Siamo tutti insegnanti? (L’arte di arrangiarsi all’estero)

E’ interessante descrivere e sviluppare i concetti relativi alle tematiche che si scelgono di volta in volta. Oltre al piacere che si avrà già fra alcuni anni nel rileggere questi articoli, della serie “verba volant, scripta manent”, c’è il piacere di parlare di cose su cui magari si sa poco, di far conoscere ad un polacco qualcosa dell’Italia e ad un italiano qualcosa della Polonia. C’è il fatto che scrivere apre la mente, ti fa riflettere sul senso stesso dei concetti e delle parole. Questo blog è accessibile volutamente a tutti, e se i lettori in generale lo pubblicizzassero ad amici e conoscenti, mi farebbe solo piacere. Però questo comporta anche un effetto collaterale a cui ogni tanto penso: chissà se qualcuno un giorno userà (o già usa) qualche pezzo per fare qualche lezione di italiano o per scrivere qualche libro… Nel secondo caso potrebbe scattare una denuncia, ma nel primo caso… è più difficile 😀
Mi è venuta quest’introduzione un po’ strana per parlare proprio di lezioni di italiano. In Polonia, almeno nelle città medio-grandi, c’è una certa voglia di imparare una lingua straniera, a volte anche più di una. Sinceramente non so se noi italiani siamo meglio o peggio in quanto a motivazione, ma è cosa assodata che il poliglottismo è quasi un tabù, e lo stereotipo dell’italiano che non imbrocca una frase decente in inglese e la cui pronuncia è ancora più indecente è fondamentalmente comprovato. Devo anche dare a Cesare quel che è di Cesare, e osservare che noi italiani siamo comunque dei nativi bilingue, dal momento che, oltre all’italiano, conosciamo anche il nostro dialetto regionale. Anzi, forse siamo più che bilingue, visto che possiamo capire e riprodurre anche qualche altro dialetto esterno al nostro. Ma oltre a questo, posso solo martufellizzare la conclusione e dire che “di più nin zo”. Cercando invece di fare una panoramica sulla Polonia, non nego di aver mai incontrato persone che parlano esclusivamente la loro lingua (mi arrangio spesso con il mio polacco laboriosamente masticato), ma credo che non siano pochi i polacchi – e soprattutto le polacche – desiderosi di acquisire lo spagnolo piuttosto che l’italiano, il portoghese, il francese, o l’inaffondabile inglese, e quindi non è rarissimo trovare qualcuno che parla non una, ma due lingue straniere – se non tre.
Di conseguenza, è facile dedurre che questo settore comprendente tutte le lingue citate prima conosce una sua fertilità. Per quanto riguarda l’italiano, a Varsavia ci sono almeno due strutture blasonate: l’ICE (Istituto per il Commercio Estero, facente capo allo stato italiano) e l’IIC (Istituto Italiano di Cultura), che organizzano tra le altre cose anche corsi di lingua italiana (ma non consideriamo qui la qualità degli stessi). C’è l’associazione “Italiani in Polonia”, che organizza eventi di vario tipo, inclusi gli inevitabili corsi di italiano. Alla stessa stregua, è facile adocchiare per le strade della città scuole private di lingua che nascono e si riproducono, grazie anche ad una risorsa, i fondi europei, che costituisce un’inseminazione artificiale perfetta. Ovviamente ci sono attività che riescono ad avere più successo e a funzionare, presumibilmente per la loro efficacia, altre un po’ meno. Ma dal momento che, come disse Henry Ford, “la pubblicità è l’anima del commercio”, l’importante è far passare un certo tipo di messaggio per vendere, vendere e vendere (a dirla tutta, anche il nostro istinto italico ci aiuta tantissimo). Ed è seguendo questa filosofia che alcune persone promuovono la loro attività definendola come una “scuola di lingue”, un “istituto di cultura” o cose di questo genere, quando in realtà hanno la dimensione di piccole attività in proprio, e reclutando al massimo (e forse neanche) un paio di insegnanti nel caso non riuscissero a fare tutto da soli.
