Il fantastico mondo della musica italiana all’estero (I ediz)

Oggi vorremmo deliziarvi con un argomento per cui dapprima provavamo un’allegra curiosità, ma che poi ci ha messo su un senso di sgomento, di sconforto, di irrealtà, e un sorriso stile paresi, con un gusto a metà tra il grottesco e l’assurdo totale. Tema dell’articolo: la musica italiana all’estero. In particolare, trovandosi a Varsavia, è piuttosto facile essere informati sulla realtà dell’Europa Centro-Orientale (parafrasando Manzoni, “da Leningrado ai Balcani, dagli Urali al Reno”), di cui vi forniremo il relativo resoconto… è davvero da non perdere.
Partiamo innanzitutto da una breve panoramica sulla musica italiana generalmente più popolare in questa parte d’Europa, e con grande perplessità scopriamo che sono perennemente sulla cresta dell’onda canzoni e personaggi del calibro di Drupi, Ricchi e Poveri, Toto Cutugno, Albano e Romina, Umberto Tozzi, Pupo, Laura Pausini, Eros Ramazzotti, o singoli come “Volare”, “Azzurro”, “Caruso”, “O’ sole mio” e altri ancora. E’ vero, bisogna ammettere che è difficile sparare a zero su canzoni come queste, che in un modo o nell’altro rappresentano una sorta di inni non ufficiali dell’Italia, ed in effetti è più facile sentirne emotivamente il valore simbolico se si vive all’estero. Ma non bisogna neanche esagerare con l’idolatria: personalmente non posso esimermi dall’accennarvi questa chicca che ha come protagonista una giovane studentessa universitaria che sul suo profilo del network polacco Goldenline ha ritenuto opportuno compilare lo spazio riservato alla professione con la scritta (in polacco) “sono stata interprete di Drupi!!!”, e preciso che i tre punti esclamativi non sono opera mia, ma dell’autrice stessa… Beh, sono cose che fanno riflettere, no? D’altro canto, artisti popolarissimi in Italia sono degli emeriti sconosciuti ad un cittadino medio polacco, e interpreti vari come Vasco Rossi, Jovanotti, Tiziano Ferro, Ligabue, Biagio Antonacci, Lucio Battisti, Claudio Baglioni, Giorgia, Lucio Dalla, Nek, Elisa, Cesare Cremonini, eccetera eccetera eccetera (non sembra, ma sono molti i cantautori degni di tale nome operanti nella nostra madrepatria) sono conosciuti solo da chi in qualche modo ha o ha avuto rapporti più ravvicinati con l’Italia (magari conosce qualcuno o ci ha soggiornato).
Ma il tema di questo discorso ha anche una sua sfumatura estremamente interessante (interessante come osservare sadicamente quegli esperimenti scientifici sui criceti): la sfumatura è costituita da sedicenti cantanti che in realtà sono dei veri e propri prodotti di cartone esteri, e solo per il fatto di essere emigrati italiani, vengono spacciati o si spacciano come artisti originali a tutto tondo. Ci sarebbe molto da ridire, sia sull’originalità, sia sul semplice fatto di essere “artisti”. Vediamo perché. In primis, vi racconto l’input, che è arrivato come un fulmine a ciel sereno durante un gradevole pranzo domenicale polacco di inizio Febbraio. L’evento procedeva piacevolmente con delle delizie che andavano dal salmone all’insalata, dal caviale ai carciofini sott’olio, da una squisita zuppa di patate e verdure fino alla torta, e il tutto accompagnato da un altrettanto rilassante sottofondo musicale. Ma arrivati alla fine del ricco pranzo, ecco il fulmine inaspettato, l’ascolto improvviso di un misterioso e preoccupante brano mixato. Lo sconforto cresceva quando, dopo un primo momento di vuoto mentale, mi rendevo conto che la lingua del brano era l’italiano! Questo “ritardo” nel riconoscere la mia lingua madre mi disorientava un po’, rendendo però la faccenda più curiosa. Tutto è stato risolto dopo pochi secondi, quando si è scoperto che il misterioso cantante era tale Francesco Napoli. Questo nome mi ha riportato di colpo al 2006, quando nell’ipermercato Tesco di Rzeszòw avevo adocchiato nel reparto musica un cd con in copertina un faccione sorridente ed una scritta tricolore “Francesco Napoli”. Avevo archiviato la cosa come un disgraziato che aveva inventato un nome d’arte (ma efficace per gli stranieri) e cantava quattro note per mettersi in saccoccia qualche spicciolo. Orbene, brevi ma fruttuose ricerche hanno confermato il fenomeno che andiamo qui ad esporre brevemente: ci sono in giro per il mondo individui che si improvvisano cantanti puntando tutto sugli stereotipi dell’italiano, amplificandoli e distorcendoli scriteriatamente davanti al mondo. E come? Il più delle volte con un look da tipico fighetto (camicie con colletto enorme, occhiali da sole, bigiotteria varia, sguardi ammiccanti); in termini prettamente musicali, invece, non solo mediante pezzi propri, spesso discutibili, ma soprattutto con canzoni anni ’80 totalmente fuori moda. In conclusione: semi-dilettanti allo sbaraglio in pieno stile “La Corrida”. www.orrorea33giri.com (la denominazione del sito è sintomatica!) ci ha concesso amichevolmente alcune sue recensioni. Lasciamo a voi trarre le dovute considerazioni su quattro pseudoartisti da brividi, e dite se non abbiamo tutti il sacrosanto diritto di sognare un futuro da star internazionali.
