L’Italia per un polacco: stereotipi(?)

Dopo diversi articoli tra serio e faceto su argomenti di vario tipo, non abbiamo ancora affrontato in maniera organica il tema degli stereotipi sulle popolazioni italiana e polacca, e della possibilità che essi possano essere fondati su cose reali. E’ ora di iniziare a farlo. Avendo una decente conoscenza di entrambe le civiltà, ne discorreremo nel nostro piccolo, descrivendo cosa un popolo vede da lontano e sfatando i miti più arcigni. Divideremo la trattazione in due articoli, e in questo che state leggendo ora ci soffermeremo su come un polacco medio vede l’Italia in quell’orizzonte meridionale per loro sfocato e remoto, aldilà dei monti della bassa Slesia, della Slovacchia e dell’Austria. Gli elementi da citare sono tanti e vari, ed è difficile fare una classifica. Ogni elemento è primo a pari merito. Vediamoli insieme, ma non prima di gustarci questo divertente video sugli stereotipi (molti dei quali un po’ veri) attribuiti a noi italiani.
IL CLIMA: è sicuramente uno degli elementi che ci caratterizza di più. Si dice che in Italia c’è sempre il sole e fa sempre caldo. A onor del vero diciamo che, in confronto a certi grigiori della Polonia, lo stereotipo è ben comprensibile e ha un relativo fondamento. Ma è vero anche che se si va a Nord dell’Appennino Tosco-Emiliano il clima è più di tipo continentale e non così lontano da quello mitteleuropeo. Inoltre, misteriosamente non si considerano mai alluvioni e siccità che, non meno del resto del mondo, colpiscono ora una, ora un’altra regione italiana. E’ anche doveroso, infine, ricordare che sono famose agli appassionati di sci, snowboard e montagne le meravigliose Alpi, sebbene lì siamo in comproprietà con Francia, Austria, Svizzera e Slovenia. Con il prosieguo della lettura si vedrà curiosamente come molti stereotipi si riferiscano a elementi tipici più dell’Italia centro-meridionale che di quella settentrionale. In altre parole, quello che rende famosa l’Italia nel mondo è più la cultura del Centro-Sud, mentre il Nord riveste un ruolo piuttosto marginale. E’ una peculiarità che abbiamo appena riscontrato in un’occasione e che si ripeterà ancora.
LA MAFIA: non poteva mancare la nostra prima fonte di ricchezza, la prima industria italiana, esportata in tutto il mondo, e di cui nessuno ci ruberà mai la paternità. I polacchi, come tutti gli stranieri, hanno un’idea molto schematizzata della mafia come di un’organizzazione, una classe di persone che chiede ed ottiene quello che vuole, e che spara se qualcuno osa opporre resistenza. Vedono nella mafia un qualcosa di estremamente diffuso, al punto che molti credono che un po’ tutti gli italiani abbiano immancabilmente un “amico” o un contatto di quelli poco raccomandabili. Alcuni vedono nel concetto di mafia perfino un modo di agire, di fare, che si può vedere nel comportamento quotidiano degli italiani stessi. E’ lo stereotipo portato all’estremo: gli italiani sono tutti un po’ mafiosi. Naturalmente non è vero. La mafia è sì un’organizzazione importante, ma la sua struttura è più complessa di quanto si creda. Intanto, le sparatorie che si verificano hanno come protagonisti soprattutto i clan adibiti allo spaccio della droga, all’estorsione e alla prostituzione, e non hanno quell’enfasi “western” spesso conclamata dal cinema americano. Inoltre questa potremmo considerarla solo la mafia di primo livello. Poi c’è una mafia di secondo livello, quella dei “colletti bianchi”, che si infila come una piovra nei posti più angusti, impervi ed inaspettati come appalti pubblici, sanità, politica, concorsi… e proprio come una piovra, una volta aggrappata quella posizione, non la molla più. A costo di uccidere, o di essere uccisi. Infine, molti stranieri che non sono mai stati in Italia non sanno che esistono varie denominazioni della mafia, a seconda delle regioni in cui si trova: “Cosa Nostra” in Sicilia, la “‘ndrangheta” in Calabria, la “Camorra” in Campania e la “Sacra Corona Unita” in Puglia.