Quest’ultimo pensiero mi dà il “la” per descrivere un’altra via per i polacchi di imparare una lingua: le lezioni private, quelle sottobanco… quelle “aumm’ aumma’“… Sono infatti tanti gli annunci di insegnanti di italiano che si possono trovare su internet o nelle università. Partendo dagli insegnanti polacchi, e ricordandoci dell’italiano come una lingua e una cultura per cui le donne vanno pazze, va da sé che la maggior parte degli insegnanti sono ragazze che studiano o hanno studiato la facoltà di italianistica. Ma non sono delle mosche bianche i native speaker, questa volta più uomini che donne. E il vero punto che vorrei toccare è una breve riflessione su questi native speaker italiani. Chi sono? Perché insegnano? Intitolerei questo paragrafo “Insegnanti o sedicenti tali”. L’emigrazione è spesso sinonimo di spirito d’arrangiamento, specie nei primi periodi, e partendo proprio dalla presa di coscienza della popolarità di lingua e cultura italiane, non sono pochi quelli che si improvvisano consulenti, insegnanti o lettori di italiano. Dico questo perché ho osservato e continuo ad osservare anche senza volerlo questo fenomeno divertente di ragazzi e persone che hanno studiato ingegneria, giurisprudenza, scienze della comunicazione, informatica, ecc. e che inseriscono annunci di lezioni di italiano o consulenze varie. Ora, d’accordo che ci si deve arrangiare in qualche modo, ma mi domando quanti di loro conoscano davvero la linguistica e la grammatica italiana (che non è delle più facili… chi ha studiato latino lo sa, e il livello di difficoltà è quello), e di conseguenza mi immagino come possano svolgersi queste lezioni… E inoltre, dovreste vedere certi annunci…, solo a leggerli fanno venire in mente quella voce impostata da pubblicità reclamizzante, o le parodie degli spot della Lidl che facevano la Gialappa’s. Ve ne incollo in originale uno, estremo, in rappresentanza di molti:
Ciao,
Vuoi perfezionare il tuo italiano?
Ti offro la possibilità di avere delle conversazioni, a Varsavia, con un madrelingua su qualsiasi argomento, non solo pasta pizza ed espresso.
Se sei interessato non esitare a chiamarmi.
Un capolavoro, e scritto proprio in italiano. Vorrei concludere con una nota sull’argomento blog. Su internet ci sono alcuni siti italiani dedicati alla Polonia. Si tratta di siti di informazione, e perlopiù di blog creati con passione da ragazzi e pieni di articoli sulla storia, la cultura e i posti che caratterizzano questa nazione misconosciuta. Premetto che ovviamente non ho voluto copiare l’idea di nessuno 🙂 ma semplicemente fare una cosa che mi piaceva a prescindere da eventuali critiche gratuite (quelle fondate per fortuna non le ho mai ricevute finora). Del resto, era prevedibile che non fossi il primo a fare una roba del genere. Detto questo, posso esternare la mia soddisfazione personale per aver ricevuto nel corso del tempo complimenti di vario tipo per la mia passione e per i contenuti. Infine, un’ultima chicca sul tema delle “promozioni”: quella di un ragazzo di Wrocław, che ha reclamizzato il suo recente blog sulla Polonia con uno stravagante messaggio. Anche qui c’è un po’ da divertirsi:
Sbarcato a Wrocław una gelida mattina del lontano dicembre 2008.
Sono trascorsi più di due anni. Ormai non è più possibile tacere.
Se continuassi così, pensereste che si tratta dell’ennesimo episodio di Saw o di Hostel.
Invece no. (Quasi) ogni giorno live da Piazza Solny, il Vostro italiano a Wrocław Vi svelerà poco per volta i segreti della città che mi ha gentilmente adottato.
Oltre a sfoderare tanto astrattismo, questo ragazzo non ha dosato il suo “poco per volta” che prometteva, tanto che ha creato il suo blog il 7 Febbraio, ci ha scritto qualche pensiero praticamente due volte al giorno, ed ha interrotto la sua ispirazione il 13 Febbraio, per poi dare solo un paio di semplici segni di vita a Marzo. Poi, il nulla…. bah, gioventù scapigliata…
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Una risposta a Siamo tutti insegnanti? (L’arte di arrangiarsi all’estero)

  1. unitalianoawroclaw ha detto:

    UnItalianoaWroclaw

    E’ ora che Tu corregga quanto scritto sopra.

    Grazie.

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