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FRANCESCO NAPOLI (fonte): Per la cronaca, non è un nome d’arte. Ma come, non l’avete mai sentito nominare prima? Beh, la cosa non è preoccupante.
Questo musicista campano è emigrato in giovane età in terra germanica a cercare fortuna, ed a quanto pare sembra aver scoperto il classico uovo di Colombo, cioè dare al pubblico tedesco quello che voleva: una versione stereotipata, zuccherosa e kitch dell’Italia vista attraverso le sue canzoni più famose rispolverate in un megamix dance da quattro soldi ed interpretata da un menestrello madrelingua.
Come sempre la raffinatezza paga ed il pubblico teutonico a fine anni ’80 è letteralmente impazzito per questa porcheria (che ha avuto un discreto riscontro anche in Italia), facendo diventare Francesco Napoli un idolo da invitare in qualsiasi infima trasmissione televisiva, finendo sempre a cantare il suo tormentone (gustatevi questa trascinante apparizione in cui pare scappato da qualche circo bulgaro).
“Balla.. Balla!” è tutto quello che NON si vorrebbe far conoscere all’estero dell’Italia, musica terribile che impesta ancora oggi tanti ristoranti italiani all’estero. Il brano consiste in un delirante intro (“Balla”) che recita:
È una musica speciale
con un ritmo eccezionale
di successi strepitosi, balla dai.
È un ritorno ai vecchi tempi
con una produzione “in”,
balla insieme a me.
Seguito da innumerevoli spezzoni tratti da grandi successi nazionalpopolari: “Come Prima”, “Quando Calienta el Sol”, “Pregherò”, “Una Lacrima Sul Viso”, “Che Sarà”, “Azzurro”, “Volare”, “Quando Quando”, “O Sole Mio” e “Ciao Ciao Bambina”; una specie di karaoke degli orrori per intrattenere i turisti stranieri (tedeschi o americani che siano) mentre mangiano un bel piatto di “spagetti bolennese”.
Se tutto ciò non bastasse il nostro idolo ha avuto la malsana idea di riproporre per altre tre volte questa trovata (o bravata?), rispettivamente con “Balla.. Balla vol. 2” nel 1988, “Balla balla vol. 3” nel 1990 e “Balla 2000” nell’anno del giubileo. Di lui non ho ulteriori notizie.
ANDRE’ ZAPPA (fonte): Il mitico André ovviamente non ha niente a che vedere col più famoso chitarrista Frank. Per i 54 italiani che abitano in Lituania (non sto scherzando, potrei quasi salutarli tutti per nome) non deve essere un bel periodo da qualche anno a questa parte, da quando Andrè ha cominciato ad impestare radio e TV della piccola repubblica baltica con il suo kitch-dance-pop latino.
Andrè, nato come Andrea in quel di Lecce nel 1976, invece di farsi gli affaracci suoi e continuare a cantare nei bar della riviera pugliese, nel 2001 parte verso l’Est Europa per cercare di fare alcune date in qualche piano bar reinterpretando i classici del pop italiano anni ’80 (le uniche canzoni italiane che conoscono in quelle zone). Una volta raggiunta la bella Vilnius, invece di ubriacarsi di Švyturys (ottima birra locale che raccomando a tutti), decide di continuare a canticchiare; purtroppo un produttore russo decide di scommettere su di lui e nel 2003 gli fa incidere l’orripilante singolo “Mes negalime” (“Vivere spensierati”) che ottiene subito un enorme successo nonostante si tratti di un indescrivibile pastrocchio di pop lituano (che come quello russo deriva dalle marcette militari e dalle polka) con un arrangiamento house.
L’anno successivo bissa il successo in terra lituana con il nuovo singolo “Amore Ciao” cantato in italo-lituano che vede spostare le coordinate sonore verso un pop-dance latino dai sinistri tocchi gipsykingeschi e, come se non bastasse, nel videoclip girato per l’occasione Andrè sfoggia un “pregevole” tasso di tamarragine italo-trash davvero invidiabile; grazie ad un pessimo remix ad opera dei M@D il brano conquista ampi consensi anche in Germania (i soliti buongustai) ed in tutto l’Est Europa, Russia compresa (la versione in russo pare abbia scalato le classifiche in Bielorussia).
Nel 2005, dopo aver portato rogna alla nazionale lituana di basket in occasione dei campionati europei con l’inno scritto per l’occasione, intitolato “Fortuna”, viene notato da Jerry Calà che lo scrittura per la colonna sonora del suo film “Vita Smeralda” con il brano estivo “Esta es la vida” (un finto brano latino-americano per sagre di paese cantato in uno scolastico inglese).