IL CIBO: altro baluardo vincente dell’Italia. La cucina italiana viene ritenuta a buona ragione la migliore del mondo, la più ricca in varietà di piatti e sapori. Non a caso i ristoranti italiani sparsi per il mondo sono numerosi. Il loro infinito apprezzamento per cose a noi semplici come la mozzarella, la carne, i formaggi e così via ci fa rivalutare quello che mangiamo ogni giorno nel Belpaese. E lo stesso vale per gli innumerevoli modi in cui combiniamo diversi ingredienti tutti buonissimi per creare una sorta di superpiatti invincibili: oltre alla regina pizza, ci sono lasagne, parmigiana di melanzane, pasta ai frutti di mare, gnocchi, tiramisù… solo per citarne alcuni tra i più popolari. E dove sono gli stereotipi? Ne abbiamo rilevati soprattutto tre, di cui i primi due hanno un loro fondo di verità: il primo è che noi italiani mangiamo sempre pasta. E infatti se eliminassimo la pasta dalla nostra dieta personale, soffriremmo tutti di un lieve principio di anoressia. Il secondo è che beviamo tutti caffè. Anche questo è vero, e una situazione insolita spesso vissuta dal sottoscritto lo conferma: essendo io una mosca bianca che non beve caffè, succede che con i conoscenti polacchi in una caffetteria ci si chieda cosa bere, e al momento della mia inaspettata rivelazione, lo shock è forte, tutti mi guardano straniti, mi accusano di non essere un vero italiano o di essere un traditore della patria… Per evitare il possibile linciaggio, preciso che vado pazzo per l’aroma del caffè appena macinato o appena fatto, ma che non sento tuttavia l’esigenza di berlo. Fine dell’aneddoto. Il terzo stereotipo infine è degno di tale nome: molti danno per scontato, forse inconsapevolmente, che gli italiani sappiano fare la pizza. Questo è lo stereotipo da estirpare a tutti i costi, ognuno di noi conosce almeno un nostro compatriota che non sa fare neanche l’uovo al tegamino…
LA MUSICA: altro pezzo di Italia. Si parte dai classici Pavarotti e Bocelli ai pop Zucchero, Laura Pausini ed Eros Ramazzotti. Ma il mattone pesante da digerire è qualcosa che abbiamo già visto nell’articolo sulla musica italiana all’estero, ovvero che artisti per noi demodé come Albano, Drupi, Umberto Tozzi, Toto Cutugno e compagnia bella qui sono eterni miti, sono LA musica italiana. E quindi cantanti come Lucio Battisti, Claudio Baglioni, Vasco Rossi, Giorgia, Ligabue, Negramaro, Elisa, Tiziano Ferro, e via discorrendo non sono conosciuti in Polonia, seppure oggi in Italia siano loro ad essere apprezzati sulla piazza musicale nostrana.
LA CULTURA E IL TURISMO: l’Italia è legittimamente considerata uno dei Paesi con più storia e cultura al mondo. Ma è anche vero che all’estero non si conosce bene la storia della penisola, e si sa molto poco della letteratura italiana. Il più conosciuto per “sentito nominare” probabilmente è Dante, con alcune tracce di Manzoni, Pasolini, e tra i contemporanei, si può vedere qualcosa di Andrea Camilleri, Giorgio Faletti, Mario Puzo, Tiziano Terzani e (tenetevi forte perché è un attentato alla letteratura) Federico Moccia(!). Si sa qualcosina in più, invece, delle opere d’arte come gli affreschi e le sculture che si possono ammirare grazie a Leonardo, Michelangelo, Donatello o Tiziano. E la vera causa per cui siamo l’attrazione degli stranieri di tutto il mondo (intrecciamo quindi la cultura con IL TURISMO), è costituita, oltre che dai paesaggi naturali invidiabili e su cui non c’è niente da ridire, proprio dagli innumerevoli monumenti e opere sparsi in tutto lo stivale. Su tutto questo, niente di eccezionale. Lo stereotipo – o forse dovremmo parlare di superficiale