forse non troverà niente di sostanzioso o di significativo in tutto questo, e in effetti riconosciamo che non è sempre facile, ma ribadiamo la necessità di osservare con la mente, oltre che con i sensi. Si tratta di saper-dover-voler tarare il cervello su determinate frequenze, con certi parametri.
Stesso tipo di lettura si applica alla seconda categoria di cose in cui si può trovare la propria piccola felicità, ed è costituita dai cosiddetti “divertissement” dell’uomo. L’ozio qui si unisce e si mescola quasi indistintamente agli hobby (fattibili solo se si ha del tempo libero, e quindi partendo da una fase di ozio, che così diventa ozio attivo). Si tratta di godersi nel modo più genuino e spiritualmente nobile i comfort di una casa, il bricolage, un’auto o una bicicletta da guidare, uno strumento musicale da imparare a strimpellare, dei libri, una sudata ed intensa corsa o una paziente ed ingegnosa strategia di scacchi, delle fotografie scattate o da scattare, dei film, il giardinaggio, un cruciverba, una cultura o lingua straniera da apprendere, dei fuochi d’artificio, un piatto sfizioso o un buon vino da degustare, un quadro o una scultura da osservare nei suoi dettagli stupefacentemente realisti, espressivamente simbolisti o fantasticamente surreali……… e chi più ne ha, più ne metta.
Il terzo blocco, non meno importante, è costituito dai rapporti umani. Voltaire diceva: “Il faut cultiver notre jardin“, “Bisogna coltivare il proprio giardino”. Allora non dimentichiamo gli amici, i parenti o anche certi conoscenti. Apprezziamo i loro piccoli gesti, e ricordiamoci di chi apprezza i nostri. Se non lo facciamo, o qualcuno non lo fa, le sterpaglie crescono e tutto può diventare meno curato e più complicato; e gli si dà sempre meno valore, in un circolo vizioso. Ma basta poco. Ci vuole l’ozio, il tempo libero e la dedizione, e troveremo sempre almeno i famosi “pochi, ma buoni”. I rapporti amorosi riservano gioie immense e bastonate dolorose, ma c’è da accettare ed immagazzinare saggiamente tutto come esperienze che torneranno utili nel futuro. Spazio, quindi, alla riflessione; e anche qui ci vuole tempo. Altro esempio: non riduciamo lo straniero ad un alieno primitivo, ma socializziamo e scaviamo con sana curiosità nelle sue peculiarità culturali: è tra gli arricchimenti più grandi che nessun professore di nessuna università è in grado di dare. Per carità, nel mondo gli egoisti, i superficiali, gli estremisti, i fasulli, i megalomani, ecc. ci sono sempre. Ma non vale la pena spendere energie in nervosismo o in scontri di sorta. Come c’è anche chi la pensa semplicemente in modo diverso da noi. Ma il mondo è bello perché è vario, siamo tanti, e soprattutto la consapevolezza più alta e nobile è rendersi conto che è grande abbastanza per tutti. E basta avere tempo libero da dedicarci per non dimenticarlo. Purtroppo non è ancora ovvio proprio per tutti. Come prima fonte d’ispirazione, qui sotto è possibile guardare il monologo finale del film del 1999 “The Big Kahuna” di John Swanbeck, che consigliamo vivamente di guardare. Forse poche cose come questa forniscono in modo apparentemente leggero ma in realtà profondo un ottimo spunto di riflessione. Dopo di esso, troverete dei versi in prosa, una sorta di cantico alla natura e all’ozio. Se percepite caratteri deliranti o patetici, è ben comprensibile, ma con il cervello impostato sulla modalità “ozio curioso” tutto dovrebbe sembrare più chiaro. Se sentite di aggiungere nuovi versi su elementi o esperienze che secondo voi bisogna osservare o provare nella vita, è possibile farlo nei commenti. Può venirne fuori qualcosa di interessante.
Abbiamo dunque visto l’importanza dell’ozio come strumento per dar sfogo alla parte più elevata del nostro intelletto e dei nostri sensi attraverso centinaia di semplici azioni (di cui qui ne sono state citate solo poche decine). Ma andiamo oltre e concludiamo parlando un po’ di metodo. Ciò che deve rimanere un tabù è non archiviare niente a priori, con giudizi affrettati e senza cognizione di causa. E’ opportuno partire da una tabula rasa, e dopo l’assaggio, bisogna insistere un minimo con la degustazione. Solo dopo aver inghiottito si parla. Spesso abbiamo l’impazienza di parlare subito e prima di inghiottire, e il più delle volte l’inghippo sta nel non saper degustare in modo appropriato. Quindi, tantissimo dipende dalla raffinazione del proprio metodo di osservazione e comprensione. Successivamente a questo, l’asso nella manica è chiedersi sempre il perché di un qualcosa, e soprattutto, procedere col proprio ritmo. Se si va troppo lenti si rischia la fiacca e la noia, se si va troppo veloci si rischia il caos mentale, la demotivazione e la voglia di mandare tutto a quel paese. Se si supera questa fase – a volte perenne – di taratura, è più facile che in seguito nel cervello si innesti il “pilota automatico” e si vada avanti senza troppo affanno (per la serie “da cosa nasce cosa…”). Una volta trovato il metodo migliore, le riflessioni spuntano da sole, spesso ci sorprendiamo della limpidezza di ciò che riusciamo a pensare, nel nostro piccolo ci pervade uno sprizzo d’orgoglio e soddisfazione. Come seconda chicca video, vi segnaliamo il testo della canzone de Le Vibrazioni “Parlo col vento”, di cui abbiamo arrangiato un video-testo:
Ozio non significa non fare un cazzo. Significa bensì utilizzare una parte del tuo tempo libero, l’intervallo di lavoro, un pomeriggio anonimo o tutti i minuti che hai a disposizione, nel cercare di osservare tutto ciò che ti circonda, nel provare tutte le sensazioni, le più banali, quali il freddo, il caldo, l’umido o il secco, sentirlo sulla propria pelle e cercare di capire le sensazioni che provocano. Oziando puoi osservare
il cielo celeste del giorno o quello nero della notte. In entrambi i casi non sarai mai abbastanza cosciente che c’è solo il vuoto e di quanto esso sia profondo;
le nuvole, bianche o nere che siano, in tutte le loro forme compatte o evanescenti. Chiediti quanto sono realmente alte, grandi e dense;
il Sole rosso e perfettamente rotondo del tramonto, o ancora meglio quello dell’alba, che forse non hai mai visto;
la Luna piena, magari quando si ingrandisce sull’orizzonte. L’ultimo spicchio a forma di “C” prima della luna nuova o il primo a forma di “D” dopo di essa sono sempre meglio di qualsiasi dipinto;
le stelle che ornano il cielo. Se sei in un posto totalmente buio, non perderti la Via Lattea… Se il cielo è davvero limpido, la vedrai come una pennellata d’oro bianco, e puoi vedere a occhio nudo perfino i satelliti artificiali che, lenti, ruotano attorno alla Terra. Nessun commento renderà giustizia alla meraviglia delle stelle cadenti;
la pioggia che cade: senti il rumore che fa, la sensazione della goccia che ti bagna, e guarda controluce la sua direzione perpendicolare od obliqua. Chissà quante tonnellate ne cadono in 10 minuti solo nella tua città;
il bagliore di un fulmine, seguito dal fracasso rimbombante del tuono. La sensazione è unica quando tutto ciò si verifica a 300 metri da te: quando sei in casa ti senti protetto, ma se sei in campagna o in veranda è come assistere ad un concerto in prima fila;
la neve,senza peso, che quando arriva non ti dice mai niente, con la sua silenziosissima discrezione, e che illuminata dal sole ti acceca con il suo bianco unico;
la grandine, semplici pezzi di ghiaccio grossi come semi di limone o come palle da tennis… pensa come avranno fatto a rimanere in balìa delle correnti nel cielo, pesanti come sono;
il vento che ti sfiora la pelle, che crea le onde sui prati verdi, quello che ti passa implacabile dentro la testa e ti scompiglia i capelli, quello che accarezza gli alberi e quello che fischiando ti fa notare lo spiffero della finestra;
il mare dei cavalloni da 10 metri, quello piatto come una tavola, e quello che ti fa sentire l’infrangersi dell’onda sul bagnasciuga; se vai in spiaggia alle 5 di mattina, il silenzio domina e lo scroscio è assordante. Osservane anche i colori: niente come il mare ha così tante sfumature di blu;
una cascata con la sua dinamicità perpetua;
un fiume nel suo scorrere apparentemente lento e pigro; quanti chilometri ha percorso quel ramo che galleggia e quanti ancora ne dovrà fare;
il vastissimo mondo degli animali: la camminata silenziosa e guardinga di un gatto, il volo irregolare e fragile di una farfalla, una coccinella che sale lungo uno stelo d’erba, gli scattanti cambi di direzione di un pesce, il batter d’ali di un uccello… Sono innumerevoli. Vedrai con nuovi occhi che ognuno di essi ha un proprio stile inconfondibile di comportarsi e di muoversi… Ascolta i versi che fanno, osserva i colori che hanno… Seguirli con lo sguardo è sempre qualcosa di prezioso e di cui, come per tutto, non ce ne rendiamo mai conto;
l’altrettanto vasto mondo degli alberi e delle piante, alti o bassi, dalle foglie larghe o strette, con tutte le sfumature di verde, belli da vedere. I profumi unici del mondo vengono da loro, dai loro fiori e dalla resina che fuoriesce dai tronchi. Odora tutto ciò che hai sotto tiro: ti saranno trasmesse infinite sensazioni;
la varietà dei paesaggi. In montagna, in pianura, nelle valli, in collina, al mare. Gli abbinamenti degli elementi e dei colori è sempre irripetibile. Il sole giallo che tinge col suo colore il mare o i ghiacciai, gli alberi con le rocce, la terra con il cielo… Ascolta l’instancabile frinire delle cicale o quello dei grilli. Guarda la scia che lascia un aereo e ricordati che lassù ci sono delle persone per te dalle dimensioni microscopiche che viaggiano a 800km/h;
i vulcani, gli uragani e i terremoti, nella loro imprevedibilità unica, come nella loro spietata potenza distruttiva. Non fanno mai distinzioni tra buoni e cattivi, o tra bello e brutto… Nonostante ciò, ne siamo sempre attratti…
Oziando puoi vedere tutto questo e, credimi, tante altre cose belle e a cui spesso non diamo importanza. Osserva, osserva, e ancora osserva! Chiediti come si è creata una data cosa… L’impotenza di sapere ti pervaderà, ma il suo inaspettato fascino si farà strada…
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Una risposta a Elogio dell’ozio e della sensibilità umana

  1. barbara ha detto:

    grazie, vi seguirò

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