Nel 2006 finalmente esce il suo primo album (pubblicato per la veneta Moove Records) che riesce ad andare oltre ogni peggiore aspettativa. Cosa si salva di questo disco? Davvero difficile dirlo. La musica mischia dance, musica latina, arrangiamenti da pianobar, pop lituano ed immancabili richiami al Belpaese con testi in lituano, italiano, spagnolo ed inglese creando un sound davvero grottesco. Oltre a contenere le sue precedenti hit, il CD ci regala vagonate di musica fatiscente con veri e propri tuffi nell’orrido, degni forse dei peggiori momenti della storia dell’Eurofestival, come ad esempio “Mambo Lituania”, versione lituana del classico del folk italiano (“Ehi mambo, mambo Italiano / no no no, mambo Lituania” – no comment!), o ancora la lituanizzazione di “Calma E Sangue Freddo” di Luca Dirisio (già penosa di per sé) che diventa “Man reikia saulės” e soprattutto “Tu mano fortūna” una sconcertante rilettura della pessima “Rewind” di Vasco Rossi.
Per lanciare il disco è stato realizzato anche un videoclip per “Ciao bella”, premiato come migliore dell’anno ai Lituanian Video Awards 2006, nonostante in realtà sia una minchiata colossale (non oso pensare come fossero gli altri video in gara se questo ha vinto).
Inutile dire che il nostro, baciato da questa fortuna improvvisa, è rimasto con i piedi per terra e per dimostrarlo ha chiamato a Vilnius Jessy Malò (si, proprio quello di “Mai Dire TV”) come sosia di Michael Jackson spacciandolo per l’originale e recentemente ha anche intentato una causa per plagio a Jennifer Lopez e ai suoi autori colpevoli, a suo dire, di aver rubato il ritornello del suo nuovo brano “Melody Maker” (qui potete ascoltare le due versioni a confronto, abbastanza differenti a mio modo di vedere). Siamo tutti impazienti di scoprire cosa combinerà ancora questo tamarro d’esportazione.
MARCO BOCCHINO (fonte): E abbiamo detto tutto… Chi??? Mai sento nominare? Trattasi di un altro frutto della cultura melodica tricolore esportato con (discreto) successo all’estero, in questa occasione la Polonia.
Nato a Savona, ma cresciuto in Toscana, il nostro si è trasferito nell’ex stato comunista nel 1997 a suo dire “per salvare una relazione”; nonostante non sia riuscito nel suo intento, ha trovato però la strada del successo, nonostante non fosse né bello, né bravo, ma solo perché incarnava gli stereotipi del fascino italiano con tanto di chitarra ed innocue canzoncine melodiche.
Il suo primo disco “Balanga Italiana” è la cartina tornasole delle capacità artistiche di Marco: melodicissimo pop scolastico, infarcito da linee melodiche scritte, nella migliore delle ipotesi, canticchiando sotto la doccia (“Ma Chi Sei”, “Nel Tuo Cassetto”, “Non L’Hai Capito Che T’Amo”), arrangiamenti al sapor di karaoke (“Tak Jak Polacy” è scandalosa) e testi che raramente riescono ad andare oltre a cose come “cuore / amore”; quando cerca di inventarsi qualcosa di diverso saltano fuori cose come Ancora Un’Ora, dove il nostro ci regala passaggi memorabili:
Sai che siamo insieme sai
ti vedo sempre più bella
non te l’ho detto mai,
quel profumo di buone maniere
questi sorrisi che fai per piacere
e quel magico grande sedere.
Sento già
che sei la mia metà,
il mio cuore che batte
che segna la realtà
ma tu dimmi che senti lo stesso
e che apprezzi il vestito che ho messo
vorrei tanto parlare di sesso.
(QP&I) E ancora: “Insieme da tanto tempo ormai, ed io mi chiedo ogni tanto perché non me la dai…”
Oppure cose ancora peggiori come l’atroce “Quinta Canzone”, delirante brano multitraccia a cappella, dove il nostro pensa bene di fare il simpaticone, giocando a fare il fratello sfigato di Ciro dei Neri Per Caso (ed è tutto dire).
Nonostante ci troviamo di fronte ad un album ignobile, il pubblico locale ha apprezzato, anche grazie alla presenza in diverse trasmissioni televisive, tanto da incidere nel 2008 un nuovo singolo di successo “Su Quel Giornale” incoronandolo definitivamente “re della rima baciata”.
Le ultime notizie riportano la sua partecipazione alle preselezioni polacche per l’Eurovision 2009 piazzandosi secondo con il brano “All My Life” cantato in duetto con Ola Szwed; anche se la canzone è cantata prevalentemente in inglese, la sua capacità espressiva non riesce ad andare oltre ad un insistente quanto fastidioso “I give all my life, just hold me tight”, giusto per non smentirsi. Del brano è stato girato anche un videoclip (irrintracciabile sul web) da guardare con una certa cautela. Si narra una leggenda secondo cui, durante un’intervista, si è potuto udire questo scambio di battute:                       – QUAL E` IL TUO POSTO PREFERITO AL MONDO?
Nelle braccia di mia mamma
– E IL TUO PIATTO PREFERITO?
Tutto ciò che cucina la mamma
…NO COMMENT!