semplificazione o di ignoranza, in senso etimologico, si intende – è più evidente allorché si associa la bellezza dell’Italia esclusivamente con i soliti Colosseo, Toscana, Venezia, Garda, Sicilia e Sardegna. Noi sappiamo bene che l’Italia è tantissimo altro, da Verona a Como, dalle Cinque Terre a Perugia, dal Salento al Gargano, dalle Marche all’Abruzzo e fino a Napoli. E c’è di più: ogni città e ogni paese, anche piccolo, ha un suo centro storico con la sua storia da raccontare, e chi si organizza un viaggio capillare su più tappe se ne rende conto. Chi ha invitato un amico/a o ragazzo/a polacco in Italia ricorderà sicuramente il loro stupore di questa loro nuova scoperta. A noi che scriviamo piace paragonare l’Italia ad una sorta di Stati Uniti: ogni regione è uno stato a sé, caratteristico nella sua storia, nella sua cultura, nel cibo che si mangia e nel modo di pensare le cose. Probabilmente l’Italia è, più delle altre, una nazione piuttosto sconosciuta anche a chi ci abita da sempre.
LA FAMIGLIA E IL CALCIO: qui entriamo più decisamente in ciò che si pensa non tanto dell’Italia, quanto degli italiani. Un aspetto tipico riconosciuto agli italiani è l’attaccamento alla FAMIGLIA. Come da classico stereotipo, è vero solo in parte. Da un lato perché non tutti gli italiani hanno il cordone ombelicale attaccato a vita, e dall’altro lato perché, ammesso che fosse vero, non siamo i soli ad esserlo. E’ pur vero d’altronde che per una certa percentuale di italiani il solo pensiero di staccarsi dal proprio nido per vivere altrove fa venire la sudarella, alle gentildonne come ai signori uomini. In particolare, il maschio italiano è popolare per essere un tremendo “mammone”, e la cosa è talmente nota che molti stranieri conoscono proprio questa parola. Del resto, frasi come “La mamma è sempre la mamma”, “Di mamma ce n’è una sola” e “Son tutte belle le mamme del mondo” parlano da sole. La famiglia, quindi, è sacra, intoccabile, inviolabile. O quasi. E’ risaputo infatti che in Italia si va pazzi per il CALCIO. Prendiamo subito i due stereotipi che vedono da una parte tutti gli italiani, ma tutti tutti, bravi a giocare a pallone, e dall’altra tutti gli italiani, ma tutti tutti, che ne sono profondamente appassionati: ci spiace sgretolarli entrambi, ma non è vero. C’è gente a cui non importa una beneamata mazza di questi 22 ragazzotti in mutande che inseguono una palla che rotola. Ma per il resto c’è da dire che è tutto vero: parliamo di calcio come se fossimo noi in prima persona a giocare e lo consideriamo come una vera e propria fede, quasi al di sopra, appunto, della famiglia e del lavoro. Tifare una squadra è una cosa pressoché normale e scontata, senza la quale si può essere accusati delle infamie peggiori (è un’iperbole ovviamente…).
LO STILE DI VITA: L’italiano medio viene immaginato come qualcuno che è sempre felice, allegro e che vuole divertirsi, e c’è anche una causa che spiegherebbe questo approccio alla vita: il sole. Beh, carina come storia, no? A dir la verità, non possiamo darle tutti i torti. Vivere in un posto dove il tempo è spesso brutto e grigio può influenzare, alla lunga e in parte, la psicologia delle persone. Del resto noi italiani abbiamo un po’ lo stesso film in testa quando confrontiamo il Nord Italia invaso dalla nebbia e il Sud Italia dove splende sempre il sole: anche qui non è esattamente così, ma qualche differenza Nord-Sud c’è. Quindi diciamo pure che lo stereotipo è vero in parte, a livello intra- e inter- nazionale. Altre peculiarità popolari attribuite agli italiani: siamo lenti, non siamo puntuali, abbiamo poca voglia di lavorare, e prendiamo tutto molto alla leggera. Anche qui confermiamo la grossolanità di queste credenze, e vediamo come queste derivino curiosamente dall’immaginario che noi indigeni diamo