La visita a Toruń: e il pensiero vola a Giuseppe

Ho trascorso il terzo weekend di questo Settembre 2010 meteorologicamente pazzo in una ridente città della Polonia Occidentale chiamata Toruń. La dimensione polacca mi ha portato finora a vivere cinque mesi a Rzeszòw, a visitare località come Łańcut, Krakòw (dove successivamente ci ho vissuto per altri tre mesi), Krynica Gòrska (dove ho sciato per la prima volta), Wrocław, Poznań, Katowice, Warszawa (dove vivo attualmente da ormai un anno) e il trio balneare di Puck, Władisławowo e Hel. E ora posso aggiungere anche Toruń.
Che cosa c’entra Toruń con il mio carissimo amico Giuseppe (non scrivo il cognome, se no si arrabbia)? Lo spiegherò a tempo debito. Andiamo con ordine e facciamo un po’ di divulgazione culturale: città di circa 200.000 abitanti e luogo natìo di Niccolò Copernico (Mikołaj Kopernik) Toruń è stata sotto il dominio tedesco durante la seconda guerra mondiale, e il centro storico presenta un’architettura di stile prevalentemente gotico, alla stessa stregua di altre città ex-tedesche come Wrocław. Quindi, il giudizio è positivo senz’altro. Purtroppo un paio di passeggiate di alcune ore non consentono un approfondimento ulteriore di quest’argomento, ma nel complesso è una città molto tranquilla, a dispetto del numero di abitanti, e inoltre c’è una curiosità: in passato ho trovato il Vistola prima a Krakòw e poi a Warszawa; e ora me lo sono ritrovato anche in questa gita fuoriporta. Il Vistola è ovunque. Chiusa la parentesi. Si deduce però che la città è tagliata in due. La deduzione è esatta, con il particolare che le due parti non sono simmetriche, ma la prima è costituita dallo zoccolo duro della città (centro storico, università, zona nuova, ecc.), e la seconda è costituita da una boschiva zona periferica e dalla stazione ferroviaria. So tutto questo perché ovviamente sono arrivato lì in treno. E ora aggiungiamo il dettaglio finale: a collegare le due sponde della città c’è solo un ponte! Non vi dico quindi la coda di macchine che c’era, visto che erano le 13.30, ora di punta. Ci è parso più saggio, e infatti lo è stato, fare una scarpinata di mezz’ora piuttosto che aspettare un autobus che ad ogni modo avrebbe viaggiato a passo d’uomo. Vi allego qui una foto autentica di fiume, ponte e città appena descritti.
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Altro particolare divertente è che lungo la traversata e all’interno del centro storico, il caso ci ha fatto imbattere in una serie di persone un po’ “fuori di melone”: uno che parla da solo, un altro che si muove in modo strano, un altro ancora che esce da un palazzo sproloquiando a gogò (in polacco è splendidamente caratteristico) e sfogandosi con un suo compare, un santone che in pieno centro predica non so quale milionesima interpretazione della Bibbia, e cosi via… insomma, mi hanno richiamato senza indugio alcuno i classici personaggi di paese. Direte voi, forse è questo il punto d’incontro con la memoria del mio caro amico Giuseppe Al… oh! Che sbadatello, stavo per dire il cognome… chissà come mi avrebbe menato. Comunque, dicevo… no, non è questo il motivo. Ma proseguiamo con la divulgazione culturale. Come accennavo prima, il centro è carino, pittoresco. Naturalmente c’è una statua di Copernico con relativa scritta in latino, che allego autenticamente qui sotto. Ci sono molte caffetterie, come è ormai consuetudine, molti chioschi che possiamo ribattezzare zapiekankerie e gofrerie, e cioè luoghi in cui si vendono rispettivamente la zapiekanka, e il gofry, “take away-food” tipicamente polacchi. Toruń è rinomata anche per la produzione di dolci al cioccolato di vario tipo. In effetti sono davvero buoni. Ma purtroppo non ho fatto a meno di notare anche il campanile di una chiesa orfana della campana stessa e sostituita da un numero di ripetitori per cellulari variabile tra 5 e 7. Ma che ci possiamo fare, ogni cosa bella ha sempre un neo.