A quanto descritto finora, aggiungiamo una hit in cui il nostro Bocchino limita i danni facendo da featuring al rapper Teka in “Dawałaś mi“. Tra i diversi look sfoggiati, uno splendido giaccone a mo’ di pelle di mucca, come a dire: “Guardate che pure io me so vesti’ come 50cent e Eminem, anzi, so’ pure mejo!”
CARLO CORI (fonte): Se vi chiedessero qual è il rocker italiano più famoso in coro, rispondereste Vasco Rossi (sic!), ma al di fuori dei patri confini l’ex DJ di Zocca non è nessuno, visto che dal Baltico alla Russia riecheggia un solo nome: Carlo Cori.
Chi è costui? Carlo è il figlio di Ruggero Cori del quartetto di Marino Marini, che seguendo le orme del padre si è dato al bel canto o meglio al “rock targato Italia” (o così crede); dopo aver inciso un primo album assieme a Patrizia Fanfani (nipote dell’allora capo del governo Italiano), come un novello Mosè ricevette dal Dio della TV (Mike Bongiorno) un telegatto (nel 1983 per l’album “Innamorati” inciso per un etichetta svedese) e da Vasco Rossi (dopo due giorni di visita spirituale a Zocca) una chitarra elettrica (in realtà era una batteria, ma la chitarra fa più r’n’r) affidandogli la missione di diffondere la musica del diavolo presso quelle popolazioni di infedeli che si estendevano ad Est del Reno.
Carlo, a questo punto, cambia barbiere e comincia a sfoderare una chioma lungocrinita da vero rocker (siamo a metà anni ’90) incidendo il suo primo grande successo internazionale “Posto di Blocco” (dedicato alle polizie di tutta Europa che continuamente lo fermano per perquisirlo, e realizza anche un delirante videoclip con il permesso del Ministero degli Interni). Grazie al successo del disco in Germania, Russia e nei paesi del Baltico il nostro, con la sua band, i Rock Circus, poté effettuare concerti trionfali di fronte a decine di migliaia di fan diffondendo la buona novella del “sesso, spaghetti e rock’n’roll” (cit.).
Nonostante nel Belpaese di lui si cominci a parlare anche in TV come ambasciatore della musica italiana nel mondo (su “Target”, “Tempi Moderni” e “Mazzi Tuoi” del sacerdote senza vergogna Don Mazzi da cui viene addirittura intervistato), i suoi due dischi successivi “Ti Spacco In 2 Come Una Mela Acerba” (no comment!) e “Uomini” si rivelano assolutamente fallimentari, facendolo ripiegare sul mercato straniero.
Nell’Agosto 2006 organizza e presenta a Jurmala (Riga) in Lettonia, un format TV intitolato “Figli delle Stelle” invitando grossi nomi come della canzone e dello spettacolo tra cui Al Bano e il figlio Yari Carrisi (!?!), Franco Nero e il figlio Carlo Gabriel, Irene Fornaciari (sì, proprio la figlia di Zucchero), i Righeira, Sabrina Salerno e Alan Sorrenti (preso a nolo dal qualche museo egizio) con i quali intona come gran finale della manifestazione “Nel Blu Dipinto di Blu”. Forte di questo successo, nel 2007 pubblica la sua ultima fatica, edita anche in Italia grazie alla lungimiranza della Interbeat, che raccoglie 10 nuove canzoni ed un remake di “Sognatori” tratta dall’album omonimo inciso per la Duck Records ma mai pubblicato. Sin dall’incipit, un palese riff-tributo ad una certa “Smoke on the Water”, ci si accorge che, pur un po’ imbolsito dall’età, Carlo Cori è rimasto il vecchio e ruspante rocker di sempre, con l’atteggiamento da Vasco-wannabe che racconta storie quotidiane, quasi autobiografiche, in maniera teneramente naif come potrebbe fare il vostro zio rocker che indossa ancora quei ridicoli giubbotti di pelle con le frange (in ogni famiglia c’è uno zio così). Tutto il disco è un tripudio di sonorità da stantio stadio-rock anni ’80 come “Insieme a Te Sto Bene”, “Cosa C’è”, “Kain Problem”, “Salvatore” e “Sognatori”, un sentito tributo a Vasco Rossi con testo da scuola elementare con cose tipo “Di Vasco ce n’è uno tutti gli altri fan 31!” per il quale è stato girato anche un videoclip (ancora una volta ai limiti della demenzialità); questa ammirazione per il Blasco si traduce, però, in ammiccamenti veramente troppo espliciti, come in “Che Noia”, “Un’Altra Storia” e soprattutto nella ballade finale “Non Mi Va”.
“Biondo, occhi azzurri, capelli lunghi color oro, faccia pulita, fisico prestante, paracadutista scelto, rocker on the road, ma soprattutto voce roca, sensuale, rubacuori europeo, colleziona Rolex, adora le Porsche, con le donne è in missione per dare amore” (direttamente dal suo sito ufficiale) questo è il Vasco dell’Est che mezza Europa ci invidia mentre l’Italia non lo apprezza. Se volete farvi del male, passate dalle parti di Riga e guardate i manifesti perché potreste avere l’onore di assistere ad un suo mega concerto.
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13 risposte a Il fantastico mondo della musica italiana all’estero (I ediz)

