I concetti di vita e ozio. E il senso della vita

In questo articolo ho il piacere di raccontarvi una situazione particolare che mi è capitata, in cui la visione di un Paese troppo idealizzata, e quindi epurata dalle imperfezioni, trova le sue conseguenze più radicali, e forse leggermente azzardate. Parto citando una peculiarità, il “DOLCE FAR NIENTE”: è uno stile di vita spesso appioppato agli autoctoni di Paesi come Italia o Spagna… la pennichella, la siesta, il bar, il mare, la mancanza della fretta. Dall’estero, capita di vedere quest’ozio come un dono dato dal clima meraviglioso che, in un modo o nell’altro, funge da elisir universale, come se ci fosse un mago che fa scomparire le cose negative, rendendo la realtà una dimensione dove il negativo non esiste affatto. Questa è la premessa per cui, utopisticamente, molti sognano di vivere in Italia o Spagna. Ma nella realtà sappiamo che non tutto va bene: semplificando, credo che facciamo “solo” quello che ci va per cercare di arrivare più in “alto” possibile, ma alla fine accettiamo la vita per come viene e si tira avanti.
Bene. Ecco quest’incontro del terzo tipo. A Febbraio una scuola mi ha affidato delle lezioni individuali con una ragazza, che per convenzione chiameremo Kripstak. Il suo livello B2 di italiano era già mediamente acquisito e voleva giusto consolidarlo e mantenerlo in pratica. In questi casi si lavora soprattutto sulla conversazione (filmati, articoli, vita quotidiana, ecc.), da cui poi nascono gli spunti per lavorare sulla grammatica, il lessico e altro. Ma naturalmente la prima cosa che si fa è conoscersi. Kripstak ha 24 anni, è stata studentessa Erasmus a Trieste e sta terminando gli studi di Scienze Europee. Man mano che si parlava, si manifestava sempre di più la radicalità del suo modo di pensare, del suo modo di agire e del suo modo di progettare il futuro. Detta in soldoni, non sopporta più il clima e la vita polacca, e il suo piano è di trasferirsi nei prossimi mesi in Italia o in Spagna (tanto che frequenta queste lezioni individuali di italiano con me, più un corso intensivo per imparare lo spagnolo). Nel Paese di approdo vorrebbe fare degli studi specialistici (non si sa ancora bene di cosa) mantenendosi per i primi tempi con lavoretti come cameriera… E col tempo, pensa lei, si apriranno delle strade… Il momento clou è arrivato quando le ho chiesto perché è così decisa in questo: la risposta è stata emblematica… Il clima che c’è è fantastico, fa sempre caldo e c’è sempre il sole; inoltre puoi permetterti di goderti la vita sempre, proprio grazie al sole e al clima… Beh, non vi nascondo la curiosità sempre crescente con cui ho seguito il tema, e non l’ho nascosto neanche a lei, visto che le ho fatto presente alcune cose: la Spagna ha il tasso di disoccupazione tra i più alti d’Europa tanto che alcuni miei amici spagnoli non riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro; l’Italia ha una disoccupazione sempre in crescita e inoltre la sostenibilità del sistema-Paese è praticamente pari a zero (in Europa cavalchiamo ormai costantemente nelle retrovie); la Polonia, al contrario, ha un’economia un po’ più dinamica e può dare qualche possibilità in più. E ancora, la prima prova concreta dei tre punti appena citati è l’immigrazione in Polonia di ragazzi spagnoli, portoghesi e italiani (ma anche di altre nazionalità); e la seconda prova è che ora perfino alcuni profughi e clandestini del Maghreb e del Medio Oriente iniziano a considerare come punto d’arrivo non più l’Italia ma la Francia o la Germania. Ovviamente le ho precisato che tutto ciò non era un suggerimento a cambiare i suoi progetti. Dopotutto, se non ci prova adesso che è giovane, sarebbe più arduo farlo in un secondo momento. Le ho detto che con un po’ di fortuna tutto è possibile, che molto dipende dal settore in cui vorrebbe lavorare, e che se ha qualcosa di concreto in ballo, sicuramente vale la pena provarci. Più che altro, ci tenevo a dirle delle cose di cui con tutta probabilità non era a conoscenza, e magari ricordarle che un conto è vivere in un posto come studente Erasmus o in vacanza, dove tutto è rose e fiori, e un altra cosa è il vivere la vita di ogni giorno, il potersi mantenere. All’inizio, i miei allerta non sembravano aver frenato la sua determinazione, ed era infatti intenzionata ad andare dapprima in Italia, per poi optare per la Spagna. Ma agli inizi di Aprile mi ha confidato che una sua amica è tornata in Polonia proprio dalla Spagna, e indovinate perché… perché in mesi e mesi di ricerca non aveva trovato uno straccio di lavoro decente, e anche i suoi amici spagnoli erano in grande difficoltà! Ma Kripstak non si arrende. A fine Maggio partirà con un’amica per uno stage di tre mesi a Bilbao… e poi, chi lo sa. Insomma, è una telenovela senza tregua… Vedremo prossimamente come si evolverà… ci siamo scambiati gli indirizzi e-mail 🙂
La mitica Kripstak mi ha stimolato anche per quanto concerne il tema dell’ozio. Sempre all’interno delle nostre conversazioni, abbiamo accennato al capitolo degli hobby, e lei ha detto di non avere nessun hobby, soprattutto perché non ha tempo. E fin qui, a prima vista, niente di scandaloso: ha studiato per gli ultimi due esami, sta scrivendo la sua tesi di laurea e sta facendo questi corsi di lingua in vista dei suoi piani futuri. Ma mi ha sorpreso quando ha sostenuto che non vede gli hobby come una cosa molto costruttiva, anzi. E ha chiuso in bellezza dicendo che trova stupido avere dei momenti di tempo per rilassarsi e non fare niente. Che dire… magari si sarà espressa in modo un po’ troppo categorico, senza soppesare le parole… o può anche darsi che avrò capito male io… Ma se la pensa davvero così, stiamo messi male. Certo, alcuni stili di oziare sono senza ombra di dubbio deleteri. Noi italiani riconosciamo facilmente l’abitudine di molti di guardare le trasmissioni trash che la TV rifila, nel giocare alla Playstation o nell’essere per ore parcheggiati nel baretto con gli amici a leggere la Gazzetta dello Sport (grossolane generalizzazioni, ovvio)… Su questo io mi ritroverei pure concorde con le parole di Kripstak: solo tempo sprecato. Ma, come dicevo, la riflessione scaturita da questo input è stata davvero inaspettata e affascinante, e nei giorni scorsi mi sentivo voglioso di andare oltre e affrontare a modo mio il tema. Ci sarebbero da dedicargli pagine e pagine, avrei potuto anche mettermi d’impegno, ma ho preferito tendere al sintetico – il che non renderà mai giustizia adeguata – con una sorta di elogio dell’ozio, della sensibilità umana e del senso della vita a cui dedicherò il prossimo intervento nel blog. Preparatevi psicologicamente…
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Una risposta a I concetti di vita e ozio. E il senso della vita