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Dopo la perquisizione turistica del centro, era normale e fisiologico che si facesse sentire la fame, e che la si dovesse far acquietare. E allora si è andati alla ricerca di un posticino convincente dove sostare. Dopo alcuni minuti di ricerche, abbiamo notato un segnale che indicava una pierogarnia a pochi metri. Una pierogarnia è un ristorante dove si possono degustare i famosi pierogi, una specialità polacca che richiama i ravioli italiani, ma a forma di mezzaluna, e che si possono farcire in tantissimi modi. Credo che dovrò dedicare un articolo alla culinaria polacca, prima o poi. Or dunque: abbiamo raggiunto l’ingresso del locale e abbiamo letto il menù esposto all’esterno (in Polonia tutti i ristoranti fanno così). Le specialità ci avevano convinto, ma un particolare aveva trasformato i nostri visi in punti interrogativi di curiosità:

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Ebbene si: il ristorante apre alle 11.03 e chiude alle 22.56… mah! Procedo con la cronaca formato live, sempre dinamica e coinvolgente: entro e mi siedo. Il locale non è enorme, ma è accogliente e pieno di gente, e in più c’è anche il piano sotterraneo. Tutto è davvero carino, mi richiama un po’ i locali rustici toscani. Ordino un piatto di pierogi con spinaci e feta. Nello spulciare il menù, noto con sempre crescente curiosità come i prezzi siano davvero particolari: 12,96; 14,56; 13,76… insomma, non sono prezzi tondi, ma sempre con questi spiccioli di 6 centesimi, che subito collego a quegli orari strani all’ingresso: è proprio una peculiarità del gestore. Chissà se c’è anche un motivo preciso o se l’ha fatto tanto per farlo. E infine leggo una cosa che mi ha illuminato definitivamente la giornata velata dalle nuvole: è possibile prendere un superpiattone di ben 60 pierogi con annessa una sfida che il locale lancia, ovverosia la possibilità di pagare il 50% in meno (da circa 60 a circa 30pln) se una e una sola persona riesce a mangiare i 60 pierogi entro 38 minuti (proprio 38) di tempo. Ed ecco svelato l’arcano di questo articolo! Ecco come il mio pensiero vola al mio caro amico Giuseppe! L’uomo che viene da Marte! L’uomo soprannominato “il pozzo senza fondo”, “lo schiacciasassi”, “il caterpillar”! L’uomo che è stato capace nell’Agosto 2010 di battere sé stesso e mangiare 24 olive ascolane in quattro minuti netti, sei olive al minuto, una ogni dieci secondi! Un autentico animale da tavola! Ma badi bene il lettore, perché se pensa che il fratello Giuseppe sia un obeso mangione, si sbaglia di grosso. Mangione si, ma perfettamente in linea con un fisico da atleta… Mentre ripenso all’Agosto trascorso con questa leggenda vivente, arriva il piatto, e noto con enorme piacere che i pierogi sono davvero molto grandi, e ripieni fino a scoppiare. Non c’è paragone con Warszawa. Ma qui ne detraggo amaramente che la supersfida non la può vincere nessuno, neanche il mio Giuseppe. Ho provato a pensare ai limiti umani che lui può raggiungere, ma nella nuvoletta sopra la mia testa, lo vedevo sempre arrendevole, oltreché sudato come da sua caratteristica inconfondibile. Ma pazienza, i poteri dell’uomo non sono illimitati, e neanche quelli di Giuseppe. Comunque i pierogi erano a dir poco buonissimi, e stanne certo, amico Giuseppe, che semmai scoprirò un “giropierogi” ti ci porterò (sempreché ti deciderai a venire). E’ una promessa.
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Una risposta a La visita a Toruń: e il pensiero vola a Giuseppe

  1. Caterina ha detto:

    Si…ho notato anch’io questa cosa dei ristoranti! Davvero…buffo??! Sto scrivendo ora un articolo proprio su Torun, dove sono stata quest’estate. Quando vuoi passa a dare un’occhiata!

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