  1. Evita ha detto:

    flavio….eccezionale!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!se ti può confortare pure qui in Corsica Umberto Tozzi va da paura e anche un certo Davide…così senza cognome:)…perciò appelliamoci a Beppe Junior….forse avrà una carriera internazionale pure lui:da Casalabate alla Thailandia!!!!!!un bacione beddhru…
    ps.chi è sta Karolina??? 🙂

    • angelo ha detto:

      chi è questo stronzo che si permette di giudicare Francesco Napoli o chi esso sia a me non interessa però ripeto quello stronzo chi è? comunque F.Napoli è uno di quelli che non ruba e dignitosamente e con capacità artistiche guadagna soldi all’estero. In Italia contrariamente molti stranieri vengono a delinquere,gli diamo casa 30euro al giorno e occupano case abusivamente.Mi voglio solo” congratulare”,ripeto,con quello stronzo.Tengo a precisare che pure io vivo all’estero e non parlerei mai male dei miei fratelli specialmente se sanno vivere nel giusto,con decoro dignità,capacità e professionalità.HAI CAPITO STRONZO

  2. doroti ha detto:

    Ciao,
    Il tuo blog e’ proprio affascinante!Bravo!
    E grazie di avermi nominato:)
    Drupi ha una voce che fa un’impressione molto forte.

    continua a scrivere,ti raccomando!