a nostra volta all’Italia del Sud piuttosto che a quella del Nord, rinomata invece per essere un’area laboriosa e dinamica. Su queste tematiche ci sarebbe tanto da disquisire, ma ci limiteremo solo a fornire un brevissimo spunto di riflessione sul lavoro: si tratta di una lunga storia di distribuzione di industrie, trasferite e concentrate nel tempo dal Sud al Nord, che ha causato e causa ancora il trasferimento di molti meridionali verso il Nord per lavorare. Di conseguenza è insensato dire che un meridionale, in quanto tale, non lavora (o per rovesciamento, che un settentrionale, in quanto tale, lavora sempre 14 ore al giorno), e comunque non è un discorso limitato all’opposizione meridionale-settentrionale in sé, ma c’è molto altro di cui tenere conto. Nonostante ciò, non possiamo negare che siamo molto bravi a trovare il tempo per il sacrosanto “dolce far niente”… (come tutti, del resto).
IL DIVERTIMENTO, LE RAGAZZE E GLI UOMINI: eccoci nell’ultima parte del nostro trattato, e partiamo dal DIVERTIMENTO. A tutti i popoli latini, quindi noi inclusi, viene riconosciuto il continuo organizzare e partecipare a serate da divertimento e ballo non-stop. Mettiamo dentro un cassetto tutto il caos che sta venendo fuori in Italia con un famoso politico italiano il cui cognome inizia per B, e pensiamo a quella filosofia del divertimento che rientra sotto parametri più nella norma. Molto merito deve essere dato non alle serate in sé, ma a quello che c’è dentro: il genere musicale, il cocktail, la sangria, lo spirito del divertimento… Tutte cose che bene o male l’estero ha importato. Inoltre si può constatare come Rimini, patria delle discoteche a non finire, sia una meta ben conosciuta qui in Polonia. Insomma, uno stereotipo che ha i suoi buoni perché. Altro logo made in Italy è quello dell’UOMO latino. L’italiano è visto particolarmente bene dalle donne di un po’ tutto il Centro-Est dell’Europa. I capelli neri e gli occhi scuri fanno strage di cuori (e tirano fuori tutto l’epicureismo del caso); evidentemente si preferisce non prendere in considerazione gli esemplari brutti, ma brutti, che deambulano in Italia. Oltre al fisico c’è anche il lato caratteriale, con quel modo di presentarsi e quel modo di essere simpatici, accomodanti e romantici che fa partire nella mente femminile quel film di maschio perfetto che dista invece anni-luce dalla realtà. In tutti questi casi si può parlare di stereotipi belli e buoni. Infatti siamo dei fuoriclasse tali che non sono rari incontri tra una donna che sogna il suo principe azzurro e un uomo che è bravissimo a regalare mari e monti e a promettere la Luna, salvo poi far scadere la qualità appena si è stufato. Per non parlare delle vacanze organizzate dai maschietti con l’intento specifico di “combinare” qualcosa… Speriamo solo che il testosterone italico che ha appena letto queste righe sommarie non si galvanizzi da questa breve panoramica appena affrontata e non si senta motivato a fare del turismo sessuale (di cui accenneremo qualcosa nel prossimo articolo). E per finire, le DONNE italiane. Qui siamo più o meno nella stessa situazione dei maschietti: per la Polonia le donne italiane sono bellissime, occhi scuri e capelli lunghi e neri dicono tanto, e lo “spirito latino” che caratterizza qualsiasi essere vivente nato in Italia fa il resto nell’immaginazione dei cinici uomini polacchi. Ma anche in questo frangente non si possono contare le donne che se la tirano in una maniera spaventosa, e le numerose “anfore” che popolano lo stivale. Quindi anche qui, stereotipi nella norma.
Nel prossimo articolo tratteremo grossomodo le stesse tematiche ma a ruoli inversi: gli stereotipi italiani verso la Polonia.
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9 risposte a L’Italia per un polacco: stereotipi(?)