  1. tonedeaf1 ha detto:

    Anche tu sei preda dei luoghi comuni…quelli dell’italiano all’estero…c’è questo senso di inferiorità e di dileggio-il caso Berlusconi è un patente esempio della tua scarsa italianità e del tuo nullo rispetto delle istituzioni…quello che vorrei esporti è quasi una summa di quello che, anche in passato, hai detto ed esposto e quello che ci hai fornito è, francamente, vergognoso…anche io sono stato all’estero e ci ritornerò…se dovessi dirti di due episodi spiacevolissimi che mi sono capitati in Polonia grazie al dipinto-finto-che fanno i giornali e che voi ribattete come megafoni…il discorso sarebbe troppo lungo ed attiene al servilismo italico per il centro europa e le sue folli politiche…preferiresti tu farti spelare da uno stato ingordo del tuo sangue, quello che hai e quello che non hai ancora o sviluppare le tue capacità di guadagno e talento personali?…ecco il male italiano è questo; c’è gente che non vuole lo stato tra le palle ed una rettorica che ci vorrebbe ligi, controllati, pecore da tosare….è questo in atto da venti anni in Italia…c’è molto di più quindi in campo..il rigore è frenore…se la seconda economia del mondo libero-il Giappone, ogni giorno, droga di capitali la propria e la economia mondiale mettendo e battendo yen, ogni giorno, per un volume quasi pari al PIL annuo italiano, vuol dire che c’è una risposta efficace…diversa dal merkelismo che è kohlismo ecc…cosa c’entra? C’entra perché la nostra crisi economica è frutto di tenismo dei conti -inutili-per raggiungere un pareggio che non si raggiunge mai perché ci si impoverisce-e di immensa sfiducia di tutti gli operatori…il dovere, x voi, all’estero, è quello di documentarvi-seriamente-non presso le repubbliche ecc…tutti servi di capitani di indistria legati a quegli ambienti europei rigoristi e di fornire dell’Italia non una immagine stracciona e boccassiniana del nostro paese, in cui si esprimono giudizi moraleggianti e non criteri e prove di colpevolezza penale….descrivi questo alla tua giovine discente eppoi lasciala libera di frangersi il grugno vicino al muro della vita,che la colpirà duro anche nel vostro paradiso teutonico…che presto finirà…saluti

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