    Doroti

  3. Marco Bocchino ha detto:

    Caro Flavio
    complimenti per aver copiato tutto cio` che riguarda me, (e credo anche tutto il resto dell`articolo, ma non ho controllato), dalla pagina internet:

    http://www.orrorea33giri.com/2009/03/marco-bocchino-balanga-italiana-2004.html

    Se sono fiero di essere stato citato in quel sito, e ho pubblicato la mia soddisfazione nei commenti sottostanti quell`articolo, non sono certo fiero di essere stato citato da te, dato che quel che scrivi non e` tuo e non hai citato neanche la fonte.

    Insomma, sei un ladruncolo.
    E il fatto che tu viva in Polonia come me, aggrava la tua situazione.
    Il tuo articolo e` velato anche un alone di frustrazione, dato che ho saputo dalla persona che per caso mi ha mostrato questo link che suoni la chitarra.
    Insomma, un bel fiasco.

    Ti auguro tanti successi, sinceramente, non ho niente contro di te, e lo conferma il fatto che ti scriva queste cose, perche` il mio commento puo` solo aiutarti a capire che sbagli e forse ti portera` a cambiare e a scegliere la direzione giusta.
    Ma stento a credere che ne otterrai di successi, di quelli in cui avverti la vera soddisfazione, se non cambierai metodo.

    Marco Bocchino

    • Flavio D'Amato ha detto:

      Ciao Marco,
      ti ringrazio per l’onore di questo tuo contatto. Mi spiace per te, ma a vedere da ciò che scrivi, l’unica cosa che mi regali è un sorriso, perché mi sa che il frustrato sei tu. Ti spiego velocemente i motivi:
      – La fonte l’ho ben citata nell’articolo (alla fine del terzo paragrafo), ma evidentemente o non sai leggere o disturbi le persone senza neanche sapere di cosa parli.
      – Ti voglio anche dare corda: mettiamo che io non abbia citato la fonte. Non sei tu l’autore dell’articolo su orrorea33giri, quindi puoi spiegarmi tu cosa c’entri?
      – Il tuo doppiopesismo tra il sito originale e il mio parla da sé in quanto ad insensatezza. In altre parole, in base a che cosa te la sei presa: perché ho copiato un articolo? E quindi? E per di più, sei fiero di essere stato citato dal sito che è nominato sintomaticamente “ORRORE a 33 giri”…Bravo chi ti capisce.
      – Pensa che la persona che ti ha mostrato quest’articolo pensava di fare una cosa simpatica (e conosce bene l’approccio goliardico di quell’articolo). Non si sarebbe mai aspettata una reazione negativa da parte tua… Altro bell’indizio che forse qualcosa di illogico in questo c’è, no? Chiuso il capitolo “fonti”.
      – Capitolo “contenuti”: l’articolo ha un approccio palesemente goliardico, proprio come nella fonte originale. La tua reazione permalosa è un altro indizio che o non sai leggere o dipende dall’umore che hai in quei momenti o non so cosa… bah…
      – La chitarra è solo un mio hobby, un passatempo, come la bici, la lettura o la scrittura. Spero tu sappia cosa significhino le parole “passatempo” e “hobby”. Per definizione un hobby non può essere frustrante. Anche qui, mi giudichi senza sapere.
      Ci sarebbero poi delle mie domande su cose curiosissime, come “In base a che cosa il mio soggiorno in Polonia aggrava la situazione? La tua è una minaccia?”, oppure “Di quale fiasco parli, di quale successo mancato parli? Non mi conosci, e per il blog il mio unico obiettivo è solo il divertimento di scrivere (anche qui un indizio di frustrazione da parte tua? Chi lo sa…)”. E poi il tuo intervento è una contraddizione in sé, perché in teoria tu, “vip” ti sei impuntato sul blog di un signor nessuno quale io sono. Questo può voler dire o che io non sono poi un signor nessuno, o che tu in fondo in fondo non sei poi così “vip”… te lo immagini un cantante, anche solo di successo medio, che risponde a tutti i commenti o gli articoli negativi che gli vengono scritti?… Ma su tutto questo non voglio nessuna risposta e nessuna replica, perché non perdo tempo con una nube di aria fritta come te che giudica a sproposito.
      Infine, sostieni che la conclusione del tuo commento è pregna di benevolenza… Io aggiungerei anche “bassamente ipocrita”: se veramente tu non avessi niente contro di me, avresti scritto una e-mail privata, e invece hai commentato pubblicamente… forse con il basso intento di farmi fare una magra figura? Forse te la sei presa perché credi che il blog sia popolare e seguito da migliaia di persone al giorno? A prescindere da tutto ciò, bada bene, caro Marco, che un giorno fa ti ho risposto privatamente. E sai perché? Perché si fa così. SIGNORI SI NASCE, caro Marco, e dalla tua arroganza pare che tu non lo nacqui (vuoi anche qui la citazione della fonte?). Ma dal momento che mi hai replicato volendo una risposta pubblica, eccoti servito (giusto come ciliegina sulla tua ridicolosità).
      Spero che ti abbia chiarito l’intera situazione. Se al contrario non ti metti l’anima in pace….pazienza…. si vede che nella tua vita non hai molto da fare se non molestare gli altri.
      Saluti