  1. doroti ha detto:

    Allora aspetto impazientemente il tuo prossimo articolo sugli stereotipi italiani verso la Polonia:)
    Ti saluto!
    Dorota

  2. italiano ha detto:

    il solito razzista anti italiano snob…che spara a zero sul suo paese per sembrare chic…che tristezza….

    • Flavio D'Amato ha detto:

      Non vedo quali “sparate a zero” ci siano (specie in questo articolo), quindi sarei curioso di saperlo. Scorrendo gli articoli del blog, possono esserci delle osservazioni – cosa diversa dalle “sparate” – sull’Italia come sulla Polonia, e le faccio non sulle nazioni in sé ma su alcune cose che ci sono dentro, e le faccio con cognizione di causa, non gratuitamente come i tuoi complimenti. Sono un italiano, FIERO di esserlo, ma senza le fette di prosciutto sugli occhi :).

      • Andrea ha detto:

        Ho 43 anni.. sono sposato con una polacca da 15 anni.. frequento la Polonia da 23 anni.. e confermo TUTTO. A moge powiedziec ? .. Polki sa najlepsze Kobiety na swiecie.. niente a che vedere con le italiane tutte gnè gnè .. livello culturale che la maggior parte delle italiote neppure se lo sogna.. classe e cura di sè ANCHE DOPO SPOSATE.. e non è poco.. belle e brutte in Polonia ? ..in Italia conosco ragazze che se la tirano come supergnocche che in Polonia non assumerebbero neppure a fare il benzinaio.. con tutto il rispetto.. e poi le italiane dicono che ” le straniere sono tutte pu…ne.. soprattutto quelle dell’est” ..hahha ma per piacere… tenetevi come Dio comanda anche dopo aver trovato l’uomo con la bmw dei sogni.. e poi, forse, potete pure dire la vostra.. che tristezza.
        ..e parlo con cognizione di causa fidatevi.. non è vero CHE TUTTO IL MONDO E’ PAESE.. questa è una bella scusa ..del tipo mal comune mezzo gaudio. Stronzate. Chi non batte chiodo qua in Italia lo batte ancora meno in Polonia credetemi 😉 papapp.. un saluto. 🙂

        • Opinionilibere ha detto:

          Credo che dovrebbe parlare la tua donna di Polonia. Quello è parlare con cognizione di causa. Quello che traspare qui è una persona arrabbiata perchè probabilmente non “gliel’hanno data” le italiane, si é trovato la straniera, se l’è sposata e anzichè viversi la sua vita in tranquillità dice che l’uva è acerba ( probabilmente avrai una donna bellissima che stai offendendo in modo indiretto). A questo punto io mi farei la domanda: non è che sono io inadeguato per le donne italiane e magari alcuni miei tratti caratteriali sono apprezzati in Polonia?
          Vivi e lascia vivere.

      • Opinionilibere ha detto:

        Partendo dal presupposto che sparate non mi sembra ce ne siano, seppure non sono “la legge”. Credo che è un po’ da permalosi rispondere solo a chi non apprezza per cercare di metterlo a tacere o trattarlo come da uno che non capisce nulla.
        Io lo reputo un bell’articolo. Questo commento è un po’ meno bello, a mio parere.

  3. LorenzoMan ha detto:

    Presto partirò per una breve vacanza in Polonia. Siccome non mi piace andare in un Paese senza averne letto ed imparato qualcosa, ho girovagato per vari blogs e forum. Di stupidaggini ne ho lette davvero tante. Questo articolo, invece, mi sembra realista ed equilibrato, quindi mi vado subito a leggere il prossimo…

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