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  6. Ran ha detto:

    Mi inserisco, molto in ritardo (quasi di ben 3 anni), solo per dire alcune cose che, personalmente e artisticamente , mi stanno a cuore e mi sembra giusto puntualizzare, per il bene della musica. Sono un cantante professionista da dieci anni (con titoli di studio nel settore, produzioni discografiche, insegnamento, direzione di coro etc…, non che nella musica serva per forza avere un pezzo di carta per essere bravi musicisti, inteso…). L’anno scorso mi sono recato in Brasile a cantare per qualche concerto organizzato direttamente dall’Italia. Anch’io ho potuto constatare che, come diceva Flavio, al’estero sono apprezzati stili e cantanti italiani che forse qui spesso ignoriamo. E chi mastica musica rimane spesso negativamente sorpreso dalla “apparente “bassa qualità”…ma vorrei spezzare una lancia a favore dei nostri emigrati all’estero : molti italiani in Italia hanno lo stereotipo della musica inglese e americana (o brasiliana e latino-americana), e sono quindi poco avvezzi sia ad ascoltare la musica napoletana o comunque “popolare”, (e che invece, aggiungo, dovremmo conoscere alla perfezione perchè l’abbiamo inventata noi, anche solo per rispetto verso i nostri antenati o di conoscenza delle nostre radici).
    Non solo, spesso si ha un’avversione verso la musica italiana “popolare”. E allora si vanno ad ascoltare band di musica dance anni ’70, o tributi a ‘tizio’ e ‘caio’ (non cito, ma nella maggior parte dei casi si tratta di grandi artisti che copiano sostanzialmente sonorità inglesi rifacendole in italiano-con bellissimi testi, bisogna ammetterlo- ), non rendendosi conto che, per lo più, l’italia musicalmente vive del riflesso scopiazzato delle nazioni anglofone.
    Che piacciano molto non c’è dubbio, ma sarebbe triste e sinceramente anti-italiano rinnegare tutto quel repertorio che invece, piaccia o non piaccia, abbiamo inventato noi : la musica napoletana, la neo-melodica anni ’60, la dance anni ’90.
    Ma ecco degli esempi : se andiamo a sentire una band che suona anni ’70 in Italia, ci aspettiamo di sentire “celebration”, “hotstuff”, “YMCA”….(ignorando il resto)
    se andiamo a sentire una band che fa repertorio latino ci aspettiamo di sentire “aquarela do brasil” o “pererè”.
    Se andiamo a sentire una band che fa Rhythm and blues, ci aspettiamo come minimo qualcosa dei i Blues Brothers o di James Brown.
    Ma chiediamoci questo : non siamo forse anche noi alla ricerca di brani per lo più stra-conosciuti,stra-semplici (apparentemente) e stra-inflazionati? Non abbiamo anche noi forse una visione un pò vecchia e sciatta della musica estera tanto da apprezzare sempre le stesse cose?
    Non trattiamo spesso anche noi gli artisti di queste band come mezzi-idoli?
    In Italia abbiamo il paradiso delle tributeBAND, che, dopo le band di liscio sono le band con più pubblico nei locali.
    Ossia noi preferiamo andare a vedere dei tizi che scimmiottano altri tizi più famosi che a loro volta scimmiottano tizi anglofoni ben più famosi.
    Parliamo infine del Liscio, altra grande tradizione italiana (mischiata con quella germanica e balcanica) : le sale da ballo sono piene di persone che vanno a ballare liscio, e sapete che la maggior parte delle band….suona in playback??? Ma il bello è che se durante la serata chiedi a qualcuno, quasi nessuno sembra accorgersi che sta ballando su un disco mentre 10 o 12 persone sul palco fanno finta di suonare….E allora?

    E allora io preferisco l’emigrato che si fa un “c” così a :
    -lasciare l’italia per provare a fare DAVVERO musica in un altro paese.
    -ricerca, studia e s’informa su cosa piace agli stranieri dell’Italia
    -adatta la propria arte a ciò che piace all’estero.(ma cosa pensate, che tutti gli italiani emigrati che cantano ‘o sole mio’ siano degli sfigati approfittatori?? Non avete mai pensato che magari sono bravissimi professionisti che hanno esperienza e repertorio alle spalle che però hanno deciso di non fare la fame e di avere più considerazione cantando all’estero??? Non siate superficiali su questo.)-E’ però vero che ci sono personaggi “particolari”

    Per concludere (scusate l’enfasi ma essendo il mio mestiere sento particolarmente l’argomento) :
    la musica è impegno, emozionale e celebrale, della mente, del cuore, dell’anima e del corpo. Ognuno ha differenti livelli, non qualitativi, ma caratteriali, tutto qua. Il rispetto non va solo a chi fa musica, ma a tutte quelle persone a cui quella musica piace.
    Io posso dire che Vasco Rossi non mi piace e che a volte è un pò troppo superficiale per i miei gusti, ma non posso dire che è un pagliaccio o che è uno che vale niente, perchè oltre a offendere lui, offenderei 10 milioni di persone che lo ascoltano e che spendono centinaia di euro per vederlo ai concerti. Anzi, la domanda che mi pongo è : ma se a dieci milioni, a cento a anche solo a una persona piace un artista, tanto da comprarlo, idolatrarlo, o semplicemente ascoltarlo, ma chi sono io per biasimare entrambi(artista e pubblico)????

    Ciao

    • Alessandro ha detto:

      Bell’intervento.
      Secondo me, pero’, falli su un punto:
      L’articolo di questo blog (che vedo per la prima volta oggi) e’ chiaramente ironico.
      Non da giudizi, ride di qualcosa che, obbiettivamente, fa ridere ad un italiano emigrato nell’era di internet.
      Nessuno dice che questa gente guadagni disonestamente.
      Semplicemente fa ridere il fatto che nello stivaletto nessuno li conosce.
      La stessa risata l’ho fatta quando ho visto la voce di Michel Moran su pl.wikipedia.org.
      Questo cuoco francese non ha una voce nella wikipedia francese… Non significa che sia disonesto o che non sappia cucinare, ma fa sorridere che al suo paese non lo conosce nessuno al di fuori della sua famiglia e dei suoi amici.

  7. TONY ha detto:

    scusate chiedo aiuto a voi in quanto sono nuovo,
    dovrei fare una serata di musica dance in un pub di Varsavia non sono ne un cantante ne un musicista ma un discreto Dj…..gradirei avere informazioni sulla musica che piace ballare ai polacchi dance commerciale anni 70 80…LATINO BALLI DI GRUPPO
    grazie per eventuali informazioni che mi invierete,
    Tony

  8. Pingback: Novembre 2011: resoconto del giorno tipo | Qui Polonia & Italia™

  9. denaromy ha detto:

    Che misero personaggio frustrato deve essere quello che scrive. Si stupisce perché cantautori del “calibro” di Vasco Rossi o altri che piacciono solo agli italiani non hanno successo all’estero. Beh fatti una domanda e datti una risposta. Critichi i gusti di polacchi e tedeschi, dici che è quello che vogliono dell’Italia, bè forse quello che gli italiani ritengono un prodotto di “alta qualità” all’estero non piace. Fattene una ragione. Le imitazioni di generi anglosassoni in salsa italiana sono più ridicoli di quelli che cercano di proporre un genere più autentico. Come se gli inglesi dovessero vergognarsi perché vanno ancora in giro i Rollling Stones e hanno più successo dei nuovi gruppi. Questo articolo è solo un cumulo di sciocchezze e dettate chiaramente dall’invidia.

    • Totalmente concorde sulla ridicolaggine delle “imitazioni di generi anglosassoni in salsa italiana”.
      Per il resto c’è un po’ di confusione nei pensieri, con una bizzarra equivalenza tra il successo all’estero e la qualità musicale di un prodotto. La realtà è un po’ più complessa e nel commento non traspare la consapevolezza di ciò. Inoltre non si dimostra cognizione della differenza tra frustrazione e semplice goliardia.
      Saluti da un invidioso e frustrato articolista 😀

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